Cappella Mazzatosta

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Coordinate: 42°25′01.38″N 12°06′39.18″E / 42.417051°N 12.110882°E42.417051; 12.110882

Cappella Mazzatosta
Dettaglio dello Sposalizio della Vergine

La Cappella Mazzatosta è un ambiente religioso rinascimentale nella chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo, affrescato nel 1469 da Lorenzo da Viterbo e considerata una delle più significative opere rinascimentali della Tuscia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cappella venne commissionata da Nardo Mazzatosta, notabile viterbese definito nelle cronache del tempo anche come arbiter elegatiarum, e affidata nella decorazione pittorica alla bottega del giovane pittore locale Lorenzo da Viterbo, che la completò nel 1469.

L'ambiente subì poche trasformazioni nei secoli, finché, nel 1944, non venne centrato da un bombardamnto, che distrusse le pitture, mettendo però in moto un miracoloso restauro diretto dall'Istituto Centrale per il Restauro di Roma, applicando per la prima volta le teorie innovative di Cesare Brandi (tra cui quella del rigatino). Ventitremila frammenti vennero recuperati e ricostruiti in situ, applicandoli a sostegni in tela, e ricollocati entro il 1960. Lo straordinario esito del restauro fece scrivere a Guido Piovene che "mai si sia visto un salvataggio parziale così prodigioso"[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La cappella è a painta quadrata, introdotta da uin grande arco a tutto sesto e coprta da volte costolonate, di gusto ancora tardogotico.

Originali sono la cancellata e parte del pavimento maiolicato, realizzato dal viterbese Paolo di Nicola, alcuni frammenti del quale sono esposti al Victoria and Albert Museum di Londra.

L'altare presenta una venerata Madonna delle Grazie (di utore locale del 1412) ed è decorato da un ciborio marmoreo di Isaia da Pisa con rilievo dell'Assunzione della Vergine, opera leggermente più tarda, legata alla committenza della famiglia Primoni, che subentrò ai Mezzatosta.

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi si dispiegano nel sottarco, sulle volte e sulle pareti. Nel primo si trovano sei messe figure di profeti e due santi a figura piena.

Nelle vele della volta si trovano i quattro evangelisti, sormontati dal proprio simbolo e da un profeta, e affiancati da un dottore della chiesa e da un eminente teologo (Beda, Pier Damiani, Giovanni Crisostomo o Bernardo da Chiaravalle). Nella figura di Gregorio Magno è ritratto papa Paolo II.

Sulle parteti sono rappresentate l'Annunciazione (perduta è però la figura della Vergine), l'Adorazione del Bambino, l'Assunzione, la Presentazione di Maria al tempio (con un'accurata costruzione prospettica degli edifici dello sfondo), e soprattutto lo Sposalizio della Vergine. Quest'utlimo affresco, sulla parete sinistra, è il migliore della serie, a cui è in larga parte legata la fama del luogo e dell'autore. La scena è ambienta nella Viterbo dell'epoca, con molti ritratti di personalità del tempo, tra cui il committente (in prima fila, di profilo con un berretto), il cronista Nicolò della Tuccia (vestito di rosso dietro la donna in nero) e lo stesso pittore (la figura a mani giunte). La scena alludeva infatti alla pacificazione cittadina tra le famiglie Gatti e Maganzesi, già a capo delle fazioni geulfa e ghibellina.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile degli affreschi dimostra la conoscenza approfondita dei migliori raggiungimenti coevi del rinascimento dell'Italia centrale e settentrionale: la profonda indagine ritrattistica, ispirata all'esempio di Benozzo Gozzoli (autore di un eprduto ciclo di affreschi in città), anticipa i migliori raggiungimenti del Ghirlandaio; la resa prospettica, sicura e luminosa, dimostra l'assimilazione dei principi pierfrancescani (visibili anche in perdutio affreschi in Vaticano), e la complessa orchestrazione degli scorci e dei gruppi dei personaggi ricorda le opere coeve del Mantegna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ da Viaggio in Italia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Lazio (Guida rossa), Touring Club Editore, Milano 2005.
  • Mario Signorelli, Santa Maria della Verità in Viterbo, Viterbo 1962.
  • Cesare Pinzi, Guida dei principali monumenti di Viterbo, Roma 1889.