Cappella di San Fermo

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Cappella di San Fermo
San Fermo 01.JPG
Stato Italia Italia
Regione Liguria
Località Vobbia
Religione Cattolica
Titolare san Fermo
Diocesi Arcidiocesi di Genova
Inizio costruzione 1659

Coordinate: 44°36′35.67″N 9°06′14.29″E / 44.609908°N 9.103969°E44.609908; 9.103969

La cappella di San Fermo è un luogo di culto cattolico di Vobbia, situato al confine tra Liguria e Piemonte, a 1.177 m d'altezza.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La cappella è posta ai confini tra l'alta valle Scrivia e la val Borbera, sopra il valico stradale omonimo, sullo spartiacque tra Piemonte e Liguria, lungo il crinale tra le vallate secondarie del Vobbia e del Gordenella.

La zona è compresa nel Parco naturale regionale dell'Antola e nei pressi dell'edificio si incontrano i confini di tre comuni: Vobbia, Carrega Ligure e Mongiardino Ligure, questi ultimi in provincia di Alessandria.

Nelle giornate invernali soleggiate è possibile ammirare da una parte Genova e il mar Ligure e, dall'altra, le Alpi ed il monte Rosa.

Per il suo valore storico e paesaggistico fa parte dell'Itinerario numero 2 del Museo Storico a Tappe dell'Alta Valle Scrivia e per la sua ampia apertura sulla volta celeste è centro del Parco delle Stelle dell'Alta Val Vobbia e Borbera voluto dall'Osservatorio Astronomico del Righi (Genova) e dagli Enti locali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Vista laterale della cappella

Nell'869 Ludovico II (avente rapporti di parentela con Carlo Magno) regalò alla moglie Angelberga ut vacaret la Corte di Dova Superiore usata per cacciare e svagarsi, ma è probabile che sia un caso di omonimia.

Comunque, nel 994 una donna di nome Beza donò al monastero di San Fruttuoso di Capodimonte, presso l'omonima baia nel promontorio di Portofino, alcuni terreni con dicitura: Dovano qui dicitur Superiore, Avvaxoli, e ubi Casule Bosoni diciture et in Agneli.

Gli storici però non concordano sulla presenza di un monastero presso il Monte di Portofino, probabilmente distrutto dai saraceni e sul quale verrà in seguito edificata una nuova chiesa che ne ereditò i feudi.

Il primo documento che la cita è del 1206: prete Folco dichiarava di reggere la chiesa di San Clemente (o di San Fermo) sia per l'arcivescovo di Genova, che per il vescovo di Tortona; nel 1311 al concilio ecclesiastico genovese fu presente il ministro di San Clemente.

Nel 1385 è tassata a 2,6 lire da versare alla Santa Sede, un importo notevole, secondo solo alla pieve di Mongiardino; nel 1400 Simone Fieschi, il canonico della cattedrale di Genova è rettore della ecclesia campestrem Sancti Clementis Valis Gordene.

Nel 1543 ne era titolare Ambrogio Spinola, ma nel 1582 monsignor Francesco Bossi ne ordina la demolizione, perché vi potevano dormire persone erranti capaci di commettere qualsiasi atto nefando.

Contemporaneamente gli arcipreti di Mongiardino potevano riscuotere i fitti sugli antichi beni feudali della chiesa che, nel 1652, avevano il proprio rettore e un patrono nella persona del nobile Gerolamo Spinola.

Nel 1659 viene definita in un documento abbatia Sancti Clementis loci Dove, poiché gli Spinola riuscirono ad erigere l'antica chiesa in abbazia gentilizia, dopodiché il patronato passò ai Fieschi, nel 1768 Giacomo Filippo si proclamava abate di San Clemente.

La chiesa passò poi sotto la giurisdizione della parrocchia di Santa Maria Assunta di Vallenzona, dopo la soggezione alle pievi di Mongiardino ed Albera e alle Arcidiocesi di Genova e Diocesi di Tortona; subì poi per due volte il bombardamento dei cannoni tedeschi posti a Crocefieschi nel 1944-1945; fu adibita a rifugio per i partigiani della Brigata Balilla e soldati tedeschi.

Il vescovo di Tortona l'ha visitata molte volte, nell'Anno Santo del 2000 è stata onorata del titolo di chiesa giubilare per un giorno, con una celebrazione religiosa presidiata dal cardinale arcivescovo di Genova Dionigi Tettamanzi.

Il 9 agosto 2008, dopo lavori durati più di un anno, sono stati inaugurati i restauri dell'edificio, con l'aggiunta di una meridiana solare, progettata dall'Osservatorio del Righi; sono anche intervenuti le autorità della val Vobbia e val Borbera e l'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco.