Carmelo Bossi

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Carmelo Bossi
Carmelo Bossi 1960.jpg
Nazionalità Italia Italia
Altezza 170 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Categoria Pesi welter, Pesi superwelter
Ritirato 31 ottobre 1971
Carriera
Incontri disputati
Totali 51
Vinti (KO) 40 (10)
Persi (KO) 8 (2)
Pareggiati 3
Palmarès
Olympic flag.svg Olimpiadi
Argento Roma 1960 medio-leggeri
 

Carmelo Bossi (Milano, 15 ottobre 1939Milano, 23 marzo 2014) è stato un pugile italiano.

Carriera da dilettante[modifica | modifica wikitesto]

Bossi è stato campione italiano dilettante nei pesi welter nel 1958, a Terni e l'anno successivo fu medaglia d'argento ai Campionati europei di Lucerna, sempre nella medesima categoria. Tuttavia, in vista dei Giochi olimpici di Roma, nel 1960, il tecnico della Nazionale italiana, Natalino Rea, scelse di far combattere nei pesi welter il Campione europeo dei superwelter, Nino Benvenuti e impose a Bossi di partecipare a un torneo eliminatorio quadrangolare per l'individuazione del rappresentante italiano nella categoria superiore. Solo dopo aver sconfitto, uno dopo l'altro Sandro Mazzinghi, Giuseppe Galmozzi e Remo Golfarini, Bossi poté entrare a far parte della squadra olimpica[1].

Alle Olimpiadi, conquistò la medaglia d'argento, dopo aver superato il rhodesiano Brian Van Niekerk, l'uruguayano Pedro Votta, il francese di colore Souleymane Diallo e il britannico William Fisher, tutti con verdetto ai punti. Perse ai punti solamente in finale contro lo statunitense Wilbert McClure, a un passo dalla medaglia d'oro. Il 26 settembre 1960 fu insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Repubblica.

Carriera da professionista[modifica | modifica wikitesto]

Professionista dal 1961, il 5 ottobre 1965, a Napoli, conquistò il titolo italiano dei pesi welter, battendo il laziale Domenico Tiberia, ai punti in dodici riprese. Sempre ai punti, batté il rivale nella successiva rivincita, l'8 gennaio 1967 ad Aprilia. Nello stesso anno, il 17 maggio, a Sanremo, conquistò il titolo europeo della stessa categoria, battendo il francese Jean Josselin, con verdetto ai punti.

Difese il titolo europeo contro il britannico Johnny Cooke, a Sanremo il 16 agosto 1967, sconfiggendolo per KO tecnico alla dodicesima ripresa; ancora contro Jean Josselin, a Roma, il 3 maggio 1968, ottenendo una nuova vittoria ai punti, per poi perdere la corona europea contro l'olandese delle Antille, Edwin "Fighting" Mack, cui dovette cedere per KO tecnico alla decima ripresa, il 14 agosto 1968 a Roma.

Carmelo Bossi conquista il titolo mondiale dei pesi medi junior, battendo ai punti l'americano Freddie Little

Contemporaneamente, Bossi sfidò due volte il detentore del titolo mondiale dei welter, il sudafricano Willie Ludick, davanti al suo pubblico di Johannesburg, perdendo ai punti sia il 7 ottobre che il 25 novembre 1967.

Il 31 ottobre 1969, Bossi incontrò il campione del Mondo dei pesi medi junior Freddie Little, per un incontro non valido per il titolo. Alla seconda ripresa i due avversari si colpirono a vicenda con una testata che non lasciò segni evidenti su Little ma che richiese l'intervento medico per Bossi. Il medico decretò l'impossibilità di proseguire per quest'ultimo e l'arbitro assegnò allo statunitense una discutibile vittoria per ferita[2].

Combatté ancora per il titolo europeo dei pesi welter contro l'austriaco Johann Orsolics, il 9 aprile 1970, a Vienna, ma con esito sfortunato (sconfitta ai punti).

Già trentunenne, ebbe una chance per il mondiale dei superwelter, da parte di Freddie Little, visto anche l'esito del precedente match tra i due. Il 9 luglio 1970, allo Stadio Sada di Monza, Bossi compì il capolavoro della sua intera carriera, strappando la cintura mondiale allo statunitense, con un chiaro verdetto ai punti (ben quattro) in quindici riprese.

Difese il titolo mondiale contro lo spagnolo José Hernández, a Madrid, il 29 aprile 1971, restando in carica grazie a un verdetto di parità. La fine della sua carriera coincise con l'onorevole sconfitta mondiale contro il giapponese Koichi Wajima, a Tokyo, il 31 ottobre 1971, con verdetto ai punti in quindici riprese.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposato con Annamaria Pocaterra, rimase vedovo il 21 agosto 2013. Aveva due figlie, Alessandra e Carla e viveva a Milano. Il fratello Ernesto, anch'egli pugile a discreti livelli, lo seguì per tutta la sua carriera agonistica.

Morì a Milano il 23 marzo 2014 all'età di 74 anni, in seguito a complicazioni polmonari, dopo una lunga malattia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, 1982, pag. 153
  2. ^ BoxRec.com

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