Caso Costa contro Enel

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Flaminio Costa contro ENEL [1964] ECR 585 (6/64) è una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, in cui dichiara la prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno.

Fatti[modifica | modifica wikitesto]

L'avvocato Costa era un cittadino italiano proprietario di quote azionarie nella società elettrica Edisonvolta, colpita dalla nazionalizzazione del settore elettrico italiano. Per protesta, egli rifiutò di pagare una bolletta della luce dell'ammontare di 1.925 lire. Per questo ne scaturì una lite dinanzi al giudice conciliatore di Milano, il quale riferì il caso prima alla Corte Costituzionale, poi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.

La Corte Costituzionale si pronunziò nel marzo del 1964, dicendo che sebbene la Costituzione Italiana permettesse una limitazione della sovranità in favore di istituzioni internazionali come la CEE, questo non impediva di applicare il principio lex posterior abrogat priori: il Trattato di Roma essendo stato sottoscritto nel 1957, e recepito nell'ordinamento italiano nel 1958, non poteva prevalere sulla legge di nazionalizzazione del settore elettrico del 1963.

Sentenza[modifica | modifica wikitesto]

La Corte decise in parte a favore del governo italiano. Comunque, la CGUE stabilì che le leggi dell'Unione Europea non sarebbero efficaci se Costa non avesse potuto impugnare la legge nazionale sulla base della sua presunta incompatibilità col diritto comunitario. Ne consegue che il diritto derivante dal trattato non potesse trovare un limite in qualsiasi provvedimento del diritto interno.

Inoltre sottoscrivendo il trattato, lo stato membro ha limitato la sua sovranità, sebbene solo in alcuni campi, ed ha quindi creato un corpus legis che vincola sia lo stato membro che i suoi cittadini.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]