Cappella di San Luca

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Coordinate: 43°46′38.44″N 11°15′40.23″E / 43.777344°N 11.261176°E43.777344; 11.261176

Cappella di San Luca o dei Pittori

La cappella di San Luca o dei Pittori è un ambiente monumentale del convento della Santissima Annunziata a Firenze. Fu progettata e come cappella dell'Accademia del Disegno a cui venne donata dai Frati Servi di Maria con rogito notarile del 1565. Qui sono sepolti alcuni tra i suoi più illustri membri, quali il Pontormo e Benvenuto Cellini.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il pozzetto di sepoltura

Fu il frate servita e scultore Giovanni Angelo Montorsoli a suggerire a Vincenzio Borghini e Giorgio Vasari di dare nuova vita alla Compagnia del Disegno, col beneplacito di Cosimo I. Fu così che l'antico Capitolo del convento fu adibito a sacello e luogo di preghiera della risorta Compagnia sotto il titolo di Compagnia e Accademia del Disegno.

Montorsoli provvide insieme al priore del convento all'ideazione del progetto iconografico ed artistico per la cui realizzazione fu ceduto l'intero ambiento nel 1565 all'Accademia del Disegno con atto notarile, con l'impegno di addivenire entro cinque anni al compimento di ogni decorazione.

L'ingresso della cappella era originariamente rivolto a nord, e l'altare a sud, sotto l'affresco della Trinità dell'Allori, che ricordava la primitiva titolazione dell'ambiente sacro alla santissima Trinità. Il riferimento a san Luca, non ufficiale, venne invece legato alla devozione e patrocinio dell'Accademia affidato al santo evangelista ricordato nella cappella dall'affresco del Vasari sulla parete est (oggi la parete dell'altare), ritraente appunto San Luca che dipinge la Vergine.

Tradizionalmente si fa risalire l'attuale orientamento della cappella all'epoca napoleonica, quando l'arcivescovo francese Eustache d'Osmond, nominato da Napoleone alla guida dell'arcidiocesi di Firenze, ottenne una parte del convento per abitazione e la cappella dei Pittori per cappella privata, facendo chiudere l'ingresso primitivo. Tuttavia è ormai accertato che l'attuale orientamento della cappella è il frutto di una stagione di lavori che interessarono l'ambiente dagli anni venti dell'Ottocento e che portarono alla trasformazione degli ingressi soltanto dopo le soppressioni del 1866.

Tra le personalità sepolte, oltre allo stesso Montorsoli e ai citati Pontormo e Cellini, si ricordano il Franciabigio, Lorenzo Bartolini e Rodolfo Siviero che, attaccatissimo all'Accademia del Disegno, fu l'ultimo ad ottenere il privilegio di essere sepolto in questa cappella nel 1983 (tuttavia il corpo fu tumulato nel pavimento della cripta sottostante soltanto nel 1987).

Ancora la cappella è di pertinenza dell'Accademia delle Arti del Disegno che vi celebra le solenni esequie dei propri defunti, e che il 18 ottobre di ogni anno fa celebrare una solenne messa dall'arcivescovo della città di Firenze o suo delegato in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Vasari, San Luca dipinge la Vergine

Si accede alla cappella dal chiostro Grande, lato nord, attraverso una porta che immette in un vano, già usato come sagrestia. Qui sono presenti alcune opere appartenute all'Accademia, quali un Crocifisso ligneo opera di Antonio da Sangallo il Vecchio (dalla distrutta chiesa di San Gallo), la Vergine in trono e santi rinvenuta sotto la Sacra conversazione di San Ruffillo di Pontormo e che sembra sia da attribuirsi a Raffaellino del Garbo, una lunetta con San Giovanni a Patmos riferibile a Giovanni della Robbia, e la riproduzione di un bassorilievo della Madonna con Bambino e angeli, calco di un originale scolpito da Agostino di Duccio, oggi al Museo Nazionale del Bargello. Vi si trovano inoltre varie commemorazioni ottocentesche in bronzo dedicate a Cellini durante le feste centenarie e una lapide posta dall'Accademia nel 1987 a ricordo della tumulazione Rodolfo Siviero.

La cappella vera e propria è pressoché a pianta quadrata, coperta da un volta unghiata su peducci, e con un grande riquadro al centro di ogni parete, ospitante una pittura, e dieci nicchie con altrettante sculture in stucco a grandezza naturale raffiguranti i Profeti, quattro sulle pareti oggi ai lati, e due al fianco dell'altare. Sulla parete d'ingresso si trova a sinistra la porticina d'ingresso e a destra una piccolo rientranza in cui trova posto l'organo di Tommaso Fabbri da Faenza (1702), tuttora funzionante. Sopra queste due aperture si trovano due lunette scavate nella parete che accolgono altrettanti busti.

L'altare neoclassico risale all'epoca napoleonica, come anche i sobri festoni nella parte più alta delle pareti.

Al centro un pozzetto con cornice marmorea a rilievo decorata da ossa e cartigli (attribuito al Montorsoli stesso) segna l'accesso sotterraneo alla cappella mortuaria, vero e proprio luogo di sepoltura. Le salme, secondo l'uso dei monasteri, erano disposte sedute nelle nicchiette sulla parete, almeno fino all'alluvione, quando i resti furono raccolti nell'ossario centrale.

Pitture[modifica | modifica wikitesto]

L'altare è oggi decorato dall'affresco di San Luca che dipinge la Vergine di Giorgio Vasari (post 1565), opera che mostra sullo sfondo uno scorcio di bottega artistica, e che presenta due astanti sulla destra, il primo dei quali, più vicino al bordo, è un ritratto del Montorsoli. Il gradino della mensa, oggi nascosto dall'altare, è attribuito all'Empoli: Annunciazione, Ultima cena, Pentecoste e due gruppi di santi.

Anche il vecchio altare, con la Santissima Trinità di Alessandro Allori (1571) presenta due ritratti di accademici alla base, Pontormo a sinistra e il Bronzino a destra, che egli volle omaggiare come i propri maestri e, nel caso del Bronzino, come padre di fatto adottivo. Questi ritratti, come anche dopotutto gli altri affreschi, sono deturpati da antiche scritte e graffiti.

Procedendo alla parete d'ingresso si incontra un affresco che omaggiava invece l'architettura, la Fabbrica del Tempio di Salomone (o secondo alcuni Costantino che presiede alla prima costruzione delle basiliche cristiane) di Santi di Tito.

Sull'ultima parete si trova poi la Vergine e santi di Pontormo, proveniente dalla distrutta chiesa di San Ruffillo e qui collocato solo nell'Ottocento.

Sul soffitto infine si trova appesa la tela di Luca Giordano con l'Apparizione della Vergine a san Bernardo (1685), proveniente dalla smantellata chiesa di Santa Maria della Pace.

I riquadri delle pitture e le nicchie sono circondati inoltre da grottesche dai vivaci colori e riquadri a monocromo, in basso con trofei, cartigli e piccole nature morte, e in alto da scene bibliche. Queste decorazioni furono affrontate da diversi pittori della cerchia vasariana, tra cui è documentata la presenza di Pietro Candido.

Sculture[modifica | modifica wikitesto]

Re Davide

All'eccezionale corredo scultoreo della serie dei Santi e profeti contribuirono diversi iscritti alla Compagnia. Si tratta dieci figure sedute a grandezza naturale, modellate in terracotta dipinta di bianco, in cui è facile riconoscere il clima artistico che si ispirava al Buonarroti e alla sua serie di Veggenti per la cappella Sistina.

Da destra si incontrano:

Perduto nel XIX secolo è un San Matteo di Michelangelo Naccherino e un'altyra statua, forse un Salomone di Giovan Vincenzo Casali. Nelle lunette sulla parete d'ingresso si trovano i busti in terracotta del Salvatore e di San Pietro, riferibili ai modi di Pietro Torrigiani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Casalini Eugenio M. La SS. Annunziata di Firenze. Guida storico-artistica, Firenze. Prima edizione Firenze 1957. Seconda edizione, riveduta dall'autore, Firenze 1980. Ristampata nel 2008 con nuove fotografie.
  • Petrucci Francesca. Le chiese di Firenze. Santissima Annunziata, Fratelli Palombi Editori, Roma 1992.
  • Taucci Raffaello M. Un Santuario e la sua città. La SS. Annunziata, Edizioni Convento Santissima Annunziata, Firenze 1976.
  • Pellegrino Tonini, Il santuario della Santissima Annunziata di Firenze. Guida storico illustrativa compilata da un religioso dei Servi di Maria, Firenze, Tipografia di M. Ricci, 1876.

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