Carpocrate

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Carpocrate (Alessandria d'Egitto, ... – 138) è stato un filosofo e predicatore egiziano di lingua greca.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Discepolo del docetista Cerinto, della sua vita si conoscono pochi particolari: predicò, ad Alessandria, una dottrina che univa i fondamenti platonici al verbo di Cristo durante il regno dell'imperatore Adriano, fondò una sua scuola gnostica (carpocraziana) ed ebbe un figlio, Epifane o Epifanio che gli succedette. Queste poche notizie possono essere trovate in una lettera attribuita allo stesso Epifane ed in uno scritto di Ireneo di Lione. Si sa, inoltre, che Carpocrate non si trasferì mai a Roma, anche se, in seguito, vi si stabilì una comunità di carpocraziani.

Secondo una interessante teoria, Carpocrate non è un nome proprio di persona, ma un titolo. Infatti esisteva una divinità greca chiamata Harpocrates che presiedeva ai misteri ed ai riti. Carpocrate, per assonanza quindi, poteva essere il titolo del capo carismatico della setta gnostica dei carpocraziani.

Dottrina[modifica | modifica sorgente]

La dottrina carpocraziana si basa su tre punti fondamentali:

  • il mondo non è frutto della volontà del Padre ingenerato e sconosciuto, ma di potenze inferiori (demoni) che, accoppiandosi tra di loro, lo hanno generato cercando di copiare quello divino. Dai loro accoppiamenti sono nati anche i corpi degli uomini, usati come prigioni per le loro anime;
  • Gesù era effettivamente il figlio di Giuseppe e Maria, ma, grazie alle virtù della sua anima ferma e pura che era dotata della reminiscenza delle cose viste durante il soggiorno presso il Padre, gli furono concessi dei poteri particolari, gli stessi poteri che furono conferiti agli apostoli durante la Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo. Egli, inoltre, conosceva il segreto per sfuggire alla prigione terrena: disprezzare le leggi della società, ponendo fine così alla tirannia delle inibizioni;
  • ogni uomo, attraverso la metempsicosi, tramutando ogni accadimento in esperienza, ha la possibilità di essere investito degli stessi poteri di Gesù. Una volta raggiunto tale stadio, l'anima si può liberare dal giogo delle rinascite, e risalire i sette cieli dominati dai demoni che crearono il mondo per poi giungere fino al Padre.

Perciò, le anime, per poter uscire dal ciclo della reincarnazione, dovevano soltanto accettare passivamente i desideri. In conseguenza di ciò i carpocraziani predicavano il libertinaggio, il rifiuto del matrimonio, l'abolizione delle caste sociali e la comunione dei beni, e si dedicavano alle arti magiche ed alla preparazione di filtri d'amore. Alcune anime, particolarmente potenti, potevano uscire dal ciclo nel corso di una sola vita. Questo comportamento scandalizzò sia molti maestri gnostici di altre scuole sia i cristiani, che combatterono furiosamente questa setta fino a farla completamente scomparire nel IV secolo, dopo averne distrutto quasi tutti i documenti scritti.

Tuttavia, queste notizie sono forse da ricollegare alla setta piuttosto che al suo fondatore, di cui i riferimenti gnostici non sono ancora chiari.

Epifane[modifica | modifica sorgente]

Le poche notizie sulla sua vita ci sono state tramandate da Clemente Alessandrino. Sembra che fosse figlio di Carpocrate e di Alessandria, alessandrino per parte di padre, cefallenio per parte di madre. (Clemente, Stromati, III 5). Clemente Alessandrino oltre a questi pochi cenni biografici riporta anche alcuni passi della sua opera, Della Giustizia. In questa il figlio di Carpocrate, ricollegandosi all'antica contrapposizione d'origine pagana tra Natura e Legge, vedeva nelle leggi umane (Legge Mosaica), che sanciscono il diritto di proprietà, una grave trasgressione delle leggi divine, fondate sulla comunanza di ogni bene, anche «la donna ha congiunto con l'uomo e ugualmente accoppiato tutti gli animali e così ha manifestato la giustizia come comunanza con uguaglianza. Ma coloro che erano nati grazie a questo principio hanno rifiutato la comunanza che produce la loro nascita e dicono: Chi ha preso una donna se la conservi, mentre tutti potrebbero averle in comune, come fanno vedere gli altri animali». In una sua lettera, inoltre, scrisse che Dio aveva voluto scherzare, stabilendo il comandamento di non desiderare la donna o la roba altrui: se era stato Dio a creare il desiderio sessuale, il suo vero messaggio, secondo Epifane, era di spartire tutto con tutti, ovvero il libertinaggio più spinto.

Il testo di Clemente, piuttosto generico, non presenta comunque chiari riferimenti a concezioni gnostiche, anzi si parla con chiarezza di un Dio sommo creatore del mondo, quando invece nella gnosi la creazione del mondo materiale è attribuita a un Dio inferiore. Secondo alcuni studiosi, Epifane morì a Sami di Cefalonia, all'età di 17 anni, a causa dei suoi vizi. Altri studiosi moderni, invece, sostengono che in realtà Epifane non sia mai esistito, ma che sia stato un mito creato dai carpocraziani, che in suo onore avevano fatto erigere un tempio sull'isola di Samo.

Carpocraziani[modifica | modifica sorgente]

La gnosi dei Carpocraziani fu diffusa a Roma, al tempo di papa Aniceto da una tal Marcellina. Ireneo in Adversus haereses, oltre a varie notizie su pratiche magiche, fornisce una breve descrizione etica dei principi morali della setta, legati solo dalle esigenze di fede e amore, considerando ogni altro sentimento indifferente alla Redenzione dell'anima anzi considerando essenziale il commettere tutti i peccati «e in relazione alla trasmigrazione delle anime nei corpi essi affermano che le anime in ogni vita debbono provare ogni esperienza», in modo da esaurire tutti i peccati e liberarsi dal corpo materiale; proponendo come esempio da seguire il Cristo, ritenuto un semplice uomo vivificato da una potenza divina che gli ha permesso di risalire nel mondo divino. A questa visione etica corrisponde una complessa cosmologia fondata su arconti (angeli) creatori del mondo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
  • Clemente, Stromati, III,ii, 5-9, 10.
  • Ireneo, Adversus haereses, I, 25.
  • Agostino, de haeresibus, 7.
  • Isidoro, Etymologiae, VIII, v, 7.
Fonti secondarie
  • A. Hilgenfeld, Die Ketzergeschichte des Urchristentums, Leipzig 1884, p. 397 e seguenti;
  • H. Kraft, Gab es einem Gnostiker Karpokrates?, in «Theologische Zeitschrift», VIII 1952, p. 434 e seguenti;
  • H. Liboron, Die karpokratianische Gnosis, Leipzig 1938;
  • S. Pétrement, Le Dieu séparé. Les origines du gnosticisme, Paris 1984, p. 475 e seguenti;
  • Testi gnostici in lingua greca e latina, a cura di Manlio Simonetti, Milano 1993, p. 181 e seguenti.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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