Camicie Verdi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Camicie Verdi. Bruciare il tricolore
Camicie Verdi Locandina.jpg
Manifesto Camicie Verdi
Titolo originaleCamicie Verdi. Bruciare il tricolore
Paese di produzioneItalia
Anno2006
Durata78 min
Generedocumentario
RegiaClaudio Lazzaro
SoggettoClaudio Lazzaro
SceneggiaturaClaudio Lazzaro
Casa di produzioneNobu Productions
Distribuzione (Italia)Nobu Productions
FotografiaGianpaolo Conti, Antonio Montellanico
MontaggioClelio Benevento
MusicheAntonio Iasevoli
Interpreti e personaggi

Camicie Verdi. Bruciare il tricolore è un film documentario del 2006 di Claudio Lazzaro sul movimento politico della Lega Nord[1].

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Costruito come un viaggio all'interno della Lega Nord nella sua fase iniziale, eversiva e xenofoba[2], il documentario mette a fuoco le problematiche che più stanno a cuore al popolo verde, dalla devolution all'immigrazione, con filmati di archivio e dichiarazioni dei leader del partito padano, come Mario Borghezio, Franco Rocchetta e Giancarlo Gentilini[3].

Mario Borghezio in un’immagine presa dal film

Roberto Calderoli viene intervistato dopo la strage di Bengasi, quando undici libici furono massacrati dalla polizia mentre protestavano contro di lui, davanti al consolato italiano, dopo che aveva esibito in televisione (allora era Ministro della Repubblica) le vignette anti-Islam stampate sulla sua t-shirt[4]. Tra gli intervistati c'è anche Corinto Marchini, ex senatore e primo capo storico delle Camicie Verdi, accusato dalla procura di Verona di aver costituito, assieme a Umberto Bossi e agli altri capi della Lega, una vera e propria organizzazione paramilitare[5].

Marchini rivela alcuni retroscena del primo periodo di espansione del leghismo, durante il quale il movimento, pur in crescita, non trovava spazio nei media ed aveva quindi bisogno di eventi eclatanti che ne amplificassero la visibilità[6].

Nel documentario Marchini dichiara che avrebbe ricevuto una telefonata da Umberto Bossi che gli avrebbe detto: «le Camicie Verdi devono essere pronte a sparare ai Carabinieri». Inoltre, sempre secondo quanto afferma Marchini nell'intervista, ci sarebbe stato un complotto interno alla Lega per uccidere Borghezio, allo scopo di farne un martire e sfruttare, nella scalata al potere, i benefici a livello mediatico che ne sarebbero derivati[7].

Sono presenti anche testimonianze dirette di semplici simpatizzanti e dirigenti locali girate in luoghi di ritrovo del partito e durante manifestazioni[8].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Comizio di Giancarlo Gentilini sindaco di Treviso

Realizzato con l’aiuto del produttore Carlo Degli Esposti e distribuito inizialmente dalla Mikado di Roberto Cicutto, il film esce quando la Lega era nel Governo Berlusconi, due mesi prima del voto sulla Devolution (secondo referendum di revisione costituzionale della Repubblica Italiana, che prevedeva la riorganizzazione dello Stato su base federale)[9].

Camicie verdi viene proiettato su tutto il territorio. I sostenitori del No alla Devolution lo usano per animare il dibattito[10][11].
Il 26 giugno 2006 il 61,29% degli elettori si esprime in favore del No[12].

Quello stesso anno, al Festival di Locarno, Camicie Verdi riceve il Premio della critica indipendente come “Film civilmente più significativo”[13].

In edicola esce come allegato al quotidiano L’Unità. Il canale satellitare Rai Sat Cinema lo manda in onda in prima serata. Anche Current TV, della piattaforma Sky, lo programma più volte.
Quando la Lega Nord da partito di governo diventa partito di opposizione, la rete generalista La7, lo inserisce in palinsesto: il 30 giugno 2012, Camicie Verdi va in onda dopo un dibattito sulle tematiche separatiste.
Il film verrà ritrasmesso dalla stessa rete altre due volte nel 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda su MyMovies
  2. ^ La Repubblica, 5 giugno 2006, Il tricolore buttato, di Mario Pirani.
  3. ^ Il Giornale, 12 maggio 2006, Camicie verdi, ronde e Borghezio: la Lega di lotta finisce in un film, di Paolo Brusorio.
  4. ^ L’Unità, 11 maggio 2006, Camicie verdi, Lega nuda, di Toni Jop.
  5. ^ La Repubblica, 11 maggio 2006, Camicie verdi La lega vista molto da vicino, di Luca Mosso.
  6. ^ La Stampa, 17 giugno 2006, Quelle virulente Camicie verdi, di Lietta Tornabuoni.
  7. ^ Corriere della Sera, 7 maggio 2006, Film choc sulle Camicie verdi: un piano per eliminare Borghezio, di Alessandro Trocino.
  8. ^ Liberazione, 16 maggio 2006, Camicie verdi Piccoli barbari crescono, di Federico Raponi.
  9. ^ L’Unità, 7 maggio 2006, Raccomando ai lettori di vedere il film Camicie verdi, di Furio Colombo.
  10. ^ Il manifesto, 1 giugno 2006, “Camicie verdi”, si consiglia la visione prima del referendum, di Luciana Castellina.
  11. ^ L’Unità, 13 giugno 2006, Camicie verdi, un film per dire NO, di Toni Jop.
  12. ^ La Padania, 13 maggio 2006, Camici verdi, il lungometraggio sulla menzogna rossa.
  13. ^ Il Corriere della Sera, 21 maggio 2006, Camicie verdi, un film di eccessi e contraddizioni, di Paolo Mereghetti.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema