Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna

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Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1839 a Forlì (come Cassa di Risparmio di Forlì)
Sede principaleForlì
GruppoIntesa Sanpaolo
SettoreBancario
Slogan«Vicini a voi»
Sito web

La Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna, già Cassa dei Risparmi di Forlì (conosciuta anche come Cariforlì o Cariromagna) è un istituto di credito italiano con sede a Forlì.

Dal 2007 appartiene al gruppo bancario Intesa Sanpaolo e presidia commercialmente, per conto del gruppo, l'Area Romagna con una rete capillare nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla nascita all'espansione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1839 per opera di Papa Gregorio XVI, con il nome di Cassa di Risparmio di Forlì. È la prima Cassa di Risparmio nata in Romagna e pone la propria sede a Forlì, allora la città più popolosa della regione Romagna. Lo scopo della banca era di raccogliere il risparmio del lavoro familiare, promuovere lo spirito di previdenza nei confronti delle classi più deboli ed incoraggiare le iniziative economiche allora nascenti.

Nel 1959, viene adottato il nome nuovo Cassa dei Risparmi di Forlì.

Nei primi decenni del '900 inizia l'espansione territoriale, con l'apertura della prima agenzia cittadina che risale al 1921 e la successiva attivazione di altre succursali, oltre all'annessione di piccole Casse del circondario ed all'acquisizione di Filiali dalla Cassa di Risparmio di Firenze.[1]

Fra i presidenti celebri, si ricorda, nel secondo dopoguerra, Giovanni Querzoli, a partire dal 1945, per oltre dieci anni.

Dalla suddivisione al nuovo capitale sociale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992, in ottemperanza alle previsioni della Legge "Amato", la Cassa forlivese ha dato vita a due nuove distinte entità: la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì cui spettano, in continuità dello scopo originario, il perseguimento dei fini di interesse pubblico ed il tradizionale impegno socio-umanitario, e la Cassa dei Risparmi di Forlì S.p.A. cui è riservato l'esercizio dell'attività bancaria. Nel 2000 fanno il proprio ingresso nel capitale sociale due banche: l'allora San Paolo IMI S.p.A. e la Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A., che diventano azionisti di riferimento e nel contempo partner industriali strategici.[1]

L'entrata nel gruppo Sanpaolo IMI[modifica | modifica wikitesto]

La partnership con i nuovi soci prosegue proficuamente e si evolve a fine 2005, quando l'allora San Paolo IMI S.p.A. consolida significativamente la propria presenza nel capitale sociale della Cassa romagnola, acquisendone una ulteriore quota da parte della Fondazione, con cui stipula inoltre un accordo che pianifica le tappe dell'ingresso della Cassa nel Gruppo Sanpaolo IMI. Il 1º marzo 2007 l'Assemblea straordinaria degli azionisti della Cassa dei Risparmi di Forlì approva l'ingresso nel Gruppo Intesa Sanpaolo, costituitosi nel frattempo a seguito della fusione tra Intesa e Sanpaolo IMI, e la modifica della denominazione sociale in Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A..[1]

La fusione con Intesa Sanpaolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2017 è approvata dall'assemblea della Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna la decisione di fondersi per incorporazione in Intesa Sanpaolo.[2] La Fondazione CariRomagna ha ceduto il suo 10,74% per 46 milioni di euro al prezzo di 2 euro per azione. Intesa Sanpaolo sale così al 95% del capitale. Per l'ultimo 5%, in mano a circa 4500 azionisti privati, è stato offerto lo stesso prezzo di 2 euro per le azioni ordinarie e di 2,12 per le privilegiate. L'esecuzione è programmata nel secondo semestre 2018.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna - Chi Siamo, IntesaSanpaolo.com.
  2. ^ La Cassa di Risparmio di Forlì e della Romagna sarà fusa in Intesa Sanpaolo, su viaemilianet.it. URL consultato il 4 febbraio 2018.
  3. ^ Svolta storica per CariRomagna: la Fondazione cede le quote per 46 milioni, su forlitoday.it. URL consultato il 9 febbraio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]