Centrale termoelettrica Eugenio Montale

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Centrale Spezzina "Eugenio Montale"

La centrale termoelettrica "Eugenio Montale" è situata nella zona industriale del comune della Spezia. È stata inaugurata nel 1962 con il nome Edison-Volta, alimentata a olio combustibile e successivamente trasformata per bruciare carbone[1].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La centrale a ciclo combinato è di proprietà dell'ENEL, con una potenza installata pari a 1,3 gigawatt produce da sola quasi il 3% del fabbisogno energetico nazionale.

Dopo la riconversione dal funzionamento a carbone, la centrale è alimentata da tre gruppi: due che funzionavano a carbone sono completamente convertiti a metano per circa 700 MW di potenza installata, mentre solo il terzo è rimasto a carbone/olio combustibile. Il gruppo a carbone, con i suoi 600 Megawatt e un consumo stimato di 1.200.000 tonnellate di carbone/anno[2], è il secondo in Italia per potenza installata (insieme alla centrale di Torrevaldaliga Nord e dopo gli impianti di Brindisi), è munito dei più sofisticati metodi di abbattimento degli inquinanti desolforatore, denitrificatore e precipitatore elettrostatico per il particolato.

I due gruppi che sono stati convertiti a metano sono stati costruiti dalla Fiat Avio, e funzionano in un ciclo combinato in cui in una prima fase si utilizza una turbina a gas e in una seconda fase i fumi vengono inviati ad un generatore di vapore convenzionale.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Per i fumi emessi da questo gruppo, nella centrale è stato installato l'impianto di depurazione a precipitatori elettrostatici più costoso e moderno d'Europa, mentre la città è dotata di centraline di monitoraggio del livello di polveri sottili e altri parametri d'inquinamento. Tuttavia la popolazione, che vive a stretto contatto con l'impianto nei quartieri di Melara, Pianazze, Fossamastra e Canaletto ha spesso manifestato la loro contrarietà alla presenza di tale impianto. Nel 1988 un referendum consultivo popolare ha sancito la richiesta di dismissione della centrale ENEL entro il 2005, attraverso un periodo transitorio in cui la centrale dovesse essere depotenziata, e funzionare a metano per più del 50% della sua produzione[3].

Nel 1991 il sindaco Burrafato chiuse la centrale per violazione della legge Merli sugli scarichi termici. La normativa fu in seguito modificata, lasciando invariati i limiti che da misure puntuali diventavano valori medi da riscontrare in un ampio arco marino. La centrale fu riaperta.

Dal 2007 vi è uno scontro acceso tra le forze politiche locali e parte della popolazione riguardo alla possibilità di conferire il CDR nelle caldaie della centrale, per chiudere il ciclo dei rifiuti idea successivamente abbandonata dalla stessa Enel. Tale ipotesi è fortemente osteggiata dalla popolazione locale, dalla locale federazione del Partito della Rifondazione comunista[4] e dalle sigle sindacale di CGIL[5] e CISL[6].

A Luglio 2011 nasce il Comitato SpeziaViaDalCarbone[7]

Nel 2013 la procedura di rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale si conclude in fase di conferenza dei servizi, consentendo il mantenimento del gruppo a carbone[8]. Successivamente, il comune della Spezia sottoscrive una convenzione socio-economica con ENEL che prevede un rimborso di svariati milioni di euro da utilizzare in opere pubbliche e la cessione di alcune aree da destinare ad altre attività industriali, presumibilmente portuali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Centrale Eugenio Montale – Enel – La Spezia
  2. ^ Comitato Spezia via Dal Carbone e Secolo XIX, 24 dicembre 2011, pag. 31
  3. ^ Dossier "No al Carbone" - Legambiente, 2004
  4. ^ Blog PRC La Spezia - Articoli su CDR
  5. ^ Relazione del Segretario Generale al 7º Congresso della Camera del Lavoro della Spezia
  6. ^ Cisl La Spezia: “L’UE condanna l’Italia, il cdr non è materia prima, ma rifiuto”
  7. ^ SpeziaPolis: Comitato SpeziaViaDalCarbone
  8. ^ William Domenichini, Se 51 anni (di carbone) son troppo pochi, provate voi a respirar in Manifestiamo.eu.