Buzzurro

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Buzzurro, in romanesco Buzzuro (pr.: bbuzzùro), deformazione del termine tedesco antico Butzen, l'attuale Putzer (colui che pulisce).

Termine con cui venivano soprannominati gli ambulanti svizzeri che in inverno venivano a Roma per pulire i camini e a vendere la polenta, il castagnaccio e le castagne arrostite, in romanesco callarroste.

Dopo l'Unificazione di Roma all'Italia e la sua designazione a capitale il termine fu popolarmente utilizzato spregiativamente per indicare le genti provenienti dal nord Italia al seguito della corte sabauda.

A Roma, nel 1871, vennero censiti 6.662 buzzurri di cui 34 donne, nel censimento di dieci anni dopo erano 10.887 di cui 111 donne, a fine secolo erano quasi 25.000, circa il 10% della popolazione romana dell'epoca.

In una sua poesia Giggi Zanazzo poetava sui "buzzurri" arrivati con l'Unità d'Italia a Roma, così:«Questi pé fatte: annamo, fanno annuma - pé dì che famo, dicheno che fuma - pé divve addio dicheno cerea....E sò Tajani, di, 'sti ciafruijoni?».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fernando Ravaro, Dizionario Romanesco, Newton Compton Editori

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]