Catechista

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Gesù Cristo predica ai suoi discepoli (Siysky Gospel, 1340 circa).

Il catechista è un cristiano che annuncia il Vangelo e guida in un percorso di fede coloro che gli sono affidati dalla Chiesa.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "catechista", così come "Catechesi" e "Catechismo", deriva dal verbo greco κατηχεῖν che significa "istruire a viva voce". Il Catechista è chi "fa risuonare" (ἠχεῖν) il messaggio del Vangelo, o meglio "ciò che la Chiesa stessa professa, celebra, vive, prega nella sua vita quotidiana".[1]

Il primo "catechista" della storia fu Gesù Cristo che "andava[...]insegnando e predicando la buona novella del regno" [2]

Gesù fin dall'inizio della sua attività pubblica associò strettamente a sé alcuni discepoli ai quali affidò l'incarico di prolungare nel tempo la sua opera. Gli Apostoli, dunque, si impegnarono nel testimoniare il messaggio che - per esperienza diretta - avevano ricevuto da Gesù.

Compiti[modifica | modifica wikitesto]

In paesi di lunga tradizione cristiana, il catechista è comunemente un laico che si mette al servizio della propria parrocchia per collaborare alla formazione dei bambini e dei ragazzi che si preparano a ricevere i Sacramenti. I suoi compiti in paesi di missione sono molto più ampi.

Il Catechista è chi, per aver conosciuto personalmente Cristo, comunica e trasmette questa conoscenza agli altri. Questo aspetto è importante perché l'azione del catechista non è quella di trasferire delle nozioni, di impartire degli insegnamenti, ma più correttamente quella di condividere l'esperienza di incontro con una persona che è Gesù Cristo.

Il catechista è chiamato anche a spiegare sotto la luce del Magistero i Dogmi della Chiesa.

Per essere catechisti bisogna aver ricevuto il Sacramento della Confermazione (Cresima) ed essere nominati tali dal proprio parroco a nome della comunità.

La suprema responsabilità della catechesi in diocesi ricade sul vescovo, cui compete anche pubblicare opportuni catechismi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Laetamur Magnopere, 1997.
  2. ^ Matteo 4,23.

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