Cappelli (frumento)

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La Senatore Cappelli o Cappelli è una cultivar di grano duro autunnale ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli - agli inizi del XX secolo presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia - per selezione genealogica della popolazione nord-africana “Jenah Rhetifah”.[1][2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rilasciata nel 1915[1], la nuova varietà di frumento fu dedicata da Strappelli al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia, che, negli ultimi anni dell'Ottocento, assieme al fratello Antonio, aveva avviato le trasformazioni agrarie in Puglia e sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse.

Il frumento Cappelli, nonostante fosse alto (circa 150-160 cm), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all'allettamento, ebbe grande successo in Italia grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. L'introduzione di questa cultivar determinò l'aumento delle rese medie da 0,9 t/ha del 1920, ottenute con le vecchie varietà locali, ossia ecotipi caratterizzati da elevata taglia[4], accentuata tardività, alto indice di accestimento totale, con i difetti che ne conseguono (suscettibilità all'allettamento ed alla stretta[5]), ad 1,2 t/ha alla fine degli anni '30[6]. Nel trentennio dagli anni '20 agli anni '50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli[7], che si diffuse in seguito anche in altri paesi del Mediterraneo[8].

Il Cappelli è ancora coltivato dopo quasi un secolo, in particolare nel meridione d'Italia (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna), per la produzione di pasta di qualità superiore[9] e pane e pizza biologici, nicchia questa per la quale si va sviluppando un mercato interessante[10]. Dagli inizi del secolo scorso fino agli anni '60 il Senatore Cappelli ha rappresentato la base del miglioramento genetico del frumento duro ed è infatti presente nel patrimonio genetico di quasi tutte le cultivar di grano duro oggi coltivate in Italia e di numerose altre a livello internazionale[11][12].

Le modeste densità di semina, la limitata fertilità del terreno ed il basso consumo di fertilizzanti contribuirono per lungo tempo ad alleviare il problema dell'allettamento associato all'elevata statura di questa cultivar.

Dopo la seconda guerra mondiale, la possibilità di produrre concimi azotati a basso costo ha stimolato la costituzione di varietà in grado di valorizzare la somministrazione di quantità crescenti di azoto. Inoltre, l'accresciuta disponibilità degli erbicidi ha permesso di ovviare alla minore competitività delle piante basse nei confronti delle infestanti. Negli anni successivi (dal 1950 al 1960), il miglioramento genetico fu dunque orientato soprattutto alla riduzione della taglia ed all'aumento della precocità[13], con attenzione alle caratteristiche qualitative della granella[14][15].

Furono Capeiti 8 e Patrizio 6[16] a segnare l'inizio del declino del Cappelli, dopo decenni di dominio incontrastato. Queste due cultivar erano infatti più produttive[17], precoci (di 10-15 giorni rispetto al Cappelli) e resistenti all'allettamento, anche se con peggiori qualità molitoria e pastificatoria[18]. In seguito, cultivar di taglia sempre più ridotta ottenute attraverso incroci interspecifici, uso della mutagenesi ed introgressione dei geni Rht[19] sostituiranno definitivamente il Senatore Cappelli[20]. Così, via via, si affermano l'Appulo[21], cultivar dei gruppi “Val” (Valgerardo, Valnova, Valselva, Valriccardo) e “Castel” (Castelporziano, Castelfusano, Casteldelmonte e Castelnuovo) e il mitico Creso[22], il Simeto[23] ottenuto nel 1988 presso la Stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone, l'Iride, il Claudio, tutti con differenti gradi di parentela col “Senatore” ed altri[24][25][26][27].

L'Italia è autosufficiente in grano duro al 70%[28], dunque è probabile che almeno metà della pasta che consumiamo rechi tracce del DNA di quel frumento nord-africano che attraversò il canale di Sicilia agli inizi del secolo scorso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Senatore Cappelli e Jenah Rhetifah. Pedigree delle cultivar summenzionate dal database Genetic Resources Information System for Wheat and Triticale – GRISS nel sito web del Centro internazionale di miglioramento del mais e del grano.
  2. ^ Per accedere alla descrizione dettagliata ed alla fotografia di questo grano dalla caratteristica spiga piatta, dalle glume bianche e dalle lunghe ariste nere dall'apice chiaro, si può consultare: Remigio Baldoni e Giovanni Toderi (a cura di), Varietà di grano duro più diffuse in culture, Quaderno n.8 dell'E.N.S.E., Ente Nazionale Sementi Elette, Milano. http://scs.entecra.it/quaderni/libretto%208.pdf
  3. ^ Foto e caratteristiche principali: http://www.cerealresearchcentre.it/main/index.php?option=com_content&view=article&id=66&Itemid=101
  4. ^ Raffaele Ciferri e Mario Bonvicini, in Revisione delle vecchie razze italiane in rapporto ai frumenti mediterranei – Estratto dagli Annali della Sperimentazione Agraria Roma, 1959 n.s., vol. XIII, nn 5-6 e 1960, n.s., vol. XIV, nn. 1-3, hanno descritto le caratteristiche morfologiche essenziali di circa 400 razze di frumento riprodotte in coltura nel 1930, di queste 200 sono di grano duro. Di queste, il 20% sono alte fino a 150 cm e le restanti fino a 200 cm ed oltre. A titolo di curiosità, lo Zingarello di Matera non raggiunge i 50 cm..
  5. ^ La stretta è uno stress idrico che colpisce le coltivazioni cerealicole, determinato dalle condizioni di aridità che frequentemente si verificano nei climi semi-aridi durante la fase di granigione); scarsa reattività alla fertilizzazione azotata che esaltava l'allettamento, la stretta e la suscettibilità alle fitopatie.
  6. ^ Rosella Motzo, Francesco Giunta, Simonetta Fois, Coordinatore Prof. Mauro Deidda, Evoluzione varietale e qualità in frumento duro (Triticum turgidum subsp. durum): dalle vecchie popolazioni alle attuali cultivar - Dipartimento di Scienze agronomiche e Genetica vegetale agraria dell'Università degli Studi di Sassari, p. 10(?).
  7. ^ Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, The contribution of Italian wheat geneticists: From Nazareno Strampelli to Francesco D'Amato Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, Roma, p. 63. http://www.dista.unibo.it/doublehelix/proceedings/SECTION_I/HELIX%20pp%20053- 075.pdf
  8. ^ In Nord-Africa soprattutto Marocco e Turchia, Siria e Iraq in Medio Oriente.
  9. ^ Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, opera citata, p. 63.
  10. ^ A questo proposito, val la pena ricordare che nel 2006 in Italia la superficie agricola in regime biologico interessava circa 1.200.000 ha di cui il 20% a cereali. Tra questi, il frumento duro era coltivato su circa 120.000 ha. Fonte: Amato G., Giambalvo D., Frenda A.S., http://www.agriforeste.regione.umbria.it/resources/doc%20ricerca%20e%20innovazione/PRIS2_tematica3.pdf
  11. ^ Rosella Motzo, Francesco Giunta, Simonetta Fois, Coordinatore Prof. Mauro Deidda, opera citata, p. 10(?).
  12. ^ Pasquale De Vita, Il frumento duro: una storia tutta italiana - Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia, 12 ottobre 2012. https://sites.google.com/site/storiagricoltura/download-area/frumento.
  13. ^ La precocità di spigatura rappresenta la fondamentale caratteristica per sfuggire alla siccità tardo-primaverile/estiva che frequentemente si verifica e porta spesso, indirettamente, ad un miglioramento della produzione.
  14. ^ Giuseppe Rivoira, Ricerca genetica e utilizzazione dei risultati: nuove varietà italiane di frumento duro - Istituto di Agronomia Generale e Coltivazioni erbacee dell'Università di Sassari, 1982. http://eprints.uniss.it/2073/
  15. ^ Prof. Rosella Motzo, Biodiversità nelle specie coltivate: cultivar ed evoluzione varietale nel frumento duro - Dipartimento di Scienze agronomiche e Genetica vegetale agraria, Università degli Studi di Sassari, 2011. http://www.anisn.it/workgroup/Progetto%20Biodiversita/materiali%20didattici%20secondo%20ciclo_2011/SASSARI_14%20MARZO%202011/Biodiversit%E0%20nelle%20specie%20coltivate/Biodiversit%E0%20nelle%20specie%20coltivate.pdf
  16. ^ Ottenuti da Felice Casale dall'incrocio del Senatore Cappelli con una linea selezionata dalla popolazione palestinese Eiti (Di origine nord-africana secondo alcune fonti, qui si riporta la versione del CIMMYT) e rilasciati nel 1955.
  17. ^ La produttività è un carattere quantitativo, geneticamente determinato, che riguarda il numero di semi o frutti per pianta, il peso medio dei semi, la quantità di sostanza secca o fresca per pianta. Essa va sempre associata alla qualità del prodotto adatto alla destinazione d'uso.
  18. ^ Già nel 1969 esse occupavano oltre un terzo dei complessivi 1.526.000 ha coltivati a grano duro in Italia. Fonte: Luciano Gosi, Gli artefici della nuova granicoltura, Terra e Vita n. 6, 16 luglio 1971 – Edagricole, Bologna.
  19. ^ Rht (Reduced height) chiamati genericamente dwarfing genes (geni nanizzanti) in grado di ridurre l'altezza del culmo.
  20. ^ L'altezza delle piante si è progressivamente ridotta nel tempo fino al valore medio di 70-80 cm nelle linee di nuova costituzione.
  21. ^ ((Cappelli x Grifoni 235)x Capeiti 8) costituito nel 1964 da Enzo Grifoni del Consorzio sementiero lucano-molisano.
  22. ^ Creati dall'ENEA tra la metà degli anni '60 ed il 1980.
  23. ^ (Capeiti 8 x Valnova)
  24. ^ Sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali si può consultare Bollettino AGRIT 30-06-2011 recante le stime delle rese dei cereali autunno-vernini per regione per il triennio 2010-2012. Secondo il Bollettino, la resa media nazionale del frumento duro si attesta oggi sulle 3,3 t/ha, con punte di 5-6 t/ha in Pianura padana. http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3892
  25. ^ Evoluzione varietale e qualità in frumento duro (Triticum turgidum subsp. durum): dalle vecchie popolazioni alle attuali cultivar - Coordinatore Prof. Mauro Deidda, a cura di Rosella Motzo, Francesco Giunta, Simonetta Fois del Dipartimento di Scienze agronomiche e Genetica vegetale agraria dell'Università degli Studi di Sassari.
  26. ^ Giuseppe Rivoira opera citata.
  27. ^ Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, opera citata, p. 63.
  28. ^ Nel dodicennio 1996-2007, in Italia si sono coltivati mediamente 1,4 milioni di ettari a grano duro ogni anno ottenendo una produzione di circa 4,5 milioni di tonnellate, quasi il 50% della produzione dell'Unione Europea. Il deficit è coperto dalle importazioni: 1,8 milioni di tonnellate di cui quasi metà dal Nord-America. Le esportazioni non superano le 89.500 tonnellate (di cui quasi i due terzi verso i paesi del Nord-Africa). Fonte: F. Sgroi, V. Fazio, La produzione e il commercio del grano duro nel Mondo ed in Italia - Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali dell'Università degli Studi di Palermo. http://www.ilgranoduro.it/osservatorio/rapporto4/09-parte-nona.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Saltini, I semi della civiltà. Frumento, riso e mais nella storia delle società umane, Bologna 1996 (Nuova ed. 2010 ISBN 9788896459010)
  • Roberto Forlani, Il frumento, aspetti genetici e agronomici del miglioramento della cultura granaria, Pavia 1954, Tipografia del libro

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]