Cattedrale di Santa Maria (Lodi Vecchio)

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Cattedrale di Santa Maria
Lodivecchio cattedrale Santa Maria.jpg
La cattedrale all'inizio del XIX secolo (disegno di anonimo)
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàLodi Vecchio
Religionecattolica
Diocesi Lodi
Stile architettonicoromanico
Demolizione1811

Coordinate: 45°17′54.19″N 9°25′17.59″E / 45.298386°N 9.421554°E45.298386; 9.421554

La cattedrale di Santa Maria era la cattedrale dell'antica città di Lodi (Laus Pompeia, attuale Lodi Vecchio).
Perse le sue funzioni in seguito alla costruzione del duomo di Lodi nuova, e fu sconsacrata ed abbattuta al principio del XIX secolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto "Conventino" e i resti della cattedrale

In seguito all'istituzione della Diocesi laudense (IV secolo) il primo vescovo, San Bassiano, fece costruire una basilica dedicata ai XII Apostoli, posta fuori delle mura cittadine, lungo la strada per Piacenza.
Ragioni pratiche, al tempo delle invasioni barbariche, dovettero consigliare il trasferimento della sede episcopale dalla Basilica di San Bassiano alla chiesa intramuraria, dedicata alla Beata Vergine Maria.

Fondata probabilmente nel V secolo, utilizzando un grandioso edificio romano (si suppone si potesse trattare della basilica romana ) posto sul Foro, prospiciente il cardo maximus.

Secondo la tradizione, in questo edificio subirono il martirio 1486 cittadini lodigiani cristiani, al tempo delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano[1][2].

La nuova cattedrale divenne il maggior centro religioso di Laus, sede ininterrotta della diocesi, sino alla seconda distruzione della città, nel 1158, quando tutto l'episcopo si trasferì nella nuova Lodi.

Morta Laus, la sua cattedrale continuò ad esistere come semplice chiesa, intorno alla quale si formò un piccolo centro abitato, detto Santa Maria di Lodivecchio, con status di comune autonomo. Si ha notizia di una grande opera di ricostruzione nel 1382, voluta dal vescovo Paolo Cadamosto, finanziata interamente tramite elemosine[3].

Nel 1457 l'ex cattedrale fu affidata ai Canonici regolari di Sturla, una piccola comunità di frati elemosinieri. Secondo fonti ottocentesche, furono i Canonici ad attuare la riduzione della chiesa, nel 1620, a poco più della metà in grandezza, ricavando ambienti abitativi trasformando la prima campata nell'edificio ancora oggi noto come Conventino[4]. Questo priorato venne soppresso nel 1653, in virtù della bolla di papa Innocenzo X, che ordinava la soppressione dei conventi che non potevano sostentare dodici soggetti[5].

Nel 1690 la chiesa venne acquistata dall'ordine delle suore Orsoline. Nel 1700 fu loro donato il corpo di un martire cristiano trovato in una catacomba romana, su cui era la scritta "Fedelis". Le reliquie furono traslate in chiesa con grande devozione, dando così inizio al culto di San Fedele. La vecchia cattedrale era però malridotta, e il suo utilizzo terminò con la soppressione dell'ordine delle Orsoline, avvenuto il 7 settembre 1811. L'8 novembre dello stesso anno vi fu il trasferimento del corpo di San Fedele, presso la chiesa parrocchiale di San Pietro.[6]

Il complesso, divenuto di proprietà privata, subì una completa distruzione con la dinamite nel 1879. Rimangono solo sporadiche descrizioni; uno schizzo tratto da una planimetria del 1638, una pianta del XVIII secolo, un disegno dei primi anni dell'Ottocento, oltre all'unico elemento architettonico superstite (il pilastro e parte della torre campanaria, inglobati in un angolo della casa padronale della cascina di "Corte Bassa", probabilmente già Palazzo Vescovile)[7].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di anonimo (inizi XIX del secolo)

La Cattedrale fu costruita sul lato sud dell'antico foro romano (attuale piazza Santa Maria), con la facciata posta sul cardo massimo e le absidi rivolte ad est.
A quanto risulta dagli scavi e da una pianta del XVIII secolo, negli ultimi secoli la chiesa era a 3 navate, con 3 absidi e transetto sporgente.
Annesso alla Cattedrale, probabilmente sul lato sud, era il palazzo vescovile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vairano, Cronaca, ms. nell'Ambrosiana, pubblicata in Archivio Storico Lodigiano
  2. ^ Ciseri, Giardino Storico Lodigiano
  3. ^ A. Caretta, La Cattedrale di Lodi, Lodi 1966
  4. ^ http://www.lauspompeiamuseo.it/il-museo/
  5. ^ Raccolta di vari documenti storici della Chiese Parrocchiale di Lodi Vecchio, Archivio Storico Lodigiano
  6. ^ Luciano Previato, Lodi Vecchio. Storia di una antica città e di una moderna comunità lombarda, Lodi 1985.
  7. ^ Stefani Jorio, Lodi Vecchio da municipium a città, Lodi 2013, p. 40

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Caretta, La Cattedrale, in La Cattedrale di Lodi. L'immagine della fede tra storia e simbolo. Lodi, Il Pomerio, 2001. ISBN 88-7121-435-8.

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