Caduta dell'Impero Ottomano

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La caduta dell'Impero ottomano fu l'ultima e più travagliata parte della storia dell'impero e comprende un periodo che va dal 1912 (Guerre Balcaniche e guerra italo-turca, la quale portò all'annessione della Libia, ultimo possedimento ottomano in Africa, all'Italia) al 1922 (l'ultimo sultano cadde, deposto dal popolo).

Termina il dominio ottomano sul Mediterraneo[modifica | modifica sorgente]

L'impero ottomano nel XVI secolo

Questo decennio di rapido declino fu in realtà l'ultimo colpo di coda di un processo di senescenza imperiale che andava avanti fin dalla morte del grande sultano Solimano I (regnò dal 1520 al 1566), e più precisamente dalla disastrosa battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571) fra Impero e Lega Santa (formata da Venezia, Spagna e Stato Pontificio). In questa battaglia, l'ultima della guerra veneziana-turca del 1570-71 (che portò all'annessione ottomana di Cipro), i turchi riuscirono a distruggere in tutto 13 navi nemiche, perdendone però ben 230 (113 distrutte e 117 catturate), oltre a 30.000 soldati persi e quasi 25.000 schiavi liberati dai nemici. Dopo tale battaglia, i turchi non poterono più avanzare alcuna pretesa sul Mediterraneo: pur detenendo importanti postazioni di controllo nella zona, come Rodi, Creta, Cipro e parte del Maghreb, la loro flotta, che nel 1570 era arrivata a contare 275 navi, non tornò più ai livelli precedenti.

Dagli inizi del Seicento al 1683[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del XVII secolo gli ottomani dovettero far fronte a problematiche statali a loro sconosciute, come l'insorgere della disoccupazione e del banditismo. I maggiori proventi statali erano stati fino a quel momento conquista e bottino, ma l'Impero giunse ad un'estensione tale da risultare impercorribile da un esercito da Costantinopoli ai confini in una sola stagione. Questo avrebbe dovuto portare al mantenimento costante di due interi eserciti, con conseguenze logoranti come l'aumento dei costi e lo scadimento della qualità. Presto la civiltà militarista cominciò a rilassarsi, e l'ultimo sultano ad intraprendere un'offensiva espansionista fu Maometto IV nel 1683.

Egli decise di invadere l'Austria e puntare dritto a Vienna, ripetendo l'offensiva del 1529. Il suo visir era a capo di un esercito possente (oltre 140.000 soldati), destinato a battersi contro soli 80.000 uomini della Lega Santa, per di più di provenienze eterogenee e per nulla conoscitori del territorio. Comunque, gli uomini di Maometto IV non avevano quasi alcuna esperienza militare: durante la battaglia di Vienna del 12 settembre 1683 i turchi riuscirono ad uccidere solo 4.000 soldati, perdendo più di 15.000 uomini.

Tale atroce sconfitta segnò la fine dell'esperienza militare ottomana: in seguito i sultani successivi cercarono almeno di conservare i confini, ma la crescente crisi socio-economica imperiale produsse la progressiva perdita di territori a danno dell'uno o dell'altro vicino.

Il malato d'Europa[modifica | modifica sorgente]

Non si sa molto di quali stati facessero parte dell'Impero Ottomano ma nel Settecento la decadenza ottomana continuò lentamente ed inesorabilmente, senza eventi degni di nota. Unico fatto importante fu la progressiva perdita da parte dei turchi di controllo economico sui territori da essi stessi controllati: prima veneziani, genovesi e ragusani, poi austriaci, spagnoli e francesi, iniziarono a monopolizzare i centri di commercio in tutto l'Impero. Costantinopoli era ancora una grande capitale, ma non erano più i turchi a controllarla.

Fu nel XIX secolo che il fragile equilibrio creatosi si ruppe definitivamente. La corsa europea all'imperialismo tolse ad uno Stato ormai esausto quasi tutti i possedimenti nordafricani, se si eccettuano la Tripolitania e la Cirenaica; comunque, anch'essi non avevano alcuna importanza strategica né economica, tanto da essere definiti di lì a poco scatoloni di sabbia.

Ogni speranza per una rinascita del potere turco tramontò a seguito della guerra di Crimea del 1853-56, la quale tolse ai turchi gli ultimi possedimenti nelle sponde settentrionali del Mar Nero e privò loro del controllo anche di questo grande bacino.

Intanto, nel 1821 la Grecia aveva proclamato la propria indipendenza, e negli anni Settanta del XIX secolo nei Balcani centrali si erano formati tanti piccoli Stati affrancatisi dal secolare dominio turco. Anche gli ultimi possedimenti nello Yemen erano da tempo andati persi. L'Impero si stava rapidamente smembrando.

La cultura militare ottomana morì in due principali date: nel 1811, quando fu soffocata la seconda rivolta dei mamelucchi, e nel 1826, quando il celeberrimo corpo dei Giannizzeri fu abolito dal sultano Mahmud II.

Tutto ciò che rimaneva al grande Impero, all'alba del XX secolo, era l'odierna Turchia, parte del Medioriente e l'Iraq, essendo andata persa la Libia che, con il Trattato di Ouchy del 1912, divenne colonia italiana.

La prima guerra mondiale e la fine[modifica | modifica sorgente]

Durante la prima guerra mondiale l'Impero ottomano si alleò con gli Imperi Centrali e con essi fu pesantemente sconfitto. Perse tutti i possedimenti in Medioriente e Iraq, e grosse sommosse popolari minacciarono di sfiancare un apparato statale ormai logoro e decrepito.

Nell'immediato dopoguerra la Grecia invase la città di Smirne e gruppi di inglesi, italiani e francesi si posizionarono a guardia delle coste. In seguito, nel 1920-21 il generale Mustafà Kemal Pascià riuscì a cacciare via i greci riconquistando Smirne, mentre italiani, britannici e francesi lasciarono la penisola anatolica di propria iniziativa. A quel punto, nel novembre 1922 egli stesso depose il sultano Mehmed VI, e poco dopo, nel 1923, fu proclamata la Repubblica Turca. L'Impero ottomano era tramontato.

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