Cattedrale di Santa Maria Assunta (Oristano)

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Cattedrale di Santa Maria Assunta
Ooristano, Cathedral of Santa Maria Assunta.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneSardegna Sardegna
LocalitàOristano
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSanta Maria Assunta
Arcidiocesi Oristano
Consacrazione1745
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzioneante 1131
CompletamentoXIX secolo

Coordinate: 39°54′09.54″N 8°35′25.3″E / 39.90265°N 8.59036°E39.90265; 8.59036

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il duomo di Oristano e la chiesa madre dell'arcidiocesi Arborense. Sorge nel centro storico cittadino, in piazza Duomo.

Nell'aprile del 1957 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.[1][2]

È la cattedrale più grande della Sardegna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di Oristano sorge sul luogo di un insediamento di epoca bizantina, come testimoniano le sepolture, risalenti al VII secolo, rinvenute nella piazza antistante l'edificio. L'esistenza della cattedrale, l'ecclesia sanctae Mariae de Orestano, è documentata dal 1131; le sedici colonne conservate nel cortile del duomo e i capitelli custoditi nel vicino seminario, permettono di ipotizzare che il primitivo edificio, in stile romanico, avesse tre navate. Alcuni restauri, commissionati dall'arcivescovo Torgotorio de Muru, vennero effettuati nel 1228, anno in cui maestro Placentinus appose la sua firma sui battenti bronzei del portone ligneo, attualmente conservati nell'aula capitolare. Entro il 1348 venne edificato il transetto con le quattro cappelle in stile gotico italiano.

Il grave stato di degrado della cattedrale nella prima metà del XVIII secolo determinò i lavori di ricostruzione che hanno portato all'attuale edificio, risparmiando poco dell'antica fabbrica romanico-gotica. I lavori, voluti dall'arcivescovo Antonio Nin e dal capitolo, iniziarono nel 1729. Vennero inizialmente affidati all'architetto cagliaritano Salvatore Garrucciu e successivamente, dopo la morte di quest'ultimo, a Giovanni Battista Ariety di Alghero. Il tempio venne consacrato nel 1745 ma i lavori terminarono solo nel corso della seconda metà del secolo. Tra il 1830 e il 1837 vennero costruiti i cappelloni semicircolari del transetto secondo il progetto dell'architetto piemontese Giuseppe Cominotti, su commissione dell'arcivescovo Giovanni Maria Bua, mentre al 1912 risalgono le decorazioni pittoriche che ornano le pareti interne della cattedrale.

L'arcivescovo Ignazio Sanna dopo nove anni di decisioni nel finire del 2015 decide di compiere i lavori di adeguamento liturgico con il posizionamento della nuova mensa e il nuovo ambone in marmo bianco e rosso di tipo Michelangelo. La dedicazione è avvenuta il 10 gennaio 2016 con la concelebrazione presieduta dall'arcivescovo concelebrata da alcuni vescovi sardi e dal presbiterio arborense. Durante il rito sono posizionate le reliquie di sant'Archelao e santa Giusta

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile

Il duomo di Oristano si affaccia sull'ampio piazzale con il prospetto principale, incompleto, in cantoni di trachite a vista, e con il lato nord, movimentato dall'abside semicircolare del braccio del transetto e affiancato dalla bella torre campanaria a canna ottagona, di origini medievali e completata nel settecento dal cupolino a cipolla rivestito in maiolica.

L'interno, in pianta a croce latina, è costituito dall'unica, ampia navata, con tre cappelle su ciascun lato, transetto e abside quadrangolare. L'incrocio della navata col transetto è coperto dalla cupola ottagonale, con tamburo impostato su quattro pennacchi in cui sono dipinti gli Evangelisti. L'interno del tempio è ornato da numerose opere d'arte, tra le quali si trovano la statua lignea dell'Annunziata del XIV secolo, attribuita a Nino Pisano, custodita nella prima cappella a destra e l'altare settecentesco dello scultore Pietro Pozzo, in stile barocco, nella cappella dedicata a sant'Archelao, patrono di Oristano.

Il presbiterio, sul modello del duomo di Cagliari e del Duomo di Sassari, è rialzato, chiuso da balaustra marmorea e con due leoni dello stesso materiale posti alla base della scala di accesso. L'altare maggiore e la credenza, in marmo, sono opera di Pietro Pozzo. Dietro l'altare si trova il pregevole coro ligneo, settecentesco, mentre sulla parete di fondo dell'abside è collocata la grande tela tonda, in cui è raffigurata l'Assunta, con una sfarzosa cornice dorata retta da angeli. Alle pareti laterali sono poste invece due grandi tele rettangolari del Marghinotti, raffiguranti l'Adorazione dei Magi e l'Ultima cena, tema quest'ultimo ripreso in varie opere dell'artista ottocentesco.

Nel transetto si trovano le cappelle gotiche superstiti risalenti al trecento, tra cui la cappella della Madonna del Rimedio, con volta a crociera, bifora gotica aperta sul fondo e altare ornato dai resti di un pluteo marmoreo scolpito, risalenti al IX secolo. Sempre nel transetto si aprono i cappelloni ottocenteschi, in stile neoclassico, dedicati a san Luigi Gonzaga (braccio nord) e a san Giovanni Nepomuceno (braccio sud), ornati dalle sculture di Andrea Galassi.

Dalla sacrestia dei Beneficiati è possibile accedere al cosiddetto "Archivietto", una piccola cappella seicentesca a pianta quadrata, voltata a cupola emisferica, che rappresenta stilisticamente un interessante connubio di architettura tardogotica ed elementi del classicismo rinascimentale. L'"Archivietto" venne edificato per prolungare l'abside, da cui venne separato durante i restauri settecenteschi con l'erezione di una parete, diventando così un ambiente a sé adibito ad archivio.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo a canne della cattedrale, situato nel braccio destro del transetto, è stato costruito nel 1960 dalla ditta Tamburini; posto originariamente dietro l'altare maggiore, nel 1970, dalla stessa ditta è stato diviso in due corpi, ampliato e spostato nell'attuale sistemazione.

Attualmente il Grand'Organo (prima tastiera) e il Pedale sono posti vicino alla parete destra del transetto destro, l'Espressivo (seconda tastiera), invece, è posto in una piccola cantoria alla destra dell'abside, con una mostra formata da canne mute.

La consolle, posta sotto la scala di accesso al pulpito tra la navata e il transetto destro, possiede due tastiere di 61 tasti ciascuna e una pedaliera concavo-radiale di 32 note. La trasmissione è elettropneumatica.

Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto Aperto 8'
Corno Camoscio 8'
Ottava 4'
Flauto a camino 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 5 file
Cornetta 2 file
Tromba 8'
Tromba 4'
Voce Umana 8'
Seconda tastiera - Recitativo-Espressivo
Eufonio 8'
Bordone 8'
Viola Dolce 8'
Principalino 4'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Flautino 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Viola Celeste 8'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Corno 4'
XV - XIX 2' - 1.1/3'
Trombone 16'

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ sul sito indicato, consultato il 31/08/2016 risulta però come basilica minore il santuario della Nostra Signora del Rimedio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Coroneo. Architettura Romanica dalla metà del Mille al primo '300. Nuoro, Ilisso, 1993. ISBN 88-85098-24-X
  • Francesca Segni Pulvirenti, Aldo Sari. Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale. Nuoro, Ilisso, 1994. ISBN 88-85098-31-2
  • Salvatore Naitza. Architettura dal tardo '600 al classicismo purista. Nuoro, Ilisso, 1992. ISBN 88-85098-20-7
  • Maria Grazia Scano. Pittura e scultura dell'Ottocento. Nuoro, Ilisso, 1997. ISBN 88-85098-56-8
  • Giuseppe Pazzona. Giuseppe Cominotti. Architetto e pittore (1792-1833), Sassari, Delfino, 2011, ISBN 978-88-7138-590-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]