Callimaco Zambianchi

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Callimaco Zambianchi (Forlì, 30 dicembre 1811Córdoba, 13 febbraio 1862) è stato un patriota italiano.

Fu attivo durante il Risorgimento.

Zambianchi fu costretto ad abbandonare l'Italia e a riparare in Francia dopo che ne fu scoperta la propria compromissione nei moti rivoluzionari che scoppiarono in Romagna tra il 1831 e il 1832. Fu esule in Francia dal 1832 al 1843, anni durante i quali maturò progressivamente e condivise gli stessi ideali di Garibaldi. Partendo dalla Francia si imbarcò per Montevideo con l'intento di raggiungere Garibaldi, combattendo quindi al suo fianco dopo essere entrato a far parte della Legione italiana, fondata da Garibaldi stesso il quale, dopo la battaglia di San Antonio, lo promosse ufficiale.

Zambianchi si troverà ancora agli ordini di Garibaldi nella campagna di Lombardia del 1848, distinguendosi poi in modo particolare anche durante la difesa della Repubblica Romana nel 1849. Durante quel periodo, Zambianchi fu responsabile dell'eccidio di alcuni sacerdoti nel collegio di San Callisto in Trastevere.[1] Nella ritirata verso S.Marino fu ferito. Ristabilito, fu costretto a riparare in Inghilterra e poi in Argentina, dove nel 1858 a Buenos Aires fondò Unione e Benevolenza, istituzione benefica, sanitaria e di istruzione per gli emigrati. Nel 1859 indirizzò un proclama per tutti gli Italiani di Argentina a rientrare e prendere le armi per l'Unità. Ai primi del 1860 è a Genova da Garibaldi. Con l'inizio della campagna dei mille, Zambianchi affiancò nuovamente Garibaldi il quale gli affidò il comando del reparto che, sbarcato a Talamone, tentò senza successo la cosiddetta diversione che avrebbe dovuto provocare l'insurrezione negli Stati Pontifici. Fu arrestato per ordine di Cavour che temeva un'eventuale rottura di rapporti con la Francia, alleata dello Stato della Chiesa. Fu tenuto in carcere senza processo fino a dopo Castelfidardo. Liberato nel 1861 raggiunse nuovamente Londra e poi l'Argentina dove morì come Colonnello di quell'esercito poco dopo la vittoria dell'amico Mitre e la proclamata indipendenza Argentina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Tomassini, Storia avventurosa della Rivoluzione Romana, Milano 2008 pp. 350-352.

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