Carnate

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Carnate
comune
Carnate – Stemma
Carnate – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Monza e della Brianza-Stemma.png Monza e Brianza
Amministrazione
Sindaco Daniele Nava (Partito Democratico) dal 7-5-2012
Territorio
Coordinate 45°39′02.34″N 9°22′42.47″E / 45.65065°N 9.378464°E45.65065; 9.378464 (Carnate)Coordinate: 45°39′02.34″N 9°22′42.47″E / 45.65065°N 9.378464°E45.65065; 9.378464 (Carnate)
Altitudine 233 m s.l.m.
Superficie 3,47 km²
Abitanti 7 265[1] (30-11-2016)
Densità 2 093,66 ab./km²
Frazioni Passirano
Comuni confinanti Bernareggio, Lomagna (LC), Osnago (LC), Ronco Briantino, Usmate Velate, Vimercate
Altre informazioni
Cod. postale 20866
Prefisso 039
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 108016
Cod. catastale B798
Targa MB
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti carnatesi
Patrono santi Cornelio e Cipriano
Giorno festivo Domenica in Albis
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Carnate
Carnate
Carnate – Mappa
Posizione del comune di Carnate nella provincia di Monza e della Brianza
Sito istituzionale

Carnate (Carnàa in dialetto brianzolo[2]) è un comune italiano di 7 265 abitanti della provincia di Monza e della Brianza, in Lombardia, situato a circa 16 km a nord di Monza. Fa parte del territorio del Vimercatese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Coperchio sarcofago romano del III secolo DC, conservato in Villa Fornari-Banfi

L’origine di Carnate viene fatta risalire da Ignazio Cantù[3] ai Carnuti, popolo della Gallia transalpina, l’attuale Francia. L’origine di Passirano è invece di epoca romana: probabilmente il nome deriva da quello di un romano, Passirius, che aveva un “fundus” in questa zona[4]. Nei dintorni di Carnate è stato ritrovato il coperchio di un sarcofago romano del III secolo DC, oggi conservato nella villa sei-settecentesca Fornari-Banfi. Le invasioni barbariche che si susseguirono dal V al VI secolo portarono in Italia ed in particolare in Lombardia i Longobardi (569), che si stabilirono a Pavia e Monza, lasciando traccia delle loro vestigia anche a Carnate, come testimonia Maria Paola Canegrati nel suo libro[5]. Nel medioevo il territorio della Lombardia era diviso in contadi rurali, il più antico dei quali viene considerato quello della Martesana, di cui Carnate faceva parte, con Vicomercate (Vimercate) capoluogo. A Vicomercate risiedeva il magistrato togato di tutto il contado. In questo periodo Giovanni Dozio [6] colloca la presenza di una chiesa a Carnate dedicata ai santi Cornelio e Cipriano (X secolo).  La chiesa di Carnate era una cappellania sotto la giurisdizione della Pieve di santo Stefano di Vimercate. Il primo documento scritto  che ne testimonia l’esistenza è del 1021 dove Carnate è definito “vicus et fundus”. Un atto notarile del 1072  documenta il lascito di una selva e un campo, siti in Carnate, da parte di Andrea del fu Arialdo detto di Luvaria, alla chiesa di santo Stefano di Vimercate e alla chiesa dei santi Cornelio e Cipriano di Carnate[7].

Nei secoli XII e XIII, una serie di pergamene della Pieve di Santo Stefano, parlano di cessioni, compravendite, lasciti, riscatti di decime, relative a Carnate e Passirano[8][9].

Goffredo da Bussero (1220-1229) nel suo “Liber Notitiae sanctorum Mediolani”, riporta esserci una chiesa dedicata ai santi Cornelio e Cipriano a Carnate e una dedicata a sant’Alessandro a Passirano[10].

Nel codice “Notitia cleri mediolanensis de anno 1398 circa impsium immunitatem” si riporta la rendita di ogni cappellano della Pieve: Carnate e Passirano sono tra i meno retribuiti, forse in relazione al basso numero di abitanti[7].

Torre campanaria edificata alla fine del 1400 a cura dei Frati Carmelitani e attuale campanile della parrocchiale dedicata ai santi Cornelio e Cipriano.

La chiesa di Carnate rimase affidata al clero secolare (non è chiaro se nel frattempo si fossero giù istituite le parrocchie o se si deve attendere S. Carlo Borromeo), fino al 1483, quando,  morto a Carnate il rettore della chiesa (Joannis de Bexana), venne in capo ai terrieri di chiamarvi alcuni Padri del Convento del Carmine di Milano [6].  Il Duca Galeazzo Maria Sforza Visconti il  1 febbraio 1486 concesse il permesso per raccogliere elemosine  per ivi fabbricare chiesa e convento[11]. Lo stesso anno i primi frati presero dimora “nelle stanze dell’antecedente paroco, alla chiesa contigue, fino a che a poco a poco si fabricò nobile Convento capace de molti Religiosi…”. Il primo farete che assunse l’incarico a Carnate fu tale Aloisio da Legnano.  Con l’arrivo dei frati fu ntrodotta a Carnate la devozione della Madonna del Carmine, che continua tutt’ora.  I frati Carmelitani rimasero a Carnate fino al 1769 quando la cura della parrocchia tornò ai preti secolari. Durante la loro permanenza ricostruirono la Chiesa con la torre campanaria e costruirono il convento.

Il periodo di maggiore splendore del convento è quello retto da Padre Dionisio Banfo (1584-1635). A padre Banfo si devono l’istituzione di numerose festività  (s. Erasmo, s. Fermo, s. Carlo, s. Caterina, s. Apollonia, Visitazione di Maria e la festa della Madonna de Carnà nella domenica in Albis, anche nota come Festa de Carnà).  La partecipazione  ai sacramenti, la visita alla chiesa e all’altare della Madonna del Carmine e la partecipazione alla processione permetteva di lucrare Indulgenze, sia in occasione della Festa della Domenica in Albis (bolla del 1618) che o in occasione della festa della quarta domenica di settembre (bolla del 1606)[5].

Un altro merito di padre Banfo fu l’aver chiamato ad affrescare la chiesa e il convento Giovan Mauro Della Rovere che coi fratelli Giovan Battista e  Marco erano detti Fiamminghini.

Con Banfo il convento diventa punto di riferimento per i paesi vicini. Durante le feste  ed in particolare quella della domenica in Albis, sulla piazza della chiesa si svolgeva il mercato e si organizzavano divertimenti. In quelle occasioni si raccoglievano a Carnate “qundici mille persone, et per essere la terra picciola, dimoravano nelle campagne mangiando et bevendo”[7].  I curati della Pieve ed in particolare il curato di Bernareggio don Gerolamo Caccia (1595-1609) protestarono “ ..egli alla maggior parte de penitenti impone penitenze de denari, o, altre offerte, ….per il che la sua chiesa si va adornando, et abbellendo, et le altre restano impoverite e derelitte…” [7]. Altre accuse a padre Banfo mosse dai curati della Pieve di Vimercate sono di seguito riportate.

Il Banfo si firma rettore della “Madonna di Carnà” e non di “San Cornelio di Carnà”

Il Banfo permette che entrino in chiesa moltissimi fedeli con archibugi ed “i fuochi”.

Il Banfo questua arbitrariamente mentre dovrebbero bastare al mantenimento “i rediti et le lemosine che si fanno nella chiesa de tutti i paesi”

Fu istituito dalla curia un vero e proprio processo. A cui seguì il divieto a fare le processioni che sarebbero state estese a circa “sette solennità insolite” per attirare con questa via il mercato davanti alla chiesa “il che si fa con molto scandalo”[12].

Nella visita pastorale del 23 luglio 1606 si decreta: “proibiamo che in futuro il sacerdote curato, …, osi mandare qualche questuante per raccogliere elemosine …… sotto pena di perdita dei giumenti, delle elemosine e della carcerazione degli stessi questori…. Il sacerdote curato celebri messa ….. Con il rito ambrosiano…” Se padre Banfo non avesse ottemperato sarebbe incorso “nella  scomunica” [7].

Lapide in commemorazione di padre Dionisio Banfo, nella chiesa dei Carmelitani a Carnate

Comunque per l’Ordine Carmelitano e per i carnatesi padre Banfo era quasi venerato: una lapide in suo onore fu posta in chiesa con scritto: “ I superiori del sacro ordine Carmelitano decretano la celebrazione della santa messa in suffragio ….. Per il benemerito frate Dionisio Banfo… Anno Domini M.D.C.XIIX".

Scriveva nel 1961, P.G. Agostoni  [11] : “Ancor oggi questa devozione è assai viva: la domenica in Albis ha luogo una grande festa con l’inervento di tutti i parroci della zona e con una processione veramente imponente”.

Alla morte di padre Dionisio Banfo, avvenuta nel 1635, si successero 17 frati carmelitani che ricoprirono la carica di Priore nel convento di Carnate. In questo perdiodo la nota di rilievo più importante rigurda la visita pastorale del Card. Giuseppe Pozzobenelli del 1756. A questa data era già iniziato un lento declino del vicariato carmelitano a Carnate, essendo molta parte degli affreschi scomparsa. In ogni caso il Cardinale Pozzobelli durante la sua visita loda "il tabernacolo ligneo, l'ossario costruito fuori dalla parrocchiale, dalla decorosa forma e dalla pitture eseguite da morbido pennello". Inoltre nel suo resoconto al Cardinale non pare che gli abitanti avessero sentore dell' atmosfera decadente: continuavano ad essere "assidui frequentatori delle funzioni" che si celebravano in questo luogo di grazie[12]. I giorni della soppressione del convento stavano per venire ad opera dell'Impero Austro-Ungarico. Già sotto il governo di Maria Teresa (1740-1765) e durante i quindici anni di coreggenza che la videro affiancata al figlio Giuseppe II fino al 1780, l'impero fu al centro di un'opera riformatrice che incise pesantemente sulla Chiesa. Ma fu con Giuseppe II che questo intervento divenne sistematico in materia ecclesiatica, con la soppressione prima degli ordini contempletivi, poi dei conventi piccoli e di numerose parrocchie. Per questo attivismo Giuseppe II si meritò l'appellativo di "re sacrestano", nel senso che chiudeva le porte delle chiese e dei conventi. Anche i conventi di provincia furono coinvolti nella operazione di soppressione, anzi furono i primi a farne le spese. Fu così che nel 1769 i Carmelitani di Carnate furono costretti a lasciare il convento e a trasferirsi presso i confretelli di Milano. Il Carmine di Milano riuscì a mantenere la prerogativa dell'elezione del parroco di Carnate anche sui preti secolari, ancora per qualche anno fino alla sua soppressione avvenuta nel 1783. Da questa data i parroci carnatese vennero eletti alternativamente dall'arcivescovo di Milano e dal popolo[13].

L'ultimo parroco carmelitano fu padre Giuseppe Rossi, mentre il primo paroco secolare nel 1769 fu Giacomo Annone[7].

L'ultimo atto dei Carmelitani a Carnate coincide con la vendita dei beni del Convento. Un primo atto notarile del Notaro Reina del 1794, mette all'asta un campo con vignetta e la brughiera annessa, un bosco, una casa ad uso di diversi pigionanti e i terreni annessi. Il tutto per un valore stimato in scudi 1381. [14] L'avvento di Napoleone nel 1796 non cambiò il destino. La Repubblica Cisalpina mise in vendita anche l'immobile del Convento. In un atto del 1798 si mise in vendita: "Sala terrena nel Comune di Carnate, vicina alla Chiesa.... di provenienza del soppresso Convento del Carmine". [14] Con questo ato si chiede una storia di tre secoli dei carmelitani a Carnate, il cui bilancio demandiamo a Pier Giuseppe Agostoni: "Da un punto di vista culturale l'apporto carmelitano a Carnate fu senz' altro notevole: la chiesa doveav essere nel XVII secolo la più splendida di tutta la zona....Da un punto di vista economico c'è pure da ritenere che i carmelitani abbiano contribuito a sviluppare nel paese l'agricoltura: forse ne ebbe incremento anche la produzione di foglia di gelso e di vino....."[12].

In effetti la coltura del gelso era molto diffusa a Carnate, essendo legata all' allevamento dei bachi da seta. L’allevamento del baco da seta era già diffuso in Brianza fin dal medioevo. A Carnate ebbe un forte sviluppo tra il 1700 e il 1800, come testimoniano i documenti catastali della dominazione austriaca[15]. Passando dal 1730, anno in cui fu fatto il primo censimento (il catasto Teresiano dal nome dell’Imperatrice austriaca Maria Teresa) e il 1828, anno del censimento del Regno Lombardo-Veneto, nella comunità di Carnate-Passirano ci fu un incremento esponenziale dei gelsi, che passarono, in poco meno di cento anni, da 230 a 4262. E’ evidente che in quel periodo ci fu una forte spinta a incrementare la coltura del baco da seta, a cui contribuiro anche i Carmelitani.  

Se dal punto di vista ecclesiastico Carnate e Passirano erano divenute un'unica parrocchia già probabilmente dal 1400, sotto il profilo amminstrativo non è così. Infatti nella Risposta ai 45 Quesiti della Real Giunta, datata 1751, i cancellieri intervistati sottolineavano l’autonomia delle due comunità, di Carnate rispetto ai comuni limitrofi, di Passirano rispetto al paese confinante. L’origine di tale autonomia veniva fatta risalire ai tempi di San Carlo Borromeo, vescovo di Milano dal 1556 al 1584, il quale, sempre stando alle dichiarazioni dei cancellieri, aveva provveduto alla separazione di entrambe le comunità dal vicino comune di Usmate. I due comuni sarebbero poi stati aggregati durante il periodo napoleonico, e tale unione amministrativa fu mantenuta anche all’indomani della Restaurazione. Nel registro catastale del Lombardo – Veneto troviamo infatti Carnate e Passirano sotto un’unica voce[15]. Con l'avvento del Regno d'Italia e precisamente sotto re Vittorio Emanuele II, con decreto regio del gennaio 1869, il comune di Carnate viene soppresso e aggregato a Bernareggio.

In occasione del prolungamento della linea Milano-Monza fino a Calolzio, fu realizzata una stazione ferroviaria sul territorio di Carnate. Questo prolungamento, che passa per i comuni di Arcore, Usmate e Carnate, è stato fortemente voluto dal patrizio milanese Camillo Casati (1805-1869). Cosciente che il futuro della zona e del lecchese sarebbe stato caratterizzato dalla industria manifatturiera, che trasformava il prodotto della bachicoltura fiorente in Brianza, Camillo Casati fondò il 6 maggio 1865 la Società Autonoma Briantea Ferroviaria Monza-Calolzio. Superando le offerte del comune di Vimercate che si era proposto come sede della stazione, attraversando momenti difficili fino al rischio di fallimento, la ferrovia e la stazione di Usmate-Carnate divennero realtà e furono inaugurate il 17 dicemnbre 1873. Il 21 settembre 1888 divenne stazione di diramazione, dopo la realizzazione della linea ferroviaria per Seregno, prolungata l’anno successivo fino a Bergamo. Secondo Marina Comi[16], l'intitolazione della stazione a Usmate-Carnate, invece che Carnate-Usmate, fu dovuto all'impegno profuso dal Casati se la stazione venne realizzata sul territorio di Carnate e non a Vimercate. In realtà la decisione fu di carattere topografico. La linea Monza-Calolzio fu da subito disegnata per correre nella valle del torrente Molgora. Infatti a partire da Carnate attraverso Osnago, Cernusco e Olgiate i binari affiancano il corso del Molgora. Da Monza deviare su Vimercate invece che andare direttamente a Arcore e poi Carnate, sarebbe stato inefficiente. Il perché poi nel 1873 si decise di assegnare il nome Usmate-Carnate è probabilmente legato al fatto che la valle del Molgora nella parte bassa di Carnate, era in quegli anni completamente disabitata. C’erano solo campi coltivati e qualche cascinotto. L’unica zona urbanizzata era presumibilmente la cascina Camperia, situata più a Nord e infatti lambita dalla ferrovia. Quest’ultima è dell‘ottocento e probabilmente preesistente la ferrovia. Non c’erano nemmeno strade, ma solo tratturi che collegavano i poderi. Per cui fu più logico collegarla con una strada al centro urbano di Usmate. Le costruzioni vennero dopo e tutte collegate alla presenza della stazione[17].

Con Regio Decreto del 10 giugno 1909, re Vittorio Emanuele III aveva reso Carnate comune autonomo rispetto a Bernareggio “col territorio dell’antico Comune omonimo”[18].Dal punto di vista urbanistico, le 3 frazioni principali erano Carnate Superiore (intorno a Villa Banfi), Carnate Inferiore (intorno alla Chiesa Parrocchiale) e Passirano. Vicino alla Stazione, c’erano alcune nuove abitazioni: la Curt del Giuvan (poi denominata Curt del Cinc Ghei) a ridosso del passaggio a livello (oggi chiuso e sostituito dal sottopasso) e la Cirenaica, il palazzo a ringhiera ancora esistente in Via Volta, inaugurata nel 1912, anno della conquista della Cirenaica. Alla Fornace dall’800 operava una fabbrica di mattoni; Cascina Camperia segnava il confine con Osnago.

La filanda di Carnate nel 1907

Dalla fine dell’ottocento fino al 1971 a Carnate ha operato una importante industria, per la produzione e la lavorazione della seta.. L’industria era basata su un filanda, dove si lavoravano i bachi per produrre la seta e su un filatoio per la torcitura della seta in filato. Questa industra apparteneva alla società Bernardo & Lorenzo Banfi, fondata nel 1888, che possedeva anche altre filande in Friuli. Nella filanda il lavoro era stagionale, iniziava in autunno e finiva con l’inizio della primavera, in coincidenza con l’inizio dell’allevamento dei bachi da seta, a cura dei contadini. In filanda lavoravano prevalentemente le donne, che cominciavano in tenera età, alla fine delle elementari. La filanda impiegava fino a 300 donne e non tutte erano carnatesi. Per sopperire alla carenza di manodopera locale, a partire dagli anni ’20 del secolo scorso, i Banfi istituirono un convitto, presso i locali dell’ex-convento dei Carmelitani, dove ospitare le operaie provenienti da diverse regioni e provincie, per esempio dal Friuli, dal pavese e dal lodigiano. La presenza di tante giovani donne forestiere (fino a 120 per ogni stagione) creava un certo trambusto a Carnate. Le cronache dell’epoca riferiscono che il convitto era divenuto sede di serate danzanti, canti e “amoreggiamenti”. Tanto che il curato don Ersilio sollecitò i Banfi a richiedere l’arrivo di alcune suore, a cui affidare sia la cura dell’Asilo che quello delle giovani operaie[5]. Dapprima arrivarono le suore Domenicane e successivamente quelle Rosminiane. Fino agli inizi degli anni 20, la scuola elementare era nei locali dell’attuale Sacrestia della Chiesa di via Barassi. Con l’inaugurazione del nuovo edificio scolastico, sovvenzionato dai Banfi e ad essi intitolato, a metà degli anni 20 fu introdotta la quarta elementare: fino ad allora non si andava oltre la terza. I bambini e le bambine iniziavano con tre anni di scuola materna con le suore presso l’Asilo Pierluigi Banfi (inaugurato nel 1906) e poi da 6 a 8-9 anni alle elementari. A quel punto si andava a lavorare: maschietti con i loro genitori nei campi e ragazze in Filanda. Nel 1911 risultavano censiti 1600 abitanti, sarebbero diventati 1782 dieci anni dopo. Le poche strade che collegavano i quartieri corrispondono alle attuali via Bazzini, via Premoli, via Volta, via Roma, via 4 Novembre, via Pace, via Barassi e via Marconi, ed erano sterrate. Il traffico era per lo più contadino: carri con cavalli o asini. Un dedalo di tratturi nei campi collegava i vari poderi[19].

Lo scoppiò della Grande Guerra non ebbe molta eco a Carnate. L’effetto più eclatante fu ovviamente la chiamata alle armi degli uomini. Essendo fuori dalle grandi linee di comunicazione, gli unici movimenti furono quelli che coinvolsero il transito di truppe verso l’alta Valtellina dove il fronte dallo Stelvio fino al Tonale fu teatro di una guerra spettacolare quanto incruenta. In alta montagna non ci furono mai sovvertimenti di fronte significativi (famoso il paragone di un ufficiale della guerra sull’ Ortles Cevedale,  che in una lettera ai famigliari, confrontando il fronte di alta quota con quello dell’altopiano Veneto, definitiva il primo un pungiglione di pappatacio rispetto alle fauci del leone). Per cui i movimenti di truppe e di rifornimenti lungo la ferrovia che passava da carnate e andava a Sondrio-Tirano, non furono mai confrontabili come le tradotte sull’asse Torino-Milano- Piave.

Ciononostante Carnate ha sacrificato alla patria durante la grande Guerra ben 34 cittadini, che vengono ricordati al monumento ai caduti di via Barassi.  Un tributo molto pesante  e un dramma che coinvolse numerose famiglie e l’intera comunità che non ebbe tempo di piangere i suoi figli. Infatti la guerra non era ancora conclusa che il paese venne funestato dalla terribile epidemia di spagnola che riuscì a mietere nel 1919 oltre cinquanta carnatesi, la maggio parte in tenera età[19]

Il monumento fu inaugurato nel 1922. Alla fine della Seconda Guerra mondiale, fu una ulteriore lapide con i nomi dei Caduti di questo conflitto.

Nel 1922 venne inaugurato il monumento ai Caduti della Grande Guerra in Via Barassi. Il monumento fu costruito su un’area sacra, vale a dire nello stesso luogo in cui anticamente era ubicato il primo cimitero di Carnate. In seguito alla legge emessa a Saint-Cloud da Napoleone il 12 giugno 1804, all’editto per il Regno Italico del 1806 e alla legge del nuovo Stato Italiano del 1865, anche il nostro paese dovette spostare le sepolture all’esterno del nucleo urbano: allora fu individuata l’area attuale di Via IV Novembre, in piena campagna e sicuramente distante dall’abitato (allora). Tra il 1809 e il 1814, si stabilì di non seppellire più nell’area antistante la chiesa parrocchiale, e la scelta della prima sede cimiteriale cadde sull’area di via Barassi, allora equidistante fra Carnate Superiore e Inferiore. Lì vi rimase per oltre cinquantanni[20]. Ai 34 caduti della Grande Guerra, nel 1946 si aggiunse una lapide per commemorare anche i 20 caduti della Seconda Guerra Mondiale.

Nel maggio 1952 le Ferrovie dello Stato, accogliendo la richiesta del Comune di Carnate, procedettero al cambio di nome in stazione di Carnate-Usmate. La cosa sollevò molti dissapori a Usmate dove venne convocato un Consiglio comunale straordinario “in relazione alle numerose e pressanti richieste pervenute sulla consistenza delle voci sparse fra la popolazione circa un prossimo cambiamento di denominazione della stazione”; venne data lettura di una lettera al prefetto, nella quale si segnalava il “vivo fermento” e l’indignazione della popolazione per “l’assurdo provvedimento” e “prevedibili perturbamenti dell’ordine pubblico”[16]. Ma nonostante la protesta della popolazione di Usmate le Ferrovie dello Stato procedettero al cambio di denominazione, tenuto conto che la stazione insisteva sul territorio di Carnate. Questo provvedimento faceva quindi giustizia di un precedente errore[17].

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La Festa de Carnà o festa di Carnate, che cade nella prima domenica dopo Pasqua, la domenica in Albis (in Bianco), fu istituita dai Frati Carmelitani. I Frati del Carmine di Milano ricevettero la cura delle anime della nostra parrocchia a seguito di una supplica del 1483. Si legge nella “Cronica del Carmine di Milano”[10]: “Quanto al terzo, & vltimo, che è il noftro conuento di Carnate Pieue di Vimercato,  ….., che fupplicaffe Sua Santità ad affegnare a’ padri Carmeliti di Milano la Chiefa intitolata de santi Cornelio, e Cipriano, die 5. May 1483 (notare che l’uso della f invece della s e della v invece della u, non sono errori di stampa)”. I Carmelitani istituirono questa festa, una vera fiera di paese, verso la fine del 1500, per creare una occasione per far fare Pasqua alla gente, ovvero per farla partecipare al precetto pasquale.

Per attirare il maggior numero di persone, il padre vicario Dionisio Banfo, pensò bene di esporre l'immagine della Madonna del Carmine, durante la domenica in Albis. L'esposizione della immagine sacra della Madonna (allora era di legno e secondo l'usanza del tempo, con vestiti di stoffa), attirava pellegrini da ogni dove, permettendo ai frati di confessare e di far fare la Pasqua. L'afflusso crebbe di anno in anno, rendendo floride entrate al convento, sotto forma di offerte, ma anche ai numerosi ambulanti, che accorrevano per la fiera fuori sul sagrato. Il momento più importante della festa era la processione con l’effige della Madonna. In uno dei pochi documenti scritti, rimasti a testimoniare questa intensa attività religiosa, si riassumono tutte le indulgenze e le grazia concesse in perpetuo da Papa Paolo V. In particolare in questo documento del 9 maggio 1618, si cita esplicitamente “la solenne & Generale Procefsione della Madonna con portare la fua diuotifsima effigie, fi fa ogn’anno la Domenica in Albis, cioè la prima Domenica doppo Pafcha di Refurrettione di N.S. fubito cantata la Meffa”[17]

Processione della Madonna del Carmine alla festa di Carnate negli '30 del secolo scorso

Insomma una festa religiosa, una fiera di origini antiche, unica nella sua forma e caratteristica proprio di Carnate. Nessun altro paese della zona può vantare qualcosa di analogo e questo ha sempre creato gelosie. Le creò allora, da parte dei parroci secolari dei paesi vicini, che vedevano le loro chiese vuote in quella occasione. Al punto che furono fatti dei passi formali in curia a Milano, perché il Vescovo (a quei tempi il Cardinal Federico Borromeo), richiamasse all'ordine i frati. Ma benchè furono imposte limitazioni, non si arrivò a sopprimere la festa. Che vennè però soppressa per alcuni anni sotto l'imperatore Giuseppe II. La festa fu reintrodotta nel periodo napoleonico[21]. Il successo della stessa fu nuovamente fonte di contrasti, tanto che il Prevosto di Vimercate Pagani, inviò una lettera alla curia di Milano, perchè se ne promovesse la soppressione assieme ad altre sagre, dal Pagani stesso ritenute "uno scandalo grave" [21] . Ma anche questa volta senza successo tanto che la Fésta de Carnà ha continuato a richiamare per secoli un grande afflusso di devoti, curiosi o semplicemente visitatori, fino ai nostri giorni.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 è stato eletto per la prima volta un deputato carnatese, Roberto Rampi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[22]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT, al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 700 persone, pari al 9,62% di tutti i residenti. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:[23]

Pos. Cittadinanza Popolazione
2 Albania Albania 106
3 Bangladesh Bangladesh 65
4 Ecuador Ecuador 44
5 Marocco Marocco 40

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Carnate-Usmate.

Il paese dispone di una propria stazione ferroviaria posta all'incrocio delle linee Lecco-Milano e Seregno-Bergamo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2007 2012 Maurizio Riva lista civica Sindaco
2012 in carica Daniele Nava Partito Democratico Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La sua unica frazione di Passirano è omonima al comune della provincia di Brescia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 145.
  3. ^ Ignazio Cantù: Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini”, Milano 1853.
  4. ^ Augusto Merati: I Gent de Carnaa, 1973.
  5. ^ a b c Maria Paola Canegrati: Carnate: Viaggio nei secoli, 1985.
  6. ^ a b Giovanni Dozio: Notizia storiche di Vimercate e sua Pieve, Milano 1853.
  7. ^ a b c d e f Salvatore Longu: Carnate e le sue Chiese, 2006.
  8. ^ Luisa Martinelli: Le pergamene del secolo XII della chiesa di Santo Stefano di Vimercate conservate presso l’Archivio di Stato di Milano, 2001.
  9. ^ Luca Fois: Le pergamene duecentesche di Santo Stefano di Vimercate, vol. 1 (1201-1234), vol. 2 (1234-1273), vol. 3 (1273-1300), editi rispettivamente nel 2008, 2010, 2012.
  10. ^ Goffredo da Bussero: Liber Notitiae sanctorum Mediolani, a cura di Marco Magistretti e Ugo Monneret De Villard, ristampa 1974.
  11. ^ Giuseppe Maria Fornari: Cronica del Carmine di Milano, 1685.
  12. ^ a b c Pier Giuseppe Agostoni, Vicende Carmelitane a Carnate (1486-1769), in Carmelus: Comentarii ab Instituto Carmelitano Editi, 8 (1961), 2, pag. 215-231.
  13. ^ Le Vicende dei carmelitani a Carnate - L'inizio della decadenza: sale al trono Giuseppe II, in Carnate, Anno XII, 5, 1987.
  14. ^ a b Le vicende dei carmelitani a Carnate - Ultimo atto: la perdita di tutti i beni., in Carnate, Anno XII, 6-7, 1987.
  15. ^ a b Gabriele Biraghi, La comunità di Carnate: economia e società tra XVIII e XIX secolo, Università degli Studi, Milano., Tesi di laurea, Anno accademico 2011-2012,.
  16. ^ a b Comi Marina, Novecento ad Usmate Velate, dalla Prima Guerra Mondiale agli anni Sessanta.
  17. ^ a b c Carlo Perego, Te se regordet i temp indrè a Carnà, 1 Dicembre 2016.
  18. ^ http://www.archiviostoricobernareggese.it/SITE/storia-di-bernareggio.
  19. ^ a b Moreschi Paolo, Come eravamo: Carnate ai tempi della Grande Guerra, in Gelso, Settembre 2015.
  20. ^ Salvatore Longu, Dove riposano gli eroi -I Caduti Carnatesi nella Guerra 1915/1918.
  21. ^ a b Eugenio Cazzani, Storia di Vimercate, 1975.
  22. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  23. ^ Statistiche demografiche ISTAT - Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 19 agosto 2012.

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