Castel Manfrino

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Coordinate: 42°44′51.23″N 13°35′22.61″E / 42.747564°N 13.589615°E42.747564; 13.589615

Castel Manfrino
Ruderi di Castel Manfrino
Ruderi di Castel Manfrino
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Informazioni generali
Tipo Fortificazione
Costruzione XII secolo-XIII secolo
Condizione attuale Rudere visitabile
Sito web castelmanfrino.it

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Castel Manfrino si eleva a breve distanza della località di Sella di Castel Manfrino, nelle vicinanze della frazione di Macchia da Sole, nel territorio comunale di Valle Castellana in provincia di Teramo, nell'area della comunità Montana della Laga, zona M.

I resti dell'antica opera fortificata sono ormai solo intuibili poiché fortemente danneggiati dal tempo.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

I ruderi della postazione difensiva si trovano a 963 metri di altitudine [1], su uno sperone roccioso a picco sulla sommità dei dirupi che dominano il corso del fiume Salinello a confine tra la provincia di Ascoli Piceno e la provincia di Teramo.
L'altura si eleva fra i monti Gemelli, ossia tra la montagna dei Fiori e la montagna di Campli. Il luogo, strategico e panoramico, offre un ampia veduta sulle valli sottostanti, idonea al controllo e all'avvistamento dei percorsi che si snodano nel territorio compreso tra la valle del Salinello e il fosso di Rivolta.[2]
Il sito è raggiungibile percorrendo la Strada statale 81 Piceno Aprutina che collega le città di Ascoli Piceno e Teramo. Si procede quindi per la Strada Provinciale 52 e si seguono le indicazioni per il paese di Macchia da Sole. Da questo borgo si origina un sentiero in terra battuta che sale lungo il fianco della montagna e, in circa 20 minuti di cammino a piedi, conduce ai resti del castello.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello fu edificato sui resti di un'antica fortezza romana,[3] costruita a difesa della strada che si dipartiva dalla Salaria nei pressi di Amatrice e, attraverso il cosiddetto Passo di Annibale, sboccava nella pianura di Campovalano.[4] Costruito in epoca bassomedievale tra il XII ed XIII secolo,[3][5] deve il suo nome a Manfredi di Svevia figlio di Federico II.[5][3] Lo storico ascolano Secondo Balena cita anche le nomenclature di Castello di re Manfredi e Castel Manfredino divenuti col trascorrere del tempo Castel Manfrino.[6] Nei documenti è menzionato anche come Castrum Maccle,[2] il castro di Macchia. Nel Catalogus Baronum è indicato come feudo di Macclam in Asculo.[7]

Il fortino servì come punto di osservazione ed avvistamento per controllare il tracciato della strada che risaliva dal versante sud della montagna dei Fiori e che dalla località di Civitella del Tronto giunge fino al monte da cui era possibile osservare il versante nord dove si trova la città di Ascoli Piceno.
Il castello fu eretto per volere di Manfredi di Sicilia[5][2] [3] su antecedenti costruzioni fortificate per controllare, insieme con la fortezza di Civitella del Tronto, le sole strade che attraversavano le montagne e che collegavano Ascoli Piceno a Teramo, meglio conosciute come i "percorsi dell'Abruzzo Ascolano".

Durante il XII secolo, a seguito della scomparsa di Manfredi, il fortino passò ad Armellino di Macchia di Giacomo,[6][5] in seguito scacciato e considerato ribelle. A questi si avvicendò Pietro d'Isola,[6] angioino, che fu ucciso durante l'attacco che gli ascolani posero in essere ai suoi danni comandati dal suo predecessore Armellino.[8][5] Gli ascolani sferrarono l'attacco a seguito degli innumerevoli contrasti che si generarono con Carlo d'Angiò ed il castello fu per lunghi periodi oggetto di aspre contese per vantare "gli antichi diritti".[9] Nell'anno 1273 fu dato in feudo a Riccardo di Agello.

Nel 1280[5] - 1281[3], Carlo I commissionò al Maestro Pierre d'Angicourt,[5] lo stesso architetto che disegnò castello di Barletta, al tempo attivo in Abruzzo,[3] la progettazione di una torre da difesa da realizzare all'interno del Castro di Macchia e lo studio di opportune opere di restauro. La torre avrebbe dovuto avere funzioni di guardia ed essere elevata in prossimità dell'ingresso al recinto. Al suo interno dovevano essere previste, a piano terra, una cisterna per la raccolta delle acque piovane, al piano superiore una camera d'aria e gli ultimi due piani sovrastanti fruibili per uso abitativo.[3] La porta di accesso alla torre angioina doveva essere prevista sul lato sud ad un'altezza di sicurezza rispetto al piano del calpestio.

Dal 1361, dopo la sconfitta di Manfredi e Corradino di Svevia e la scomparsa per tradimento del dinasta ghibellino Cola di Macchia, Castel Manfrino non apparterrà più alla soggezione ascolana e passerà sotto la giurisdizione della casa regnante di Napoli della dinastia degli Angiò.[3]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La pianta del castello si sviluppa con orientamento longitudinale da nord verso sud. Le mura esterne dell'opera fortificata sono state edificate sfruttando al meglio la naturale difendibilità del luogo e seguendo il profilo dello sperone roccioso che le ospita. Non presentano altre aperture oltre il solo ingresso al recinto.
Realizzate con pietre di fiume cementate e levigate solo verso la parte esterna, si allungano per circa 120 metri e l'interno dell'area contenuta sviluppa una larghezza variabile da 8 a 20 metri. Lo spessore delle mura è compreso tra i 50 cm ed il metro. La struttura non presenta bastioni, forse originariamente presenti solo in prossimità dell'ingresso rivolto a nord.
Diametralmente opposta all'ingresso, ancora parzialmente conservata e visibile, la torre che non aveva aperture di accesso alla base, articolata su più piani suddivisi con ballatoi di legno ed utilizzata sia come residenza del castellano sia come luogo di difesa in caso di necessità.[3] Di questa, a base quadrangolare con lato di circa 10 metri, restano il primo piano e la cisterna, la parte superiore si compone solo di qualche moncone murario, sui lati est ed ovest, ed una parete esposta ovest. Si allungano oltre la sua base anche sagome di altre stanze che raggiungono la base di una seconda torre, quella centrale alta circa una decina di metri. L'esterno di questa torre mostra una cappa fuligginosa, che sarebbe stato il luogo dove si bolliva l'olio da versare sui nemici.[5] Ad avvalorare questa ipotesi si aggiunge il ritrovamento di due caldaie nel sottostante torrente Rivolta.[5]
All'interno del recinto murario si trovano i resti di una probabile piccola cappella a pianta quadrangolare, vicino alla torre sud.[2] Un documento dell'anno 1277 riferisce della presenza stabile di un cappellano nel castello, avvalorando l'ipotesi dell'esistenza di un luogo di culto.[3] Alla base del tratto di muro sono visibili timide tracce affrescate.

La costruzione di Castel Manfrino è molto simile a quella di altre opere fortificate della provincia di Aquila come San Pio delle Camere.[2][3]

Ritrovamenti[modifica | modifica wikitesto]

Da scavi effettuati, in periodi diversi, la Relazione Tecnica degli studi compiuti dal Consorzio Aprutino Patrimonio Storico ed Artistico di Teramo[5] elenca i seguenti ritrovamenti:

  • varie punte di frecce di ferro classificate come quadrelle;
  • frammenti di ceramica databile tra il 1500 ed il 1600;
  • diverse stratigrafie di pavimentazione sottostanti all’attuale piano di calpestio;
  • alcune monete.
  • tracce di un affresco, affiorato dallo svuotamento della torre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ castelmanfrino.it. URL consultato il 7 giugno 2015.
  2. ^ a b c d e Regione Abruzzo - Castel Manfrino. URL consultato il 7 giugno 2015.
  3. ^ a b c d e f g h i j k Castel Manfrino - Provincia di Teramo.it URL consultato il 9 giugno 2015.
  4. ^ Nicola Palma, Storia Civile ed Ecclesiasticadella città e diocesi di Teramo, Teramo1832.
  5. ^ a b c d e f g h i j A. Stuard, Castel Manfrino, op. cit., URL consultato il 9 giugno 2015.
  6. ^ a b c S. Balena, op. cit., p. 220.
  7. ^ AA.VV., La valle dell'alto Vomano ed i Monti della Laga, Documenti dell'Abruzzo Teramano, voll. 2, DAT III, 2, 1991, p. 477.
  8. ^ S. Balena, op. cit., p. 221.
  9. ^ B. Carfagna, op. cit., p. 123.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arturo Stuard, Architettura e urbanistica nel medioevo teramano, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, 1980;
  • AA.VV., La valle dell'alto Vomano ed i Monti della Laga, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, Documenti dell'Abruzzo Teramano, voll. 7, CARSA Edizioni, Pescara, DAT III, 1, 1991;
  • AA.VV., La valle dell'alto Vomano ed i Monti della Laga, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, Documenti dell'Abruzzo Teramano, voll. 2, CARSA Edizioni, Pescara, DAT III, 2, 1991, p. 477;
  • Bernardo Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, Edizione La Sfinge Malaspina - Ascoli Piceno, Stampa Editoriale Eco srl-S. Gabriele (TE), 1996;
  • Secondo Balena, Ascoli nel Piceno - storia di Ascoli e degli ascolani, Società Editrice Ricerche s.a.s., Via Faenza 13 Folignano, Ascoli Piceno, stampa Grafiche D'Auria, edizione dicembre 1999, pp. 220-222, ISBN 88-86610-11-4;

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