Cattedrale di Santa Maria Assunta (Ventimiglia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cattedrale di Santa Maria Assunta
Il portale della cattedrale di Ventimiglia 2.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLiguria
LocalitàVentimiglia
IndirizzoPiazza della Cattedrale
Religionecattolica di rito romano
TitolareMaria Assunta
Diocesi Ventimiglia-San Remo
Consacrazione1970
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneXI secolo
CompletamentoXII secolo

Coordinate: 43°47′28.01″N 7°36′09.92″E / 43.791114°N 7.602756°E43.791114; 7.602756

La cattedrale di Santa Maria Assunta è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Ventimiglia, in piazza della Cattedrale, in provincia di Imperia. La chiesa è sede della parrocchia omonima del vicariato di Ventimiglia della diocesi di Ventimiglia-San Remo.

Cenni storici e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Luce all'interno della cattedrale

La cattedrale ed il battistero di Ventimiglia sorgono sul limite orientale del colle che si eleva a ovest del fiume Roia, dove si trasferì il nucleo abitato a seguito dell’abbandono di Albintimilium, la città romana sviluppatasi nella piana presso la foce del Nervia. Gli scavi archeologici e le campagne di restauro condotti da Nino Lamboglia nella seconda metà del XX secolo hanno consentito di individuare le fasi edilizie della cattedrale: in particolare, oltre a quelle proto e tardoromaniche, vennero alla luce una serie di strutture riconducibili a una chiesa altomedievale, di ampiezza poco inferiore all’attuale e legata cronologicamente alla cripta, già scoperta da Girolamo Rossi nel 1875, da cui provengono preziosi resti di sculture che formano uno dei tesori artistici più notevoli della città di Ventimiglia.

La chiesa nelle sue forme attuali è il risultato di interventi che si sono succeduti in due fasi, ben individuabili ma armonizzate fra loro; la prima, protoromanica (fine XI secolo), è in pietra arenaria lavorata a conci piccoli e regolari, e si può apprezzare nella facciata e in parte nel fianco nord, in parte demolito nel Seicento per consentire la costruzione di cappelle.

Alla seconda fase, tardoromanica (XIII secolo), si deve la ricostruzione dell’abside e del presbiterio, con tiburio ottagonale e la connessa volta a botte della navata centrale, sorretta da slanciate semicolonne; Fu in seguito alle disposizioni emanate con il Concilio di Trento, che nel XVII secolo vennero aperte nuove cappelle lungo la navata sinistra. Secondo alcune fonti storiche la cattedrale fu eretta tra l'XI e il XII secolo sulle rovine di una precedente cattedrale dell'epoca carolingia. Quest'ultima, secondo quanto affermano le tradizioni locali, fu costruita sul luogo ove anticamente sorgeva un tempio pagano dedicato a Giunone; l'iscrizione nella quale si attesta tale affermazione è tutt'oggi conservata all'interno dell'odierna cattedrale.

Quindi durante l'alto Medioevo la struttura della chiesa fu ad unica navata, e fu intorno al 1100 che la cattedrale venne completamente ricostruita a tre navate. Del XIII secolo sono il portale, ad arco acuto, le tre absidi (una maggiore e due minori) e il presbiterio, con il tiburio di forma ottagonale, mentre il tetto venne sostituito con volte a botte sostenute da semi colonne e pilastri in stile romanico.

All'interno è custodita una Madonna col Bambino di Barnaba da Modena, dipinto su tavola risalente alla seconda metà del XIV secolo.

Il campanile sorge sul lato est della chiesa e si tratta di un’antichissima torre di difesa, probabilmente mozzata in tempi remoti della cuspide e ricostruito in epoca barocca con il classico vertice “a cipolla”. La cattedrale venne rimaneggiata nelle coperture interne ed esterne nel 1500 e nel 1700, interventi che hanno fatto in modo di conservare per intero la struttura medievale. Pericolante, subì un importante restauro in stile neo romanico ideato dall’architetto Edoardo Arborio Mella nel 1874, che ha visto la costruzione di una nuova facciata, l’apertura di porte e rosoni, la ridipintura degli stucchi.

In questa occasione il campanile venne rimaneggiato negli stucchi razionalizzando le forme barocche in elementi modulari di scarso interesse storico/artistico. La cupola, unica nel suo genere e interamente originale, ha un tamburo ottagonale irregolare e culmina con una lanterna quadrata.

Con l’avvento delle due guerre la struttura della chiesa dava segni di cedimento, e nacque l’interesse, secondo l’usanza dell’epoca, a riportarla all’aspetto originale. Pesanti restauri di Nino Lamboglia nel 1967 compromisero per sempre l’aspetto della cattedrale, smontarono i pregevoli altari barocchi, il bellissimo pulpito marmoreo venne spostato nella parrocchiale di San Marco Evangelista a Camporosso (IM), vennero distrutti gli stucchi cinquecenteschi e gli eventuali affreschi antecedenti a favore della pietra nuda, che in diversi punti dovette essere ricostituita, creando di fatto un falso storico. Dopo due anni di distruzione, nel marzo del 1970 la cattedrale fu riaperta al culto religioso e al pubblico. Ad oggi la cattedrale resta uno dei luoghi più suggestivi della zona, la luce crea effetti impressionanti passando dalla lanterna della cupola e lungo la navata.

Il Battistero[modifica | modifica wikitesto]

Esterno del battistero

Di fianco all'abside minore di sinistra, a una quota inferiore, sorge il battistero, intitolato a san Giovanni Battista, coevo alla Cattedrale. A pianta ottagonale, è stato diviso in due livelli nel Seicento: il vano inferiore presenta una volta a ombrello e, lungo il perimetro, otto nicchie, alternativamente a base retta e semicircolare; all'interno sono collocati un bacino ad immersione del XIII secolo al centro e un'altra vasca più antica, a forma di mortaio, in una nicchia; al piano superiore, cui si accede dal piano di calpestio dell'attigua cattedrale, è stata ricavata una cappella barocca dedicata al Santissimo Sacramento.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria in controfacciata si trova l'organo a canne Carrara opus 37, costruito nel 2008 riutilizzando parte del materiale fonico di un organo Silbermann del 1984. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha tre tastiere di 56 note ciascuna ed una pedaliera dritta di 32.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Bartoletti-L. Damiani Cabrini, I Carlone di Rovio, Fidia edizioni d'arte, Lugano 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]