Cariddi

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Scilla e Cariddi in un dipinto di Johann Heinrich Füssli
Scilla e Cariddi in una vignetta inglese di fine Settecento

Cariddi (in greco Χάρυβδις) nella mitologia greca è un mostro marino.

Storia di Cariddi[modifica | modifica wikitesto]

In principio vi era una naiade, figlia di Poseidone e Gea, dedita alle rapine e famosa per la sua voracità. Un giorno rubò a Eracle i buoi di Gerione e ne mangiò alcuni. Allora Zeus la fulminò e la fece cadere in mare, dove la mutò.

Essa mutò in un gigantesco mostro, grande quasi quanto metà della città di Roma. Simile a una lampreda, con una gigantesca bocca piena di varie file di numerosissimi denti e una voracità infinita, Cariddi risucchiava l'acqua del mare e la rigettava (fino a tre volte al giorno), creando enormi vortici che affondavano le navi in transito. Le enormi dimensioni del mostro facevano sì che sembrasse tutt'uno col mare stesso.

La leggenda la situa presso uno dei due lati dello stretto di Messina, di fronte all'antro del mostro Scilla.

Le navi che imboccavano lo stretto erano costrette a passare vicino a uno dei due mostri.

In quel tratto di mare i vortici sono causati dall'incontro delle correnti marine, ma non sono di entità rilevanti.

Secondo il mito, gli Argonauti riuscirono a scampare al pericolo, rappresentato dai due mostri, perché guidati da Teti madre di Achille, una delle Nereidi.

Scilla è menzionata anche nel canto XII dell'Odissea di Omero, in cui si narra che Ulisse preferì affrontare Scilla, per paura di perdere la nave passando vicino al gorgo, per questo perse al posto di tutti gli uomini i rematori migliori.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Geograficamente Cariddi è collocabile sulla punta messinese della Sicilia, a Capo Peloro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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