Fortezza svevo-angioina

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Fortezza svevo-angioina
Lucera0001.jpg
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Città Lucera-Stemma.png Lucera
Coordinate 41°30′00″N 15°20′00″E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333Coordinate: 41°30′00″N 15°20′00″E / 41.5°N 15.333333°E41.5; 15.333333
Mappa di localizzazione: Italia
Fortezza svevo-angioina
Informazioni generali
Tipo Fortezza medievale
Altezza 242
Costruzione 1233-1283
Costruttore Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò
Condizione attuale rudere
Proprietario attuale Comune di Lucera
Visitabile Si
Sito web http://www.comune.lucera.fg.it
Informazioni militari
Comandanti storici Federico II di Svevia
Carlo I d'Angiò
Manfredi di Sicilia
Note Il soldato di ventura

fonti citate nel testo della voce

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La Fortezza Svevo-Angioina di Lucera fu una struttura militare risalente al XIII secolo, edificata in età federiciana e angioina, nel territorio dell'odierno omonimo comune della provincia di Foggia.

Poste sulla sommità piana del colle Albano sul quale sorgeva l'acropoli della Lucera romana, posizione difesa per tre lati da ripide pareti a strapiombo, le rovine della Fortezza dominano il Tavoliere di Capitanata.

Federico II fece edificare il suo Palatium negli anni '20 del 1200 per controllare i Saraceni trasferiti forzatamente dalla Sicilia a Lucera, che ben presto si trasformò in una cittadella musulmana. La Fortezza, il cui perimetro esterno è ancora oggi visibile, venne invece edificata da Carlo I d'Angiò e completata nel 1283.

Ad oggi l'intera area è una vera miniera archeologica; è un sito antichissimo, nel quale sono visibili tracce di epoche diverse: capanne neolitiche, ruderi del periodo romano e di quello svevo, condotti idrici, resti dell'antico Palatium di Federico II, del Palazzo di Carlo d'Angiò e di una Chiesa ad una navata con sacrestia attigua, dedicata a San Francesco d’Assisi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lucera.

Laddove oggi si ergono le rovine della Fortezza, in origine Federico II di Svevia promosse l'edificazione di un palatium, in seguito alla sua decisione di deportare nella città di Lucera i ribelli saraceni della Sicilia, al fine di porre un freno alle scorrerie che questi esercitavano da tempo sulle coste dell'isola.

Il palatium fu fatto costruire da Federico II di Svevia nel 1233 sulle fondamenta di una cattedrale romanica.

Sotto Corrado IV di Svevia, comandante di questo fu Giovanni Moro, già servitore di Federico[1].

La cinta muraria e le torri furono aggiunte successivamente (tra il 1269 e il 1283) da Carlo I d'Angiò. Questa aggiunta fu resa necessaria per il diverso utilizzo che quest'ultimo voleva fare della struttura: da palazzo imperiale, come era nelle intenzioni dell'imperatore germanico, a fortezza militare, sede permanente di un presidio.

Il materiale di costruzione fu principalmente acquisito dai resti delle costruzioni romane ancora presenti nella zona. Il castello, infatti, sorge nello stesso luogo della acropoli della città romana.

Il complesso fu fortemente danneggiato da un terremoto che colpì la zona nel 1456, e fu quasi completamente demolito nel XVIII secolo per utilizzarne il materiale di risulta per la costruzione dell'attuale tribunale.

Questo periodo terminò nel XIX secolo, quando iniziarono i primi restauri.

Nel 1871 viene dichiarata Monumento nazionale.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La base quadrangolare, il basamento troncopiramidale, tuttora visibile, risulta dai progetti posteriori dei Francesi. Il Palatium Federiciano, del quale oggi si può ammirare soltanto qualche frammento interrato, era un complesso quadrato che si innalzava per tre piani. Il castello si sviluppava attorno ad un cortile centrale quadrato. Il cortile al livello del terzo piano si presentavano con una forma ottagonale, caratteristiche che ricordano molto da vicino la più famosa struttura fatta erigere da Federico II nella zona: Castel del Monte.

Particolare della Torre della Regina

Il castello svevo aveva un ingresso normale al livello pianoterra. Il basamento circondante francese, struttura posteriore, non presenta accessi al livello della strada, per cui ci si è posti il problema di come fosse possibile l'ingresso. È stato supposto che l'ingresso fosse reso possibile dalla presenza di scale calate dall'alto, mentre un'ipotesi più suggestiva (avvalorata dal ritrovamento di gallerie sotterranee nei pressi del castello) propone come via di accesso un ingresso sotterraneo. L'assenza di un portone, comunque, è significativa dell'importanza strategica del castello, che in questo modo risultava più difficile da espugnare.

Veduta della cinta muraria della Fortezza Svevo-Angioina, Colle Albano, Lucera

Una cisterna circolare posta sotto il cortile e profonda 14 metri garantiva la riserva idrica al castello.

La cinta muraria irregolare che cinge l'intera collina su cui sorge la fortezza è lunga 900 metri, e si compone anche di 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche angolari: la Torre "della Leonessa" o "della Regina", merlata, e la Torre "del Leone" o "del Re". Queste ultime facevano con ogni certezza parte del progetto federiciano per Lucera. La fortificazione racchiudeva una vera e propria cittadella militare, contenente gli alloggiamenti, una Cappella dedicata a San Francesco, una cisterna per la raccolta d'acqua e il ponte sul fossato, un accesso che rievoca quelli tipici della patria sveva dell'Imperatore, come per esempio il castello di Wildenstein.[2]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Moro, in Enciclopedia Federiciana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  2. ^ Alexander Knaak: Prolegomena zu einem Corpuswerk der Architektur Friedrichs II. von Hohenstaufen im Königreich Sizilien (1220-1250). Phil. Diss., Marburg 2001; vedi soprattutto pp. 24ss. per il Castello federiciano di Lucera.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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