Campanulaceae

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Campanulaceae
Campanula latifolia ENBLA01.jpg
Campanula latifolia
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Campanulales
Famiglia Campanulaceae
Juss.
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Campanulaceae
Generi
(Vedi : Generi di Campanulaceae )

Le Campanulaceae Juss. sono una famiglia di piante Spermatofite Dicotiledoni molto numerose (circa 70 generi per oltre 2000 specie in tutto il mondo – sul nostro territorio si contano una decina di generi per un totale di circa 90 specie) comprendente erbacee ma anche arbusti, diffuse in tutto il mondo, ma soprattutto nelle zone temperate.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La sistematizzazione dal punto di vista tassonomico della famiglia delle Campanulaceae, specialmente nel secolo scorso, ha subito più di qualche modifica. Qui di seguito diamo una breve descrizione di queste revisioni.

Inizialmente il botanico austriaco Richard von Wettstein (1863-1931) nel suo Handbuch der Systematischen Botanik (Botanica sistematica) del 1911, uno dei primi esempi di un sistema di classificazione filogenetica delle piante, assegnò la famiglia della Campanulaceae all'ordine delle Synandrae (Sinandre) insieme alle famiglie delle Lobeliaceae, Goodeniaceae, Stylidiaceae, Brunoniaceae, Compositae (Asteraceae). In particolare la classificazione era strutturata gerarchicamente nel seguente modo:

Divisione Angiospermae (Angiosperme)
Classe Dicotyledones (Dicotiledoni)
Sottoclasse Sympetalae (Simpetale)
Ordine Synandrae (Sinandre)
Famiglia Campanulaceae

Classificazione sistematica confermata in seguito anche da un altro botanico tedesco, famoso per i suoi lavori sulla tassonomia delle piante, Adolf Engler (1844 – 1930) in un altro monumentale lavoro: Die Natürlichen Pflanzenfamilien (Le famiglie delle piante naturali) del 1924.
Negli anni 80 però il botanico nordamericano Arthur John Cronquist (1919-1992), specializzatosi soprattutto nello studio della famiglia delle Compositae (Asteraceae), rimette in discussione i lavori precedenti con la sua opera “Un sistema integrato di classificazione delle piante fiorite” (1981). Ecco la nuova collocazione della famiglia secondo il Sistema Cronquist:

Divisione Angiospermae (Angiosperme)
Classe Magnoliopsida (Dicotiledoni)
Sottoclasse Asteridae
Ordine Campanulales
Famiglia Campanulaceae

In questa nuova sistemazione le famiglia affini erano (appartenenti allo stesso ordine delle "Campanulales") : Pentaphragmataceae , Sphenocleaceae , Stylidiaceae , Donatiaceae , Brunoniaceae , Goodeniaceae .
Questa classificazione comunque ancora una volta venne rivoluzionata alla fine dell'ultimo secolo dal Angiosperm Phylogeny Group basata sui concetti della tassonomia cladistica. Quindi la nuova e definitiva (per il momento) Classificazione APG (aggiornata al 2003) organizza la famiglia nel seguente modo:

Clade Eudicotiledoni (Eudicotiledoni)
Clade Asteridi
Clade Euasterids II
Ordine Asterales
Famiglia Campanulaceae

Di nuovo sono cambiate anche le famiglie assegnate al nuovo ordine (Asterales) : Alseuosmiaceae, Argophyllaceae, Asteraceae, Calyceraceae, Lobeliaceae (Campanulaceae), Goodeniaceae, Menyanthaceae, Pentaphragmataceae, Phellinaceae, Rousseaceae, Stylidiaceae, Donatiaceae (Stylidiaceae). Secondo le ultime direttive APG le due famiglie Lobeliaceae e Donatiaceae sono preferibilmente da considerare come appartenenti alle due famiglie tra parentesi che le seguono.

Molti sono i caratteri per distinguere e raggruppare i diversi generi della famiglia. Eccone alcuni:

  • in base al frutto che può essere una bacca carnosa e indeiscente oppure una capsula;
  • in base alla modalità di deiscenza della capsula;
  • in base alla grandezza della corolla;
  • in base alla corolla divisa fin quasi alla base oppure a corolle di tipo tubolare o campanulata e comunque con divisioni brevi;
  • in base ai lobi della corolla che possono essere delle strette lacinie oppure lunghi lobi ovali, ma sempre di lunghezza maggiore del tubo corollino;
  • in base al numero dei lobi (5, 7, 8, 9, 10) della corolla;
  • in base all'ovario che può essere supero oppure infero;
  • secondo il portamento delle piante (ad esempio piante rampanti, arrampicanti o decisamente erette);
  • in base alle antere saldate o libere;

Queste ed altre caratteristiche determinano la divisione della famiglia in sottofamiglie, in tribù e sottotribù. Queste divisioni sono soggette a diverse controversie tra i vari botanici: alcune classificazioni elencano fino a 48 sottofamiglie, 69 tribù e 237 generi. Normalmente due sono le sottofamiglie principali:

Famiglie affini[modifica | modifica sorgente]

Dall'ultima classificazione ( APG) si capisce che tra la famiglia delle Campanulaceae e quella delle Lobeliaceae esiste una considerevole affinità. In effetti un tempo le specie di quest'ultima famiglia erano ascritte quasi tutte alle Campanulaceae.

Le affinità tra le due famiglie si possono trovare nelle particolarità anatomiche e biologiche, ma anche nelle analogie nel processo di impollinazione. Differenze invece si trovano nella struttura più complessa del fiore da parte delle Lobeliaceae : i fiori sono usualmente zigomorfi; gli stami sono tutti aderenti al tubo corollino; lo stilo è inguainato in un tubo ed ha generalmente due stimmi (stilo bifido); l'ovario è normalmente bicarpellare.
Si possono trovare anche affinità con un'altra famiglia dell'ordine delle Asterales : la famiglia delle Asteraceae (Compositae come venivano chiamate una volta). Affinità che sono riscontrabili nella comune simmetria del fiore, o dalla comune presenza di sostanze lattiginose (vedi la sottofamiglia della Liguliflore (= Cichorioideae) per le Asteraceae), o riserve sotto forma di inulina o ancora il comune processo di impollinazione.

Comunque al di là di queste affinità è opinione comune a molti botanici che il gruppo della Campanulaceae rappresenti un grado fiorale più elevato delle Asteraceae; questo per la scarsità dei colori gialli considerati più primitivi (nelle Campanulaceae infatti predomina il colore blu) ma anche per il fatto che i fiori di questa famiglia sono normalmente penduli per favorire la visita dei pronubi impollinatori.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Generi di Campanulaceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome della famiglia deriva da quello di un suo genere (Campanula) a sua volta derivato dalla forma a campana della maggior parte dei suoi fiore; in particolare il vocabolo deriva dal latino e significa: piccola campana. Fu il botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu (1748-1836) che per primo usò tale nome nella prima classificazione naturale delle piante fiorite, un lavoro ancor oggi alla base di diverse classificazioni: Generi plantarum (1789).

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Questa famiglia è formata da piante erbacee aromatiche, annue, bienni o perenni, raramente anche arbusti (come le specie del genere Clermontia – native delle Hawaii), quasi sempre provviste di sacche lattiginose, ma anche di tubi laticiferi (vasi sottili, ramificati e anastomizzati) contenenti sostanze inuliniche e anche di cistoliti (vesciche silicizzate) sui peli.

Radici[modifica | modifica sorgente]

La radice può essere un fittone o sono radici secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il portamento tipico del fusto è quello eretto, ma sono presenti anche portamenti a tappeto, rampicanti o cespugliosi.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono disposte a spirale in modo alterno (oppure opposto); la lamina è semplice; alla base della foglia non sono presenti stipole. Le foglie basali possono essere differenti dalle foglie cauline e quest'ultime spesso sono sessili o addirittura amplessicauli. La lamina fogliare è quasi sempre intera e di forma largamente lanceolata. Il margine fogliare può essere facilmente dentato. Le foglie inoltre sono leggermente lattescenti.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è varia: può essere formata da un singolo fiore, come da un racemo o una pannocchia o un corimbo.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono vistosi e sono ermafroditi, e normalmente sono attinomorfi, ma qualche volta anche zigomorfi, sono inoltre pentameri (a parte qualche caso con divisioni differenti soprattutto per le specie extraeuropee) e tetraciclici (il fiore possiede 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo).

  • Calice: il tubo calicino è facilmente saldato all'ovario (ma non sempre); i denti del calice sono 5 e possono essere appressati alla corolla oppure eretti o anche patenti.
  • Corolla: la corolla normalmente è campanulata in modo regolare (o quasi – raramente è bilabiata); è gamopetala, ossia i petali (5 anche questi) raramente sono liberi altrimenti sono quasi sempre saldati fra di loro; la parte finale della corolla è normalmente lobata.
  • Androceo: il numero degli stami è 5 (e in tutti i casi sono uguali al numero dei petali) e disposti in modo alterno alla corolla; possono essere inseriti alla base della corolla oppure su un disco (corpo carnoso ricettacolare dell'ovario); le antere sono normalmente libere, mentre i filamenti staminali sono adnati (ossia saldati alla corolla alla base).
  • Gineceo: i carpelli sono 5 (raramente 2) e formano un ovario che normalmente è infero (raramente supero) e contiene da 2 a 10 loculi; gli ovuli contenuti nei loculi sono a "placentazione assile", ossia la disposizione della placenta (parte del carpello dove sono disposti gli ovuli) è disposta centralmente, sull'asse longitudinale dell'ovario e attraversa diametralmente il pericarpo dalla base alla sommità; lo stilo è unico mentre gli stimmi possono essere 2 (stilo bifido) o 3 (stilo trilobo).
  • Impollinazione: per entomogamia (insetti).

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula pluriloculare, a diverse modalità di deiscenza mediante pori laterali (capsula poricida). In alcuni casi la deiscenza avviene per fessure. I semi contengono un albume (tessuto di riserva = endosperma) carnoso, mentre l'embrione è considerato “dritto”. In alcuni casi abbiamo una bacca (frutto polposo indeiscente). Spesso i denti calicini contornano il frutto in quanto permangono (sono persistenti) alla fioritura.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Le specie della famiglia delle Campanulacea sono diffuse soprattutto nelle regioni temperate con particolare preferenza per le zone montane alpine, si trovano comunque anche a quote più basse ma con latitudini più alte. Fuori dal continente europeo si rinvengono facilmente, oltre alle zone subtropicali, sulle catene dell'Himalaya e delle Ande. I loro habitat preferito quindi è quello dei climi freschi se non freddi. Non sono presenti nell'Antartide, nel Sahara e nel nord della Groenlandia.
Sul nostro territorio le Campanulaceae si trovano soprattutto sulle Prealpi, Alpi, Appennini e nella Valle Padana. In Europa abbondano sui Pirenei, nella Francia montagnosa, sulle montagne della Grecia e dei Balcani e nel Caucaso.
Le forme arbustive, ma anche arboree, sono circoscritte quasi unicamente alle isole Hawaii.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Alcune specie del genere Campanula ( Campanula rapunculus, Campanula cervicaria e altre) furono usate a lungo per la cura delle laringiti grazie alla leggera astringenza delle loro giovani foglie. Altra pratica oggi del tutto cessata perché priva di un qualsiasi fondamento medico era quella di usare le “Campanule” contro l'idrofobia.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Le radici di alcune specie sono commestibili: Codonopsis ovata, Phyteuma spicatum, oltre naturalmente ad alcune specie del genere Campanula (Raperonzolo – Campanula rapunculus). Possono essere consumate sotto forma di insalata, oppure bollite. Anche le specie Adenophora communis e Adenophora verticillata forniscono delle radici commestibili. Quest'ultima pianta è molto usata ancor oggi nel Giappone.

È da ricordare che nella Francia dei secoli XVII, XVIII, XIX e altrove si praticò la coltivazione della specie Campanula rapunculus. Le radici di questa specie in particolare, grazie al loro contenuto di inulina, hanno un gradevole gusto dolciastro. Si conoscono usi eduli perfino in Arabia, anche di specie dal limitato sapore (Campanula rapunculoides, Campanula pyramidalis e Campanula persicifolia).

Un'altra specie le cui giovani foglie delle rosette basali possono essere consumate come insalata è la Specularia speculum (genere chiamato ora Legousia), come anche le specie già citate (Raperonzolo) e alcune specie del genere Phyteuma.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

L'impiego principale dei fiori di questa famiglia è nel giardinaggio ornamentale, un compito che viene assolto con infinita grazia anche come piante da fiore reciso da almeno quattro secoli di utilizzazione. Per questo uso i generi più utilizzati sono: Campanula, Campanumoea, Edraianthus e Lightfootia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  • Il lattice, prodotto da un sistema di ghiandole, ha la funzione di scoraggiare gli insetti non graditi alla pianta.
  • L'ovario infero (situato sotto il punto d'inserzione dei petali) evita che gli insetti pronubi mangino o danneggino i semi immaturi contenuti nell'ovulo.
  • Le riserve alimentari delle specie di questa famiglia non sono composte da amido (come nella maggior parte delle altre piante), ma dall'inulina che è un polisaccaride.
  • Nelle specie di questa famiglia normalmente non è attiva l'autoimpollinazione in quanto il polline prodotto dalla pianta (gli organi di riproduzione maschili maturano prima di quelli femminili) viene “spinto” fuori dal fiore prima che il gineceo sia maturo per ricevere il polline (ossia prima che lo stimma dello stilo diventi appiccicoso in modo tale da raccogliere il polline esterno portato dagli insetti pronubi).
  • La prevalenza del colore blu in questa famiglia è dato dal fatto che le api distinguono molto bene questa tonalità di colore (a frequenze ottiche più alte). I fiori a colori diversi favoriscono le farfalle o gli uccelli.
  • L'unica documentazione fossile del polline di alcune specie di questa famiglia proviene dal Pliocene della Nuova Zelanda (Mildenhall, 1980).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 426.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 142. ISBN 88-506-2449-2.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


botanica Portale Botanica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di botanica