Castello di Montalbano Elicona

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Castello di Montalbano Elicona
Castello di Montalbano Elicona 10.JPG
Il prospetto orientale del Borgo Medievale di Montalbano Elicona
Ubicazione
StatoRegno di Sicilia
Stato attualeItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
CittàMontalbano Elicona
Coordinate38°01′25.68″N 15°00′39.24″E / 38.0238°N 15.0109°E38.0238; 15.0109Coordinate: 38°01′25.68″N 15°00′39.24″E / 38.0238°N 15.0109°E38.0238; 15.0109
Mappa di localizzazione: Italia
Castello di Montalbano Elicona
Informazioni generali
TipoCastello
CostruzioneXII secolo-XIII secolo
Condizione attualeAgibile
Informazioni militari
Azioni di guerraNessuna
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Il castello di Montalbano Elicona si trova a Montalbano Elicona in provincia di Messina. È ubicato in piazza Castello nel centro storico del borgo medievale della cittadina.[1],[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'area del castello s'identifica con la primitiva rocca romana sulla quale si sedimentano le successive fortificazioni d'impronta bizantina e araba, culminate con la ricostruzione effettuata dai Normanni. Negli oltre otto secoli di storia il castello è passato più volte di proprietà per alterne e oscure vicende:

Fortificazione periodo normanno[modifica | modifica wikitesto]

La prima documentazione scritta è dovuta al geografo viaggiatore arabo Idrisi che lo annovera nel Libro di Ruggero del 1154 come torre di guardia quadrangolare posta a mezzogiorno provvista di cinta difensiva.

Il nucleo sommitale originario, nasce come presidio militare ma, per la sua posizione, si rivela ben presto inefficiente e inefficace come baluardo difensivo. La fortificazione sebbene ubicata oltre i 900 metri sul livello del mare, controlla una parte limitata della costa e delle vie d'accesso poste sul litorale tirrenico.

Dimora periodo svevo[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore Federico II di Svevia impone un nuovo assetto politico e una diversa configurazione alla struttura urbanistica del centro Medievale ribellatosi alla sua volontà a causa delle promulgazioni delle Leggi Melfitane o Costituzioni di Melfi, demolendo parzialmente il primitivo manufatto, deportando gran parte della popolazione a Agrigento e procedendo in seguito, a una totale riedificazione della fortezza, portata a termine solo più tardi dal pronipote Federico III d'Aragona.

L'aggiunta di una torre poligonale a settentrione ne modifica la struttura nel periodo Svevo, mentre le fortificazioni a quota più bassa cominciano ad assumere l'aspetto di possenti mura d'edificio rettangolare, ove il lato nord occidentale è costituito dal primitivo baluardo da sempre oggetto d'interventi stratificati. in tale periodo è certo l'intervento dell'architetto Riccardo da Lentini.

Per salubrità e mitezza del clima si presta in modo particolare come residenza di svago pur assumendo connotazioni e architetture di carattere difensivo.

Durante il regno federiciano è avviato un censimento dei castelli e con il decreto "Statutum de reparatione castrorum" (1231 - 1240), il quale prevede la loro ristrutturazione e manutenzione a carico dei cittadini.

Il castello non è inserito nel Castra exempta redatto per volontà dell'Imperatore Federico II di Svevia con la collaborazione di Pier della Vigna stilato nel 1239. In esso non compaiono i palazzi e le residenze di caccia e svago, le "domus solaciorum", di pertinenza comunque regia e soprattutto alcuni siti molto noti, spesso sotto il controllo della Curia, che all'epoca non erano ancora stati costruiti o ultimati.

Accorpati gli undici Giustizierati del Regno in sole cinque circoscrizioni più ampie. Nello specifico: "Sicilie citra flumen Salsum et totius Calabrie usque ad portam Roseti".

Vespri Siciliani[modifica | modifica wikitesto]

I tumulti palermitani sfociati nei Vespri Siciliani nascono dalla contesa delle fazioni dei latini e aragonesi, la prima appoggiava il casato di ceppo latino degli Angioini come prosecuzione delle famiglie degli Altavilla e Hohenstaufen, la seconda fazione favorevole alla "naturale" successione ereditaria determinata dalla combinazione matrimoniale Hohenstaufen - Aragona in seguito al matrimonio di Pietro III di Aragona detto il Grande e Costanza II di Sicilia figlia di Manfredi d'Hohenstaufen e nipote di Federico II di Svevia. Il matrimonio combinato per ragioni dinastiche è considerato il male minore rispetto alle prepotenti mire espansionistiche della casa Angioina.

  • 1299, primo settembre, Re Giacomo II d'Aragona sbarca a Patti con una potente flotta soggiornandovi per due mesi ospite del vescovo Giovanni II obbediente alle indicazioni del Papa, schierandosi di fatto contro il fratello Federico III di Sicilia legittimo Re di Trinacria.

La contesa delle fazioni di Carlo II d'Angiò lo Zoppo appoggiato dal sovrano Giacomo II d'Aragona e dal Papa Bonifacio VIII contro la flotta di Federico III di Sicilia, prevede la cessione della Sardegna e della Corsica alla Corona d'Aragona a fronte della Sicilia sottratta a Federico III e consegnata agli Angioini, trova il suo esito favorevole per la causa siciliana nella battaglia di Capo d'Orlando.

Dimora periodo aragonese[modifica | modifica wikitesto]

In epoca Aragonese sotto il regno di Federico III sul poderoso quadrilatero aperto con prospetto principale a oriente, sorge una vera e propria residenza per i soggiorni estivi dotata dei più avanzati sistemi di controllo e di difesa esistenti all'epoca: le numerose feritoie che consentono un raggio d'esplorazione di oltre 270 gradi, camminamenti e merlature per il coronamento superiore del palazzo. La combinazione feritoie nel basamento inferiore e grandi finestre al piano nobile, l'assenza di bastioni, contrafforti e rivellini, fossati, ponti levatoi e ulteriori cinta di mura protettive, fanno protendere alla realizzazione di una vera dimora reale adibita agli ozi e diletti dei sovrani.

All'interno del maniero è presente la Cappella Palatina della Santissima Trinità privilegio esclusivo dei sovrani, identificabile come “tricora” o “cuba” di epoca bizantina, cronologicamente coeva alla chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo sorta nella Cittadella al di fuori del perimetro del Palatium, tramutata e pervenuta a noi come basilica minore di Santa Maria Assunta e San Nicolò Vescovo.

All'interno della cappella è presente la lapide spartana di Arnaldo da Villanova. Il medico e alchimista consigliere della Corona d'Aragona, presente numerose volte in Sicilia e spesso ospite nel castello di Montalbano, muore durante un viaggio presso il porto di Genova, pertanto è verosimile che la targa marmorea presente nella cappella abbia solo funzioni commemorative.

Dimora periodo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Arnaldo da Villanova all'interno del castello.

Il castello è di proprietà comunale, in ottime condizioni dopo aver subito lunghi lavori di restauro che lo rendono fruibile in tutti gli ambienti. Due diverse campagne di restauro hanno restituito un monumento fra i più belli della provincia e della Sicilia intera con destinazione sede espositiva.

Di recente istituzione il Museo delle armi e il centro per lo sviluppo del borgo medievale.

Il 7 maggio 2015 in occasione del 1º convegno Internazionale di Studi su Arnaldo da Villanova è stata inaugurata la tomba e posta in risalto secondo l'importanza della figura.[6]

Cappella Palatina della Santissima Trinità[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi legati al castello[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 564, Capitolo VIII Tommaso Fazello, "Della storia di Sicilia, Deche due del r.p.m. Tommaso Fazello siciliano ...", Volume 6 [1][collegamento interrotto]
  2. ^ a b Pagina 367, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [2][collegamento interrotto], Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  3. ^ Marrone, p. 313-314.
  4. ^ Giuseppe Paiggia, pp. 119
  5. ^ Pagine 134, 135, 136 e 137 del libro di Di Francesco San Martino De Spucches, Mario Gregorio, "La Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni", Palermo, volume sesto.
  6. ^ Messina: convegno sulla figura di Arnaldo Villanova a Montalbano Elicona, su strettoweb.com. URL consultato il 6 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]