Cassio (Terenzo)

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Cassio
frazione
Cassio – Veduta
La via centrale del borgo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Parma-Stemma.svg Parma
Comune Terenzo-Stemma.png Terenzo
Territorio
Coordinate 44°35′13.3″N 10°02′07.2″E / 44.587028°N 10.035333°E44.587028; 10.035333 (Cassio)Coordinate: 44°35′13.3″N 10°02′07.2″E / 44.587028°N 10.035333°E44.587028; 10.035333 (Cassio)
Altitudine 815 m s.l.m.
Abitanti 130[2]
Altre informazioni
Cod. postale 43040
Prefisso 0525
Fuso orario UTC+1
Patrono santa Maria Assunta
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cassio
Cassio

Cassio è una frazione del comune di Terenzo, in provincia di Parma.

La località dista 5,10 km dal capoluogo.[1]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Salti del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

A valle del borgo sorgono i Salti del Diavolo, affioramenti di rocce sedimentarie derivanti dalla disgregazione di antiche rocce eterogenee;[3] i materiali che li costituiscono, prevalentemente graniti, gneiss, porfidi, calcari, arenarie e diaspri, sono disposti granulometricamente con dimensioni decrescenti dal basso verso l'alto; alla base sono cementati grandi ciottoli, che diventano più piccoli e arrotondati al centro; la sommità è infine costituita da un amalgama compatto di colore biancastro, chiamato localmente "mass ladéin", molto utilizzato fino al XX secolo nelle decorazioni architettoniche degli edifici della zona.[4]

Disposti in perfetto allineamento, i Salti del Diavolo tagliano ortogonalmente la val Baganza collegando gli abitati di Cassio e Chiastre di Ravarano, sul versante opposto; le formazioni, risalenti al Cretacico, si presentano come una serie lunga circa 5 km di strette guglie che a tratti si elevano fino a un'altezza di 10 m rispetto al terreno circostante.[3]

Le rocce derivano il loro nome dalla leggenda secondo la quale esse costituirebbero le orme lasciate in epoca remota dal diavolo in fuga, scacciato da un eremita.[3]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo della località, di origine prediale, è associabile alla gens Cassia, probabilmente assegnataria di terre nella zona in epoca romana.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo insediamento umano fu fondato probabilmente in epoca romana, quale possedimento della gens Cassia.[5]

In età medievale il borgo, posto lungo la via Francigena, apparteneva ai conti da Cassio, che vi edificarono un castello oggi scomparso.[6]

Verso la metà del XVI secolo i conti Rossi acquistarono il feudo, che annetterono ai vicini possedimenti di Bardone e Corniana.[6]

Nel 1635 Troilo IV de' Rossi fu dichiarato reo di ribellione dal duca di Parma Odoardo I Farnese, che confiscò tutte le sue terre, comprendenti tra gli altri i feudi di San Secondo, Berceto, Roccaprebalza, Roccalanzona e Corniana.[7] Il fratello Scipione I, che servì a lungo il regno di Spagna, nel 1657 riuscì con l'aiuto del re Filippo IV a convincere il duca Ranuccio II ad annullare il decreto del 1635, a fronte tuttavia di un pesantissimo indebitamento,[8] che nel 1666 lo costrinse a cedere tutti i feudi appenninici alla Camera ducale di Parma. In seguito Cassio fu assegnata ai conti Pavesi di Pontremoli,[6] che la mantennero fino all'abolizione dei diritti feudali sancita dai decreti napoleonici del 1805.[9]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Ostello di Cassio

Chiesa di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Edificata prima del XII secolo,[5] la chiesa fu ricostruita nel XIII e nuovamente nel XVII; al suo interno una parete del presbiterio conserva un pregevole affresco raffigurante i Santi Giovanni Battista e Benedetto, dipinto tra il 1425 e il 1430.[10]

Xenodochio[modifica | modifica wikitesto]

Esistente già nell'XI secolo, lo xenodochio, oggi scomparso, fu gestito fino al 1213 dai monaci benedettini dell'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma e successivamente dai frati dell'abbazia di Leno; intitolato a sant'Ilario di Poitiers, l'ospedale fu in seguito assegnato alla diocesi di Parma ai tempi del vescovo Ugolino de' Rossi e infine all'Ospedale della Misericordia a partire dal 1471.[5]

Borgo[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppato lungo l'antica via Francigena, il borgo conserva l'originaria struttura medievale, caratterizzata dalla presenza di edifici in pietra, sopraelevati nel XV e nel XVI secolo, addossati fra loro ai lati della strada, lastricata in arenaria.[5]

Via degli Scalpellini[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppato accanto ai Salti del Diavolo, il sentiero riprende l'antico tracciato percorso fino al 1950 dagli scalpellini per estrarre le pietre utilizzate per le decorazioni architettoniche degli edifici del circondario; la via pedonale e ciclabile collega gli abitati di Cassio e Chiastre,[11] superando il torrente Baganza con uno stretto ponte sospeso realizzato tra il 2005 e il 2007.[12]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La località è attraversata dalla strada statale 62 della Cisa, che lambisce il centro storico sviluppato ai lati dell'antica via Francigena.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b La Frazione di Cassio, su italia.indettaglio.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  2. ^ [1]
  3. ^ a b c I Salti del Diavolo, su www.ravarano.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  4. ^ I Salti del Diavolo, su www.prolococalestano.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  5. ^ a b c d e Cassio, su web-b.ltt.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  6. ^ a b c Molossi, p. 66.
  7. ^ Cherbi, pp. 173-174.
  8. ^ Approfondimento storico, su www.webalice.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  9. ^ L'eredità napoleonica. Il Codice (PDF), su www.treccani.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  10. ^ Cassio, su www.sixia.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  11. ^ La Via degli Scalpellini e i Salti del Diavolo, su www.comune.calestano.pr.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  12. ^ Un ponte sospeso sul Baganza per La Via degli Scalpellini, su notizie.parma.it. URL consultato il 13 agosto 2016.
  13. ^ Cassio, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 13 agosto 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della chiesa vescovile di Parma, Tomo III, Parma, Tipografia Ferrari, 1839.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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