Camicia nera (film)

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Camicia nera
Paese di produzione Italia
Anno 1933
Durata 85 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere storico
Regia Giovacchino Forzano
Soggetto Giovacchino Forzano
Produttore Istituto Nazionale Luce
Distribuzione (Italia) Istituto Nazionale Luce (1933)
Fotografia Mario Albertelli, Mario Craveri, Giulio Ruffini, Eugenio Bava
Montaggio Giovacchino Forzano
Musiche Gian Luca Tocchi
Scenografia Antonio Valente
Interpreti e personaggi

Camicia nera è un film del 1933 diretto da Giovacchino Forzano.

Film corale di propaganda, girato in occasione del decennale del Fascismo, rappresenta le vicende italiane dal 1914 al 1932 secondo l'interpretazione che di queste fu data dal regime, con protagonisti uomini e donne di tutte le regioni d'Italia.

Il film venne proiettato in prima nazionale, contemporaneamente, nella maggior parte delle sale cinematografiche d'Italia, il 23 marzo 1933.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un fabbro italiano emigrato in Francia (Mussolini era figlio di un fabbro) combattendo durante la prima guerra mondiale perde la memoria. La recupera anni dopo e torna in Italia, trovando un paese più moderno (bonifica delle paludi pontine, l'inaugurazione della città di Littoria) grazie al fascismo.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Trattandosi di un film di regime, la critica all'epoca dell'uscita si dimostrò entusiasta. Il critico Matteo Incagliati, sul Messaggero di Roma del 24 marzo 1933 scrisse che si trattava di «un film italianissimo, le scene che maggiormente colpiscono e appassionano e che sono riprodotte con maggiore potenza di mezzi espressivi, sono principalmente quelle dei reduci della prima guerra mondiale ridotti allo squallore più duro e vilipesi per aver dato il sangue alla Patria».

Successivamente questi giudizi furono drasticamente rovesciati: il dizionario Morandini lo definisce un «balbettante film di propaganda, girato per il decennale della marcia su Roma, in bilico tra l'insipienza e il guittume, con punte di comicità involontaria»[1], e Pietro Bianchi ha sostenuto che in Camicia Nera «la retorica si sposa alla presunzione, la convenzione all'enfasi, senza un attimo di tregua»[1].

Versione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

La versione tedesca è curata dal regista Herbert Selpin, s'intitola Schwarzhemden ed è dello stesso anno (1933).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La città del cinema, Napoleone editore, Roma 1979.
  • Francesco Savio, Ma l'amore no, Sonzogno. Milano 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]