Carlo Delcroix

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Carlo Delcroix
Carlo Delcroix.jpg

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature II
Gruppo
parlamentare
PNM
Collegio Bari
Incarichi parlamentari
  • Componente della I COMMISSIONE (AFFARI INTERNI)

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVIII, XXIX

Consigliere nazionale del Regno d'Italia
Legislature XXX
Gruppo
parlamentare
Membri del Consiglio nazionale del PNF

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Monarchico
Titolo di studio laurea in lettere e in giurisprudenza
Professione pubblicista

Carlo Delcroix (Firenze, 22 agosto 1896Roma, 25 ottobre 1977) è stato un militare italiano, decorato della Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Firenze, il nonno paterno proveniva dal Belgio e la nonna paterna dalla Lorena (Francia). Il nonno Nicola, dopo aver partecipato ai moti del 1848 in Belgio e in Francia, si era trasferito in Italia, lavorando come appaltatore nel Regno delle Due Sicilie, e stabilendosi infine a Firenze. Carlo Delcroix fu convinto interventista e dopo aver frequentato la scuola allievi ufficiali di Modena ne uscì nel febbraio del 1916 come aspirante ufficiale. Le esperienze militari per Carlo Delcroix iniziarono subito, nella primavera 1916, quando raggiunse il 3º reggimento bersaglieri di stanza sul settore alpino (tra la Marmolada ed il Col di Lana). Promosso sottotenente fu trasferito presso la 17ª Divisione e partecipò alla battaglia per la conquista del monte Sief e della Mesolina, durante la quale si distinse per il coraggio con cui guidò il suo plotone all'assalto dei bastioni del Sasso di Mezzodì.

Ai primi di gennaio 1917 venne nuovamente trasferito e passò alle dipendenze del Comando di Reggimento che lo incaricò di dirigere gli urgentissimi lavori di sgombero dei cumuli di neve da valanga riversatisi sulle mulattiere della Marmolada.

Promosso tenente, nel febbraio 1917 lasciò definitivamente gli incarichi di comando e passò alle dipendenze della Divisione, stabilendosi sotto il bastione della Marmolada (a Malga Ciapéla) presso il comando del Battaglione alpini Val Cordevole, con l'incarico di istruire i neocostituiti reparti di arditi "Fiamme verdi" al lancio delle bombe a mano. E proprio qui avvenne il tragico incidente che mutilò Carlo Delcroix, nel Marzo dello stesso anno.

"(Delcroix)... saputo che un bersagliere era morto per lo scoppio di un petardo, da solo, per non esporre gli altri al pericolo certo, volle rastrellare dal campo coperto di neve gli ordigni inesplosi."

Luigi de Grazia, Tenente negli Arditi del 3° Bersaglieri

"L'inutile insidia", lettera personale"

il tenente Minghetti, accorso tra i primi, descrisse così l'orrenda scena del ferimento dell'amico Carlo:

« Delcroix era sulla neve, in una pozza di sangue. Aveva perduto le mani e gli occhi ed appariva ferito in molte altre parti del corpo. [...] Gli occhi afflosciati e senza vita erano imbevuti di sangue nero, il viso e le labbra gonfie erano come bruciati dalla vampa dell'esplosione. Centinaia di schegge gli si erano conficcate in tutto il corpo, specialmente nell'addome e nel torace, con ferite profonde[...] I moncherini delle braccia mostravano un impasto sanguinolento di muscoli, tendini, nervi e ossa violentemente spezzate. »

Il medico di Malga Ciapéla, il tenente Ravazzoni, raccolse subito il corpo di Delcroix e si prodigò immediatamente per suturare il grave squarcio che aveva sul petto e sulle braccia e per liberare la gola del ferito dal mucchio di pezzi di denti, di gengive e di terra che non gli permettevano di respirare. Lo dettero per spacciato, ma in quel corpo martoriato c'era ancora l'animo avido di vita di un ventunenne e riuscì a sopravvivere alle prime critiche ore passate a Malga Ciapéla e al successivo trasporto in autoambulanza presso l'ospedaletto n. 057 di Caprile. Il ferito, benché febbricitante e quasi dissanguato, restò sveglio per tutta la notte, e si rivolse al medico Ravazzoni dicendogli di non perdere tempo con lui, che si sentiva di dover morire ma non aveva paura,

« mi spiace di non essere rimasto sotto i cavalli di frisia del Sasso di Mezzodì! »

diceva.

Fu tra i fondatori dell'ANMIG (Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra). Nel 1936, col Re e la Regina, inaugurò la Casa Madre dei Mutilati e delle Vedove di Guerra, a Roma.[1]

Fu parlamentare fascista dal 1924 al 1943, ma fu contrario all'alleanza con la Germania.[2]Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le attente ricerche contro le illegali acquisizioni di beni durante il ventennio da parte degli ex-fascisti, portò Delcroix a vedersi sequestrare le protesi della braccia, etichettate assurdamente come "proventi del regime". Sempre nel primissimo secondo dopoguerra aderì al Partito Nazionale Monarchico con cui venne eletto deputato alle elezioni politiche del 1953; cinque anni dopo fu il primo dei non eletti mentre nel 1963 si presentò con la lista Stella e Corona senza successo.[2] A seguito di questa sconfitta, si ritirò dalla vita politica.

Delcroix si spense il 25 ottobre 1977. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Edoardo di Sassonia-Coburgo-Gotha, presidente della Croce Rossa tedesca, al Monumento al Milite ignoto (Vittoriano) di Roma, il 19 marzo 1938.

Per l'abnegazione al dovere che dimostrò quel 12 marzo fu decorato Medaglia d'Argento al Valor Militare. Ricoverato a Milano e Torino, riuscì a superare con notevole forza d'animo il fatto di aver perso le mani e la vista e dunque di aver finito di vivere la sua giovinezza come avrebbe sognato di fare, e si prodigò per tenere infuocati comizi. Tra il settembre 1917 e il novembre 1918 tenne 35 discorsi in tutta Italia, davanti a folle di militari e anche di civili, sviluppando una notevole abilità oratoria. Fu tra i fondatori dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG) e nel 1924 ne divenne il presidente dopo le votazioni al Congresso tenutosi a Fiume. Negli anni finali della guerra, 44-45, fu costretto a nascondersi in casa di un amico a Roma, essendo ricercato dai Nazi-Fascisti che lo ritenevano un traditore a causa della sua negazione di trasferire a Stresa la sede dell'ANMIG. Gli fu sequestrato parte del patrimonio e anche la protesi del braccio dai fascisti, sotto decisione di Barracu e Pavolini. Fu anche autore di notevoli romanzi, novelle e poesie. Nel secondo dopoguerra aderì al Partito Nazionale Monarchico nelle cui liste venne eletto deputato nelle elezioni del 1953.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcello Landi, L'Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra (ANMIG)
  2. ^ a b Dizionario Biografico Treccani (on-line)
  3. ^ Camera dei Deputati, Attività svolta nella seconda legislatura (on-line)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Delcroix, Quando c'era il Re, Rizzoli, Milano, 1959.
  • Carlo Delcroix, Sette santi senza candele, Vallecchi, Firenze, 1925.
  • Carlo Delcroix, Guerra di popolo, Vallecchi, Firenze, 1921.
  • Carlo Delcroix, I miei canti, Vallecchi, Firenze, 1932
  • Carlo Delcroix, Un uomo, un popolo, Firenze, 1928
  • Carlo Delcroix, I dialoghi con la folla, Firenze, 1922
  • Carlo Delcroix, Il sacrificio della parola, Firenze, 1924
  • Carlo Delcroix, Il nostro contributo alla vittoria degli alleati, Firenze, 1931

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN59075053 · BNF: (FRcb110017087 (data)