Reggimento Croati a Cavallo
| Reggimento Croati a Cavallo | |
|---|---|
| Descrizione generale | |
| Attiva | 1500 – 1797 |
| Nazione | |
| Dimensione | 600 |
| Guarnigione/QG | |
| Patrono | San Jeronimo |
| Motto | Viva San Marco |
| Colori | Rosso porpora e Blu scuro |
| Decorazioni | |
| Voci su unità militari presenti su Wikipedia | |
I Cappelletti, stradioti reclutati dalle regioni dalmate[1], erano cavalleggeri al servizio della repubblica di Venezia[2]. Venivano così chiamati per via di un caratteristico copricapo che indossavano.[2]
Con il nome Cappelletti, nel XIII secolo, si designò anche un gruppo di famiglie cremonesi di fazione guelfa, poi espulse dalla città da Umberto Pelavicino. I loro avversari di fazione ghibellina erano invece detti Barbarasi o Troncaciuffi.[3][4]
I Croati a Cavallo sono i discendenti dei leggendari Stradiotti del 500 e dei Cappelletti del 600 che vennero costituiti in reggimenti di soli Croati a partire dai primi anni del 700.
I Croati a cavallo costituivano la cavalleria leggera veneta, i loro reggimenti avevano come numero di organici e compagnie uguale a quelle degli altri corpi di cavalleria, dopo la guerra con i Turchi, i reggimenti di Croati a cavallo rimasero 2 composti da circa 700 unità, fino alla caduta della Serenissima.
La divisa di questi cavalieri era rosso scarlatto con mostre blu, quella che voi vedete sulla stampa, è una divisa da parata di colore rosso scarlatto con le caratteristiche decorazioni in argento, in vita portavano una fascia gialla, avevano un copricapo in panno rivestito di pelo di martora.
L’armamento del cavaliere consisteva in una carabina e una spada ricurva, l’ufficiale invece aveva in uso una sciabola e 2 pistole che solitamente erano alloggiate nelle fondine della gualdrappa del cavallo.
Gli ufficiali Croati a cavallo venivano addestrati nell’accademia militare di Zara.
Nella letteratura
[modifica | modifica wikitesto]
Nella letteratura italiana e straniera, la famiglia Cappelletti viene spesso nominata per la sua rivalità con altre famiglie dell'epoca.[1]
Nella Divina Commedia, ad esempio, Dante Alighieri li nomina nel VI canto del Purgatorio, importante canto politico, però non in veste di mercenari ma come guelfi di Cremona in giustapposizione con i Montecchi di Verona.[5][6]
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!»
Il nome Cappelletti assurse però a fama mondiale nella deformazione Capuleti susseguente alla trasposizione in italiano del termine Capulet presente nella tragedia shakespeariana Romeo e Giulietta, ispirata dalla novella Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti di Luigi da Porto, da cui il drammaturgo inglese tradusse il nome originale Cappelletti. Luigi da Porto ne fece erroneamente una famiglia di Verona anziché di Cremona, fuorviato da una erronea interpretazione del verso dantesco.[2][3][5][7] Un'altra tradizione vuole che lo stemma sull'arco di ingresso della casa di Giulietta, a Verona, fosse quello appunto dei Cappelletti, indì per cui il palazzo venne designato come la casa shakespeariana, quando in realtà fu da sempre un edificio di proprietà dei Dal Cappello, mercanti di spezie e locandieri veronesi.[8]
Vengono inoltre citati nel capitolo XXIX e XXX de I promessi sposi come protettori del territorio bergamasco dalle possibili razzie dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi che transitavano nel limitrofo territorio di Lecco.[5]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Andrea Gramaticopolo, Gli Stradioti: mercenari al servizio della Serenissima. URL consultato il 7 giugno 2020.
- 1 2 3 Cappelletti nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 13 marzo 2017.
- 1 2 CAPPELLETTI in "Enciclopedia Italiana", su treccani.it. URL consultato il 7 giugno 2020.
- ↑ Cappelletti in "Enciclopedia Dantesca", su treccani.it. URL consultato il 7 giugno 2020.
- 1 2 3 Cappelletti in "Enciclopedia Dantesca", su treccani.it. URL consultato il 7 giugno 2020.
- ↑ Scolari, pag. 5
- ↑ Scolari, pag. 17
- ↑ Scolari, pag. 7
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Filippo Scolari, Sulla pietosa morte di Giulia Cappelletti e Romeo Montecchi, Livorno, Nistri Masi, 1831.
- Da Mosto, Andrea: L'Archivio di Stato di Venezia, Biblioteca d'Arte editrice, Roma, 1937.
- Moro, Federico: Venezia in Guerra, quattordici secoli di storia, politica e battaglie, Studio Lt2 Editore, Venezia 2011.
- Cau, Paolo: Gli ultimi anni della Marina Veneta nei documenti dell'Archivio di Stato di Cagliari, su www.societàitalianastoriamilitare.org
