Castello Visconteo (Legnano)

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Castello Visconteo di Legnano
Castello di San Giorgio
Castello di San Giorgio all'imbrunire.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Città Legnano
Coordinate 45°35′10.1″N 8°55′28.44″E / 45.586139°N 8.924567°E45.586139; 8.924567Coordinate: 45°35′10.1″N 8°55′28.44″E / 45.586139°N 8.924567°E45.586139; 8.924567
Informazioni generali
Tipo castello
Stile medievale
Altezza 16,5 m (torrione principale)
Costruzione XIII secolo-XIX secolo
Materiale mattoni e malta
Primo proprietario casato dei Della Torre
Condizione attuale restaurato
Proprietario attuale comune di Legnano
Visitabile
Informazioni militari
Utilizzatore Flag of Milan.svg Ducato di Milano
Funzione strategica difesa del contado milanese nord-occidentale
Termine funzione strategica XVII secolo
Armamento adatto per resistere alle tecniche di guerra utilizzate prima dell'invenzione della polvere da sparo
Comandanti storici Ottone Visconti
Oldrado II Lampugnani
Azioni di guerra nessuna
Eventi nel 1524 subì un incendio, mentre dalla fine del XIX alla prima metà del XX secolo fu utilizzato come azienda agricola

[1]

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Il castello Visconteo è una fortificazione medioevale che sorge a sud di Legnano su un'isola naturale del fiume Olona. È conosciuto anche come castello di San Giorgio (lat. Castrum Sancti Georgi) sin dal XIII secolo[2]. Il complesso architettonico è situato in viale Toselli, fra il parco Castello e piazza I Maggio.

La sua funzione strategica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta aerea del castello
Veduta aerea del castello

La presenza di un castello a Legnano è collegata alla funzione strategica che ebbe la città del Carroccio dal Medioevo al XVI secolo. Legnano si trovava infatti lungo un'importante via di comunicazione medievale che costeggiava l'Olona e che collegava Milano al Verbano[3]. Questa via di comunicazione ricalcava a sua volta una strada romana costruita nel I secolo[4][5]. La moderna strada del Sempione, realizzata durante la dominazione napoleonica, riprende nel suo tracciato l'antica strada in uso in epoca romana e medievale[6].

La difesa di Legnano era importante perché una sua eventuale conquista poteva consentire ai nemici di Milano di accedere al contado milanese nord-occidentale e di puntare, grazie a questa strada, sul capoluogo meneghino[7]. Nel Medioevo Legnano, sebbene appartenesse formalmente al Seprio, gravitava infatti intorno a Milano[8][9][10]. Il legame tra Milano e la città del Carroccio non fu solo militare, ma anche economico: infatti, Legnano e gli altri contadi che gravitavano intorno al capoluogo meneghino, fornivano a Milano anche parte delle derrate alimentari prodotte[10].

Nel XVI secolo il borgo conobbe una fase di declino, dato che cominciò a slegarsi da Milano perdendo gradualmente la sua funzione strategica; in questo modo, da importante avamposto militare si trasformò in semplice centro agricolo[11]. Infatti, già dal secolo precedente, il Seprio perse il suo atteggiamento ribelle nei confronti di Milano, e quindi la presenza di truppe fisse al confine del contado milanese non era più giustificata[12]. Di conseguenza, anche il castello perse la sua funzione militare. Per tale motivo, sulle torri del castello non si trovano postazioni per armi di artiglieria, che iniziarono infatti a diffondersi sui campi di battaglia proprio nel XVI secolo[13].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini: il convento di San Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile interno del castello in un'immagine del 1905. Alla sinistra del torrione principale, si intravede la chiesetta dedicata a San Giorgio
Vista da ovest del castello prima della sistemazione degli argini del fiume e del piazzale antistante la struttura. Sulla sinistra, il ramo principale dell'Olona

Le origini del castello di Legnano sono collegate ad un antico convento di Regolari Agostiniani dedicato a San Giorgio, la cui presenza è documentata fin dal 1231[2][14][15]. Tale edificio religioso non compare però nel registro delle chiese del Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, che descrive il contesto religioso dell'area milanese tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo[15].

Questo monastero, che includeva una chiesetta anch'essa dedicata a San Giorgio, possedeva molte terre coltivabili che si allargavano oltre Legnano fino a raggiungere Canegrate, San Vittore Olona, Villa Cortese e Dairago. La dedicazione del convento e della chiesetta a San Giorgio forse era collegata al culto di questo santo, che potrebbe essere stato comune nelle campagne circostanti e che avrebbe poi influenzato la scelta dell'intitolazione del monastero, oppure potrebbe essere avvenuto l'opposto, ovvero il culto popolare di san Giorgio si sarebbe diffuso grazie alla dedicazione del convento e della chiesetta[16]. È probabile che la presenza di questo convento abbia poi determinato l'intitolazione a San Giorgio, oltre che del castello, anche di un quartiere di Legnano (la "Costa di San Giorgio") e del vicino comune di San Giorgio su Legnano[17].

La presenza a Legnano di proprietà ecclesiastiche è documentata da alcuni secoli prima della menzionata testimonianza scritta del 1231[14]. Il primo atto documentato che cita proprietà arcivescovili site nel borgo legnanese risale al 23 ottobre 789, quindi in epoca franca, e tratta di una permuta di terreni situati a Legnanello tra Pietro I Oldrati, arcivescovo di Milano, e il monastero di Sant'Ambrogio di Milano. Questo documento, che è anche il primo, tra l'altro, che cita il borgo legnanese, recita:

« […] curtem proprietatis nostre in Leunianello […] »
(Codice diplomatico longobardo, numero LIV[18][19][20])
Vista da est del castello dopo la sistemazione degli argini del fiume e del piazzale antistante la fortificazione. Sulla destra, il ramo secondario del fiume Olona, l'Olonella, che con il corso principale del fiume forma l'isola su cui sorge la fortificazione

Altra testimonianza della presenza a Legnano di cospicue proprietà fondiare appartenenti della Chiesa è stata la cosiddetta "Braida Arcivescovile", che era un'isola naturale formata dal fiume Olona e da un suo ramo secondario, l'Olonella, che si trovava ad est della moderna basilica di San Magno e che si chiamava in questo modo perché di proprietà dell'arcidiocesi di Milano[21].

I monaci del convento di San Giorgio, come risulta da un antico documento, erano sottoposti a vessazioni da parte di alcuni potenti della zona che si erano insediati sui terreni dell'arcivescovado[14]. Per tale motivo, i frati decisero di abbandonare il convento firmando il 14 ottobre 1261 un atto notarile di permuta[2][14]. La motivazione di tale scelta, come si può leggere su questo documento, è descritta così:

« [...] [I monaci] si trovano in mezzo a gente perversa e potente, residente a Legnano, cosicché essi non possono vivere tranquilli senza pericolo delle loro persone e dei beni della chiesa [...]. [...] [La chiesa di San Giorgio] già da 30 anni e più fu soggetta all'abbandono e quasi alla distruzione a causa delle sopraddette ingiustizie [...]. »
(Atto di cessione del primigenio convento e dei terreni circostanti ai Della Torre[22])

Il monastero ed i terreni circostanti furono acquisiti dai Della Torre e dai Lampugnani, cioè dalle due famiglie che avevano vessato i monaci insieme agli abitanti della cascina Meraviglia[14]. A completamento della permuta, i Della Torre cedettero ai religiosi alcuni loro immobili che si trovano a Milano[22].

Dai Della Torre ai Visconti[modifica | modifica wikitesto]

Il lato est del castello

Quando i canonici se ne andarono, presso il convento esisteva una piccola torre di vedetta. Tale avamposto militare aveva la funzione di controllare la già citata strada che collegava Milano al nord ovest della Lombardia. Presumibilmente questa torre originaria venne costruita nel 1231 dai Della Torre quando si stabilirono sui terreni dell'arcivescovado[23]. Secondo altri studi, la torre potrebbe essere stata invece realizzata da Uberto Visconti[24]. Tutte le proprietà dell'arcivescovado passarono ai Della Torre qualche decennio dopo, nel 1257, alla morte dell'arcivescovo di Milano Leone da Perego, che aveva ingaggiato a più riprese una lotta con il nobile casato milanese[14].

Vista notturna del castello di Legnano

Tra il 1261 e il 1273 i Della Torre ampliarono l'edificio costruendo due ali - una a destra e l'altra a sinistra della torre originaria - che diventarono il nucleo originario del castello[14][16][25] forse inglobando - se non vennero demoliti in precedenza - l'ex convento e la chiesetta di San Giorgio[22]. Non è esclusa la parziale conservazione dell'antico monastero perché lo stile in uso all'epoca, mattoni a vista e finestre a sesto acuto, era comune a tutte le costruzioni realizzate salvo pochissime varianti[24].

Nell'aprile 1273, Napo e Francesco della Torre diedero ospitalità a Milano ai reali d'Inghilterra in occasione del loro ritorno in patria da un viaggio in Medio Oriente: dopo essersi congedati dai Della Torre, i reali furono condotti fino al castello di Legnano, dove sostarono per una notte[26]. Una leggenda popolare sostiene però che i reali, lungo la via del ritorno, pernottarono invece a San Giorgio su Legnano nella cosiddetta "Casa della regina"[16].

Nel 1277 l'edificio passò ai Visconti in seguito alla sconfitta patita da Napo della Torre nella battaglia di Desio (21 gennaio 1277) ad opera dell'arcivescovo di Milano Ottone Visconti[14][27]. Ottone riconquistò tutte le proprietà sottratte dai Della Torre a Leone da Perego, ovvero la Braida Arcivescovile, il castello di Legnano e tutte le altre proprietà fondiarie[23]. Ottone Visconti decise di poi stabilire la sua dimora al castello di Legnano perché lo preferiva, come avamposto militare, alla Braida Arcivescovile: sebbene quest'ultima fosse ubicata nel centro cittadino di Legnano, Ottone Visconti non la reputava adatta allo scopo[14].

Il castello di Legnano, e le sue proprietà, vennero amministrate dalla famiglia Visconti fino al XV secolo: uniche eccezioni furono Guido Della Torre nel 1311 e Luigi il Bavaro nel 1328, che riuscirono temporaneamente a imporsi nella Signoria di Milano per breve tempo[23]. Nel XV secolo si creò un legame politico e amministrativo tra i Visconti e i Lampugnani, che portò la proprietà del castello legnanese a passare a quest'ultimo casato nobiliare[23].

Il primo Lampugnani a gravitare intorno alla corte signorile dei Visconti fu Umberto, il cui padre, Oldrado I, aveva già svolto alcuni servizi per i signori di Milano[23]. Fu però Umberto a ricoprire importanti ruoli nella corte: laureato in legge all'università di Pavia, di cui era anche professore ordinario, venne coinvolto da Gian Galeazzo Visconti, grazie alle sue conoscenze accademiche, nell'amministrazione del Ducato di Milano[23]. In questo contesto tutti i cinque figli di Umberto ebbero occasione di essere poi coinvolti, con ruoli differenti, nell'amministrazione del ducato[23]. Su tutti spiccò Oldrado II, che ebbe poi un'importante carriera, tanto da diventare precettore di Filippo Maria Visconti, uno dei figli di Gian Galeazzo[23].

I Lampugnani[modifica | modifica wikitesto]

Vista notturna del castello di Legnano

Alla morte di Gian Galeazzo, diventò Duca di Milano Giovanni Maria Visconti[23]. Alla sua prematura morte (1412), si scatenò una guerra civile che era capeggiata dai capitani di ventura e dai signorotti del contado milanese che si opponevano all'ascesa di Filippo Maria Visconti, legittimo erede al trono[23]. Filippo Maria, per contrastare gli avversari, si rivolse a Francesco da Bussone, detto "Il Carmagnola", che riuscì ad avere la meglio, dopo una sanguinosa guerra, sui nemici del duca[23]. In questa guerra un ruolo lo ebbe anche Oldrado II Lampugnani, che divenne uno stretto consigliere del duca e che partecipò anche militarmente all'attività di contrasto agli avversari della signoria viscontea: in particolare, Oldrado II riuscì a sconfiggere Gabrino Fondulo, a cui tolse anche tutte le sue proprietà, compreso il castello di Castelleone, che consegnò ai Visconti[23]. Per tale motivo Filippo Maria, per sdebitarsi dei suoi servigi, nel 1437[24] diede in dono a Oldrado II il castello di Legnano:

« [...] [Filippo Maria Visconti dà] in dono e soldo il castello di Legnano [a Oldrado II Lampugnani] [...] »
(Filippo Maria Visconti[13])
Vista notturna del castello di Legnano

Già in precedenza Oldrado II Lampugnani aveva iniziato a operare una serie di operazioni volte ad ampliare i propri possedimenti fondiari con l'acquisto di diversi terreni, soprattutto intorno al castello di Legnano. L'intento era chiaro: ambire un giorno a possedere la fortificazione legnanese. Oldrado II era mosso soprattutto dalle caratteristiche della sua residenza, il Maniero Lampugnani, che si trovava nel centro storico di Legnano: questa dimora era troppo signorile e poco militaresca e quindi poco si addiceva, a suo parere, al suo carattere risoluto e guerriero[28]. Pertanto spinse il nipote Cristoforo Lampugnani, già amministratore dei suoi possedimenti, ad acquistare ampi terreni lungo l'Olona e la zona coltivata a vigneti che si trovava vicino al castello e che corrisponde al moderno quartiere legnanese della Costa di San Giorgio[23]. In particolare, questi acquisti vennero fatti, secondo un documento dell'epoca, l'8 ottobre 1426 venendo pagati 8.706 lire[23]. Uno dei motivi che portarono il Duca di Milano a donare il castello legnanese, fu proprio le vaste aree possedute da Oldrado II intorno alla fortificazione[13].

Vista notturna del castello di Legnano

Nel 1445 Lampugnani ottenne il permesso di fortificare l'edificio, e l'anno successivo realizzò le torri, le mura difensive, un fossato allagabile e un ponte levatoio[16]. Fino ad allora, come sistema difensivo, bastava la barriera creata naturalmente dall'Olona, ma le mutate tecniche di guerra resero necessario questo ulteriore ampliamento delle infrastrutture difensive del castello[14]. Con questo ampliamento venne soppresso l'ingresso principale, che un tempo era sul lato di ponente, e venne costruito un nuovo e più grande torrione d'ingresso[29]. Dopo la fortificazione, il castello Visconteo acquisì il ruolo di baluardo difensivo del contado milanese nord-occidentale sostituendo in tale funzione l'antico maniero dei Cotta, che si trovava sullo stesso luogo dove sorge il moderno palazzo Leone da Perego, in pieno centro cittadino[30].

Il castello era adoperato da Oldrado II Lampugnani più che altro come residenza estiva; tuttavia, essendo fortificato, rientrava comunque nel sistema di strutture militari che proteggeva Milano dagli attacchi nemici. Questi avamposti, oltre ad essere disposti lungo un ampio perimetro attorno al capoluogo meneghino, erano affidati a famiglie fedeli ai Signori di Milano[31].

Il castello di Legnano, alla morte di Oldrado II, che avvenne nel 1460[24], passò al fratello Maffiolo Lampugnani e poi al figlio di quest'ultimo, Giovanni Andrea Lampugnani[32]. A quest'ultimo, come possidente della fortezza legnanese, successe suo figlio Oldrado III Lampugnani[24]. Oldrado III, che fu nominato senatore di Milano, a un certo punto della sua carriera politica fu costretto a fuggire esule in Francia; durante il suo esilio gli furono confiscati tutti i beni, castello di Legnano compreso[32]. Il comandante Teodoro Trivulzio, come rappresaglia, nel 1524[24], incendiò il castello legnanese[32]. Oldrado III, al suo ritorno nel Ducato di Milano, restaurò poi la storica residenza fortificata legnanese, visti gli ingenti danni subiti a causa delle fiamme[32].

Dai Cornaggia all'acquisto da parte del comune di Legnano[modifica | modifica wikitesto]

I resti del mulino Cornaggia a Legnano, che si trovano a valle del castello Visconteo

Nonostante il castello avesse iniziato a perdere la sua importanza strategica dal secolo precedente, il successivo passaggio di proprietà tra i membri della famiglia Lampugnani, resosi necessario dalla morte di Oldrado III, che avvenne nel 1528[24], non fu indolore, dato che fu caratterizzato da una lunga contesa legale che durò quasi due secoli[33]. La fortificazione è stata di proprietà dei Lampugnani fino al 1729, quando fu donato all'Ospedale Maggiore di Milano dall'ultimo discendente della famiglia, il conte Francesco Maria II Lampugnani, che si era assicurato la proprietà dopo i problemi legati alla successione e che non aveva eredi diretti[33][24].

Nel 1798 il castello vennero acquistato dal marchese Carlo Cristoforo Cornaggia per 124.620 lire insieme alle altre proprietà ad esso legate, compreso un mulino ad acqua lungo l'Olona, il cosiddetto mulino Cornaggia, che si trova a sud, poco lontano dalla fortificazione, anch'esso sull'isola dove sorge in castello[33]. L'obiettivo dei nuovi proprietari era quello di farne la proprio dimora gentilizia, riportando la struttura ai fasti di un tempo: conferma di questa volontà è l'aggiunta del loro stemma nobiliare a fianco di quello dei Lampugnani nei cartigli di famiglia[33]. Fu proprio Carlo Cristoforo Cornaggia ad affrescare le torri di destra con motivi floreali[33].

I Cornaggia erano una famiglia benestante che commerciava cotone e che era presente a Legnano sin dal 1598[34]. Nel 1748 i Cornaggia ampliarono le loro proprietà, e grazie all'acquisto del "feudo sulla Castellanza", ottennero il titolo nobiliare di marchesi[34]. In seguito i Cornaggia trasferirono la loro residenza a Milano e di conseguenza, per il castello di Legnano, iniziò una fase di decadenza, non essendo più seguito direttamente dai loro proprietari[33]. Nel 1883 il castello fu trasformato in azienda agricola, viste le cospicue proprietà fondiare presenti nei suoi dintorni: da dimora gentilizia venne convertito in semplice abitazione per contadini[33]. Nell'occasione furono realizzate le stalle dei bovini, ovvero il basso edificio che si trova, entrando dall'ingresso del torrione principale, frontalmente sulla parte sinistra e l'analoga bassa costruzione che si trova sull'estrema sinistra del cortile[29]. Originariamente il numero di bovini ospitati arrivava a circa cinquanta capi[33].

Il castello prima dei lavori di ristrutturazione

Fu probabilmente durante questo periodo che il castello fu spogliato di tutte le sue opere d'arte e del mobilio di pregio, come testimoniato anche da Guido Sutermeister[33]. A tal proposito, il Sutermeister scrisse:

« [...] Dai tempi in cui chi scrive conobbe il castello, cioè dal 1906, esso era già praticamente spogliato quasi di tutto [...] »
(Guido Sutermeister, Il castello di Legnano, 1940[33])

Sempre il Sutermeister osservava che i Cornaggia, che dimoravano nel castello solo in alcuni periodo dell'anno, quelli ottimali per seguire le attività agricole svolte nella loro tenuta, utilizzavano arredamenti della loro epoca, dato che il mobilio storico della fortificazione era già scomparso da tempo[33]. Ancora nel 1940, anno in cui il Sutermeister scrisse la sua opera, era conservato, nella stanza sopra il salone d'onore, un letto in legno caratterizzato dalla presenza di quattro torciglioni a candelabre e dallo stile barocco appartenuto a Oldrado III Lampugnani, e quindi risalente al XVI secolo[33]. Questo letto fu poi trasferito dai Cornaggia nella loro dimora gentilizia di Mozzate Seprio[33]. All'epoca erano presenti anche alcuni quadri di una certa valenza artistica, come un Ecce Homo presumibilmente realizzato dal Guercino, che venne acquistato nel 1939 da un noto appassionato di storia e di arte di Legnano[33]. Negli stessi anni un facoltoso aristocratico milanese acquistò due pregevoli tele ovali ottocentesche rappresentanti due membri della famiglia Cornaggia[33].

Scorcio in notturna del castello di Legnano

Fino al 1929 era anche presente un armadio realizzato nel XIX secolo che conteneva gli archivi storici del castello, documenti che risalivano fino al XVII secolo; poi sparì senza saperne la destinazione[33]. Gli antichi camini del castello scomparvero in epoca imprecisata, dato che neppure il Sutermeister fu testimone della loro presenza[33]. Alla Ca' Granda di Milano si trovano alcuni quadri che raffiguravano i membri della famiglia Lampugnani e che forse un tempo si trovavano nel castello: se effettivamente si trovassero nella fortificazione legnanese, non si conosce la data del loro trasferimento[33].

Dopo che fu abbandonato dai Cornaggia, il maniero di San Giorgio non fu più oggetto di manutenzioni[33]. In aggiunta i nuovi inquilini, ovvero il mezzadro e i contadini, modificarono la parte residenziale del castello con la realizzazione di mura di tramezzo all'interno dei locali più ampi[33]. Nel 1963 il comune di Legnano firmò con gli eredi Cornaggia un contratto preliminare prevedente la vendita dello storico immobile. Questo primo compromesso di cessione fu modificato più volte, soprattutto a causa della futura destinazione del castello, delle zone contigue e delle aree circostanti, che fu oggetto di ampia discussione[35]. Queste ultime, nel 1976, verranno poi trasformate nel Parco locale del bosco di Legnano, mentre il castello sarebbe stato destinato, come deciso, a manifestazioni culturali[24].

L'iter di acquisto terminò nel 1973, con l'acquisizione, da parte del comune di Legnano, del castello, del mulino Cornaggia e di 240.000 metri quadri di terreno circostante[36]. Dopo decenni di degrado ed incuria il castello è stato ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2005[37]. Dal 2007, facendo parte del progetto SALe Legnano, è sede espositiva insieme a palazzo Leone da Perego[34][38].

Il complesso architettonico[modifica | modifica wikitesto]

I resti dell'antica torre di vedetta[modifica | modifica wikitesto]

I resti dell'antica torre di avvistamento, in seguito inglobati nell'edificio, che risalgono al 1231

La parte inferiore della torre d'avvistamento, che venne realizzata presumibilmente nel 1231 e che appartenne all'antico convento, è ancora visibile nella struttura moderna: questa costruzione, che è la parte più antica della fortificazione legnanese, è stata infatti inglobata nel castello e corrisponde alla porzione centrale dell'ala che si trova subito alla destra del torrione principale[14].

Sulla sinistra, i resti dell'antica torre di avvistamento, in seguito inglobati nell'edificio

I resti della torre hanno forma quadrata e possiedono uno spigolo di 7,5 m. Le finestre e le porte, che in seguito sono state murate, erano monofore ad arco e sono ancora riconoscibili nella struttura moderna: gli archi erano realizzati in mattoni a concio in cotto e in marmo bianco[14]. In corrispondenza di questa torre era presente l'entrata originaria della struttura, che è ancora riconoscibile sul lato ovest sebbene sia stata murata[14]: è caratterizzata da un ampio arco di mattoni impreziosito da inserti in marmo bianco[24]. Il nome o la famiglia del costruttore della torre di avvistamento sono però incerti[39]. Come già accennato, secondo alcuni studi, la torre potrebbe essere stata realizzata da Uberto Visconti, oppure dai proprietari successivi del castello, i Della Torre[24].

La maggiore antichità di questa parte del castello è anche indicata dall'aspetto dei muri esterni, che sono più grezzi e risultano diversi dalla quelli della restante parte della struttura, oltre che dal livello dei pavimenti originali, che è più basso di 1,5 m rispetto dal resto del suolo di calpestio[14]. Lavori eseguiti nel XV secolo hanno poi riportato tutti i pavimenti allo stesso livello[14]. In origine, questa porzione dell'edificio, quando fungeva da torre, era più alta ed era provvista, nella parte superiore, di merlature difensive[14].

Per quanto riguarda le decorazioni, quelle del pian terreno sono comparse, mentre al piano superiore sono presenti della affrescature di epoca rinascimentale[23]. Quando il castello fu trasformato in tenuta agricola, nell'originaria torre d'avvistamento vennero allocati i torchi vinari: di questo uso sono rimaste le canalizzazioni scavate sul pavimento in pietra che servivano a convogliare il mosto[23]. Sono giunti sino al XXI secolo anche i fori dei ponteggi che vennero utilizzati all'epoca per effettuare i lavori di questa conversione: sono dei buchi grezzi di forma triangolare che sono stati ottenuti con l'accostamento di tre mattoni con un angolo di circa 60° e che si possono distintamente vedere sulle pareti di questa porzione del castello[23].

Gli edifici costruiti dai Della Torre[modifica | modifica wikitesto]

In primo piano, la parte di edificio costruito tra il 1261 e il 1273 dai Della Torre. Si trova a nord dei resti della torre d'avvistamento, verso viale Toselli

Dopo l'acquisizione del convento e dei terreni connessi, i Della Torre costruirono altri due edifici. Il primo, che ha dimensioni 20 m per 7,5 m e che è stato edificato tra il 1261 e il 1273[16][25], è quello che si trova a nord dei resti della torre d'avvistamento dell'antico convento: è quindi situato parallelamente all'Olona e verso il moderno viale Toselli[40]. Anche in questo caso, le originarie finestre ad arco sono state murate[23]. Anche in questo caso gli archi erano realizzati a concio in cotto e in marmo bianco: i resti delle antiche finestre sono però completamente scomparsi a causa di alcuni restauri successivi che hanno coinvolto l'esterno dell'edificio e che sono stati compiuti da Oldrado III Lampugnani nel XVI secolo[23][32]. Inoltre, con la trasformazione del castello in tenuta agricola, dagli originari due piani si è passati a tre con il cambio di destinazione d'uso, che fu trasformata da residenziale a magazzino: in particolare nello scantinato furono collocati i tini e le botti per la produzione del vino, mentre i due piani superiori vennero adibiti a magazzino per le derrate alimentari[23].

La parte sud-ovest del castello. Sulla destra, intonacata di bianco, l'ala costruita da Oldrado II Lampugnani nel XV secolo, mentre sulla sinistra è presente, adiacente a quest'ultima, l'altra parte del castello (dai muri in mattoni a vista) costruita tra il 1261 e il 1273 dai Della Torre e ricostruita tra il 1523 e il 1528 da Oldrado III Lampugnani

L'altro edificio, che è stato anch'esso originariamente costruito dai Della Torre tra il 1261 e il 1273[16][25], era l'ala che si trovava a sud della torre originaria dell'antico convento, anch'essa parallela all'Olona: tale edificio è stato poi sostituito da un nuovo complesso che è stato ricostruito e poi ampliato tra il 1523 e il 1528 da Oldrado III Lampugnani[25]. Secondo altri autori, questo secondo edificio venne realizzato successivamente da Oldrado II Lampugnani[24]. Della vecchia costruzione duecentesca sono rimasti alcuni muri che sono ancora caratterizzati dalla presenza delle antiche finestre ad arco, che sono però murate da Oldrado III Lampugnani nel XVI secolo: quest'ultimo realizzò anche l'intonaco bianco esterno[23]. Altri resti della costruzione duecentesca, questa volta più tangibili, sono la parte dell'edificio immediatamente adiacente all'antica torre di vedetta, che ha uno stile simile differente e corrispondente a quello di quest'ultima[23].

Proseguendo verso sud, l'aspetto di questo edificio infatti cambia: prova di questo mutamento è lo stile delle finestre, che è diverso[23]. In questa ala sono presenti, al pianterreno, i locali dove abitavano i Lampugnani, stanze che sono caratterizzate dall'assenza di decorazioni e da soffitti a cassettoni, mentre al piano superiore sono situate due stanze da notte, che sono affrescate da motivi che rappresentano delle tarsie marmoree[32]. Queste decorazioni sono state realizzate nel XVI secolo dal pittore Gian Giacomo Lampugnani, che seguì, tra l'altro, anche la costruzione la basilica di San Magno: il Lampugnani eseguì anche le prime decorazioni della maggiore chiesa legnanese[32]. Nella seconda stanza da letto è presente una piccola nicchia che serviva come armadio per la proprietaria e dov'è affrescata una testa femminile dal soggetto sconosciuto[32]. Tutte le stanze di questo edificio sono dotate di camini, focolari che presentano un aspetto rustico che è ben lontano dai camini ricercati e riccamente decorati delle altre dimore gentilizie di Legnano[32]. Questo edificio era dotato di un sistema di riscaldamento ad aria calda che era formato da tubi in terracotta, griglie e focolari, e che serviva a riscaldare tutta l'ala sud del castello[32].

La chiesetta di San Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sinistra, a fianco del torrione principale, la chiesetta di San Giorgio, che risale al 1440

Nel perimetro del castello è ancora presente una chiesetta dedicata a San Giorgio che è stata edificata nel 1440 probabilmente sulle vestigia del tempio appartenente all'antico convento di Regolari Agostiniani[41]. Questa ipotesi si basa su una comune usanza in voga per secoli: dare agli edifici dall'uso similare che si sono susseguiti nello stesso luogo lo stesso nome oppure, in presenza di costruzioni religiose, dedicare la struttura allo stesso santo[41]. La chiesetta originaria potrebbe essere stata da sempre presente all'interno del convento dei Regolari Agostiniani, oppure potrebbe essere stata realizzata dai Della Torre[15]. Altra congettura considera l'ipotesi che la chiesetta originaria sia stata aperta al culto da Ottone Visconti, che dimorò nel castello e che potrebbe avere avuto bisogno di una chiesa per officiare le funzioni religiose, essendo un sacerdote[15]. Come risulta dal citato atto notarile datato 14 ottobre 1261, quello relativo all'abbandono del convento da parte dei monaci Regolari Agostiniani, la primigenia chiesetta di San Giorgio sicuramente esisteva almeno da trent'anni: venne quindi realizzata prima del 1231[22].

Particolare della chiesetta di San Giorgio

Altri documenti dove viene menzionata la chiesa moderna sono datati 1580, 1640, 1686, 1779 e 1845, seppure l'edificio di culto venga citato con intitolazioni diverse[15]. Il documento del 1580, che richiama a sua volta uno scritto del 1262, riporta il nome di "oratori di San Maiolo", mentre la testimonianza scritta del 1640, che è stata redatta da Agostino Pozzo, prevosto di San Magno dal 1628 al 1653[42], chiama l'edificio sacro con il nome di "oratorio privato di San Giorgio"[15]. Sui documenti del 1686 e del 1779 il nome è ribadito in "chiesa di San Giorgio", mentre sulla testimonianza scritta del 1845 viene riportata la dedicazione a Sant'Angelo[15]. Nel corso dei secoli sono poi spariti tutti gli eventuali riferimenti, per esempio sugli affreschi, che avrebbero potuto menzionare la dedicazione di questo luogo di culto[15]. La dedicazione della chiesetta a San Giorgio è però ribadita da Guido Sutermeister in un suo scritto:

« [...] Perché castello di San Giorgio ? Una chiesetta con convento sconosciuti gli diedero il nome. [...] »
(Guido Sutermeister, Notizie Archeologiche Zona Legnanese. Notizie storiche Castello di Legnano. Tutela paesaggio., 1956[43][44])

Un tempo la chiesetta di San Giorgio includeva anche un locale situato a destra del torrione principale che era affrescato con soggetti floreali e che è diventato la guardiola d'ingresso del castello[32]. La chiesetta è stata poi ristrutturata nel XIX secolo dai marchesi Cornaggia, che rifecero la volta e la facciata[33].

Questo edificio religioso è stato utilizzato sia come luogo di culto privato che come tomba di famiglia[33]. Per quanto riguarda le opere d'arte, la chiesetta è priva di decorazioni murarie ad eccezione delle iscrizioni tombali[33]. È presente solamente un quadro che raffigura san Giorgio e che è databile alla prima parte del XIX secolo[33].

Gli ampliamenti di Oldrado II Lampugnani[modifica | modifica wikitesto]

Il torrione principale[modifica | modifica wikitesto]

Il torrione principale, che fu realizzato tra il 1437 e il 1445, ritratto dal piazzale antistante al castello
L'ingresso del castello, che si trova in corrispondenza del torrione principale

Il torrione principale fu realizzato tra il 1437 e il 1445 da Oldrado II Lampugnani[24][13]. Questa struttura difensiva, che è posta verso nord, ha base rettangolare (9,2 per 14 m) ed è alta 16,5 m dal piano stradale[13]. Tale torre, che era la parte difensiva più importante del castello, comprende l'ingresso principale della struttura[13]: con la sua costruzione, l'entrata si spostò da ovest, cioè dall'originaria torre di vedetta, a nord[24]. Nel torrione principale sono presenti due ambienti ai piani superiori che un tempo servivano per l'alloggiamento della guardia e del capitano d'arme: ci si saliva tramite una scala esterna in legno che era sostenuta da mensole di serizzo[38]. In seguito questa scala fu eliminata e venne sostituita da un'analoga struttura interna in muratura[38].

Su questo edificio, sopra l'entrata, è collocato uno stemma in pietra, piuttosto elaborato[24], della famiglia Lampugnani: sopra questo blasone è presente un elmo a celata che sottolinea la qualità militare di Oldrado II; è poi collocata una gerla contente un'agnello, simbolo della sua mitezza di base, il quale ha in bocca una camarra, che serve a domare i cavalli focosi e che è simbolo del comando di cavalleria[38]. Lo stemma è completato dalle sue iniziali[24], da una pigna e da alcuni rami di pino, di cui non si conosce il significato, e una croce di Malta, che si trova sul collo del cimiero e che è stata riconosciuta a Oldrado II per il ruolo che il nobile Lampugnani ha avuto in alcuni negoziati tra il Duca di Milano e il re di Cipro[38].

Come già accennato, Oldrado II Lampugnani ha scavato anche un fossato intorno alla struttura, che era allagabile grazie a un sistema di chiuse installate sulle rive dell'Olona, ed ha realizzato un ponte levatoio davanti all'ingresso principale[45]. Oltre al ponte levatoio, in corrispondenza dell'ingresso principale era un tempo presente un'inferriata che poteva essere abbassata per impedire l'ingresso degli aggressori, assalitori che potevano essere subissati dai colpi inferti dai soldati appostati nei piani superiori del torrione[13]. Questa guarnigione poteva difendere l'ingresso del castello anche grazie ad alcune botole che si potevano aprire sopra gli aggressori, oltre che dalle feritoie e dalle passerelle in legno situate nel cortile che davano verso il torrione[45]. Sia l'inferriata che il ponte levatoio, meccanismi compresi, furono eliminati durante il periodo in cui il castello era utilizzato come azienda agricola dai Cornaggia[38]. Fino al XX secolo all'interno del torrione principale si trovava una bilancia a ponte che serviva per pesare i carri agricoli[38].

Le altre opere difensive[modifica | modifica wikitesto]

Una delle torri difensive, che sono state costruite nel XV secolo da Oldrado II Lampugnani

Oldrado II Lampugnani ha costruito anche le robuste[24] mura che racchiudono la struttura. Un tempo avevano un perimetro di 80 m per 120 m, mentre oggi descrivono un rettangolo di 80 m per 70 m[13]. Le mura, ai tempi di Oldrado II, erano perimetrate da una passerella interna in legno che collegava le sei torri minori[13]. In origine era presente anche un'altra passerella aerea in legno che collegava direttamente il camminamento intorno alle mura con le stanze situate al primo piano nella parte dell'edificio che corrisponde all'antica torre di vedetta[32]. Questo camminamento venne eliminato nel XVI secolo da Oldrado III Lampugnani[32].

Le merlature delle mura difensive a nord del complesso, che sono state realizzate nel XV secolo da Oldrado II Lampugnani

Nell'occasione Oldrado III Lampugnani modificò anche l'aspetto del cortile interno, facendo realizzare sulle facciate esterne degli edifici dei riquadri che contenevano delle raffigurazioni di armi e di scene campestri che sono andati quasi completamente perduti a parte qualche traccia di pitture che è resistita alle intemperie[32]. Oldrado III realizzò anche i cornicioni esterni, che sono caratterizzati da travetti e mensole di pregevole fattura, e i comignoli, anch'essi dallo stile ricercato[46]. Nel XVII secolo furono invece messe in posa le ringhiere delle finestre balcone[41].

Lungo i muraglioni erano inserite sei torri cilindriche dalla base svasata che sono fornite di merlature e di tetto, copertura che serviva per proteggere i soldati dalle intemperie[13]. Quattro torri erano erano posizionate agli angoli del quadrilatero, mentre due erano collocate a metà dei lati est ed ovest[13]: tutte sono leggermente asimmetriche, con la parte leggermente appiattita che è rivolta verso l'interno del castello[24]. In seguito, come già accennato, sono state demolite le due torri poste verso sud[13]. Le torri sono alte 12,5 m e hanno un diametro di 5,5 m: hanno delle feritoie all'altezza del camminamento di ronda in legno, mentre sotto il loro tetto sono presenti delle merlature[13]. La forma delle mura e quella delle torri richiamano quelle del Castello Sforzesco di Milano, a cui Oldrado II Lampugnani si ispirò, fermo restando il differente materiale utilizzato: al posto della più costosa pietra, per la fortificazione legnanese si optò per il più economico mattone[38]

L'edificio a sud del complesso[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio a sud del complesso, contraddistinto da un intonaco bianco, che è parallelo alle mura meridionali e che è stato costruito da Oldrado II Lampugnani nel XV secolo. Sulla destra, parte dei fienili e delle scuderie realizzate dai marchesi Cornaggia nel XX secolo

A sud di questa ala - parallela alle mura meridionali - è presente un'altra costruzione a due piani costruita da Oldrado II Lampugnani e successivamente intonacata di bianco da Oldrado III nel XVI secolo[32]. Al pian terreno di questo edificio è stata ricavata una grande stanza che ha dimensioni 15 m per 8 m e che possiede un soffitto con volta a botte impreziosito da crociere e pennacchi; ad est è presente un camino dietro al quale è situato un piccolo studiolo dentro il quale è stato trovata la centrale termica del sistema di riscaldamento ad aria calda che serviva, come accennato, tutta l'ala sud del castello, compreso questo edificio[32].

L'accesso a questo piccolo locale è all'esterno dell'edificio[32]. Considerando le dimensioni e l'architettura del soffitto, la grande stanza aveva probabilmente funzione di salone di rappresentanza[32]. Al piano superiore sono invece presenti dei locali con soffitti in rovere a cassettoni, le cui formelle erano decorate da motivi rappresentanti foglie e fiori[32]. Con la costruzione di questo edificio, la zona residenziale si è notevolmente ampliata: in questo modo il castello ha assunto le caratteristiche di un'abitazione signorile fortificata[32].

Gli ampliamenti dei Cornaggia[modifica | modifica wikitesto]

Il lato est della struttura. Dietro le mura e i resti del fossato allagabile, si scorgono le altre stalle costruite nel XIX secolo, questa volta alla sinistra del torrione principale, dopo la trasformazione della struttura in tenuta agricola

A fianco dell'edificio realizzato da da Oldrado II Lampugnani sono situati parte dei fienili e delle scuderie realizzate dai marchesi Cornaggia nel XX secolo[41]. I Cornaggia hanno poi aggiunto uno spiazzo a sud della struttura che venne destinato originariamente a giardino interno, hanno eliminato le merlature delle mura (ad eccezione di un breve tratto) e hanno demolito le torri a sud del complesso[41][29].

Nello stesso secolo sono state costruite altre stalle e fienili, questa volta all'estrema sinistra del torrione principale,che sono caratterizzate da mattoni e archi ogivali[32]. Tale costruzione fu realizzata sopra la cosiddetta "caneva", ovvero la ghiacciaia a servizio del castello: questo locale sotterraneo, che si trova 8 metri sotto il livello delle mura e che venne realizzato tutto in mattoni, è caratterizzato da una porticina d'ingresso protetta da un'inferriata che è situata in queste stalle e che dà verso il cortile interno[41]. Entrambi gli edifici poi destinati a stalle e fienili vennero realizzati con il materiale edile ricavato dalla demolizione delle torri meridionali e delle merlature delle mura[33].

La rete dei cunicoli sotterranei[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso della caneva del castello di Legnano, che è riconoscibile da una piccola inferriata. L'edificio che l'accoglie, è la stalla che si trova a sinistra del torrione principale

Intorno al castello di Legnano è stata realizzata una rete di cunicoli sotterranei la cui funzione era quella di collegare i possedimenti dei proprietari della fortificazione e gli immobili delle famiglie con loro imparentate[41]. Queste gallerie rendevano possibile un'eventuale fuga dal castello oppure permettevano anche agli abitanti delle zone circostanti di rifugiarsi nel maniero[41].

Uno degli ingressi alle gallerie si trova all'interno dell'antica caneva: questo ingresso venne scoperto nel 1935 da Guido Sutermeister[41]. La galleria che inizia da questo ingresso collegava il castello di Legnano con San Vittore Olona[41]. In questa località è stata trovata, nei sotterranei di una casa signorile del XV secolo situata nella moderna via Magenta, un'analoga porticina che porta a un troncone di cunicolo che va in direzione del castello legnanese: la galleria è però interrotta a causa di una frana[41].

Nel XX secolo, durante diversi scavi, sono stati trovati altri tronconi di queste gallerie. Il primo troncone, non lontano da San Giorgio su Legnano, è stato parzialmente esplorato da uno degli operai che lo hanno riportato alla luce. Questo operaio è stato persuaso dall'esplorazione dopo aver percorso 5 o 6 metri a causa di un filato di vento che gli ha spento la candela. Un secondo troncone verso Legnano è stato scoperto e subito ostruito dall'Amministrazione comunale per ragioni di sicurezza[47]. Un altro troncone di galleria è stato invece scoperto, questa volta nel centro abitato di San Giorgio su Legnano, negli scantinati della cosiddetta "Casa della Regina"[41].

Secondo una leggenda, da uno di questi cunicoli l'imperatore Federico Barbarossa riuscì a fuggire ed a salvarsi dopo la disfatta patita nella battaglia di Legnano[47][48]. Il castello Visconteo di Legnano è stato però realizzato ampliando e fortificando l'antico convento di Regolari Agostiniani solo dopo il celebre scontro armato del 29 maggio 1176: in realtà l'avamposto militare utilizzato dalla Lega Lombarda durante la battaglia di Legnano fu il castello dei Cotta, fortificazione altomedievale presente a Legnano dal X al XIII/XIV secolo sull'area dove sorgono il moderno Palazzo Leone da Perego e la Galleria INA[49].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D'Ilario, pp. 216-225.
  2. ^ a b c Agnoletto, p. 33.
  3. ^ Agnoletto, p. 32.
  4. ^ Ferrarini, p. 45.
  5. ^ Regione Lombardia - ARPA - Contratto di fiume Olona Bozzente Lura - Rapporto del primo anno di lavoro (PDF), contrattidifiume.it. URL consultato il 5 novembre 2015..
  6. ^ D'Ilario, 1984, p. 83.
  7. ^ Agnoletto, p. 38.
  8. ^ D'Ilario, p. 20.
  9. ^ D'Ilario, p. 35.
  10. ^ a b D'Ilario, p. 23.
  11. ^ D'Ilario, 1984, p. 227.
  12. ^ Ferrarini, p. 58.
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m D'Ilario, p. 219.
  14. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p D'Ilario, p. 216
  15. ^ a b c d e f g h D'Ilario, p. 223.
  16. ^ a b c d e f Agnoletto, p. 34.
  17. ^ Da sito web istituzionale - Cenni storici, sangiorgiosl.org. URL consultato il 16 gennaio 2015.
  18. ^ Agnoletto, p. 31.
  19. ^ D'Ilario, p. 17.
  20. ^ Ferrarini, p. 48.
  21. ^ D'Ilario, p. 40.
  22. ^ a b c d Ferrarini, p. 99.
  23. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w D'Ilario, p. 218.
  24. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Ferrarini, p. 102.
  25. ^ a b c d D'Ilario, pp. 217-218.
  26. ^ D'Ilario, pp. 222-223.
  27. ^ D'Ilario, p. 43.
  28. ^ D'Ilario, pp. 218-219.
  29. ^ a b c D'Ilario, p. 217.
  30. ^ D'Ilario, p. 21.
  31. ^ Agnoletto, p. 35.
  32. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u D'Ilario, p. 221.
  33. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y D'Ilario, p. 224.
  34. ^ a b c Il castello di San Giorgio, spaziartelegnano.com. URL consultato il 14 gennaio 2017.
  35. ^ D'Ilario, pp. 224-225.
  36. ^ D'Ilario, p. 225.
  37. ^ "La campanella, il guerriero e il portone ritornino al castello", legnanonews.com. URL consultato il 14 gennaio 2017..
  38. ^ a b c d e f g h D'Ilario, p. 220.
  39. ^ Ferrarini, p. 101.
  40. ^ D'Ilario, pp. 216-218.
  41. ^ a b c d e f g h i j k l D'Ilario, p. 222.
  42. ^ Raimondi, p. 76.
  43. ^ Ferrarini, p. 123.
  44. ^ Memorie della società arte e storia- Legnano, societaartestoria.it. URL consultato il 13 gennaio 2017.
  45. ^ a b D'Ilario, pp. 219-220.
  46. ^ D'Ilario, pp. 221-222.
  47. ^ a b Le pubblicazioni de' "Il Belvedere" – San Giorgio su Legnano – con il patrocinio dell'Amministrazione comunale
  48. ^ Percivaldi, p. 19.
  49. ^ D'Ilario, 1984, p. 211.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Marco Turri, Profilo storico della città di Legnano, Edizioni Landoni, 1984, ISBN non esistente.
  • AA.VV, Il Castello di Legnano. Fascino e suggestione di una testimonianza storica, Ed. Museo civico Sutermeister, 1991, ISBN non esistente.
  • Attilio Agnoletto, San Giorgio su Legnano - storia, società, ambiente, 1992, ISBN non esistente.
  • Elena Percivaldi, I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda, Ancora Editrice, 2009, ISBN 88-514-0647-2.
  • Gabriella Ferrarini, Marco Stadiotti, Legnano. Una città, la sua storia, la sua anima, Telesio editore, 2001, SBN IT\ICCU\RMR\0096536.
  • Giovanni Battista Raimondi, Legnano : il suo sviluppo, i suoi monumenti, le sue industrie, Pianezza e Ferrari, 1913, SBN IT\ICCU\CUB\0533168.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]