CG 36500

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CG 36500
Coast Guard Motor Lifeboat CG 36500.jpg
La CG 36500
Descrizione generale
ArmatoreUnited States Coast Guard Yard, Curtis Bay, Maryland
Varo1946
Destino finale1968
StatoMuseo
Caratteristiche generali
Stazza lorda9,1 tsl
Lunghezza11 m
Propulsione160 hp
Equipaggio4

[1]

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La Coast Guard Motor Lifeboat CG-36500 è una storica motovedetta della guardia costiera statunitense, divenuta famosa per il salvataggio di 32 membri dell'equipaggio della petroliera Tipo T2-SE-A1 SS Pendleton al largo della costa di Rock Harbor, Orleans (Massachusetts).[2] Si è trattato del più grande salvataggio, eseguito da una piccola imbarcazione, di tutta la storia della guardia costiera statunitense. L'impresa è stata premiata con una medaglia al merito e nel 2016 è stata ricordata con il film L'ultima tempesta (The Finest Hours) diretto da Craig Gillespie.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nella baia di Curtis (Maryland) entrò in funzione nel 1946 ed operò fino al 1968, anno in cui venne conservata in un museo. Si tratta di un'imbarcazione, come dice il nome, di 36 piedi (11 metri), in grado di trasportare circa 11-12 persone (comprese le 4 di equipaggio) e spinta da un motore diesel a due tempi General Motors (modello Detroit Diesel Series 71) da 160 hp (cavalli vapore americani).[1]

L'imbarcazione si presenta compatta dalla linea filante con un'anteriore fendente, idoneo a tagliare le onde dell'oceano. Il posto di guida con vetri molto verticali è dotato di calotta paraspruzzi avvolgente. È dotata di faro e luci segnaletiche all'anteriore.[3]

Il salvataggio della SS Pendleton[modifica | modifica wikitesto]

La T2 Pendlenton il 18 febbraio 1952

Il 18 febbraio 1952 l'equipaggio del CG-36500, consisteva nel timoniere Bernard C. Webber, motorista di terza classe Andrew Fitzgerald, marinaio Ervin Maske, e marinaio Richard P. Livesey.[4] Quando un potente noreaster invade la costa orientale degli Stati Uniti e due grosse petroliere T2 si ritrovano in mezzo a una forte tempesta. La SS Fort Mercer viene letteralmente spezzata in due dal mare e lancia un segnale di soccorso che mobilita i soccorsi. Nel frattempo un'altra petroliera T2, la SS Pendleton subisce la stessa sorte. L'equipaggio, ritrovandosi con l'imbarcazione rotta in due, in balia della tempesta, senza radio, senza timone, senza capitano e con tutti i soccorsi impegnati alla ricerca della Fort Mercer, decide di improvvisare una manovra di emergenza ed arenarsi volontariamente in una secca a largo di Rock Harbor. Nel mentre un addetto portuale sente la sirena di emergenza della nave e riconosce la sagoma a largo e avvisa la guardia costiera. Bernard C. Webber, nostromo in servizio, viene quindi mandato a soccorrere i sopravvissuti dei 41 membri dell'equipaggio della Pendlenton, in un'operazione molto rischiosa, definita suicida dai propri colleghi per via delle enormi onde che si abbattevano sulla secca che proteggeva il porto. L'operazione di salvataggio fu un successo e 32 membri della petroliera vennero messi in salvo in un solo viaggio eseguito a notte fonda, con bussola in avaria e senza alcun tipo di illuminazione oltre al faro della motovedetta (la petroliera era senza alimentazione elettrica, la sirena nel frattempo si era spenta così come tutte le luci: in blackout era anche il porto di partenza a causa della forte tempesta).[5]

Esposizione museale[modifica | modifica wikitesto]

L'imbarcazione, messa fuori servizio nel 1968, è stata data al National Park Service per utilizzarla in una mostra a Cape Cod National Seashore. Nel novembre 1981 il Park Service, che non aveva effettuato alcun significativo intervento di restauro sulla nave,[1] la cedeva al Orleans Historical Society che avviò un restauro grazie ad un gruppo di volontari da Chatham, Orleans e Harwich in Massachusetts.[6] In sei mesi i lavori furono completati e la barca venne messa in mostra in una cerimonia pubblica che ha visto la partecipazione di Bernard Webber e della moglie.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Peter B. Kennedy, Richard G.Ryder, Leonard W. Loparto, Betsy Friedberg, National Register of Historic Places Registration Form, National Park Service, aprile 2001
  2. ^ CG36500, The Orleans Historical Society. URL consultato il 3 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2010).
  3. ^ a b L’ultima tempesta della Pendleton su Lastampa.it
  4. ^ Tougias, p 37
  5. ^ (EN) W. Russell Webster, The Pendleton Rescue, su Coast Guard History, US Coast Guard Historians Office. URL consultato il 26 dicembre 2012.
  6. ^ Tougias, p 177
  7. ^ Tougias, p 179

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]