Carduus tenuiflorus

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Cardo minore
Carduus tenuiflorus1.jpg
Carduus tenuiflorus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Carduus
Specie C. tenuiflorus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Carduus tenuiflorus
Curtis, 1793
Nomi comuni

Cardo a capolini gracili

Il cardo minore (nome scientifico Carduus tenuiflorus Curtis, 1793) è una pianta erbacea bienne dai grandi capolini spinosi violetto-purpurei appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (Carduus) deriva dal latino (= “cardo” in italiano) che a sua volta potrebbe derivare da una parola greca il cui significato si avvicina al nostro vocabolo “rapare”; ma altre ricerche farebbero derivare da un'altra radice, sempre greca, “ardis” (= “punta dello strale”), alludendo ovviamente alla spinosità delle piante di questo genere.[1] Il nome specifico (tenuiflorus) deriva dal latino e significa “a fiori delicati”.[2]
Il binomio scientifico attualmente accettato (Carduus tenuiflorus) è stato proposto dal botanico inglese William Curtis (Alton, 11 gennaio 1746 – Brampton, 7 luglio 1799) nella pubblicazione Flora londinensis del 1793.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento

È una pianta eretta che può raggiungere dai 2 ai 7 dm (20 dm in America[4]). La forma biologica della specie è emicriptofita bienne (H bienn); ossia sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo con un ciclo di crescita biennale: significa che il primo anno produce al più una bassa rosetta basale di foglie, mentre il secondo anno fiorisce completamente. In alcuni casi può essere considerata anche terofita scaposa (T scap) e quindi a ciclo biologico annuo. L'indumento di queste piante può essere tomentoso con peli unicellulari.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono grosse e servono anche da ancoraggio oltre che da alimentazione.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta, ramosa-corimbosa verso l'alto e alata (le ali possono essere discontinue, ma raggiungono a volte l'infiorescenza) con spine irregolari ma robuste lunghe 10 – 15 mm (denti delle ali di 25 mm).

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono di due tipi: quelle basali che si sviluppano il primo anno e quelle cauline disposte in modo alterno. La lamina è a contorno lanceolato; la pagina inferiore è bianco-lanosa (tomentosa), quella superiore più o meno glabra; il bordo è percorso da spine lunghe 3 – 10 mm.

  • Foglie basali: sono pennatolobate o pennatopartite con 6 - 10 copie di lobi o segmenti spinosi; sono rastremate verso il picciolo alato.
  • Foglie cauline: quelle superiori sono sessili e progressivamente ridotte con lamina appena pennatosetta o largamente lineare e indivisa; le foglie superiori non superano i capolini.

Dimensioni delle foglie: larghezza 2 – 6 cm (massimo 15 cm); lunghezza 5 – 12 cm (massimo 40 cm).

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è formata da alcuni capolini (da 3 a 8, fino a 20) sessili e strettamente aggruppati. La struttura del capolino è quella tipica delle Asteraceae: un breve peduncolo sorregge un involucro a forma cilindrica o ellissoide (più lungo dei fiori), composto da diverse brattee (o squame) disposte su più serie in modo embricato che fanno da protezione al ricettacolo setoloso (pagliette diritte) sul quale s'inseriscono i fiori tubulosi. Le squame sono intere a forma lanceolata, appressate alla base; quelle mediane sono glabre sia sul bordo che nella nervatura centrale, mentre i margini sono membranosi; quelle inferiori sono poco più brevi delle altre, in genere sono bruscamente ristrette all'apice con una breve punta. Dimensione del capolino: larghezza 5 – 12 mm; lunghezza 15 – 22 mm. Dimensione dell'involucro: larghezza 5 – 12 mm; lunghezza 15 – 20 mm. Larghezza media delle squame: 1,5 – 5 mm. Larghezza dell'apice delle squame: 0,5 - 1,5 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono tutti del tipo tubuloso[5] (il tipo ligulato, i fiori del raggio, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono ermafroditi, attinoformi, tetra-ciclici (con quattro verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ossia sia il calice che la corolla sono composti da cinque elementi).

  • K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[6]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla ha una forma cilindrica (tubolare) terminante con 5 profondi lobi; il colore è purpureo-chiaro (raramente è biancastro). I lembi della corolla sono lunghi quanto il tubo. Lunghezza della corolla: 10 – 14 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, papillosi e pubescenti; le antere sono saldate fra di loro e formano un manicotto circondante lo stilo; sono inoltre caudate alla base.
  • Gineceo: l'ovario è infero e uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo è unico con uno stimma terminale lungamente bifido e glabro. All'apice dello stilo è presente un ciuffo di peli. La superficie stigmatica è localizzata nella parte interna dello stilo.[7]
  • Fioritura: da aprile a agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni a superficie chiara (da marrone chiaro a grigio-marrone), glabri, ad inserzione basale e con una coroncina conico-troncata all'apice; la forma è ovoide di pochi millimetri (4 – 5 mm) con 10 – 13 nervi longitudinali. Gli acheni sono carrucolati; ossia hanno delle protuberanze per agevolare il distacco dei semi.[8] Il pappo è formato da setole semplici e diritte, connate alla base e disposte in un anello deciduo in un unico pezzo; i margini delle setole sono scabri o con fine barbe e avvolgono per 4/5 i fiori. Lunghezza delle setole: 10 – 15 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[9] – Distribuzione alpina[10])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico questa sottospecie appartiene alla seguente comunità vegetale:[10]

Formazione: delle comunità terofitiche pioniere nitrofile
Classe: Stellarietea mediae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Carduus tenuiflorus (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[12] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[13]). Al genere Carduus sono assegnate numerose specie (meno di 100), due dozzine delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.
In questa specie alcune cheklist[14] includono anche la specie Carduus sardous DC. altrimenti considerata specie autonoma.
Il numero cromosomico di Carduus tenuiflorus è: 2n = 54.[4].

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici:

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Carduus argiroa Nyman
  • Carduus argyroa Kunze
  • Carduus corbariensis Timb.-Lagr. & Thévenau, 1874
  • Carduus malacitanus Boiss. & Reut., 1852
  • Carduus microcephalus Gaudin
  • Carduus pycnocephalus subsp. tenuiflorus (Curtis) Batt.
  • Carduus pycnocephalus var. corbariensis (Timb.-Lagr. & Thévenau) Rouy
  • Carduus pycnocephalus var. spinulosus Pau
  • Carduus pycnocephalus var. tenuiflorus (Curtis) Ball
  • Carduus pycnocephalus Linnaeus var. tenuiflorus (Curtis) Fiori
  • Carduus syncephalus Rchb.f.
  • Carduus tenuiflorus subsp. tenuiflorus
  • Carduus tenuiflorus var. tenuiflorus

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i cardi sono molto simili tra di loro. Nell'elenco sottostante sono indicate alcune specie principalmente abitatrici dell'arco alpino con le caratteristiche più differenti rispetto alla specie di questa voce:

  • Carduus acanthoides L. - Cardo branca-orsina: il fusto è poco ramoso con pochi capolini terminali; le foglie superiori hanno la lamina ristretta e pennatosetta; la pagina inferiore delle foglie è cosparsa di peli pluricellulari crespi; tutta la pianta è molto spinosa con spine rigide.
  • Carduus personata (L.) Jacq. - Cardo bardana: il fusto è ampiamente ramoso con diversi capolini terminali; le foglie superiori hanno la lamina ben sviluppata.
  • Carduus defloratus L. - Cardo decapitato: il fusto non è alato e il capolino è solitario e incurvato appena sotto l'infiorescenza; le foglie sono glabre a lamina lanceolata e bordi interi percorsi da deboli spine.
  • Carduus crispus L. - Cardo crespo: la pagina inferiore delle foglie è cosparsa di peli unicellulari lisci; le spine in genere sono più deboli.
  • Carduus pycnocephalus L. - Cardo a capolini densi: il fusto ha delle spine robuste; i capolini hanno un involucro cilindrico allungato e sono riuniti in un numero maggiore; le squame mediane sono cigliate sui bordi.
  • Carduus nutans L. - Cardo pendente: le squame mediane dell'involucro presentano nella zona mediana una strozzatura; i capolini sono inclinati.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il cardo a capolini gracili in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Schmalköpfige Distel
  • (FR) Chardon à capitules grèles
  • (EN) Slender Thistle

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motta 1960, Vol. 1 - pag. 457.
  2. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  3. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  4. ^ a b eFloras - Flora of North America, su efloras.org. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  5. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 142.
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 22 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  7. ^ Judd 2007, pag. 523.
  8. ^ Musmarra 1996, pag. 292.
  9. ^ Conti et al. 2005, pag. 69.
  10. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 580.
  11. ^ Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  12. ^ Judd 2007, pag. 520.
  13. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  14. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 9 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Joachim W. Kadereit, Charles Jeffrey, Flowering plants: Eudicots ; Asterales, New York, Springer, 2007, p. 129, ISBN 3-540-31050-9.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, p. 457.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, p. 150, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 580.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 68, ISBN 88-7621-458-5.

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