Caffè Gnocchi

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Il Caffè Gnocchi fu un esercizio pubblico sorto nel 1846 a pochi metri dalla stazione di Porta Tosa a Milano.

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1832 Baldassare[1] Gnocchi aprì il suo primo Caffè Gnocchi nella galleria de Cristoforis a Milano. In breve tempo divenne il centro sociale più apprezzato, vi faceva apparizione l'arciduca Ranieri, viceré di Milano, e fu frequentato, nel corso degli anni, da artisti e scrittori (scapigliati). Ma fin dall'inizio fu il centro anche delle vicende economiche e industriali. Nella stessa galleria de Cristoforis, "sopra lo scalone a sinistra" infatti, aveva sede la redazione degli Annali universali di statistica, economia pubblica, storia, viaggi e commercio, palestra di economisti del calibro di Carlo Cattaneo, di educatori quali Giuseppe Sacchi, di ingegneri e architetti.

Gli interessi della redazione e dei consulenti degli Annali erano, fra le altre cose, incentrati sul nascente mondo ferroviario. Cattaneo, in primis, nel 1836 divenne segretario della sezione lombarda della Imperial Regia Privilegiata Ferrovia Lombardo-Veneta Ferdinandea; ingegneri come G. B. Bossi partecipavano ai lavori di progettazione della linea agli ordini dell'ingegnere in capo Giovanni Milani.

La stazione terminale della linea Venezia - Milano[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto della linea ferroviaria "Ferdinandea", prevedeva la costruzione della stazione terminale di Milano "in faccia al borgo della Stella", ovvero a poche decine di metri da Porta Tosa. Le vicissitudini economiche della società ferroviaria, però furono complesse e negative e, per poter dare inizio a un servizio minimale fra Milano e Treviglio, anziché impegnarsi nella costruzione del monumentale complesso progettato da Milani, si dovette ripiegare su un più modesto edificio mancante perfino di quei minimi servizi per i viaggiatori quali biglietteria, sala d'attesa e servizi igienici.

Il Caffè Gnocchi alla stazione di Porta Tosa[modifica | modifica wikitesto]

Il Caffè Gnocchi alla Stazione di Milano della Strada ferrata Lombardo-Veneta. Giuseppe Elena, stampa, 1846. (conservata alla Raccolta delle stampe - A. Bertarelli, Milano)

A queste carenze mise fine Baldassare Gnocchi che, nel 1846, all'apertura della stazione e a pochi metri da essa costruì il secondo Caffè Gnocchi. L'edificio era "un avveniristico locale di stile composito tale da porre le basi dell'eclettismo lombardo che nel tempo si diffonderà"[2] e viene illustrato in una nota litografia di Giuseppe Elena. Il caffè divenne in breve frequentatissimo dai viaggiatori in arrivo e partenza e anche da quella appena nata categoria di cittadini che passava il tempo a osservare il movimento dei treni, nuovissimo punto di interesse generale e il lavoro dei ferrovieri addetti ai treni.[3]

Del caffè esiste anche una immagine che apparve sulla copertina del Cosmorama Pittorico del 21 marzo 1846. Questa immagine, molto meno artistica della litografia di Giuseppe Elena, ha il pregio di portare in calce il nome del proprietario e del progettista. Scopriamo, così, che il progettista è quell'ingegner G. B. Bossi che percorrerà una bella carriera all'interno della società ferroviaria con mansioni sempre di maggior livello. È da precisare, però che qualcuno attribuisce il progetto all'ingegner Sarti, altra figura carismatica della Milano ferroviaria, che sarà il progettista e costruttore, nel 1840, della Milano - Monza, la seconda ferrovia inaugurata in Italia e anche nell'impero austriaco.

Anche sul nome di Gnocchi esistono varie posizioni. Come si è detto, il Cosmorama Pittorico riporta il nome di Baldassare ma in altri testi[4] il nome diventa Leopoldo. Il gestore, in effetti si chiamava Leopoldo Parma sposato con Luigia Gnocchi, come si evince dalla nota della sua morte nel registro della Parrocchia di Santa Maria Nascente a Calvairate. Nella finca "Condizione" si legge "Caffettiere alla stazione della strada ferrata di Porta Tosa. Marito di Luigia Gnocchi".[5] Una possibilità sta nel distinguere fra proprietario e gestore dell'esercizio. Un'ipotesi potrebbe essere quella del padre proprietario che dà in gestione al genero il secondo caffè.

L'assalto al caffè[modifica | modifica wikitesto]

Leopoldo Parma, comunque, ebbe a fare una triste fine il 22 marzo 1848: "fu trucidato dalla soldataglia austriaca".[5]

Era l'ultimo giorno delle famose Cinque giornate di Milano e gli austriaci stavano per essere estromessi dalla città ad opera dei rivoltosi cittadini. L'attacco più pesante si concentrò proprio a Porta Tosa e fu uno dei punti dove la battaglia infuriò con maggiore violenza[6]

Una drappello di soldati croati fece irruzione nel caffè dopo aver sfondato le porte, saccheggiò quanto possibile e distrusse quanto rimaneva. Salirono poi al piano superiore dove viveva la famiglia del gestore che venne rapinata di denari e preziosi. I malcapitati furono insultati e minacciati e, "... dopo tali parole colla spada trafiggono il marito avanti gli occhi della moglie, lo calpestano e il fanno a brani, poscia appiccarono il fuoco all'edificio. Dopo tali atrocità incredibili al secolo nostro, ed appena credibili fra feroci cannibali, cacciano via la misera Luigia più morta che viva, la quale, errando attraverso prati e varcando fossati riuscì di giungere alla strada ferrata presso la cascina Ortighe, dove fu accolta benignamente in vagoni di prima classe, fatta adagiare e consolata durante il cammino dallo scrittore del presente racconto, Bissoni Pietro da Cremona, il quale udì dalla bocca istessa della Luigia il miserando scempio del marito".[7]

È quindi molto probabile che la povera signora Luigia abbia percorso non tanto "prati e fossati" ma abbia semplicemente e logicamente seguito i binari della ferrovia che ben conosceva dato che iniziava alla porta del suo esercizio.

Scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Quaranta giorni dopo l'incendio il caffè era già ripristinato.[8] Se ne perdono le tracce con la vendita dell'area della stazione e la successiva demolizione. Nel 1864 venne infatti messa in esercizio la nuova stazione Centrale dove man mano vennero spostate tutte le attività ferroviarie di quegli anni, facendo scomparire la clientela di viaggiatori a Porta Tosa. L'area della stazione venne venduta nel 1883 alla S.E.A.O. per un progetto di costruzione di case popolari mai veramente portato a compimento.

Nel 1872 un terzo Caffè Gnocchi (che più tardi si chiamerà Gambrinus e in seguito Grand'Italia) venne aperto da Baldassare Gnocchi nella nuova galleria Vittorio Emanuele II e anche qui divenne, con il concorrente Caffè Biffi, uno dei più rinomati ritrovi della mondanità milanese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scritto con una sola "r" in calce all'immagine di copertina di "Cosmorama Pittorico del 21/03/1846, in "Guide di Milano" e, negli "Annali di statistica".
  2. ^ F. Ogliari e F. Abate, Cinquant'anni di vapore a Milano (vol. I), Arcipelago, Milano, 2000, pag. 36.
  3. ^ Cfr. http://www.storiadimilano.it/citta/milanotecnica/ferrovie/ferrovia.htm.
  4. ^ I. Angelini et al., Prime stazioni a Milano, BBE, Torino, 1987.
  5. ^ a b Archivio della Parrocchia di S. Maria del Suffragio, Milano, Parrocchia soppressa di S. Maria Nascente di Calvairate, registro dei morti 1843-1852, gg21-22/03/48.
  6. ^ C. Cattaneo, Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra, Capolago, 1849.
  7. ^ L. Tettoni, Cronaca della rivoluzione di Milano, Wilmant, Milano, 1848, pag. 196.
  8. ^ Se è vero che Niccolò Eustacchio (sic) Cattaneo vi scrisse Rispettosa risposta all'affettuoso Proclama che S.E. il conte di Hartig si degnava di indirizzare ai Lombardo-Veneti da Gorizia, 19 aprile 1848 – Milano, dal Caffè Gnocchi di Porta Tosa, il 30 aprile 1848, tip. G. Agnelli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]