Castello della Rotta

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Castello della Rotta
Castello della rotta, moncalieri.jpg
Il castello della Rotta
(prospetto principale)
StatoDucato di Savoia poi
Regno di Sardegna
Stato attualeItalia Italia
RegionePiemonte
CittàMoncalieri
Coordinate44°56′46.64″N 7°42′58.94″E / 44.946288°N 7.716372°E44.946288; 7.716372Coordinate: 44°56′46.64″N 7°42′58.94″E / 44.946288°N 7.716372°E44.946288; 7.716372
Informazioni generali
TipoCastello medievale
CostruzioneSecolo XIII-Secolo XV (1452)
CostruttoreIgnoto
MaterialeLaterizi
Primo proprietarioCavalieri templari
Condizione attualediscreta
Proprietario attualeproprietà privata
Visitabileno
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Il castello della Rotta è un antico edificio di origine medievale situato nel comune di Moncalieri, in città metropolitana di Torino.

Collocazione[modifica | modifica wikitesto]

Il castello si raggiunge da Moncalieri, da cui dista dieci chilometri, attraverso la strada provinciale 393 di Villastellone: un sentiero polveroso, a destra, porta ad un piazzale in cui sorge l'antico edificio. La casaforte, infatti, è ubicata nel ristretto spazio tra la menzionata strada provinciale e l'autostrada per Torino, in una pianura delimitata da alcuni fiumi - il Po, lo Stellone e il Banna -, al confine meridionale della circoscrizione comunale di Moncalieri con quella di Carignano. L'originaria posizione strategica del maniero si è oggi ridimensionata in uno stretto sito tra due vie di grande traffico, a sud della metropoli piemontese.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il maniero, quando fu costruito, era posto a difesa del ponte sul torrente Banna, su cui passava la strada romana proveniente da Pollenzo.
Sul suo insolito nome sono state proposte le seguenti spiegazioni: rotta (sconfitta militare), rotha (roggia, fossa irrigatoria), rotta (rottura di argini, luogo aperto, la via rupta, ovvero la rotta delle navi). In ogni caso, la costruzione, denominata nel secolo XV Grancia Rupta, si ergeva proprio in una piana aperta e scarsamente abitata. La grancia era una fattoria fortificata dove venivano raccolti i prodotti della tenuta.
In seguito ai restauri degli anni ottanta, la casaforte ha rivelato la sua quattrocentesca struttura. Ha la forma di un quadrilatero con vasto cortile interno e cisterna centrale, la cappella con volta ogivale, la poderosa torre di vedetta, l'ala conventuale con sala di rappresentanza, il cellario, le stalle, i magazzini, i sotterranei. Il prospetto principale è caratterizzato dall'arcigno torrione, col portale d'accesso sormontato dallo stemma dei Valperga (un ramoscello con il capro), che divide, a sinistra, la parte con il primo piano e finestre rettangolari a sesto acuto su cui si estendono i locali di servizio, e, a destra, la fabbrica meno estesa con la cappella e altre stanze.
Alcune cronache parlano di una destinazione templare intorno al 1100 e giovannita per il castello della Rotta. Altre fonti, al contrario, ritengono sia stato edificato dopo la soppressione del suddetto ordine.[2]
La Rotta, comunque, fu fortificata soprattutto per la difesa dai briganti, poiché nella metà del 1400 erano terminati i conflitti tra comuni o feudi, dato che la pianura piemontese era sotto la giurisdizione del duca di Savoia.[3]

Il castello mutò spesso proprietario: dai romani, ai longobardi, ai templari (lo tennero per oltre trecento anni), e nel Cinquecento ai Savoia. Fu testimone di due battaglie: Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano (da cui discenderanno i re d'Italia), vi subì, nel 1639, una disfatta con l'esercito francese e, nel 1706, mentre il suddetto assediava Torino, fu adibito a deposito di polvere da sparo per rifornire clandestinamente gli abitanti della città.
Vi morì, pazzo, il 30 ottobre 1732, l'abdicatario re di Sardegna Vittorio Amedeo II, qui rinchiuso dal figlio Carlo Emanuele III.
Alla fine del Settecento, pertanto, la storia della costruzione come fortilizio era conclusa e prevalse la destinazione abitativa gentilizia.[4] La lapide, murata sul portale d'ingresso della casaforte, raffigura lo scudo dei Valperga con un arbusto sovrastato da un becco (il maschio della capra). Vi fu collocata, nel 1455, dal Gran Priore dei Cavalieri gerosolimitani Giorgio di Valperga di Masino, con la seguente iscrizione latina:

«"Hec est Baptiste sub nomine facta Johannis Mansio quam fieri desertis fecit i agris longobardor,
prio ille Georgius ortus ex clara comitum Valpergie stirpe beati Montiscalerii preceptor en ede Johannis
cuius in augumentum castrum istud adidit mille quadringenta et quinquaginta duobus religio gaude proque ipso numine adota
".»

"Il castello della paura"[modifica | modifica wikitesto]

Nelle prime decadi del Novecento il castello della Rotta si trovava in stato di abbandono e ciò, unitamente alla solitaria ubicazione e alla circostanza di essere stato a lungo un possesso templare, favorì il sorgere di argomentazioni circa presunti fenomeni soprannaturali che lo infesterebbero. La costruzione avrebbe una posizione astrologica idonea all'apporto di energie naturali, perché orientata in rapporto alla posizione del sole, della luna e dei pianeti, trovandosi all'incrocio di particolari linee di forze magnetiche terrestri.[5] La notorietà della dimora in tal senso si consolidò a partire dagli anni Ottanta, anche se risulta chiaramente difficile poter credere alla veridicità delle numerose "testimonianze".

A detta degli "esperti", comunque, il castello avrebbe la fama di essere il più infestato d'Italia e il seguente incompleto elenco riassume le presenze che si sarebbero manifestate nelle sue stanze: un cavaliere armato sul suo destriero, un sacerdote criminale, un corteo rituale di ecclesiastici (ogni 14 giugno), una nobile forse suicida, un'anziana tata rea di aver provocato la scomparsa di un infante, un cardinale seduto e intento a leggere un libro ed un uomo vestito di nero che ritorna nel luogo della propria morte.[6]

Una ricerca del CICAP ha, tuttavia, evidenziato come le leggende sui fantasmi di questa struttura si siano diffuse solo a partire dagli anni Ottanta, a seguito di un cambio di proprietà[7], senza evidenze precedenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Capone, Italia..., p. 58
  2. ^ Fenoglio, Fantasmi, spettri.., p. 35
  3. ^ Harold, p. 178
  4. ^ Giovetti, p. 20
  5. ^ Capone, Alla ricerca..., p. 42
  6. ^ Baudinelli, p. 32
  7. ^ http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php?section=indagini_in&content=castello_rotta

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giusi Audiberti, Il fantasma nel castello, Gioventura Piemontèisa, Torino 2009.
  • Riccardo Baudinelli, Castelli del mistero, Mattioli 1885, Fidenza 2010.
  • Maurizio Bonfiglio, Piemonte e Valle d'Aosta misteriosi, Castelvecchi, Roma 2010.
  • Bianca Capone Ferrari, Alla ricerca delle mansioni templari, ed. Federico Capone, Torino 2009.
  • Id., Guida all'Italia dei Templari, Mediterranee, Roma 1996.
  • Id., Italia templare, Mediterranee, Roma 2011.
  • Id., Quando in Italia c'erano i Templari, ed. C. Capone, Torino 1981.
  • Massimo Centini, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità dei castelli del Piemonte, Newton & Compton, Roma 2001.
  • Id., I Templari in Piemonte, Macchione, Torino 2011.
  • Alberto Fenoglio, A caccia di tesori, ed. PiemonteinBancarella, Torino 1978.
  • Id., Fantasmi, spettri e case maledette, MEB, Padova 1986.
  • Id., Guida ai fantasmi d'Italia, MEB, Padova 1986.
  • Sabina Fornaca, I castelli della provincia di Torino, Gribaudo, Savigliano 2006.
  • Paola Giovetti, L'Italia dell'insolito e del mistero, Mediterranee, Roma 2005.
  • Giorgio Harold Stuart, L'Italia dei fantasmi, Editrice Grafica l'Etruria, Cortona 1988.
  • Claudio Santacroce, I ponti del diavolo e altri luoghi misteriosi e infernali in Piemonte e Val d'Aosta, Il Punto PiemonteinBancarella, Torino 2013.
  • Dario Spada, Guida ai fantasmi d'Italia, Armenia, Milano 2000.
  • Enzo Valentini, I Templari, Mattioli 1885, Fidenza 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]