Carposina berberidella

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Carposina berberidella
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Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
Superfamiglia Carposinoidea
Famiglia Carposinidae
Genere Carposina
Specie C. berberidella
Nomenclatura binomiale
Carposina berberidella
Herrich-Schäffer, 1853

Carposina berberidella Herrich-Schäffer, 1853[1] è un lepidottero appartenente alla famiglia Carposinidae, diffuso in Eurasia.[2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'epiteto specifico deriva dal genere di appartenenza delle piante nutrici su cui si accrescono le larve, Berberis (fam. Berberidaceae).[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di una piccola falena con un'apertura alare massima di 15-16 mm e abitudini prevalentemente notturne.[3][4]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Capo[modifica | modifica wikitesto]

Il capo presenta piccole scaglie frontali, non molto sollevate e quasi tutte rivolte verso il basso, nonché ciuffi di scaglie più o meno sollevate ai lati del vertice. La colorazione d'insieme è un marroncino chiaro.[3][4][5][6][7][8]

Nell'apparato boccale, la spirotromba è funzionale e priva di scaglie. I palpi labiali sono sviluppati e diritti, più allungati nella femmina. In entrambi i sessi il secondo segmento è rivestito di grosse scaglie.[3][4][5][6]

Le antenne sono filiformi, più lunghe nel maschio, ma con lo scapo privo di un pecten.[3][4] I chaetosemata sono assenti.[3][4][5][6]

Torace[modifica | modifica wikitesto]

Nelle zampe, l'epifisi è presente e la formula degli speroni tibiali è 0-2-4. La colorazione di tibie e femori è marroncina, mentre nel tarso, ogni tarsomero appare nerastro nella parte prossimale e chiaro in quella distale.[2][3][4][5]

L'ala anteriore ha una forma lanceolata, con un rapporto tra lunghezza e larghezza di circa 2,5. La pagina superiore ha una colorazione di fondo giallo-brunastra, su cui risaltano diverse macchie più scure, di forma e colore variabile. Sulla costa sono ben visibili cinque o sei macchie nerastre; la regione basale rivela una vistosa fascia più scura, che dal margine anteriore quasi raggiunge quello anale; a partire dall'apice fino al tornus si osserva una frangiatura di scaglie piliformi non molto lunghe, di colore giallo-brunastro; due bande irregolari, più scure dello sfondo, sono visibili: una più sottile nella regione subterminale e la seconda, più ampia, in quella discale, che si allarga al centro a formare una vistosa macchia nerastra, in alcuni casi alquanto stinta; al termine del terzo basale dell'ala, si notano invece due piccole macchie marroni, che in alcuni esemplari sono poco visibili, oppure si stemperano in un'ulteriore fascia zigzagante. L'apice non è falcato e il tornus è ottuso. La spinarea è presente e sono ben distinguibili i caratteristici "ciuffi" di scaglie sollevate.[1][3][7][8][9]

Per quanto riguarda le nervature, dei quattro rami di Rs, Rs1 ed Rs4 partono separatamente dalla cellula discale, mentre Rs2 ed Rs3 partono unite e si separano a circa un sesto della propria lunghezza; R descrive un percorso sinusoidale che la porta ad essere per un breve tratto molto ravvicinata rispetto a Sc; M2 è molto più vicina ad M3 che a M1; CuA1 e CuA2 sono ben definite, ma manca CuP; 1A+2A presenta una breve biforcazione basale; non si osserva 3A.[3][4][5][6][10]

L'ala posteriore risulta più corta e squadrata dell'anteriore, con una colorazione di fondo grigiastra più o meno uniforme, rispetto alla quale risaltano le venature, che appaiono lievemente più scure. Qui le scaglie piliformi che costituiscono la frangiatura appaiono disposte su un doppio ordine, e sono alquanto allungate, soprattutto nella regione anale. L'apice è acuto, il tornus e arrotondato e il margine costale mostra una marcata concavità.[1][3][7][8][9]

Le nervature sono nettamente differenti da quelle dell'ala anteriore, rivelando una notevole semplificazione. Sc è unita con R1; mancano i primi due rami di M, mentre M3 parte separatamente dall'apice caudale della cellula discale; sono presenti sia CuA1, sia CuA2, così come CuP; 1A+2A non presenta una biforcazione basale, ma è affiancata da 3A.[3][4][5][6][10]

Addome[modifica | modifica wikitesto]

L'addome appare grigio-brunastro, con l'estremità caudale più chiara.[7][9] Il processo anterolaterale sul II sternite è allungato e ricurvo.[11]

Nei maschi si osserva una coppia di coremata, situati in prossimità del margine posteriore.[3]

Nell'apparato genitale maschile l'uncus è ben sviluppato, ma non bifido. I socii sono assenti. Il vinculum risulta privo di saccus. L'edeago presenta un coecum penis decisamente allungato.[3][5]

Nel genitale femminile, l'ovopositore è abbastanza lungo. Le apofisi posteriori sono più lunghe di quelle anteriori. Il ductus bursae è membranoso e il corpus bursae e provvisto di un signum.[4][6][10]

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

L'uovo di C. berberidella non è mai stato descritto.[4][10]

Larva[modifica | modifica wikitesto]

Le larve possiedono una cuticola densamente rivestita di spinule smussate, ma non si osserva la presenza di setole secondarie. A maturazione completa sono molto simili a quelle dei Copromorphidae e degli Alucitidae.[4][5][12]

Capo[modifica | modifica wikitesto]

Il capo è ipognato, particolare che sta a indicare abitudini endofitiche.[3][4][5][12] Il frontoclipeo appare più allungato che largo. Sono presenti sei stemmata per lato, di cui i primi cinque su un semicerchio e il sesto un po' più distante. Le setole anteriori A1, A2 e A3 sono disposte a triangolo ottuso, con A2 più lontana dagli stemmata.[3][5][12]

Torace[modifica | modifica wikitesto]

Nel protorace, alquanto sviluppato, le setole laterali L sono due e si trovano sempre sullo stesso pinaculum. Gli spiracoli protoracici sono un po' più ingranditi. La setola subventrale SV è singola sul meso- e sul metatorace.[3][5][12]

Addome[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi otto segmenti addominali, la setola laterale L2 è disposta anterodorsalmente rispetto a L1, ma non molto lontana da quest'ultima. La setola subdorsale SD1 è posizionata dorsalmente rispetto agli spiracoli. La setola dorsale D1 è presente sul IX segmento. Il gruppo SV è a singola setola nei segmenti VIII e IX, a doppia setola nei segmenti I e VII, a tripla setola nel segmento II e a quadrupla setola nei segmenti da III a VI. L'VIII segmento ha spiracoli più sviluppati.[5][12]

Le pseudozampe non sono molto robuste e appaiono un po' più corte di quelle dei Copromorphidae, ma comunque più lunghe rispetto a quelle degli Alucitidae; sono presenti sui segmenti III-VI e X, con uncini disposti su un singolo ordine.[3][4][5][12]

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

La pupa è relativamente tozza e di tipo obtecto, con appendici fuse tra loro e col resto del corpo, ma possiede un tegumento fragile e traslucido, attraverso il quale si scorgono i profili del capo e del torace. Sul capo è presente una sutura epicraniale. Il labrum è ben sviluppato e fiancheggiato da lobi piliferi triangolari o più in generale dalle mandibole. I palpi mascellari sono ridotti, mentre quelli labiali sono esposti, così come i profemori. Il protorace è breve. I segmenti addominali V-VII (nel maschio) e V-VI (nella femmina) sono mobili. Non sono presenti spinule sulla superficie dei tergiti addominali. Il cremaster è rappresentato da gruppi di setole dall'estremità uncinata.[3][4][5][12]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Berberis vulgaris, frutti

Ciclo biologico[modifica | modifica wikitesto]

La biologia è poco conosciuta, tuttavia, in generale gli adulti hanno abitudini notturne e durante il giorno restano in posizione di riposo, sulla corteccia delle piante o sulle pietre del sottobosco.[3][5]

Le larve si alimentano in agosto e settembre all'interno del frutto in maturazione di una pianta del genere Berberis.[8]

Periodo di volo[modifica | modifica wikitesto]

La specie è univoltina, con un periodo di volo compreso nel periodo giugno-luglio.[8]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Questi bruchi si alimentano esclusivamente su piante nutrici appartenenti al genere Berberis L., 1753 (Berberidaceae), tra cui Berberis vulgaris L., 1753 (crespino).[13]

Il Paleartico occidentale

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'areale della specie rientra all'interno del Paleartico occidentale, e più in particolare si estende nell'Europa centrale, meridionale e orientale, oltre che nel Medio Oriente; più in dettaglio, i paesi in cui è stata segnalata la presenza di C. berberidella, sono:[2][8][14][15][16][17][18]

Spagna continentale, Germania, Svizzera, Austria, Italia continentale (solo Settentrione), Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Romania, Macedonia del Nord, Turchia, Cipro Russia europea e Siria.

L'habitat è rappresentato da zone verdi, boschi e foreste.[4]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Carposina berberidella Herrich-Schäffer, 1853 - Syst. Bearb. Schmett. 5: 142, tav. 81, fig. 614 - locus typicus: Ratisbona, Germania.[1][19]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Non sono state individuate sottospecie.[2][14]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Non sono stati riportati sinonimi.[2][14]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La specie non è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (DE) Herrich-Schäffer, G. A. W., Systematische Bearbeitung der Schmetterlinge von Europa, zugleich als Text, Revision und Supplement zu Jakob Hübner's Sammlung europäischer Schmetterlinge (PDF), Hübner, J., vol. 5, Ratisbona, In Commission bei G. J. Manz, 1853 [1843-1856], pp. 10; 142; tav. 81, fig. 614, DOI:10.5962/bhl.title.67734, ISBN non esistente, LCCN ca07003057, OCLC 63606435. URL consultato il 9 giugno 2017.
  2. ^ a b c d e (EN) Giusti, A., Carposina berberidella, su The Global Lepidoptera Names Index, Londra, Natural History Museum, 13 luglio 2004, ISSN 2405-8858 (WC · ACNP), OCLC 223993023. URL consultato il 9 giugno 2017.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) Dugdale, J. S.; Kristensen, N. P.; Robinson, G. S. & Scoble, M. J., Cap. 13 - The Smaller Microlepidopteran-Grade Superfamilies, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 217 - 232, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 9 giugno 2017.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Scoble, M. J., Cap. 11 - Lower Ditrysia, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 225-289, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Common, I. F. B., Moths of Australia, Slater, E. (fotografie), Carlton, Victoria, Melbourne University Press, 1990, pp. vi, 535, 32 con tavv. a colori, ISBN 978-0-522-84326-2, LCCN 89048654, OCLC 220444217.
  6. ^ a b c d e f (EN) Diakonoff, A., Revision of the Palaearctic Carposinidae with descriptions of a new genus and new species (Lepidoptera: Pyraloidea) (PDF), in Zoologische Verhandelingen, vol. 251, nº 1, Leida, E.J. Brill, 1989, p. 51, ISSN 0024-1652 (WC · ACNP), LCCN 52020931, OCLC 848525739. URL consultato il 9 giugno 2017.
  7. ^ a b c d (DE) Carposina berberidella, su Lepiforum.de. URL consultato il 9 giugno 2017.
  8. ^ a b c d e f (DE) von Kennel, J., II. Unterfamilie: Phaloniinae, in Die Palaearktischen Tortriciden. Eine monographische Darstellung (PDF), Zoologica, vol. 54, Stoccarda, E. Schweizerbart, 1908, p. 353; tav XV, fig. 40, ISSN 0044-5088 (WC · ACNP), LCCN 09004108, OCLC 457863975. URL consultato il 9 giugno 2017.
  9. ^ a b c (EN) Carposina berberidella, su BOLD Systems - Barcode of Life Data Systems, Ontario, Canada, Biodiversity Institute of Ontario, OCLC 73870591. URL consultato il 9 giugno 2017.
  10. ^ a b c d (EN) Davis, D. R., A revision of the American moths of the family Carposinidae (Lepidoptera: Carposinoidea) (PDF), in Bulletin of the United States National Museum, vol. 289, Washington, DC, Smithsonian institution Press, 1969, pp. 1-105, ISSN 0096-2961 (WC · ACNP), LCCN 16000686, OCLC 163366519. URL consultato il 9 giugno 2017.
  11. ^ (EN) Kyrki, J., Adult abdominal sternum II in ditrysian tineoid superfamities - morphology and phylogenetic significance (Lepidoptera) (abstract), in Annales entomologici Fennici / Suomen hyönteistieteellinen aikakauskirja, vol. 49, Helsinki, Suomen Hyönteistieteellinen Seura, 1983, pp. 89-94, ISSN 0003-4428 (WC · ACNP), LCCN 91649455, OCLC 2734663. URL consultato il 9 giugno 2017.
  12. ^ a b c d e f g (EN) Heppner, J. B., Copromorphidae. Alucitidae. Carposinidae. Epermeniidae (Coprornorphoidea); Glyphipterigidae. Plutellidae (Yponomeutoidea), in Stehr, F. W. (Ed.). Immature Insects, vol. 1, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co., 1987, pp. 399-405, ISBN 978-0-8403-3702-3, LCCN 85081922, OCLC 311572089.
  13. ^ (EN) Robinson, G. S.; Ackery, P. R.; Kitching, I. J.; Beccaloni, G. W. & Hernández, L. M., Carposina berberidella, su HOSTS - A Database of the World's Lepidopteran Hostplants, Londra, NHM - Natural History Museum, 2010. URL consultato il 9 giugno 2017.
  14. ^ a b c (EN) Carposina berberidella, su Fauna Europaea version 2.6.2, Amsterdam/Copenhagen/Varsavia, 29 agosto 2013, OCLC 818545243. URL consultato il 9 giugno 2017.
  15. ^ (EN) Stoch, F., Alucitidae, su Fauna Italia - Checklist of the Species of the Italian Fauna, 2003. URL consultato il 9 giugno 2017.
  16. ^ (EN) Stojanovic, D., The first finding of the species Carposina scirrhosella Herrich-Schaffer, 1854 (Lepidoptera, Copromorphoidea, Carposinidae) in Serbia (PDF), in Acta entomologica serbica, vol. 9/10, nº 1/2, Belgrado, The Entomological Society of Serbia, 2005, pp. 111-122, OCLC 259921545. URL consultato il 9 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2012).
  17. ^ (DE) Kopp, A., Carposinidae - eine neue Schmetterlingsfamilie für die Schweiz, in Entomo Helvetica: entomologische Zeitschrift der Schweiz, vol. 9, Spreitenbach, Svizzera, 2016, pp. 161-163, ISSN 1662-8500 (WC · ACNP), LCCN sf94094464, OCLC 613565861.
  18. ^ (DE) Deutsch, H., Beitrag zur lepidopterenfauna von Friaul Julisch Venetien (Norditalien) (PDF), in Gortania: atti del Museo friulano di storia naturale, vol. 27, Udine, Museo friulano di storia naturale, 2005, pp. 227-298, ISSN 0391-5859 (WC · ACNP), OCLC 797564751. URL consultato il 9 giugno 2017.
  19. ^ (EN) Pitkin, B. and Jenkins, P., Carposina, su Butterflies and Moths of the World - Generic Names and their Type-species, Londra, Natural History Museum, OCLC 754945800. URL consultato il 9 giugno 2017.
  20. ^ (EN) International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, IUCN Red List of Threatened Species. Version 2016-3, su IUCN 2016, Cambridge, IUCN Global Species Programme Red List Unit, ISSN 2307-8235 (WC · ACNP), OCLC 943528404. URL consultato il 9 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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