Caso Tiziana Cantone

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Il caso Tiziana Cantone è un fatto di cronaca italiana che vide protagonista Tiziana Cantone, successivamente nota anche come Tiziana Giglio, una donna trentatreenne che il 13 settembre 2016 si suicidò dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video pornografici amatoriali[1].

La morte della Cantone suscitò notevole interesse mediatico in Italia[2] e all'estero[3][4][5][6][7][8][9][10][11] e fu oggetto di interrogazione parlamentare[12]; le circostanze che indussero la donna al suicidio funsero da incentivo all'approvazione unanime dell'emendamento sul cosiddetto revenge porn al D.d.l. n. S. 1200, anche noto come Codice rosso[13].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tiziana Cantone nacque a Casalnuovo di Napoli il 15 luglio 1983, figlia di Maria Teresa Giglio, impiegata comunale, e di un padre che la abbandonò poco dopo la nascita[14]. Crebbe con la madre e la nonna[15], si diplomò al liceo classico e iniziò studi universitari di giurisprudenza, che non portò a termine per dedicarsi all'attività di famiglia[16].

Intraprese una relazione con Sergio Di Palo, più grande di lei di una decina d'anni, con il quale convisse brevemente nel 2015. A partire dal novembre del 2014 Cantone ebbe rapporti sessuali consensuali con altri uomini, che vennero filmati in sei occasioni e diffusi dalla Cantone stessa via WhatsApp[17]. In particolare un video caricato il 25 aprile 2015 su un portale di contenuti pornografici, nei mesi seguenti divenne virale, con una battuta della donna successivamente trasformata in un meme su internet e poi apparsa su magliette, gadget di vario genere e citata persino nella canzone Fuori c'è il sole di Lorenzo Fragola[18].

L'eco mediatica ricevuta suo malgrado spinse Cantone ad isolarsi e rinunciare al proprio impiego, rivolgendosi al contempo, il 13 luglio 2015, al tribunale di Aversa per chiedere la rimozione dei video da siti e motori di ricerca[19]. Nel novembre del 2015 Cantone chiese di cambiare il proprio cognome in Tiziana Giglio (adottando quindi il cognome della madre), la richiesta fu valutata positivamente nel gennaio del 2016 dal comando dei Carabinieri di Castello di Cisterna e accolta dal prefetto di Napoli nel luglio dello stesso anno[20].

Nonostante la modifica del nome e vari trasferimenti in diversi comuni d'Italia, la ricerca dell'anonimato della donna incontrò enormi difficoltà: la causa legale intentata per ottenere il diritto all'oblio portò alla parziale rimozione dei video da numerosi siti web, ma, per errori procedurali del proprio legale, Cantone fu condannata a pagare più di 20.000 euro di spese legali. Cantone, ormai in stato di depressione, tentò più volte il suicidio, riuscendo nel drammatico intento il 13 settembre 2016 impiccandosi nello scantinato della casa di una zia a Mugnano di Napoli, da cui si era rifugiata[18].

Controversie legali[modifica | modifica wikitesto]

La denuncia di Tiziana Cantone[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2015 Tiziana Cantone denunciò quattro uomini alla procura di Napoli Nord. Raccontò al magistrato di aver girato sei video a sfondo sessuale e di averli poi inviati in modo confidenziale tramite i social network e WhatsApp a persone con le quali aveva delle relazioni virtuali[21] durante un periodo che lei stessa definiva di fragilità emotiva e depressione psicologica. I due fratelli emiliani Antonio ed Enrico Iacuzio, il brindisino Christian Rollo, e Antonio Villano, di cui venne indicato anche il nickname che usava su Facebook: Luca Luke; tutti accusati dalla donna di aver divulgato i sei video a sfondo sessuale su internet in diversi siti porno. Nella denuncia non si faceva alcun riferimento a Sergio Di Palo, che era il fidanzato di Cantone all'epoca dei fatti[17].

La questura iniziò l'indagine con l'arresto cautelativo dei cinque accusati di diffamazione e di violazione della privacy, sequestrando diversi smartphone e personal computer degli indagati. Le indagini evidenziarono molte incongruenze sulla testimonianza della donna, gli uomini dichiararono di essere del tutto estranei ai fatti relativamente alla divulgazione dei video sul web. Nonostante Cantone inizialmente li indicò come responsabili della diffusione dei video incriminati, gli inquirenti confermarono che i video erano stati ricevuti dai cinque uomini tramite WhatsApp, ma non fu trovata nessuna prova della diffusione su internet da parte loro. Sulla base di quanto dichiarato successivamente dalla stessa Cantone che, in un secondo momento, modificò le dichiarazioni scagionando i cinque uomini dei suoi video, il pubblico ministero chiese l'archiviazione del caso per ipotesi di reato di diffamazione e aprì una nuova inchiesta per il reato di calunnia.

La richiesta di rimozione dei video[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 luglio 2015 Cantone presentò al giudice civile di Aversa la richiesta di rimozione dal web dei video e di tutti i contenuti a lei collegati. Il magistrato, tuttavia, dopo avere accertato la viralità dei filmati presenti sul web, rifiutò la richiesta, ritenendone inutile la rimozione dato che erano stati visualizzati centinaia di migliaia di volte e nel frattempo erano state sicuramente realizzate copie dei video che sarebbero rimaste in circolazione. L'unica azione legale attuabile, già messa in atto dalla procura tempo prima, fu l'oscuramento dai motori di ricerca di video, immagini e commenti collegati a Cantone. La procura decise di accogliere una parte della richiesta della donna, soltanto nei confronti dei siti Facebook, Twitter, Yahoo, Google e YouTube, in virtù della loro funzione di social network, ai quali venne imposta l’immediata rimozione di ogni post o pubblicazione con commenti e apprezzamenti riferiti alla donna. A sua volta la donna fu condannata a rimborsare le spese legali ai cinque siti citati per un totale di circa 20.000 euro.

La prima inchiesta sul suicidio[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la morte di Tiziana Cantone, fu aperta un'indagine su una possibile istigazione al suicidio: sotto la lente degli investigatori finì la pashmina con cui la donna si impiccò, che, secondo i consulenti di parte, non sarebbe stata in grado di reggere il peso del corpo e produrre una stretta di forza compatibile con il solco di 2,5 centimetri trovato sul collo della donna. Fu ascoltato l'ex fidanzato della donna, Sergio Di Palo (indagato anche per accesso abusivo a dispositivi informatici, falso e calunnia, in quanto avrebbe convinto Cantone a querelare i cinque ragazzi, affibbiandogli la responsabilità della diffusione dei video[22][23]), e furono analizzati i dispositivi posseduti dalla Cantone alla ricerca di prove, ma nessuno fu iscritto nel registro degli indagati e il fascicolo fu successivamente archiviato[24][25].

La seconda inchiesta sul suicidio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2020, la madre di Cantone, non credendo all'ipotesi di suicidio, chiese che la salma fosse riesumata per essere sottoposta all'autopsia (che non fu effettuata alla morte della donna) e che fossero svolti degli accertamenti sull'iPad e sullo smartphone della figlia, sui quali i consulenti di parte rilevarono delle anomalie (cancellazione dei dati conservati nella memoria dei dispositivo, inserimento successivo di alcune fotografie, assenza totale di messaggi, rubrica contatti, cronologia dei browser, ecc.)[25]. A seguito di tali richieste, sono state riaperte le indagini dalla procura di Aversa, che ha riscontrato la presenza di tracce di DNA maschile sulla sciarpa usata per il suicidio e aperto un fascicolo per frode processuale[26].

Impatto sull'opinione pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende del caso Cantone portarono l'attenzione dell'opinione pubblica italiana sui fenomeni del revenge porn e del cyberbullismo. Oltre alla vasta rilevanza mediatica, il caso fu discusso in Senato sin dalla settimana successiva alla morte di Tiziana Cantone[12] e portò nell'anno successivo all'approvazione di una legge per la prevenzione ed il contrasto del cyberbullismo[27], nella discussione della quale il caso Cantone fu più volte citato[28]. Al contempo, il Parlamento italiano affrontò il tema del revenge porn: a due settimane dalla morte di Cantone, fu presentato un disegno di legge che mirava a introdurre l'art. 612-ter del codice penale, "concernente il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti"[29][30]; nel 2018 fu presentata una petizione popolare al Senato in cui si chiedeva l'introduzione del reato di revenge porn nel codice penale italiano e il gratuito patrocinio per tutte le vittime di tale reato[31]; nel marzo 2019 un emendamento al disegno di legge noto come Codice rosso che introducesse la fattispecie di reato ascrivibile al revenge porn (la deputata Laura Boldrini citò il caso Cantone nella discussione dell'emendamento[32]), successivamente approvato dalla Camera il 2 aprile 2019[33]. La legge fu ufficialmente approvata al Senato il 19 luglio 2019 ed è entrata in vigore il 9 agosto 2019.

Impatto sulle procedure legali ed investigative[modifica | modifica wikitesto]

Dalle indagini sul caso legato a Tiziana Cantone è stato ideato un sistema di identificazione degli utenti del web che possono aver contribuito alla diffusione di video virali, denominato "Metodo Cantone" (precedentemente noto come "Metodo Emme"[34]) in onore della vittima. Si tratta di uno degli strumenti principali adottati, anche dalla Polizia giudiziaria italiana, per scoprire false identità in rete e risolvere casi di revenge porn, adottabile esclusivamente in casi emersi sui siti e social network che hanno sede negli USA. Sulla base delle disposizioni del Digital Millennium Copyright Act[35], infatti, è possibile richiedere alle aziende proprietarie dei servizi web, coinvolti nei presunti reati, di fornire le informazioni necessarie all'identificazione dei responsabili del caricamento e diffusione, contro la volontà dell'autore o degli individui ritratti, di video o immagini private. Il procedimento è divenuto in questo paese un precedente con valore di legge in virtù di una sentenza federale emessa nel Michigan[36]. Altre cause analoghe sono state intentate presso la stessa corte distrettuale sfruttando lo stesso metodo[37][38][39].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Napoli, era finita in un video hot diventato virale: si suicida a 31 anni. La Procura apre un'inchiesta, su Il Fatto Quotidiano, 13 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  2. ^ Tiziana Cantone, revenge porn e la sua storia in un documentario Real Time, su www.ilmessaggero.it. URL consultato l'11 gennaio 2021.
  3. ^ (EN) Tiziana Cantone: Suicide following years of humiliation online stuns Italy, in BBC News, 15 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  4. ^ (EN) James Masters and Livia Borghese CNN, Tiziana Cantone's family calls for justice after suicide over sex tape, su CNN. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  5. ^ (EN) The woman who killed herself when her sex tape went viral may change the law after all, su The Independent, 16 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  6. ^ (EN) Travis M. Andrews, A sex video followed her everywhere she went in Italy. After a year, she killed herself., in Washington Post. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  7. ^ (FR) Tiziana Cantone, martyre italienne du respect de la vie privée, in Le Monde.fr, 17 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  8. ^ (DE) Miriam Schmidt, Suizid: Erst ein Sextape, dann Mobbing. Jetzt ist Tiziana tot, in DIE WELT, 17 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  9. ^ (EN) Gaia Pianigiani, Viral Sex Tapes and a Suicide Prompt Outrage in Italy (Published 2016), in The New York Times, 17 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  10. ^ (ES) La madre de Tiziana: "Los vídeos fueron publicados por su pareja para obligarla a estar con él", su ELMUNDO, 15 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  11. ^ (ES) Ediciones El País, Una joven italiana se suicida tras el acoso en redes por un vídeo sexual difundido por su ex, su Verne, 15 settembre 2016. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  12. ^ a b SENATO - INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/06359, su aic.camera.it. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  13. ^ Codice rosso, sì unanime della Camera al reato di revenge porn. Sulla castrazione chimica la Lega fa dietrofront, su la Repubblica, 2 aprile 2019. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  14. ^ Fulvio Bufi ed Elvira Serra, Tiziana Cantone, parla la mamma: «Mia figlia, dolce e fragile, uccisa dal web» video, su Corriere della Sera, 19 febbraio 2019. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  15. ^ Chi era Tiziana Cantone: storia, vita, morte, dopo commenti e meme, su Controcampus, 4 gennaio 2021. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  16. ^ Giovanna Sorrentino, Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana Cantone: "Un passo verso la verità", su Inews.it, 18 dicembre 2020. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  17. ^ a b Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini, La vergogna di Tiziana: «Ero fragile e depressa, i video sono 6», su Corriere della Sera, 16 settembre 2016. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  18. ^ a b Storia di Tiziana Cantone, su Il Post, 15 settembre 2016. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  19. ^ La storia di Tiziana Cantone, suicida a 31 anni per i video hot diffusi sul web, su TPI, 16 settembre 2018. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  20. ^ Redazione Internapoli, Aveva cambiato nome da 2 mesi, ma Tiziana non era riuscita a superare chiacchiere ed inciuci. IL DOCUMENTO, su InterNapoli.it, 13 settembre 2016. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  21. ^ Redazione online, Napoli, video hard diffuso senza consenso: «Facebook rimuova ogni post e riferimento», in Il Corriere del Mezzogiorno, 7 settembre 2016. URL consultato il 10 settembre 2018.
  22. ^ Video hot, sbloccato l’iPhone di Tiziana: si fa luce sul suicidio, su www.ilgazzettino.it. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  23. ^ Giovanna Stella, Tiziana Cantone, ora la madre pubblica le foto dell'ex della figlia: "Lui il colpevole", su ilGiornale.it, 1º agosto 2018. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  24. ^ Tiziana Cantone, archiviata l’inchiesta per istigazione al suicidio, su Wired, 14 dicembre 2017. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  25. ^ a b Angela Marino, Tiziana Cantone, per la madre non fu suicidio: chiesta l’autopsia sul corpo, su Napoli Fanpage. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  26. ^ Beatrice Manocchio, Tiziana Cantone: mistero sul suicidio, spunta il DNA di un uomo, su YesLife.it, 28 dicembre 2020. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  27. ^ Legge 18 2017, n. 71, in materia di "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo"
  28. ^ XVII Legislatura - XVII Legislatura - Lavori - Resoconti Assemblea - Dettaglio sedute, su www.camera.it. URL consultato il 18 gennaio 2021.
  29. ^ Parlamento Italiano - Disegno di legge C. 4055 - 17ª Legislatura, su www.senato.it. URL consultato il 18 gennaio 2021.
  30. ^ Savino: "Una proposta di legge per istituire il reato di 'revenge porn'", su Dire.it, 27 ottobre 2016. URL consultato il 18 gennaio 2021.
  31. ^ Senato della Repubblica - Petizione n. 140 - XVIII Legislatura, su www.senato.it. URL consultato il 18 gennaio 2021.
  32. ^ II Commissione - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - giovedì 21 marzo 2019, su documenti.camera.it. URL consultato il 18 gennaio 2021.
  33. ^ Sì a reato revenge porn, in Adnkronos, 02/04/2019. URL consultato il 18 gennaio 2021.
  34. ^ revengeporn, su Studio Legale Pettirossi, 2 dicembre 2014. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  35. ^ La mamma di Tiziana Cantone: «Non si è uccisa, anomalie nell'inchiesta», su www.ilmattino.it. URL consultato l'8 gennaio 2021.
  36. ^ Revenge porn, centinaia di casi risolti con il «Metodo Cantone»: come funziona, su www.ilmattino.it. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  37. ^ (EN) Docket for Meattelli v. Google LLC, 1:20-mc-00033 - CourtListener.com, su CourtListener, Free Law Project. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  38. ^ (EN) Docket for Meattelli v. Google LLC, 1:20-mc-00044 - CourtListener.com, su CourtListener, Free Law Project. URL consultato il 13 gennaio 2021.
  39. ^ (EN) Docket for Vaccaro v. Facebook Inc., 1:20-mc-00070 - CourtListener.com, su CourtListener, Free Law Project. URL consultato il 13 gennaio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Pistolini e Daniele Autieri, In quanto donne - Storie di ordinaria violenza: episodio 2x2, La storia di Tiziana Cantone, Real Time, 25 novembre 2019. URL consultato l'11 gennaio 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]