Omicidio di Riccardo Rasman

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Riccardo Rasman, trentaquattrenne triestino disabile psichico[1], è stato la vittima di un omicidio colposo compiuto a Trieste il 27 ottobre 2006 da tre agenti di polizia. Il 14 dicembre 2011, dopo l'iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico degli agenti.

Il caso è stato sovente paragonato a quello di Federico Aldrovandi, per modalità della morte e dinamica dell'accaduto.[2][3][4][5][6]

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 ottobre 2006, passate da poco le ore 20, Riccardo Rasman si trovava nel suo appartamento di Via Grego 38, un immobile di proprietà dell'ATER di Trieste. Secondo la ricostruzione degli agenti e le contraddittorie testimonianze dei vicini[7], Rasman stava ascoltando musica ad alto volume e, dopo essere uscito nudo sul balcone, lanciò due petardi nella corte interna dello stabile; uno di essi scoppiò a poca distanza da una ragazza, senza causarle lesioni. Rasman, affetto da una sindrome schizofrenica paranoide dovuta a episodi di nonnismo subiti durante il servizio militare[8], era probabilmente in uno stato di felicità e di agitazione psicofisica dovuta al fatto che il giorno seguente avrebbe incominciato un lavoro come operatore ecologico.[9]

In seguito a una segnalazione arrivata al 113, sul posto giunsero due volanti, per un totale di quattro agenti. La prima volante giunse alle 20:21 e alle 20:34 chiese una seconda volante di rinforzo e l'intervento dei Vigili del Fuoco per sfondare la porta dell'appartamento.[10] Rasman, che nel frattempo si era rivestito e steso a letto con la luce spenta, rifiutò di aprire, intimorito forse in seguito a un'altra colluttazione con le forze dell'ordine risalente al 1999, a cui era seguita una denuncia nei confronti di due agenti da parte di Rasman[11]. Intervenuti i Vigili del Fuoco, gli agenti di polizia entrarono trovando Rasman seduto sul letto: ne sortì un'accesa colluttazione tra i quattro agenti e Rasman, che infine fu immobilizzato dal gruppo a terra, ammanettato dietro la schiena e legato alle caviglie con del filo di ferro.[12]

Dopo l'immobilizzazione, nonostante fosse ammanettato, continuarono a tenerlo in posizione prona per diversi minuti.[9] Rasman cominciò a respirare affannosamente e a rantolare, fino a divenire cianotico e a subire un arresto respiratorio. All'arrivo di un mezzo di soccorso, ne fu constatato il decesso.[9] La morte avvenne tra le 20:43 e le 21:04.[10] All'arrivo dei sanitari Rasman fu trovato ammanettato con le mani dietro la schiena, le caviglie immobilizzate da filo di ferro, e mostrava gravi ferite e segni di imbavagliamento. Fu chiarito che nonostante l'uomo fosse immobilizzato, gli agenti esercitarono "sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un'eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie", causando la morte per asfissia.[9]

Le ferite, gli schizzi di sangue sui muri e i segni di violenza furono correlati all'uso di oggetti contundenti, come un manico d'ascia trovato nell'appartamento e lo stesso piede di porco usato dai Vigili del Fuoco per forzare la porta d'ingresso[13]. Secondo dichiarazioni della sorella Giuliana, il corpo di Riccardo "era martoriato di botte sul viso, gli avevano rotto lo zigomo. Poi c'era il segno dell'imbavagliamento, sangue dalle orecchie, dal naso, dalla bocca, si vede proprio molto bene [...]. Noi siamo entrati in quell'appartamento soltanto in marzo, era un disastro: c'era sangue dappertutto e una chiazza di sangue verso la cucina. Poi dalle fotografie mi sono resa conto che l'hanno spostato con la testa verso l'entrata così da nascondere la chiazza di sangue che c'era lì. C'era una frattura, i capelli erano tutti pieni di sangue, c'era una frattura anche dietro il collo. C'era sangue sul tavolo, sui muri, sulle lenzuola, dietro il letto per terra, c'erano chiazze di sangue sul tappeto sotto il quale abbiamo trovato persino dei pezzi di carne nascosti".[14]

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Venne aperta un'inchiesta d'ufficio, affidata al pubblico ministero Pietro Montrone, il quale delegò alle indagini gli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione. L'inchiesta venne chiusa nell'ottobre 2007 con una richiesta di archiviazione da parte del magistrato, il quale ritenne che i quattro poliziotti avessero agito nell'adempimento di un dovere, pur avendo accertato che la morte di Rasman era stata causata da "asfissia posturale" seguita all'operato degli agenti.[15] Il 28 febbraio 2008, tuttavia, nell'udienza che avrebbe dovuto chiudere l'inchiesta, il Gip non accolse la richiesta di archiviazione del pubblico ministero: quest'ultimo cambiò l'orientamento iniziale alla luce delle indagini difensive presentate in occasione all'opposizione all'archiviazione proposta dai difensori dei Rasman, avvocati Giovanni Di Lullo e Fabio Anselmo, e di fronte alla prova che i quattro agenti fossero a conoscenza del fatto che Rasman era sotto cura al Centro di Salute Mentale di Domio.

Quest'ultimo fatto avrebbe dovuto imporre ai quattro agenti (Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi) una maggiore cautela e la richiesta d'invio di un operatore specializzato. Fu inoltre contestata la legittimità dello sfondamento della porta dell'abitazione privata, poiché il comportamento di Rasman non destava più pericolo, avendo l'uomo smesso di lanciare petardi e trovandosi calmo e nel proprio letto.[15][16] Prima dell'arrivo delle forze dell'ordine Rasman avrebbe scritto in un biglietto, ritrovato poi in cucina, le seguenti parole: "Per favore per cortesia vi prego non fatemi del male, non ho fatto niente di male"[1]. I quattro poliziotti vennero quindi indagati e rinviati a giudizio per omicidio colposo.[17]

Le sentenze[modifica | modifica wikitesto]

Primo e secondo grado[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 gennaio 2009 tre dei quattro agenti (Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi) vennero condannati, con rito abbreviato e pena sospesa, a sei mesi di carcere, con l'accusa di omicidio colposo, e al pagamento di una provvisionale di 60.000 euro[17]. Venne invece assolta l'agente Francesca Gatti con "formula dubitativa": ha partecipato all'irruzione ma quando Riccardo Rasman era stato ridotto all'impotenza, ammanettato e tenuto fermo sul pavimento coi piedi legati dal filo di ferro, era rimasta estranea all'azione perché in contatto via radio con la sala operativa della Questura[17]. Per la parte civile venne disposto un risarcimento di 20.000 euro per danni morali.

Il 30 giugno 2010 la Corte d'Appello di Trieste ha confermato in secondo grado la condanna a sei mesi di reclusione ciascuno per tre dei poliziotti imputati per la morte di Rasman. Confermato anche il proscioglimento del quarto agente imputato. Sia i legali della famiglia Rasman sia i difensori dei poliziotti hanno annunciato ricorso in Cassazione.[18]

Corte di Cassazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 dicembre 2011 anche la Corte di Cassazione conferma la versione della sentenza emessa nei gradi precedenti e rende definitiva la condanna per omicidio colposo nei confronti dei tre agenti. Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione si legge: "[la morte di Rasman] era pacificamente evitabile qualora gli agenti avessero interrotto l'attività di violenta contenzione a terra del Rasman, consentendogli di respirare".[19]

Tribunali civili[modifica | modifica wikitesto]

Ad aprile 2015 il tribunale di Trieste condanna il Ministero dell'interno e i tre agenti già riconosciuti responsabili a risarcire un milione e duecentomila euro ai famigliari di Rasman. Il legale della famiglia presenta ricorso ritenendo l'importo insufficiente.[20]

Decorso[modifica | modifica wikitesto]

In occasione della sentenza della Corte di Cassazione, i legali della famiglia Rasman hanno formalmente richiesto le scuse del Ministero dell'interno e hanno annunciato un'azione civile nei confronti dei poliziotti e del ministero stesso.[1][21] La famiglia ha richiesto inoltre una nuova perizia medico-legale a partire dalle foto che furono scattate al cadavere di Riccardo, dove appaiono dei segni che partono dagli angoli della bocca fino alle orecchie. Il dubbio, per i Rasman, è che il ragazzo sia morto non soltanto perché asfissiato dal peso degli agenti ma sia stato anche soffocato. Un particolare che durante il primo processo penale non è emerso e che potrebbe essere decisivo nella causa civile di risarcimento[1].

I legali della famiglia Rasman depositarono inoltre una richiesta di risarcimento di 2 milioni di euro nei confronti dei due Vigili del Fuoco che avevano aiutato i poliziotti a legare con il fil di ferro Rasman, al fine di immobilizzarlo. Agli inizi di aprile del 2013 la Procura di Trieste richiede l'archiviazione del caso.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Caso Riccardo Rasman, ucciso da tre agenti polizia nel 2006, huffingtonpost.it. URL consultato il 13 aprile 2013.
  2. ^ «peggio di aldrovandi» - Disabile ammazzato dalla polizia: 1,2 milioni di risarcimento, ma è polemica | italia | Il Secolo XIX
  3. ^ Caso Riccardo Rasman, ucciso da tre agenti polizia nel 2006. La denuncia dell'avvocato: "Caso anche peggiore di Federico Aldrovandi, ma nessuna scusa del Viminale" (VIDEO)
  4. ^ Caso Rasman, il papà di Aldrovandi: "Un altro passo verso la giustizia" - Il Resto Del Carlino - Ferrara
  5. ^ Internazionale » Cucchi, Aldrovandi, Uva e tutti gli altri, morti nelle mani delle forze dell'ordine
  6. ^ Riccardo Rasman: un nuovo caso Aldrovandi - AgoraVox Italia
  7. ^ Trascrizione del verbale di dichiarazione di Roberto Cavallaro, riccardorasman.altervista.org, 4 novembre 2006. URL consultato il 5 dicembre 2014.
  8. ^ Rasman prestò servizio militare nel 1992 per sette mesi in aeronautica. Il 26 settembre 2003, in seguito a un ricorso presentato dalla famiglia contro il Ministero della Difesa, la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia riconobbe a Rasman l'infermità dipendente da cause di servizio.
  9. ^ a b c d Grazia Maria Mottola, «Soffocato da 4 poliziotti» Il giallo che scuote Trieste, Corriere della Sera, 4 luglio 2008. URL consultato il 5 dicembre 2014.
  10. ^ a b Paola Grauso, Il caso Rasman, Chi l'ha visto (Rai 3), 2007
  11. ^ Antonio Rossitto, Riccardo Rasman, processo a Trieste: la Malapolizia, Panorama.it, 25 maggio 2010
  12. ^ Sen. Adelaide Gaggio Giuliani, Interrogazione al Ministro dell'Interno, Senato della Repubblica, 24 febbraio 2008
  13. ^ Perizia medico legale di parte civile: "per causare le lesioni riscontrate gli agenti hanno usato mezzi di offesa naturale in maniera indiscriminata anche verso parti del corpo potenzialmente molto delicate, ma anche oggetti contundenti come potevano essere il manico dell'ascia rinvenuta nell'alloggio o il piede di porco usato dai vigili del fuoco per forzare la porta d'ingresso. Gli stessi agenti hanno ammesso di averlo utilizzato contro il braccio destro di Riccardo".
  14. ^ Beppe Grillo, Le interviste del blog beppegrillo.it: Giuliana Rasman , YouTube, 30 luglio 2008
  15. ^ a b Corrado Barbacini, Caso Rasman, il pm, processate i poliziotti, Il Piccolo, 9 ottobre 2008
  16. ^ Per ora nessuna archiviazione per i 4 poliziotti accusati di omicidio colposo, Il Piccolo, 29 febbraio 2008
  17. ^ a b c Claudio Ernè, Caso Rasman, condannati i poliziotti, Il Piccolo, 30 gennaio 2009
  18. ^ Morto dopo arresto: Appello conferma condanna 3 poliziotti, ansa.it. URL consultato il 13 aprile 2013.
  19. ^ Misteri di cronaca nera: Riccardo Rasman, il disabile psichico ucciso e legato con il filo di ferro, abusodipolizia.it. URL consultato il 13 aprile 2013.
  20. ^ Riccardo Rasman morto dopo arresto, Stato condannato a risarcimento, ilfattoquotidiano.it. URL consultato il 29 aprile 2015.
  21. ^ Confermate pene per tre poliziotti per morte Riccardo Rasman, reti-invisibili.net. URL consultato il 13 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]