Campagna di Lerida

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Campagna di Lerida
Gaio Giulio Cesare
Data giugno - agosto 49 a.C.
Luogo Lerida, Spagna
Esito Vittoria cesariana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
30.000 fanti
900 cavalieri
Totale: 30.900 uomini
18.000 fanti
7.000 cavalieri
Totale: 25.000 uomini
Perdite
? esercito smobilitato e assorbito dall'esercito nemico
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La Campagna di Lerida fu una campagna militare, avvenuta tra giugno e l'agosto del 49 a.C., che vide coinvolte le legioni di Giulio Cesare e l'armata spagnola di Pompeo, guidata dai suoi legati Lucio Afranio e Marco Petreio. Diversamente da altri episodi della guerra civile, si trattò più di una campagna di guerra, che comportò assedi, inseguimenti e scaramucce, piuttosto che di un vero scontro campale.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Dopo che gli ottimati avevano lasciato l'Italia, Cesare volse la sua attenzione sulle legioni pompeiane di stanza in Spagna. Nella sua marcia verso la Spagna, Cesare fu ritardato dal passaggio della città di Marsiglia all'alleanza a lui avversa. Dopo aver organizzato l'assedio della città, affidandone il comando a Gaio Trebonio e a Decimo Bruto, che comandò vittoriosamente le navi cesariane nella battaglia di Marsiglia e in quella di Tauroento, Cesare partì per la Spagna Citeriore, raggiungendo a Lerida le altre tre legioni che vi aveva spedito precedentemente, poste sotto il comando di Fabius.

La Campagna[modifica | modifica sorgente]

La posizione di Lerida in Spagna

Arrivato ai confini spagnoli, Cesare fu subito in grado di sottrarre ai pompeiani il controllo dei passi pirenaici e quindi di entrare in Spagna. Le legioni pompeiane guidate da Afranio e Petreio erano accampate su di una collina nei pressi di Lerida; Cesare fece accampare i suoi soldati su di una collina vicina, più bassa di quella scelta dagli avversari, da cui era separata dal fiume Sicoris, un affluente dell'Ebro.

Pochi giorni dopo il suo arrivo, una grande alluvione, causata dallo scioglimento delle nevi pirenaiche, distrusse i due ponti sul fiume fatti costruire da Fabius; dei due campi, quello che soffrì maggiormente le conseguenze dell'alluvione, fu quello cesariano, posto più in basso. La situazione era così grave che per un periodo i cesariani furono impossibilitati di foraggiare gli animali e loro stessi subirono la fame, tanto che le malattie si diffusero nel campo dei soldati di Cesare.

La situazione era così critica per l'esercito di Cesare, che i due legati pompeiani fecero diffondere a Roma la notizia di una sua prossima resa; da queste voci, sarebbe dipesa la decisione di Cicerone, rimasto fino ad allora neutrale tra le due fazioni, di passare dalla parte dei pompeiani.

Le cose però non andarono come sperato da Afranio e Petreio, tanto che, dopo che le acque si furono ritirate, Cesare ripristinò i rifornimenti al suo campo e fece costruire un altro ponte sul fiume; questo portò i due legati avversari a decidere di abbandonare il campo per unirsi alla seconda armata pompeiana in Spagna Ulteriore, comandata da Marco Terenzio Varrone.

Cesare ordinò l'inseguimento dei nemici, riuscendo a cogliere di sorpresa la retroguardia nemica e a bloccarne la ritirata, e quindi il ricongiungimento con la seconda armata pompeiana. Anche questa volta, Cesare fece fare il campo vicino a quello nemico, spingendo i suoi soldati a fraternizzare con quelli del campo avverso. Per evitare questa tattica, Petreio fece uccidere i soldati cesariani che si avventuravano nelle vicinanze del suo campo.

A questo punto l'esercito pompeiano si ritirò nuovamente verso Lerida nelle cui vicinanze si accampò, solamente per essere nuovamente assediato dall'esercito di Cesare. Alla fine del mese di luglio, le truppe di Cesare avevano completamente circondato l'armata nemica, composta da cinque forti legioni, che il 2 agosto si arresero a Cesare senza combattere.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Dopo la resa della più grande armata pompeiana in Spagna Ulteriore, Cesare mosse le sue legioni contro Varro, che al comando delle sue legioni si trovava nella Spagna Ulteriore.

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