Caratteristica di albedo

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Una caratteristica di albedo[1][2] è una vasta area sulla superficie di un pianeta, o altro corpo del sistema solare, che mostra un contrasto in luminosità (albedo) rispetto alle aree adiacenti. Le caratteristiche di albedo non corrispondono necessariamente a formazioni geologiche. Per quei corpi dotati di atmosfera, quali Venere e Titano, possono essere osservate caratteristiche di albedo non permanenti, generate da fenomeni transitori che hanno luogo nell'atmosfera (quali formazioni nuvolose).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente, le caratteristiche di albedo furono le prime, e solitamente uniche, caratteristiche osservate e cui venne attribuito un nome su Luna, Marte e Mercurio. Col crescere della capacità osservativa grazie ai telescopi e alle sonde spaziali sono state man mano osservate caratteristiche di albedo anche su oggetti più lontani e più piccoli quali i satelliti dei giganti gassosi del sistema solare e alcuni asteroidi.

Al di là della Luna, le cui principali caratteristiche di albedo sono visibili anche a occhio nudo, la prima caratteristica d'albedo osservata su un altro corpo celeste fu il Syrtis Major Planum su Marte nel XVII secolo.[3][4]

Le prime mappe delle superfici di Marte e Mercurio, quali quelle di Schiaparelli[5] e Antoniadi[6], mostravano esclusivamente le caratteristiche di albedo e solo l'osservazione ravvicinata permessa dalle sonde spaziali ha consentito di identificare strutture geologiche quali i crateri da impatto.

Laddove l'osservazione moderna ha effettivamente una natura geologica dell'albedo, l'unione ha adottato descrittori più adeguati confermando per la Luna la scelta storica di rifersi a corpi d'acqua (quali Oceanus, Mare, Sinus) e per Marte quella di aree terrestri (quali Planum, Planitia), dove in entrambi i casi la differenza è data dall'estensione della caratteristica più che dalla sua natura geologica, mentre ha usato il termine regiones per altri corpi celesti quali i satelliti Miranda, Tritone e gli asteroidi.

Le immagini ad alta risoluzione rese disponibili dalle sonde spaziali che hanno visitato ad esempio Marte e Mercurio hanno permesso di superare la vecchia nomenclatura basata sulle caratteristiche di albedo, caduta in disuso se non tra gli astronomi amatoriali: tuttavia il loro valore come riferimento è stato riconusciuto dall'IAU che continua ad annoverarle tra la nomenclatura ufficiale dei corpi.

Per altri corpi che non sono stati ancora visitati da sonde spaziali, le migliori immagini ottenute - grazie al telescopio spaziale Hubble o montando ottiche adattive sui più potenti telescopi sulla superficie - mostrano caratteristiche di albedo non ufficialmente riconosciute dall'IAU ma di uso comune quale il Cuore di Plutone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Giuntoli, Osservazioni di Mercurio nel 2001 (PDF), su UAI - Sezione pianeti, 2005. URL consultato il 16 giugno 2016.
  2. ^ P. Tanga, L. Bardelli, Marte nel 2003-2005: la regressione della Calotta Polare Sud (PDF), su UAI - Sezione pianeti, 2008. URL consultato il 16 giugno 2016.
  3. ^ (EN) Oliver Morton, Mapping Mars: Science, Imagination, and the Birth of a World, New York, Picador USA, 2002, pp. 14–15, ISBN 0-312-24551-3.
  4. ^ (EN) William Sheehan, Areographers, in The Planet Mars: A History of Observation and Discovery, University of Arizona Press, 1996. URL consultato il 15 agosto 2014.
  5. ^ (EN) Willy Ley, Wernher von Braun, The Exploration of Mars, New York, The Viking Press, 1956, pp. 70-71.
  6. ^ (EN) Eugène Michel Antoniadi, Antoniadi's map of Mercury, in Atlas of Mercury, NASA, 1934. URL consultato il 15 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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