Castello svevo (Rocca Imperiale)

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Vista da sud con torre cilindrica Sveva del castello di Rocca Imperiale.jpg
Castello svevo (Rocca Imperiale)
Castello di Rocca Imperiale - ingresso.jpg
L'ingresso del Castello di Rocca Imperiale
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
CittàRocca Imperiale
Informazioni generali
TipoCastello
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Il castello svevo sorge a Rocca Imperiale ed appare come un'enorme nave di pietra, la prua rivolta verso Sud, le grigie fiancate protette da torri simmetriche, e sopra coperta, il cassero scagliato nel cielo. Analizzandolo nei suoi elementi, risulta costituito da un mastio poligonale a scarpa i cui lati più brevi, a Sud, si innalzano su un profondo burrone e i rimanenti, e pianta quasi rettangolare, sono rafforzati da due torri cilindrico–tronco–coniche ad Oriente, da una a sperone allo spigolo Nord-Ovest (torre frangivento) a da altra cilindrica, a sezione costante, al centro del lato posteriore, ad Ovest. A sua volta il mastio, tranne nei lati meno accessibili, è circondato da un muro di cinta provvisto di parapetto, che forma il fossato largo e profondo circa 8 metri; di un ponte levatoio esterno, di una via sopraelevata racchiusa in un bastione merlato anch'esso a sperone, alto 20 metri e di un secondo ponte levatoio più grande, interno, che chiudeva il portale di ingresso.

Nella rocca, scaloni, arcate, fornici e spiazzali sorprendono ancora per il senso di vastità che vi impera; ma destano ancora assai meraviglia le previdenze e gli accorgimenti per rendere l'edificio inespugnabile, mediante l'assicurazione dei rifornimenti logistici con locali per deposito di olio e di grano, cinque cisterne a decantazione d'acqua ed una finestra che dà sulla costa scoscesa ad Occidente, nonché le sporgenze delle torri, un triplice ordine orizzontale di feritoie e una lunga serie di merli per battere efficacemente da ogni punto e con pochi uomini il suolo circostante. Non mancano scuderie razionali per i cavalli del signore e degli uomini d'arme, casematte, sotterranei, corridoi intercomunicanti e trombe per l'aerazione nelle torri; anzi diverse gallerie furono interrate e si dice che ve ne fosse una, ora non rintracciabile, di uscita segreta all'esterno. Uno stanzone tetro tuttora esistente custodiva i prigionieri e più giù, dopo una serie di ambienti vari, era la sala dei supplizi, nella volta della quale è ancora infisso un anello di ferro che serviva per dare i tratti di fune e forse anche per le impiccagioni. A tutto questo complesso architettonico erano poi collegate le mura del paese che svolgendosi dal “Murorotto”, sul fianco di casa Giannattasio, dove si notano i resti di una torre quattrocentesca, raggiungevano “la Croce”, indi “l'Ospedale” e casa Moliterni dove avevano termine sull'orlo del precipizio di “Scalella”. Quale parte abbia avuto Federico II di Svevia nella fortificazione del castello oggi non è possibile precisare perché, se si eccettuano una finestra ogivale disadorna, di arenaria, il portale del massimo ponte, la torre cilindrica posteriore e qualche feritoia che non risponde più allo scopo cui era stata precedentemente destinata, nessun elemento artistico è riferibile al secolo XIII, e invece l'aspetto esterno del castello, il toro longitudinale, gli archetti pensili arabo – siculi della torre di Sud-Est e la merlatura guelfa sono aragonesi, mentre gli alloggi, settecenteschi.

La soluzione più ovvia è che Alfonso d'Aragona non si limitò solo, nel 1487, a rafforzare la rocca, ma la ampliò e rifece in modo da coprire il vecchio monumento svevo, forse più piccolo e con torre centrale quadrata. Nel Medioevo è risaputo che una consuetudine imponeva alle popolazioni locali e limitrofe l'obbligo della prestazione gratuita d'opera, per tutto il tempo necessario alla costruzione e alla riparazione dei palazzi reali e degli edifici militari, di maniera che solo gli operai provenienti da zone non comprese negli obblighi erano ricompensati. Senza la partecipazione dei Rocchesi ai lavori non sarebbe altrimenti spiegabile la tradizione della fornitura a passamano, a mezzo di una catena di uomini, all'uso romano, dal torrente “Salso” alla cima del colle da fortificare, dell'ingente materiale litico occorrente, perché ad un'opera tanto grande dovettero collaborare centinaia di muratori e migliaia di manovali. Ultime modificazioni ed aggiunte murarie furono quelle apportate ai vani abitabili, nel 1700 dai duchi Crivelli, che vollero fare della fortezza una piccola reggia. Ma, abolito il feudalesimo, l'ultimo Signore che risiedeva a Napoli, si sbarazzò dei mobili e degli arredi ed attorno al 1835 vendette persino le coperture dei tetti e gli infissi, iniziando così quel periodo di devastazione che negli anni di abbandono ridusse l'enorme mole a cava di materiale edile, soggetta ad ogni sorta di vandalismo.

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