Castello Piccolomini (Balsorano)

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Castello Piccolomini
Visuale del castello nel film La cripta e l'incubo
Visuale del castello nel film La cripta e l'incubo
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Città Balsorano
Coordinate 41°48′02.0988″N 13°34′26.1978″E / 41.800583°N 13.573944°E41.800583; 13.573944Coordinate: 41°48′02.0988″N 13°34′26.1978″E / 41.800583°N 13.573944°E41.800583; 13.573944
Informazioni generali
Tipo Castello
Inizio costruzione XV secolo
Condizione attuale Agibile e visitabile
Sito web Link

www.terremarsicane.it/marsica/content/castello-di-balsorano

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Il castello Piccolomini è sito nella frazione di Balsorano Vecchio, nel comune di Balsorano, in provincia dell'Aquila[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Piccolomini oggi, in una foto a colori

Il castello di Balsorano fu eretto sulle fondamenta di un'altra antica struttura, da Antonio Piccolomini, nipote di papa Pio II e genero di Ferrante Secondo, intorno all'anno 1460. Successivamente Antonio ne assunse il comando come baronia.

In seguito conobbe vari passaggi di signoria feudale (gli stessi di Balsorano) tra cui Carlo Lefebvre, fino agli attuali Fiastri Zannelli che lo hanno trasformato in albergo-ristorante. Negli anni 30 sono stati eseguiti dei restauri a causa dei disastri creati dal terremoto della Marsica del 1915, ma conserva tuttora elementi originari dell'epoca.

È stato spesso usato come location di film italiani, specialmente negli Anni Sessanta e Settanta.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Sperone roccioso e castello

La pianta è di forma pentagonale-irregolare mentre la struttura è in pietra. Il principale accesso è pedonale dal parco di fronte che immette in un cortile ad L con pozzo. I palazzi tutt'intorno sono impreziositi da bifore e trifore. L'aspetto esterno è medievale-rinascimentale.

Veduta dei resti di Balsorano Vecchio e del castello sopra il monte Cornacchia

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura del castello è di un rettangolo irrazionale. Esso poggia sul monte Cornacchia e si trova sullo sperone roccioso che si affaccia sulla Valle Roveto. Verso la facciata il rettangolo ha un breve lato, mentre i due laterali e quello di dietro mostrano l'aspetto trapezoidale. I lati sono divisi alla base da imponenti bastioni, e poi da un cornicione marcapiano. Le finestre del primo settore sono bifore, mentre le altre monofore. La copertura del tetto è in tegole classiche evoluzione centro originalmente vi era un torrione imponente di vedetta. La torre quadrata però è crollata con il terremoto di Avezzano.

Torri[modifica | modifica wikitesto]

Le torri sono poste agli angoli del castello, ma avendo questo una struttura tripartita dalla parte che volge verso Balsorano, le torri sono cinque. Prima del terremoto del 1915 erano sei.

Le torri sono circolari e slanciate, possedendo finestre doppie su ciascuna e terminano a beccatelli. Sulla parte del castello che è a strapiombo ci sono le torri della facciata (due) ed un'altra che di collega con il lato sinistro (la torre non è visibile da Balsorano).

Entrata e giardino[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata è costituita da una cinta muraria in parte restaurata che avvolgeva il castello. Si accede da un arco e si giunge al castello vero e proprio: il portale è semplice e sopra vi è una finestra con loggia per i discorsi.

Il giardino è legato a un portico interno che contiene la piazzetta per il pozzo. Sono presenti arcate classiche con stucchi e finestre bifore gotiche.
La cinta muraria serviva da protezione ma oggi è stata attrezzata per passeggiate e come belvedere.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno mantiene l'aspetto gotico e rinascimentale originale. Le sale più piccole sono adibite a camere d'albergo mentre la sala centrale è per le cerimonie.

Castello di Balsorano in uno scatto all'alba

Particolarmente interessante è quest'ultima che è ricca degli arazzi cinquecenteschi e degli affreschi con dipinti gli stemmi e i blasoni dei vari proprietari della famiglia Piccolomini. Altri arazzi della sala mostrano figure geometriche tipiche del gotico, come pinnacoli e guglie.

Una seconda grande sala è arricchita da un caminetto di pietra con i lati affrescati di giallo, ai quali sono appese armi da guerra originali.

Cappella gentilizia Piccolomini[modifica | modifica wikitesto]

La cappella dei Piccolomini è a navata unica ed è in stile quattrocento. Gli affreschi mostrano figure geometriche di rombi e croci di Cristo, con sfumature dal blu lapislazzuli al giallo ocra. L'abside con altare è inquadrata da tre finestre ad arco a tutto sesto (la centrale è murata: le decorazioni di contorno mostrano raggi solari e lingue di fuoco che avvolgono rose dorate dorate. Nella finestra di centro invece è raffigurata la sacra scritta IHS.

Borgo medievale di Balsorano Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo sta sotto il castello e rimane poco di esso, dopo il terremoto di Avezzano.

Il centro originale è inquadrato da una fontana cinquecentesca restaurata, dedicata a San Martino. A fianco la fontana c'è un pilastro della distrutta chiesa della Santissima Trinità. Dall'altra parte è ancora in piedi l'arco di San Martino.

Location[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli anni sessanta e gli anni settanta, al castello furono girati diversi film gialli ed horror, i più celebri dei quali furono La cripta e l'incubo, Il boia scarlatto, Assassino senza volto, Riti, magie nere e segrete orge nel trecento e La sanguisuga conduce la danza.

Intorno alla metà degli anni novanta il castello divenne la location per alcuni film pornografici diretti da Joe D'Amato e Franco Lo Cascio che videro protagonista, tra gli altri, l'attore porno Rocco Siffredi[2].

I film girati al castello sono[3]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Autori Vari, Castello Piccolomini, Regione Abruzzo. URL consultato il 23 aprile 2012.
  2. ^ Balsorano, quando al castello arrivò Siffredi, Il Centro.
  3. ^ Dizionario del turismo cinematografico, FilmTv.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Marialuce Latini, Il Castello Piccolomini - Balsorano (AQ), in Guida ai Castelli d'Abruzzo, Pescara, Carsa Edizioni, 2000, pp. 94-95, ISBN 88-85854-87-7.

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