Catherine Howard

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Catherine Howard
HowardCatherine02.jpeg
Catherine Howard.
Regina consorte d'Inghilterra
Stemma
In carica 28 luglio 1540 - 23 novembre 1541
Predecessore Anna di Clèves
Successore Caterina Parr
Altri titoli Lady d'Irlanda
Nascita Lambeth, Londra, c.1523
Morte Torre di Londra, 13 febbraio 1542
Luogo di sepoltura Chiesa di San Pietro ad Vincula
Casa reale Tudor
Padre Edmund Howard
Madre Joyce Culpeper
Consorte di Enrico VIII d'Inghilterra
Firma Catherine Howard Signature.svg

Catherine Howard (Lambeth, 1523 circa – Londra, 13 febbraio 1542) è stata regina consorte d'Inghilterra dal 1540 al 1541, come quinta moglie di Enrico VIII, nonché cugina di 1º grado della seconda consorte di Enrico, Anna Bolena.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Non è nota la data esatta di nascita di Catherine Howard, che comunque deve collocarsi tra il 1520 ed il 1523 circa. L'ambasciatore francese, Charles Marillac le attribuì un'età di diciott'anni all'epoca delle nozze con Enrico VIII, età sulla quale concorda anche lo storico Lacey Baldwin Smith, autore dell’opera più dettagliata dedicata alla giovane regina [1], che propone come probabile data di nascita l’anno 1521. Il nome della giovane risulta, in alcuni scritti, "Catherine", altrove "Katheryn" o "Kathryn".

Catherine era nipote del potentissimo Duca di Norfolk, fratello maggiore del padre nonché cugina prima di Anna Bolena, la cui madre, Elizabeth Howard era sorella del proprio padre. Nonostante l'alto lignaggio degli Howard, la giovane era cresciuta in povertà: il padre, Lord Edmund, pur essendo stato investito del titolo di cavaliere nel 1515 non aveva fatto una brillante carriera e passò gran parte della propria vita oberato dai debiti e dal peso eccessivo di mantenere una famiglia troppo numerosa. Catherine era probabilmente una dei più giovani dei circa dieci figli che Lord Edmund ebbe dalla moglie, Joyce Culpepper, cui si univano altri figli avuti dalla madre nel primo matrimonio. La madre di Catherine era già morta quando la figlia era ancora una bambina, il padre - avendo parzialmente risolto la propria situazione economica - morì a Calais attorno al 1539, poco prima che la figlia entrasse a servizio di Anna di Clèves.

Catherine trascorse l'infanzia a Oxenheath e alla sua educazione provvide per gran parte Agnes Tylney, duchessa vedova di Norfolk, la quale nella propria residenza di Lambeth aveva, secondo un'abitudine usuale nel sedicesimo secolo, istituito una sorta di scuola di apprendistato alla vita adulta per giovani di nobile famiglia: luogo di studio, buone maniere e facili amori. Durante gli anni trascorsi sotto la tutela della duchessa vedova, la giovane Catherine rimase coinvolta in una serie di scandali che, in seguito, una volta divenuta regina, avrebbero fatalmente compromesso la sua reputazione.

La prima avventura galante di Catherine risale al 1536, anno in cui era stato assunto come insegnante di musica un giovane gentiluomo del posto, tal Henry Mannox, con cui l'allora quindicenne Catherine allacciò una relazione abbastanza stretta: "alle gentili e lusinghiere insistenze di Mannox gli permisi diverse volte di toccare e sfiorare le parti segrete del mio corpo, cosa che per onestà io non avrei dovuto permettergli e lui non avrebbe dovuto chiedermi". In seguito, la duchessa vedova sostenne di aver allontanato Mannox non appena scoperto che egli cercava di insidiare la sua giovane protetta, tanto più che le origini nobiliari di Catherine rendevano impossibile un eventuale matrimonio con un semplice insegnante di musica. Lo stesso Mannox, anni dopo, messo alle strette, pur ammettendo che tra i due vi era stato "più di quanto sia conveniente", giurò di non averla mai "conosciuta carnalmente".[2]

La successiva relazione di Catherine con tal Francis Dereham, un giovane che viveva a pagamento a Lambeth, fu senza dubbio più importante, tanto che i due si chiamavano reciprocamente "marito" e "moglie". A tal proposito, la stessa Catherine dichiarò: "Francis Dereham, con molte lusinghe, mi piegò ai suoi propositi viziosi e ottenne prima di giacere sul mio letto in farsetto e calzamaglia, poi dentro il letto ed infine giacque nudo con me e fece con me quel che fa un uomo con sua moglie, molte e svariate volte ma quanto spesso non lo so"[2]. I Secondo le leggi dell'epoca, una promessa di matrimonio, anche poco formale, se seguita dalla consumazione, conferiva al vincolo la forza di un matrimonio vero e proprio. A riprova della serietà del legame, vi è il fatto che il giovane Dereham affidasse a Catherine i propri risparmi prima di partire per l'Irlanda nel 1538 e che i due si fossero scambiati doni costosi, come tagli di stoffa pregiata.

Nondimeno, l'interesse della giovane per quello che senza dubbio all'epoca reputava il proprio marito si sopì dopo la partenza di Dereham per l'Irlanda e l'ingresso a corte al seguito di Anna di Clèves; proprio a corte, probabilmente all'inizio del 1540 Catherine conobbe il giovane ed ambizioso Thomas Culpeper, suo lontano cugino e gentiluomo di camera del re, di cui la ragazza si invaghì, con conseguenze disastrose per il proprio futuro. Fu a questo punto, che entrò in scena Enrico: il sovrano ormai cinquantenne, deluso dall'aspetto della nuova regina ed indispettito perché le nozze si erano rivelate politicamente meno vantaggiose del previsto, iniziò ad interessarsi a lei.

Catherine Howard non era bellissima; di statura minuscola, soprannominata "parvissima puella" ovvero "fanciulla davvero minuta". L'ambasciatore Charles Marillac la definì "di media bellezza" (esattamente come Anna di Clèves) pur lodandone la dolcezza e la grazia del volto e l'abitudine di vestire secondo la moda francese e le attribuì un'età di circa diciotto anni. [2] [3] [4]. La giovane non aveva ricevuto un’educazione raffinata come Caterina d'Aragona ed Anna Bolena né la rigorosa formazione morale che contraddistingueva la virtuosa Jane Seymour ed Anna di Clèves ma, diversamente dalla maggior parte delle donne sue contemporanee, nobili e non, era almeno in grado di leggere e scrivere, anche se non correttamente, come dimostrato dai due manoscritti vergati di suo pugno a noi pervenuti [5]

Il matrimonio con Enrico VIII[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Catherine Howard
Stemma
Regina consorte d'Inghilterra
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Ma'am
I trattamenti d'onore

Un mese dopo il divorzio da Anna di Clèves, della quale Catherine era dama di corte, fu dunque celebrato il quinto matrimonio dell'ormai imponente sovrano d'Inghilterra: il 28 luglio 1540 ebbero luogo le nozze a Oatlands Palace, nel Surrey. Enrico VIII era perdutamente innamorato della nuova giovane sposa, da lui ribattezzata "rutilans rosa sine spina" ovvero "rosa rosseggiante e senza spine" e la inondava di carezze e doni.

Catherine, da parte sua, se pure non ardeva d'amore per quell'uomo di quasi cinquant'anni, enorme, obeso, con le gambe devastate dalle piaghe (probabile conseguenza della gotta e del diabete) e non più in salute, sicuramente ne provava rispetto, gratitudine e reverenziale timore, tanto che il motto che aveva scelto da apporre al simbolo della rosa coronata era "No other will but his", ovvero "Nessun altro desiderio che quello di lui".

La nuova regina, appena uscita dall'adolescenza e priva di cultura e formazione per il delicato ruolo che era chiamata a svolgere, mostrò immediatamente scarsa diplomazia ed accortezza: nel novembre del 1540 già si pose in forte attrito con l'arcivescovo Lee per il diritto di patronato dell'arcidiaconato di York, che voleva assegnare ad uno dei suoi cappellani appena il posto si fosse reso vacante per la morte dell'arcidiacono in carica, fatto poco gradito a Lee che lo interpretava come una mancanza di carità nei confronti di un uomo prossimo alla dipartita.

L'anno seguente la giovanissima regina nominò poi segretario personale Francis Dereham, ovvero colui che un tempo aveva chiamato "marito", scelta anche questa abbastanza avventata, soprattutto se si considera la drammatica piega che avrebbero preso gli avvenimenti. I rapporti con Maria inoltre, la figlia maggiore del re, non erano buoni: Catherine si lamentava di non essere trattata con lo stesso rispetto e la stessa benevolenza dimostrata a Jane Seymour e ad Anna di Clèves[2] e, per ripicca fece allontanare due dame. Sembra invece che la giovanissima regina intrattenesse con la precedente sovrana - Anna di Clèves, del cui seguito aveva brevemente fatto parte - rapporti estremamente cordiali, tanto che, durante le celebrazioni per il Natale del 1540 le due giovani trascorsero quasi tutte le serate danzando insieme, mentre il re, tormentato dai dolori alle gambe, si ritirava a dormire presto. [2]

In quel momento però nulla sembrava turbare i sentimenti di Enrico che aveva deciso di portare con sé la moglie in un viaggio ufficiale: una spedizione nel nord del paese, forse con l'intento di farla incoronare a York. In questo frangente, attorno ai primi mesi del 1541, Catherine riprese la sua relazione con il cortigiano Thomas Culpeper, forse per giovanile leggerezza o - forse - nella speranza di restare incinta e dare al re un erede maschio sano e robusto benché, ovviamente, illegittimo. Il giovane ed ambizioso Thomas Culpeper approfittò dell'occasione e cominciò a pensare ai propri interessi senza troppo curarsi dei rischi che questo legame comportava e della necessaria discrezione.

Il viaggio al nord ebbe comunque luogo, il 1º novembre 1541 i sovrani furono di ritorno al colmo della gioia ma era l'inizio della fine: un'ex domestica della duchessa di Norfolk, tal Mary Hall, fece pervenire numerose lettere anonime nelle quali dipingeva la regina come "una donna immorale, nel vivere e nel carattere" e l'accusava di aver avuto diversi amanti prima delle nozze con il re e che tale circostanza era stata di pubblico dominio.[2] Troppi erano i testimoni e l'ingenua Catherine costituiva un bersaglio particolarmente vulnerabile alle voci di corridoio. Alcune cameriere del dormitorio in cui Catherine aveva alloggiato a Lambeth confermarono le relazioni avute dalla giovane con Mannox e con Dereham, la famiglia al completo si dissociò dalla giovane, disconoscendone le azioni e giungendo a distruggere il suo ritratto presente nella galleria della residenza di Lambeth. La reazione di Enrico VIII fu tremenda: numerosi esponenti della famiglia Howard,compresi vari fratelli e sorelle della regina e l'ultrasessantenne duchessa vedova di Norfolk, furono arrestati con l'accusa di alto tradimento e rinchiusi nella Torre, anche se, nel giro di un anno, vennero liberati con il perdono reale. Dereham ed in seguito Culpeper - trovato in possesso di una compromettente lettera d'amore scritta da Catherine - furono arrestati e torturati, dopodiché la stessa regina venne arrestata il 12 novembre.

Dereham e Culpeper, giudicati colpevoli di alto tradimento furono giustiziati il 10 dicembre 1541, Culpeper per decapitazione e Dereham venendo prima impiccato e squartato. Le teste mozzate dei due uomini vennero esposte sul London Bridge, dove rimasero fino al 1546 [6] Catherine fu privata del titolo di regina, i suoi beni furono confiscati e le stessa venne rinchiusa nell'ex abbazia di Syon, dove, resasi conto della propria disperata situazione, piombò in uno stato di tale depressione che i carcerieri si videro costretti a sottrarre qualsiasi oggetto con cui avrebbe potuto cercare di suicidarsi[2]. Durante la prigionia, ed in seguito alle ammissioni di Dereham e Culpeper, l'arcivescovo Cranmer, le suggerì di appellarsi al precedente fidanzamento con Dereham ed alla successiva consumazione, il che avrebbe comportato automaticamente la nullità del matrimonio con il sovrano e le avrebbe garantito di avere salva la vita, ma la sfortunata ragazza, in parte per semplice ignoranza ed in parte perché ormai in preda al panico, rifiutò di considerare questa possibilità, asserendo che non vi era stata alcuna promessa di matrimonio tra lei ed il giovane Dereham e che questi le avrebbe "usato violenza" [7]. Nella speranza di essere graziata - e probabilmente dietro consiglio dell'arcivescovo Cranmer - Catherine scrisse una sgrammaticata supplica al re, uno degli unici due scritti di suo pugno pervenutici, definendosi "la suddita più dolente della Maestà Vostra e la più vile del mondo", implorando pietà "per la mia giovane età, la mia ignoranza, la mia debolezza, l’umile confessione dei miei peccati e il mio umile affidarmi alla Vostra clemenza e misericordia" [8] .

Accusata di aver condotto una vita "abominevole, meschina e viziosa" prima e durante il matrimonio, fu deportata alla Torre di Londra l'11 gennaio 1542 ed ivi decapitata all'alba del 13 febbraio 1542. Insieme a lei, venne giustiziata, per complicità in alto tradimento, la vedova di George Bolena, Lady Jane Rochford, che era stata dama di compagnia della regina ed era stata accusata di averne favorito la tresca col giovane Thomas Culpeper. La povera donna, durante la prigionia, aveva subito un tale tracollo nervoso da essere giudicata pazza, ma ciò non valse a salvarle la vita in quanto il Parlamento inglese aveva appena approvato, su ordine del sovrano, una legge che consentiva di giustiziare anche le persone insane di mente.

La notte prima dell'esecuzione, appena le fu comunicato di prepararsi per essere giustiziata il giorno seguente, Catherine richiese che le venisse portato il ceppo nella propria cella per esercitarsi a poggiarvi il capo[9]; tuttavia il mattino successivo, la giovane appariva così debole e provata da aver bisogno di essere sorretta per salire sul patibolo. Nel suo ultimo discorso al popolo, Catherine chiese perdono e proclamò il proprio amore per il Re, dichiarando che la morte era "giusta e meritata" per i propri crimini e supplicando i presenti di pregare per lei. Non corrisponde a verità la leggenda secondo cui le sue ultime parole sarebbero state "Muoio come una regina, ma preferirei morire come moglie di Culpeper" [2]. Moriva, così, allo stesso modo della cugina Anna Bolena, la quinta moglie del monarca inglese: era stata regina per poco più di diciotto mesi ed aveva tra i diciotto ed i ventun anni. È sepolta assieme a quest'ultima nella Chiesa di San Pietro ad Vincula.

Nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

Catherine è stata più volte portata sulle scene, al cinema alla televisione e nella letteratura:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lacey Baldwin Smith, A Tudor Tragedy, pp. 209-211
  2. ^ a b c d e f g h Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, ed. Mondadori
  3. ^ Jean Kaulek (a cura di), Correspondence Politique de M. de Castillon et de Marillac p. 218
  4. ^ Agnes Strickland, The Lives of the Queens of England from the Norman Conquest, III volume, p. 118
  5. ^ Maria Dowling, Humanism in the Age of Henry VIII, 1986
  6. ^ Lacey Baldwin Smith, A Tudor tragedy: the life and times of Catherine Howard, J. Cape, 1961
  7. ^ Lacey Baldwin Smith, A Tudor tragedy: the life and times of Catherine Howard, J. Cape, 1961
  8. ^ Estratto da The Calendar of the Manuscripts of the Marquis of Bath Preserved at Longleat, Wiltshire Volume II, pagg. 8-9
  9. ^ Lacey Baldwin Smith, A Tudor tragedy: the life and times of Catherine Howard, J. Cape, 1961

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