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Cattedrale di San Sabino

Coordinate: 41°07′42.7″N 16°52′08.2″E
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Disambiguazione – Se stai cercando l'edificio liturgico di Canosa di Puglia in provincia di Barletta, vedi Basilica di San Sabino.
Basilica cattedrale metropolitana di San Sabino
Facciata
StatoItalia (bandiera) Italia
RegionePuglia
LocalitàBari
IndirizzoPiazza dell'Odegitria
Coordinate41°07′42.7″N 16°52′08.2″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareSabino di Canosa
Arcidiocesi Bari-Bitonto
Consacrazione1292
Stile architettonicoRomanico pugliese
Inizio costruzioneXII secolo
Completamento1292

Il duomo di Bari, il cui nome ufficiale è Basilica cattedrale metropolitana di San Sabino, è la cattedrale di Bari, in Puglia, sede vescovile dell'arcidiocesi cattolica di Bari-Bitonto e monumento nazionale italiano.

L'istituzione della diocesi di Bari risale quantomeno al V secolo, quando è attestata la partecipazione del vescovo barese Concordio al Concilio di Roma (465). Nell'area oggi occupata dalla Cattedrale esisteva un'antica chiesa episcopale databile al VI secolo, i cui resti si trovano sotto la navata centrale: ne rimane un mosaico pavimentale che riporta un'iscrizione in cui compare il nome del vescovo Andrea (758-761). Strutturata a tre navate, con pilastri quadrati e volte a crociera costruite con blocchi di pietra posti a spina di pesce, la chiesa occupava uno spazio prospiciente all'attuale cripta. Probabilmente l'edificio era stato costruito al di sopra di una chiesa addirittura più antica, come confermerebbe il ritrovamento di fondazioni di un edificio absidato il cui asse doveva essere disposto in posizione obliqua rispetto a quello dell'attuale cattedrale.

In sostituzione di questa chiesa, nella prima metà dell'XI secolo l'arcivescovo Bisanzio (1025-1035) fece costruire una nuova chiesa, portata a termine sotto i suoi successori Nicola I (1035-1061) e Andrea II (1061-1068). Questa chiesa fu poi abbattuta da Guglielmo il Malo, il quale ordinò la distruzione dell'intera città nel 1156. L'unico edificio a essere risparmiato fu la Basilica di San Nicola. Del duomo bizantino è oggi possibile osservare, a destra del transetto, parte del pavimento originario che si estende sotto la navata centrale.

L'edificio attuale fu costruito tra il XII e il XIII secolo per volontà dell'arcivescovo Rainaldo, sulle rovine del duomo bizantino. Per la fabbrica dell'edificio attuale furono reimpiegati materiali provenienti dalla chiesa precedente e da altri edifici distrutti nel 1156. Consacrata il 4 ottobre 1292, la chiesa riprende lo stile della Basilica di San Nicola. A partire dal XVIII secolo l'edificio ha subito una serie di rifacimenti, demolizioni ed aggiunte: in particolare la facciata, le navate, l'interno della Trulla (l'antico battistero del XII secolo, oggi sacrestia) e la cripta furono rifatte in forme barocche su progetto di Domenico Antonio Vaccaro. L'arredo interno fu riportato alle antiche fattezze romaniche durante una serie di restauri negli anni '50 del XX secolo, durante i quali furono eliminate le aggiunte tardobarocche.

Portale

La Cattedrale di Bari costituisce un importante esempio di tardo romanico pugliese; costituisce un unico blocco edilizio con l'adiacente episcopio e il seminario, entrambi risalenti al XVIII secolo.

La semplice facciata a salienti è scandita da lesene che riprendono la sezione delle navate; il coronamento ad archetti poggia, nelle ali, su mensole figurate. Sui bordi della parte mediana corrono due fregi, a racemi bizantineggianti il superiore, a rosette e archetti l'inferiore, interrotto dal grande rosone provvisto di una cornice strombata semicircolare ornata di figure grottesche, in gran parte reimpiegate da apparati d'epoca gotica. La bifora sottostante ha cornice a dentelli e corona di rosario, come le piccole monofore che inquadrano il rosone.

I tre portali barocchi sono le sole parti sopravvissute dei rimaneggiamenti del secolo XVIII, ma inglobano anche elementi degli antichi portali architravati della cattedrale dell'XI secolo. Di particolare pregio il portale principale, sovrastato da una mensola su cui poggiano le statue di due santi orientali, forse san Sabino e san Nicola di Bari. Al centro, in un'elegante nicchia, la Vergine Maria. Nel muro a destra della facciata, a ridosso del palazzo episcopale, si aprono un'edicola e una rosetta barocca: si tratta delle rimanenze di un oratorio, detto del Sacro Cuore di Gesù, costruito nell'800 e abbattuto nei restauri degli anni '50.

Confronto del campanile tra gli edifici più alti della Puglia

Sul fianco nord si aprono profonde arcate sulle quali corrono gallerie esafore, edificate nel XVIII secolo. Il portale laterale incorpora negli stipiti resti di decorazione della chiesa precedente. L'ultimo tratto del fianco è occupato da una costruzione cilindrica, popolarmente denominata la Trulla: sebbene sia stato identificato come l'antico battistero episcopale, non è possibile identificarne la corretta destinazione d'uso fino al '700, quando fu trasformato in sacrestia.

La testata del transetto presenta tre coppie d'arcate cieche, che racchiudono ciascuna due coppie d'arcatelle minori, due piani di bifore e una rosetta. Al di sopra di essa s'innesta il campanile, alto 68,90 m[1]), elegante e aggraziato, dotato di tre ordini di bifore, uno di trifore e uno di quadrifore, sovrastato da una cuspide piramidale di restauro.

La facciata posteriore, che ingloba le absidi, presenta sul lato sud i resti di una seconda torre campanaria, crollata durante un terremoto nel 1613. Al centro si apre un finestrone ad arco strombato, importante esempio della scultura pugliese della fine del XII secolo: l'ampia apertura centinata, a doppia cornice, è racchiusa in un baldacchino su colonne pensili; cornici, sottarco, parapetto e mensole sono coperti d'una fitta decorazione a motivi vegetali e animali d'ispirazione orientale, lavorata a traforo, mentre le figure a tutto tondo (elefanti e sfingi) sono sculture di classica plasticità. Il finestrone è stato messo in relazione con lo stile di Acceptus, che molto probabilmente lavorò alla fabbrica della Cattedrale, ed è stata addirittura proposta un'attribuzione alla sua mano per le sculture a tutto tondo.

La testata del transetto sud presenta una doppia archeggiatura cieca che ne divide lo zoccolo, eleganti bifore fiancheggiate da sculture zoomorfe su mensole, e una grande rosa realizzata nel XVI secolo a imitazione delle forme romaniche. Il fianco destro riprende nello stile quello sinistro, a eccezione del portale, preceduto da un portico con colonne primitive e arcate cieche trecentesche. La sommità del muro della navata maggiore, aperto da monofore, è coronata da un fregio simile a quello della facciata. Sulla crociera si eleva un tiburio ottagonale, d'ispirazione orientale, che ingloba la calotta della cupola: scandito da esili lesene con archetti falcati, è coronato da un bel fregio a intrecci vegetali.

Lungo i muri perimetrali della cattedrale si possono incontrare epigrafi riportanti nomi propri di persona. In passato si è pensato fossero riferiti a persone sepolte in un presunto cimitero che circondava l'edificio (ipotesi proposta anche per la vicina Basilica di san Nicola); in realtà l'area veniva concessa in uso da canonici a mercanti e banchieri: lo testimoniano un'epigrafe sul lato nord, in cui il nome proprio è preceduto dall'accezione procurator, e i resti di un cubito inciso sulla facciata posteriore, adoperato per misurare le stoffe. Le epigrafi indicherebbero quindi gli stalli concessi ai banchi dei mercanti.

Interno della Cattedrale.

L'interno della cattedrale si presenta oggi quasi del tutto priva di decori, in gran parte eliminati durante i restauri novecenteschi. La pianta è scandita in tre navate separate da due file di otto colonne slanciate, provenienti con ogni probabilità dall'edificio bizantino. Sopra gli archi a doppio profilo si aprono finti matronei con ampie trifore racchiuse in grandi archi di scarico. I capitelli in stucco e il soffitto a travature scoperte sono rifatti secondo il modello dell'unico capitello originario, in stile tardo corinzio.

Lungo le navate laterali, assieme a statue e dipinti d'epoca contemporanea, sono collocate le formelle bronzee della via Crucis dello scultore Francesco Nagni (1897-1977). Da menzionare è poi il pulpito, collocato nella settima campata della navata destra, ricostruito nel '900 con materiali originari dell'XI e XII secolo; anche questi ultimi sono stati messi in relazione con lo stile di Acceptus, in particolare il leggio a forma di aquila che è stato addirittura attribuito alla sua stessa mano.

Il transetto è sopraelevato e limitato verso la navata mediana da plutei del XIII secolo a motivi orientaleggianti, appartenenti al recinto presbiterale firmato da Peregrino da Salerno; ai lati della scalinata che sale al presbiterio sono collocati due leoni d'epoca romanica. Prospicienti alla parete del transetto destro sono i resti di un mosaico, messi in relazione con l'antico duomo bizantino; al di sopra si scorgono i resti del ballatoio pensile che recingeva ambedue le testate del transetto e la navata centrale. Sopra il presbiterio si eleva la cupola, alta 35 metri e poggiante su tre barconi e sulla calotta dell'abside; quattro cuffie raccordano il quadrato di base al tamburo ottagonale, separato dalla calotta circolare per mezzo di un cordoncino di nicchie.

Il ciborio dell'altare maggiore è stato ricomposto con i resti dell'originario, opera di Alfano da Termoli databile al 1233. Il primo gradino presenta una serie di formelle squadrate a motivi floreali, il secondo intrecci di forme geometriche nelle cui campiture s'inserisce costantemente un pavoncella; il terzo reca un'iscrizione. Le tre absidi semicircolari riproducono le proporzioni delle navate; in quella centrale, su cui si apre un finestrino centinato, gira un coro marmoreo che inquadra la cattedra episcopale, entrambi ricomposti su base dei resti originali. Nell'abside sinistra insistono resti di affresco (XIII-XIV secolo).

Dalla navata sinistra è possibile accedere alla Trulla, di pianta dodecagonale, nella quale insiste un apparato decorativo di stile tardobarocco e dei dipinti risalenti al XIX secolo. Nella sagrestia di destra è collocato un altare con un dipinto raffigurante, probabilmente, san Mauro, ritenuto primo vescovo di Bari.

Sul pavimento della navata centrale, a ridosso della gradinata del presbiterio, è visibile un rosone musivo in marmi policromi, che riprende forme e dimensioni di quello sulla facciata principale. Esso è riemerso durante i restauri del 2002, permettendo di osservare nuovamente un raro fenomeno astronomico: durante il tramonto del solstizio d'estate la forma del rosone della facciata disegnata dai raggi solari raggiunge lentamente il rosone sul pavimento, fino a sovrapporvisi perfettamente[2].

Succorpo

Dalle scalinate che si aprono sulle navate laterali a ridosso del transetto si accede alla cripta. Essa è stata con ogni probabilità realizzata rialzando e ristrutturando degli ambienti dell'antico duomo, i cui resti si trovano a essa adiacenti; a pianta rettangolare absidata, presenta 24 colonne disposte in tre file che conservano l'apparato decorativo in legno e stucchi realizzato nel '700. Sull'altare maggiore, all'interno di un pregiato apparato in marmo, è esposta la tavola bizantineggiante della Vergine Odegitria, patrona principale della città insieme a san Nicola, secondo la tradizione giunta dall'Oriente nell'VIII secolo, ma in realtà d'epoca più tarda; nell'absidiola laterale sono invece conservate alcune reliquie, tra cui ci sarebbero le spoglie di san Sabino.

Nella cripta sono inoltre conservati il sarcofago del vescovo Romualdo Arsione (morto nel 1309) e il presunto corpo incorrotto di santa Colomba di Sens [3] precedentemente conservato nello scomparso Convento di San Vincenzo e completamente restaurato nel 2005[4].

La cripta
L'icona Odegitria con riza del XVI secolo.

L'attuale Cattedrale insiste su un succorpo costituito dalle preesistenze archeologiche dell'antico Duomo bizantino e delle strade e degli edifici a esso prossimi. Alcuni di questi ambienti si sono preservati nel corso dei secoli poiché in età moderna sono stati utilizzati come fosse e ossari comunicanti con gli altari privilegiati del tempio soprastante. In epoca recente sono stati effettuati rilievi archeologici in seguito ai quali l'area del succorpo è stata musealizzata, ed è oggi visitabile. Vi si accede da un ingresso a ridosso delle scale che portano alla cripta; è possibile visitare i resti dell'antico Duomo, comprendenti una porzione piuttosto estesa del mosaico policromo che adornava il pavimento, alcuni ambienti funerari, resti di una strada di epoca romana e le vestigia di due piccole chiese bizantine, delle quali permangono brani di affresco.

Museo diocesano

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Nel palazzo della curia diocesana, adiacente alla cattedrale, ha sede il museo diocesano, che custodisce statue e decori dismessi dall'attuale edificio, paramenti sacri, preziosi dipinti e soprattutto l'Exsultet, una preziosa pergamena d'ispirazione bizantina, finemente miniata, anteriore al 1050.

  1. I mille volti della Cattedrale di Bari, le cui mura raccontano la storia della città, su Barinedita.
  2. Filmato audio Gennaro Totorizzo, Solstizio d'estate, la magia del sole che trafigge il rosone della cattedrale di Bari, Repubblica TV, 21 giugno 2018. URL consultato il 1º aprile 2021.
  3. Nicola Antonio Imperiale, Santa Colomba di Sens a Bari: reliquie, leggende e curiosità della cattedrale, in https://www.bari-e.it/luoghi-sconosciuti/santa-colomba-di-sens-a-bari-reliquie-leggende-e-curiosita-della-cattedrale/, 20 gennaio 2026.
  4. Nel corso di detto restauro si è reso evidente che la reliquia non è realmente l'intero corpo della santa incorrotto, come si credeva: si tratta infatti di ossa ricomposte in un involucro di cartapesta e vestite con un sontuoso abito di seta. Non è inoltre chiaro se si tratti realmente di Santa Colomba, poiché sul suo scheletro non sono state rinvenute tracce della decapitazione di cui ella sarebbe morta, cfr. Ilaria Milella e Salvatore Schirone, Bari, Santa Colomba: una cappella sconosciuta e una misteriosa salma, in Barinedita, 2 marzo 2015. URL consultato il 1º aprile 2021.
  • Gaetano Barracane e Gerardo Cioffari, Le chiese di Bari antica, Bari, Mario Adda Editore, 1989.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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