Capitale rustica

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Folio14 recto del Vergilius romanus, del V secolo d.C., che contiene un ritratto di Virgilio.

La capitale rustica (in latino capitalis rustica), detta anche libraria o attuaria, è una scrittura calligrafica maiuscola dell'antica Roma. Il termine ha una connotazione negativa probabilmente in opposizione alle forme più "eleganti" della capitale quadrata, libraria ed epigrafica, pertanto Bernhard Bischoff preferisce denominare la scrittura come capitale canonica.

La capitale rustica è simile alla capitale quadrata e monumentale ma con forme meno rigide, avendo più influenza sulla scrittura con penna e inchiostro su papiro e pergamena che sulla scrittura usate nelle iscrizioni. Le lettere sono sottili e strette, usano molte più linee curve delle capitali lapidarie e hanno i tratti discendenti che si estendono al disotto della linea di base.

Questa scrittura fu usata tra il I e il IX secolo, in maniera maggiore tra il IV e il VI secolo. All'incirca ne sopravvivono 50 manoscritti, incluse quattro copie dei lavori di Virgilio (inclusi il Vergilius Vaticanus e il Vergilius romanus), una copia di un'opera di Publio Terenzio Afro e una di Prudenzio. La capitale rustica fu usata per le copie di pregio degli autori pagani; le uniche opere di autori cristiani che usano questa scrittura sono quelle di Prudenzio e di Sedulio.

Dopo il V secolo la capitale rustica incomincia a non essere più di uso comune ma continua a essere usata per i titoli e le iniziali mentre l'onciale veniva usato per il resto del testo.

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