Centro Ricerche Fiat

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Centro Ricerche Fiat S.C.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà consortile per azioni
Fondazione1978 a Torino
Sede principaleOrbassano
GruppoFiat Chrysler Automobiles S.p.A.
Filiali
Persone chiaveGiorgio Cornacchia, amministratore delegato e direttore generale
SettoreCentro di ricerca nel campo dei trasporti
Fatturato124 milioni di euro[1] (2004)
Dipendenti865 (2009)
Slogan«Fabbrica di idee per chi crede nelle idee»
Sito web

Il Centro Ricerche Fiat, spesso abbreviato in CRF, è un centro di ricerca applicata dell'industria automobilistica, fondato nel 1978[2] come polo di riferimento per l'innovazione nelle aziende del gruppo Fiat. Si trova a Orbassano, a pochi chilometri da Torino, ed ha sedi distaccate a Trento, Valenzano (BA) e Foggia. Controlla inoltre il CRP (Centro Ricerche Plastoptica) ad Amaro in provincia di Udine.

Il Centro ha partecipato in 542 progetti europei e registrato più di 2800 brevetti, fra cui quelli dei sistemi Unijet e Multijet di iniezione diretta per motori a gasolio, che nel 2002 gli sono valsi l'Economist Innovation Award.[3] I dipendenti sono 865, con una predominanza di laureati in discipline tecnico-scientifiche (dati aggiornati ad ottobre 2009).[4] Insieme con il Politecnico, l'Università, il Telecom Italia Lab e l'Istituto nazionale di ricerca metrologica, rappresenta uno dei più importanti centri di ricerca dell'area torinese.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Il CRF si compone di tre divisioni:[5][6]

Benché l'attività del Centro sia rivolta all'industria automobilistica, un certo numero di innovazioni ha avuto ricadute anche in campi correlati, principalmente quello metalmeccanico. Alcuni progetti secondari sono stati espressamente rivolti a temi non direttamente collegati con il settore automotive, quali la produzione di energia elettrica da fonti alternative (ECO-MENSA)[7] e la logistica industriale (Logicost).

Fra le recenti innovazioni sviluppate dal Centro e attualmente implementate sui veicoli di serie vi sono il Multiair, un metodo di attuazione elettroidraulica delle valvole che permette di variarne i tempi di apertura e chiusura, un sistema di cambio dual clutch[8] e Blue&Me, una piattaforma di infotainment.

Altre tecnologie sono attualmente state applicate solo a versioni prototipali di veicoli di serie, ad esempio un sistema drive by wire (senza connessioni meccaniche fra volante e ruote) per automobili[9] e il motore a celle combustibili montato sulla Panda Hydrogen.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La sede centrale di Orbassano

Il Centro è stato fondato il 7 dicembre 1978[2] (altre fonti riportano però il 1976))[1][4] come società per azioni, cambiando poi forma societaria nell'attuale società consortile per azioni (S.C.p.A.) nel 1985.

Fra i primi prodotti sviluppati vi furono la Fiat X1/23, una concept car dotata di motore elettrico, e il TOTEM, un cogeneratore alimentato a gas o a biogas in grado di fornire 15 kW di energia elettrica e 33.500 kCal/h. Mentre quest'ultimo progetto non ebbe seguito,[10] la produzione di veicoli sperimentali continuò nei decenni successivi con modelli quali la X1/75 (1986), la ZIC (1993), la Ecobasic (1999), la Lancia Nea (2005) e la recente Phylla (2008).

Fra i temi di ricerca più ricorrenti nella storia del CRF vi sono lo studio di veicoli funzionanti con energie alternative e il miglioramento delle tecniche di alimentazione dei motori diesel. Per quanto concerne il primo campo, oltre alle già citate auto elettriche X1/23, ZIC e Phylla, quest'ultima parzialmente alimentata da celle fotovoltaiche,[11] si possono ricordare le varie vetture prototipali a metano, fra cui la Fiat Croma del 1993, e quelle a idrogeno, come la H2Elettra, la Fiat Seicento Elettra H2 Fuel Cell (2001), la Panda Hydrogen (2006) e la HYperpanda (2007), funzionante con una miscela di metano e idrogeno.

Riguardo allo sviluppo dei motori diesel, una prima importante innovazione fu la realizzazione per la X1/75, nel 1986, di un propulsore diesel a iniezione diretta destinato ad essere poi installato sulla Fiat Croma TDI, la prima automobile di serie al mondo a possedere questo tipo di tecnologia. Nello stesso anno cominciò la ricerca sull'Unijet, un metodo di alimentazione dotato di un "condotto condiviso" (common rail) ad alta pressione per il gasolio. Il primo prototipo del sistema fu realizzato nel 1991, ma tre anni dopo i brevetti sulla tecnologia furono venduti a Bosch,[12] che ne completò l'industrializzazione. Questa cessione è considerata, in retrospettiva, un errore strategico da parte di Fiat.[13]

Alcuni anni più tardi, il CRF creò il Multijet, un'evoluzione dell'Unijet che permette di effettuare più iniezioni di carburante durante ogni ciclo del motore. Il sistema fu presentato al pubblico nel 1999 con la Ecobasic.[14] Nel 2009 fu presentato il Multijet II,[15] che permette di effettuare un maggior numero di iniezioni per ciclo. Attualmente è allo studio la possibilità di estendere sui motori diesel la tecnologia Multiair.[16]

Fra il 2000 e il 2005 il CRF aprì varie sedi secondarie: quelle attualmente operative (Valenzano, Trento e Foggia) più altre a Catania e Pomigliano d'Arco, poi trasferite ad Elasis. Nel 2002 il Centro raggiunse il massimo storico di dipendenti (963),[5] valore leggermente ridotto negli anni successivi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Centro Ricerche Fiat > Alcuni dati[collegamento interrotto], torinoscienza.it. URL consultato il 2 giugno 2010.
  2. ^ a b CRF – 30 anni in pillole (PDF), su fiatgroup.com. URL consultato il 30 maggio 2010.
  3. ^ (EN) FIAT Research Centre wins Economist Innovation Award for 'Common Rail' diesel technology, italiancar.com.au, 10 luglio 2002. URL consultato il 6 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2009).
  4. ^ a b Embedded Model Control and Mobile Hydraulics (PDF), su staff.polito.it, 27 ottobre 2009. URL consultato il 31 maggio 2010.
  5. ^ a b Gianni Morra, Dalla ricerca all'innovazione industriale: problemi del trasferimento tecnologico e della tutela della proprietà intellettuale (PDF) [collegamento interrotto], su wall.rettorato.unito.it, 28 febbraio 2006. URL consultato il 3 giugno 2010.
  6. ^ Federico Tibone, Centro ricerche Fiat (PDF)[collegamento interrotto], torinoscienza.it, 29 marzo 2007. URL consultato il 6 giugno 2010.
  7. ^ Erica Sandretto, Laura Domenica Vanzo, Riprogettazione dell'esistente con attenzioni di ecocompatibilità. L'ecomensa del Centro Ricerche Fiat di Orbassano: documentazione ed esplorazione progettuale in ottica di risparmio energetico (abstract), in Tesi di laurea, Politecnico di Torino, Seconda Facoltà di architettura, 2004. URL consultato il 3 giugno 2010.
  8. ^ (EN) Tony Lewin, Fiat Reveals Its Dual Clutch Transmission, DCTfacts.com, 2 febbraio 2010. URL consultato il 2 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2010).
  9. ^ Mauro Montiglio, SPARC e drive-by-wire (PDF), Auto Tecnica, giugno 2008. URL consultato il 2 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2010).
  10. ^ Maurizio Pallante, Quel Totem nascosto in cantina, il manifesto, 30 luglio 2003. URL consultato il 3 giugno 2010.
  11. ^ AA. VV., PHYLLA - Il sole a quattro ruote, ATA, 2008.
  12. ^ Andrea Girolami, Search Engine: La ricerca del motore a impatto (quasi) zero, Wired, 21 dicembre 2009. URL consultato il 7 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2010).
  13. ^ (EN) Fiat Rebirth of a carmaker, economist.com, 24 aprile 2008. URL consultato il 1º maggio 2008.
  14. ^ Nestore Morosini, Ecobasic, la Fiat del futuro, Corriere della Sera, 30 novembre 1999. URL consultato il 6 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2015).
  15. ^ Il Multijet 2 da 95 cv debutta su 500 e su 500C, auto.it, 25 novembre 2009. URL consultato il 6 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2010).
  16. ^ Diesel Multiair, tempi incerti, su omniauto.it, 11 marzo 2010. URL consultato il 6 giugno 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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