Carlo Enrico Rava

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Carlo Enrico Rava (Cernobbio, 30 settembre 1903Milano, 31 maggio 1986) è stato un architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque il 30 settembre 1903 a Cernobbio, nella provincia di Como, da Enrica Canevari e Maurizio Rava, che sarà poi tra i fondatori del fascio di Roma e importante funzionario coloniale al servizio del regime (ricoprirà anche la carica di governatore della Somalia dal 1931 al 1935).[1] Si diplomò nel 1921 al liceo classico Cesare Beccaria di Milano e si iscrisse al Politecnico di Milano, senza tuttavia completare gli studi.[1] Conseguì quindi il titolo di insegnante di disegno all'Accademia di Brera, e ricevette in un secondo momento l'abiltazione alla professione di architetto.[1]

Nell'ottobre 1926 fondò il Gruppo 7, insieme a Luigi Figini, Gino Pollini, Guido Frette, Sebastiano Larco Silva, Giuseppe Terragni e Ubaldo Castagnoli, gruppo che si fece promotore del Movimento Moderno in Italia e iniziatore del razionalismo italiano.[1][2]

In occasione della III Biennale di arti decorative presso la villa Reale di Monza nel 1927, Rava presentò insieme a Larco Silva i progetti della sede di un periodico e di un palazzo per uffici. La collaborazione professionale con Larco Silva, iniziata nel 1926, si protrarrà fino al 1940.[1] La prima opera realizzata dalla coppia di architetti è la palazzina Solari a Santa Margherita Ligure (1927).[1] Prendono inoltre parte all'esposizione di Stoccarda del Deutscher Werkbundel (settembre 1927) e alla I Esposizione di architettura razionale, promossa da Adalberto Libera e Gaetano Minnucci (marzo 1928), per la quale realizzarono un progetto di "casette in serie" e un albergo presso il sito archeologico di Leptis Magna in Tripolitania.[1][2]

Nel 1929 abbandonò il Gruppo 7 insieme a Larco Silva per malumori interni, e aderì al RAMI (Raggruppamento architetti moderni italiani) nel 1931. Ebbe modo di effettuare molti viaggi in Tripolitania e si interessò di architettura coloniale.[1] Prese parte al Congresso nazionale degli architetti italiani sull'architettura coloniale nel 1936 e realizzò allestimenti per la Mostra autarchica del minerale italiano di Roma (padiglione Africa italiana) nel 1938, e per la VII Triennale di Milano (mostra dell'attrezzatura coloniale) nel 1940.[1] In Africa ha realizzato edifici a Suani Ben Adem, Mogadiscio, Assab e Addis Abeba.[1] Nel 1939 partecipò insieme a Giovanni Pellegrini al concorso per il piano regolatore di Verbania.[1]

Negli anni trenta iniziò a interessarsi anche al cinema, realizzando gli allestimenti scenici per i film Inventiamo l'amore (1938) di Camillo Mastrocinque e L'argine di Corrado D'Errico, e scrivendo articoli per riviste quali «Domus», «Cinema», «Bianco e Nero» e «Lo Stile».[1]

Nel dopoguerra collaborò con varie case editrici, incentrando i propri studi sulla scenografia teatrale. Curò volumi di scenografia e arredamento per Görlich e per Vallardi, mentre dal 1951 fu direttore della rivista di arredamento «Prospettive».[1] Morì a Milano il 31 maggio 1986.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m Raffaella Catini, Carlo Enrico Rava, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 86, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2016. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  2. ^ a b c Rava, Carlo Enrico, su treccani.it, Enciclopedia Treccani. URL consultato il 20 dicembre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Ciucci e Giorgio Muratore (a cura di), Storia dell'architettura italiana. Il primo Novecento, Milano, Electa, 2004.
  • Carlo Cresti, Architettura coloniale per i territori italiani d'Oltremare, in Carlo Cresti, Benedetto Gravagnuolo e Francesco Gurrieri (a cura di), Architettura e città negli anni del fascismo in Italia e nelle colonie, Firenze, Angelo Pontecorboli Editore, 2005, pp. 74-76, 81, 84, 92.
  • Ezio Godoli e Milva Giacomelli, Architetti e ingegneri italiani dal Levante al Magreb (1848-1945), Firenze, Maschietto Editore, 2005, pp. 297-302.
  • Paolo Nicoloso, Gli architetti di Mussolini. Scuole e sindacato, architetti e massoni, professori e politici negli anni del regime, Milano, FrancoAngeli, 1999, pp. 72, 77, 108, 122-125.
  • S. Parigi, L'architetto cosmopolita, in Immagine. Note di storia del cinema, n. 19, 1991-92, pp. 7-9.
  • Ilaria Perna, Carlo Enrico Rava: coerenza umanistica di un architetto (PDF), Napoli, Università degli Studi di Napoli Federico II, 2007, DOI:10.6092/UNINA/FEDOA/2934. URL consultato il 21 dicembre 2019.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN234634372 · ISNI (EN0000 0003 8573 3790 · BAV 495/245819 · ULAN (EN500235184 · LCCN (ENn97876664 · GND (DE13837709X · BNF (FRcb128050439 (data) · J9U (ENHE987007374190105171 · WorldCat Identities (ENlccn-n97876664