Castello di Battipaglia

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Castello di Battipaglia
Castelluccio di Battipaglia.jpg
Castelluccio di Battipaglia prima della restaurazione del 2016
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneCampania
CittàBattipaglia
Coordinate40°37′03.07″N 14°59′28.1″E / 40.61752°N 14.99114°E40.61752; 14.99114
Informazioni generali
TipoCastello
StileMedievale
Primo proprietarioRoberto il Guiscardo
Proprietario attualefamiglia Santese
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Il castello di Battipaglia detto anche "Castelluccio", è un edificio d'epoca medievale costruito intorno all'anno Mille su commissione di Roberto il Guiscardo. L'edificio si trova sulla collina che domina la città in posizione strategica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La struttura è menzionata in un documento del Principato di Salerno del 1080, nel quale l'amministrazione confermava alla Chiesa salernitana i vari possedimenti locali tra cui il "Castellucium de Baptipalla". La fortezza è citata anche nell'Inventario federiciano dei castelli del 1230-1231. Bertoldo di Hohenburg, principe di Taranto e governatore del principato di Salerno, stabilì nel 1251 che il Castelluccio e il Casale di Battipaglia venissero restituiti alla Chiesa salernitana.

Dalla metà del XIII secolo in poi non vi sono notizie riguardanti il Castello, quantomeno sino agli inizi del XVII secolo, quando la famiglia Doria, casata nobile originaria di Angri, lo acquistò. Successivamente, intorno alla metà dello stesso secolo, il marchese Giulio Pignatelli acquistò il forte per farne la propria residenza estiva e di caccia. Poiché la struttura presentava gravi segni di degrado, Pignatelli ne affidò all'architetto napoletano Farinelli il restauro; il progettista modificò radicalmente la struttura, in modo tale da trasformare la fortezza in una vera e propria residenza.

L'ultimo personaggio ad abitare il castello fu la marchesa Margherita Pignatelli, definita dai suoi contemporanei come una donna assai affascinante ma altresì stravagante: difatti si narra che in una sola notte abbia perso tutte le sue terre a causa di una partita a carte. Lo stemma della famiglia Pignatelli è ancora visibile sulla volta dell'ingresso principale.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura possiede ancora le mura risalenti al VII secolo e una torre del XIII secolo. La facciata presenta tre torri quadrangolari costruite successivamente; il complesso include una piccola chiesa, una veranda, cucine, un locale adibito a dispensa per i viveri, un frantoio e diversi bagni dove è conservata un'antica caldaia. Al castello è annessa una piccola grotta usata probabilmente come riparo per il bestiame, collegata un tempo tramite mura interne. I locali del pian terreno sono caratterizzati da spettacolari volte a crociera scavate nella pietra viva risalenti all'anno Mille. Vi sono inoltre nelle poche aree agibili due forni a legna e cinque caminetti un tempo rivestiti in marmo, montacarichi per il trasporto di vivande e stipiti delle porte in granito.

L'appartamento nobiliare non era molto grande: era composto da sei stanze, tra le quali quella più grande era probabilmente il salone. Questo era illuminato da due grandi finestre archiacute che dovevano essere bifore, ma oggi non presentano più i loro pilastrini centrali. L'ultima stanza della parte gentilizia porta ad un grande scalone in pietra e a stanze del piano terra, che sono illuminate da finestre poste in alto. Un affresco sormonta il portale della chiesetta raffigurante la Madonna delle Grazie, cui era dedicata.

Dopo anni di scarsa manutenzione e fatiscenza, dal 2016 al 2018 il Castello è stato oggetto di una imponente restaurazione che ne ha radicalmente rinnovato la struttura e gli interni. Il progetto, contestato dal FAI[1], è stato promosso dall'imprenditore battipagliese Francesco Santese, che è così diventato il nuovo proprietario dello storico edificio[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Battipaglia, restauro del Castelluccio: le foto, su salerno.occhionotizie.it. URL consultato il 12 giugno 2021.
  2. ^ Battipaglia: terminata la riqualificazione del Castelluccio, ecco il restyling, su ilmattino.it. URL consultato il 12 giugno 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marianna Mastrangelo, Alla ricerca di un patrimonio nascosto, Noitrè, 2002, pp. 46-48, ISBN 88-900809-2-2.
  • Alessandro Di Muro, La piana del Sele in età normanno-sveva, Adda, Bari, 2005, pp. 66-67, ISBN 88-8082-622-0.
  • Luigi Gambardella, Battipaglia dal remoto mondo degli Etruschi alle superbe affermazioni di moderno e dinamico comune democratico, Battipaglia, 1968.
  • Lorenza Rocco Carbone, Battipaglia 70 anni nella sua storia, Massa editore, Napoli, 1999, ISBN 88-900064-9-8.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]