Cabildo di Buenos Aires

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Cabildo di Buenos Aires
Cabildo de Buenos Aires.JPG
Localizzazione
StatoArgentina Argentina
LocalitàBuenos Aires
IndirizzoBolívar 65
Coordinate34°36′32″S 58°22′25″W / 34.608889°S 58.373611°W-34.608889; -58.373611Coordinate: 34°36′32″S 58°22′25″W / 34.608889°S 58.373611°W-34.608889; -58.373611
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1610-1880
Ricostruzione1940
StileBarocco
Realizzazione
ArchitettoAndrea Bianchi
Mario Buschiazzo
ProprietarioStato argentino

Il Cabildo di Buenos Aires è uno storico edificio pubblico di Buenos Aires, capitale dell'Argentina. Sorse in epoca coloniale, quando la città faceva parte dell'Impero spagnolo, come sede del locale ayuntamiento e, dal 1776, del governo del Vicereame del Río de la Plata. Si affaccia sulla centrale Plaza de Mayo e ospita un museo storico. Fu dichiarato monumento nazionale dell'Argentina nel 1933.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La proposta della costruzione di un edificio destinato all'ayuntamiento locale fu fatta dall'alcalde Manuel de Frías il 3 marzo 1608. Due anni dopo, grazie ai finanziamenti ottenuti con la tassazione delle navi ormeggiate nel porto, il primo Cabildo venne completato. Tuttavia la nuova struttura si rivelò ben presto inadeguata per le esigenze dell'amministrazione, in più, vent'anni dopo il suo completamento, il cabildo dava già evidenti segnali di crollo. Ciò nonostante i lavori di ingrandimento e consolidamento partirono solo nel luglio 1725, con il progetto dell'architetto gesuita italiano Andrea Bianchi, coadiuvato da Giovan Battista Primoli. I cantieri subirono tuttavia una serie di interruzioni, dovute principalmente alla mancanza di fondi, che fecero sì che durante la Rivoluzione di Maggio del 1810 l'edificio non fosse ancora completato.

Nel 1880 l'architetto Pedro Benoit rivoluzionerà l'aspetto dell'edificio, innalzando la torre di una dozzina di metri e coronandola con una cupola, aggiungendo una balconata in pietra alla galleria del primo piano e aggiungendo altri elementi che conferirono al Cabildo un aspetto italianizzante. Gli interventi apportati da Benoit tuttavia non rimasero a lungo, già nel 1889, sotto la direzione di Juan Antonio Buschiazzo, infatti le tre arcate più settentrionali dell'edificio furono demolite durante l'apertura dell'Avenida de Mayo. Nello stesso anno anche la torre, giudicata troppo pesante, fu demolita. Nel 1931 anche le tre arcate più a sud vennero demolite durante l'apertura dell'Avenida Julio A. Roca, lasciando così il Cabildo provvisto solamente di cinque archi.

Nel 1938 l'architetto Mario Buschiazzo fu incaricato dalla Comisión Nacional de Museos y Monumentos Históricos non solo di restaurare gli interni, ma di restituire alla struttura l'aspetto che la caratterizzava durante l'epoca coloniale. Grazie al ritrovamento di alcuni reperti originali all'interno dei magazzini municipali, oltre che ai progetti di Benoit, il lavoro di Buschiazzo, almeno per quanto concerne gli interni, riuscì a centrare l'obbiettivo. Discorso differente era per la facciata, i lavori di demolizione che avevano colpito entrambe le ali dell'edificio ne avevano infatti irrimediabilmente compromesso l'aspetto esterno. Così, per differenziare le parti più vecchie da quelle costruite ex-novo, fu deciso di impiegare materiali edili moderni, come il calcestruzzo armato utilizzato per la ricostruzione della torre. Anche la balconata in pietra, costruita da Benoit, venne smantellata e sostituita con una in ferro. Il Cabildo fu inaugurato l'11 ottobre 1940, per la prima volta in Argentina un edificio veniva restaurato e ricostruito seguendo un metodo scientifico.

Museo Nazionale del Cabildo e della Rivoluzione di Maggio[modifica | modifica wikitesto]

Il Cabildo ospita nelle sue stanze il Museo Nazionale del Cabildo e della Rivoluzione di Maggio (in spagnolo: Museo Nacional del Cabildo y la Revolución de Mayo) all'interno del quale sono custoditi quadri, documenti, cimeli, gioielli del XVIII secolo che testimoniano il contesto storico nel quale maturò la rivoluzione del 1810[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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