Buono lavoro

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Esempio di voucher multiplo INPS del valore di 37,50€ (pari a 5 buoni)

Il buono lavoro (chiamato anche voucher) è una modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio[1].

Dal 17 marzo 2017 l'impiego del voucher, come strumento di pagamento di un contratto[2] di lavoro accessorio, è stato abolito[3].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La prima introduzione del buono lavoro, come strumento di retribuzione del lavoro occasionale, è del 2003 a opera del secondo governo Berlusconi[4]. Il provvedimento che ne inquadrò per la prima volta l'utilizzo fu infatti la Legge Biagi[5]. Per diversi anni questa forma di remunerazione, introdotta con l'intenzione di ridurre il lavoro nero, ma con effetto a volte contrario, fu sostanzialmente semi-sconosciuta[6]. Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del Governo Prodi II nel 2008 diede attuazione alla legge, precisandone i limiti e l'utilizzo (ad esempio nel settore agrario).

Fu successivamente esteso per i lavori di tipo occasionale con prestazioni brevi riconosciuti dalla Riforma Biagi. Il lavoro di riferimento, allora, era quello tipicamente domestico; infatti lo scopo principale di questo strumento sarebbe stato quello di contrastare il lavoro nero e difendere le categorie considerate più deboli nel mercato del lavoro, come ad esempio le colf e le badanti. Altri utilizzi originari del voucher erano quelli delle ripetizioni a casa da parte di studenti, lavoretti di giardinaggio, pulizie e faccende di casa, prestazioni di hostess o stewart in fiere o eventi pubblici, altre situazioni analoghe, tipicamente pagate (con l'assenso del lavoratore) in nero e per questo senza protezione assicurativa. Le modifiche alla legislazione furono a opera del Governo Berlusconi IV, in particolare con la legge 33/2009 che estese nel 2010 l'applicazione a tutti i soggetti.

Poco tempo dopo è iniziata la liberalizzazione di utilizzo. Prima con il Governo Monti (Riforma Fornero), che ne ha liberalizzato l'uso con il solo vincolo economico pari a 5.000 euro all'anno per ogni singolo lavoratore. Poi con il Governo Letta che, con la legge 99/2013 di conversione del “Decreto Lavoro”, ha eliminato la dicitura "di natura meramente occasionale" e ne ha esteso l'uso a tutti i settori. Il Governo Renzi ha alzato il limite economico annuale di utilizzo da 5.000 a 7.000 euro, introducendo al contempo la tracciabilità.

Le prestazioni rese nei confronti di imprenditori commerciali e liberi professionisti non possono superare 2.020 € netti annui (2.693 € lordi) per ciascun committente, fermo restando il limite di 7.000 euro netti, (9.333 euro lordi). [7]

Nel tempo la legislazione ha allargato l'utilizzo del buono lavoro dall'ambito domestico ai settori professionali (imprese, enti, lavoratori autonomi, ecc.). A tutt'oggi viene molto usato da aziende nel settore del commercio, dell'agricoltura e dell'intrattenimento (ristoranti, bar, discoteche, sale cinema e simili) per prestazioni di lavoro che non superino i 5.000 € netti annui di retribuzione (passati a 7.000 € nel 2015 in seguito all'emanazione del provvedimento legislativo noto come Jobs Act[8]). Per i pensionati o cassaintegrati la cifra scende a 3.000 €. Con l'entrata in vigore del decreto legislativo 81/2015[9] l'utilizzo del voucher è stato esteso a industria e artigianato e quindi nessun settore produttivo è escluso. Invece, non è possibile usare il lavoro accessorio (a parte deroghe) nel caso di personale in appalto (sia opere che servizi)[10].

Le caratteristiche intrinseche del sistema, tuttavia, ne hanno favorito la diffusione come strumento di elusione ed evasione delle norme fiscali e previdenziali[11].

Questa modalità di lavoro occasionale accessorio[12] ha assunto da tempo anche la denominazione contratto voucher. L'incarico può essere verbale o essere documentato: in qualsiasi caso sottende sempre un contratto di lavoro (di tipo accessorio)[13]. Il voucher, come buono lavoro, è regolarmente vidimato con il logo dell'INPS.

Il decreto legislativo 185/2016 (entrato in vigore il 24 settembre 2016) ha reso obbligatorio l'invio di un SMS o email all'Ispettorato del lavoro competente parte del committente almeno un'ora prima della prestazione per agevolare la registrazione dell'utilizzo e impedire usi fraudolenti (cioè pagare con voucher solo una piccola parte del compenso).

Attualmente, il valore facciale del buono lavoro è di 10 € di cui 7,50 € vanno netti al prestatore e il resto sono contributi Inps e INAIL.

Valore contabile e modalità di acquisto[modifica | modifica wikitesto]

Il singolo buono lavoro vale 10 €, il costo con cui viene acquistato dall'azienda o dal datore di lavoro presso l'INPS[14]. Il buono cartaceo può anche essere acquistato presso tabaccai aderenti all'iniziativa, presentando la sola tessera sanitaria. Il voucher telematico prevede invece l'iscrizione delle parti (datore di lavoro e lavoratore) all'INPS e all'INAIL: in questo modo il lavoratore riceverà la INPS CARD su cui vedrà accreditarsi lo stipendio e potrà controllare i contributi versati. Inclusi nella spesa i contributi previdenziali INPS (13%), l'assicurazione INAIL (7%) e i costi di gestione del servizio (5%); pertanto, al lavoratore spettano i restanti 7,50 € (netti)[15][16]. A partire dal 28 giugno 2009 il Ministero diede il via a campagne pubblicitarie sul web, in televisione e al cinema per sponsorizzare questa nuova forma retributiva. La Regione Lazio avviò la promozione dei Buoni Lavoro nel 2010 tramite la campagna "Vo.La - Voucher Lazio".

Abusi e condotte elusive[modifica | modifica wikitesto]

Il meccanismo dei buoni era nato per introdurre nel mercato del lavoro italiano uno strumento flessibile in grado di far emergere dall'area del lavoro nero quelle forme di lavoro saltuario, o di secondo e terzo lavoro, difficili da perseguire, per le quali risulta onerosa l'attivazione degli strumenti tradizionali per la stipula di un rapporto di lavoro (comunicazione al centro per l'impiego, obbligo di scritturazione del Libro unico del lavoro, consegna del cedolino paga, adempimenti in materia di sicurezza, ecc.).

Si ricorda che le prestazioni rese nei confronti di imprenditori commerciali e liberi professionisti non possono superare 2.020 € netti annui (2.693 € lordi) per ciascun committente, fermo restando il limite di 7.000 euro netti (9.333 euro lordi) che un singolo lavoratore può guadagnare con il sistema dei buoni lavoro in un anno, per cui non è possibile, nella legalità, sostituire i buoni lavoro a un contratto di lavoro continuativo presso un unico datore di lavoro. [17]

Utilizzo irregolare[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione della pratica, tuttavia, ha messo in luce un vasto fenomeno sociale di utilizzo irregolare, in cui la flessibilità dei buoni lavoro si presta facilmente a pratiche elusive della legislazione del lavoro e della previdenza sociale: tali pratiche tendono a ricondurre, nell'ambito della tipologia del lavoro accessorio di tipo occasionale, rapporti di lavoro di altro tipo. Nella pratica, infatti, si segnala il frequente utilizzo dei voucher per la regolarizzazione apparente di rapporti di lavoro caratterizzati da esclusività e continuità della prestazione, non compatibili con i limiti di remunerazione premessa dai buoni lavoro. In tali casi, infatti, il buono lavoro è usato, in modo irregolare, come schermo di regolarità per una prestazione di lavoro intrattenuta quasi interamente in nero, attraverso l'occasionale remunerazione mediante cessione di un voucher.

La semplice attivazione del meccanismo dei voucher nei confronti del lavoratore fa in modo che, nell'eventualità di un infortunio sul lavoro, o di un accesso ispettivo da parte dei servizi di vigilanza dell'INPS, dell'INAIL, o del Ministero del lavoro, è sufficiente l'esibizione dei buoni acquistati, ancorché non corrisposti, perché la presenza del lavoratore in azienda non possa essere considerata irregolare né dar luogo a sanzioni[11]. In tali casi, infatti, è arduo, per i servizi ispettivi, adempiere all'onere della prova circa l'esistenza di prestazioni lavorative ulteriori rispetto a quelle effettivamente remunerate con la cessione di un voucher, dal momento che l'attivazione della prestazione non richiede alcun adempimento di registrazione o comunicazione[11]. Questo procedimento non è più possibile da settembre 2016 essendo stata resa obbligatoria la rintracciabilità dell'utilizzo del singolo buono (vedi oltre).

Il problema di questo uso irregolare è stato affrontato da una norma contenuta nel Jobs Act, che ha previsto l'obbligo di comunicare l'inizio della prestazione alla Direzione Territoriale del lavoro competente, in modo preventivo e per via telematica (in modo analogo a quanto già previsto per il lavoro intermittente). Il decreto legislativo 185/2016 ha reso operativa tale procedura da ottobre 2016[18] sebbene non riguardi tutte le tipologie di committenti/datori di lavoro.

Nel 2016 il numero totale di buoni lavoro venduti[19] è stato di 134 milioni (+ 23,9% rispetto al 2015, + 95% rispetto al 2014).

Remunerazione oraria[modifica | modifica wikitesto]

Il valore del buono lavoro rappresenta la soglia minima di remunerazione resa possibile dal sistema. Tuttavia, le norme di legge non stabiliscono una soglia minima a cui ancorare la remunerazione su base oraria, lasciando aperta la possibilità che un unico buono sia utilizzato per remunerare più ore di lavoro. Per contrastare tale abuso, impedendo forme di "negoziazione" e "svalutazione" della prestazione oraria, la legge di riforma Fornero (legge 28 giugno 2012, n. 92)[20], era intervenuta a regolarne l'utilizzo prevedendo l'emissione di un atto regolamentare che fissasse i valori minimi del compenso orario per ciascuna categoria[11]. Tale previsione è rimasta a lungo inevasa, con la sola eccezione del settore agricolo: in mancanza dell'atto, rimane invariata la discrezionalità nella quantificazione della remunerazione oraria tramite buoni lavoro in tutti i settori diversi dal mondo agricolo[11]. L'impasse regolamentare ha trovato soluzione con l'entrata in vigore del Jobs Act il quale, pur demandando la determinazione del valore nominale orario a un apposito decreto del Ministero del lavoro (da basarsi, previo confronto con le parti sociali, sulle medie orarie delle retribuzioni rilevate nei diversi settori produttivi), stabilisce un regime transitorio durante il quale, in attesa di emanazione del decreto ministeriale, la remunerazione oraria della prestazione di lavoro accessorio è stabilita nel valore di taglio minimo del buono lavoro[21].

Referendum e abolizione[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera 2016 la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) ha promosso una raccolta di firme [22] per abolire alcune norme incluse nel Jobs Act, comprese quelle sul buono lavoro. Dopo il deposito di 3,3 milioni di firme avvenuto nel luglio 2016[23], l'11 gennaio 2017 la Corte costituzionale ha approvato il testo del quesito referendum proposto[24], giudicando che "l'evoluzione dell'istituto, nel trascendere i caratteri di occasionalità dell'esigenza lavorativa cui era originariamente chiamato ad assolvere, lo ha reso alternativo a tipologie regolate da altri istituti giuslavoristici e quindi non necessario".

Il referendum abrogativo venne inizialmente fissato per il 28 maggio 2017[25]. Tuttavia, al fine di scongiurare il referendum, il governo Gentiloni ha emanato il decreto legge 17 marzo 2017, n. 25 "ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di superare l'istituto del lavoro accessorio al fine di contrastare pratiche elusive". Il decreto governativo fu poi successivamente convertito il 17 aprile 2017 da entrambi i rami del Parlamento[26] (L. 49/2017).

A seguito di ciò, la corte di Cassazione ha fermato la procedura elettorale, essendo venuto meno l'oggetto del referendum. Dal 17/03/2017 perciò le prestazioni di lavoro occasionale (di tipo accessorio) non è stato più possibile pagarle acquisendo nuovi buoni: in pratica l'abolizione dei voucher. I buoni lavoro acquistati entro il 17 marzo 2017 (giorno di approvazione del decreto governativo di abrogazione) sono validi ed utilizzabili entro il 31 dicembre 2017.

Tuttavia da maggio 2017 si è cominciato a ipotizzare la reintroduzione di questo strumento , seppur riformulato rispetto al precedente[27]. Questo anche in seguito alle pressioni di imprese e famiglie che, improvvisamente, non hanno più avuto modo di remunerare, nella legalità, i prestatori di lavoro occasionale accessorio[28].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella testata del buono lavoro, sotto il titolo, vi è la dicitura "Prestazione di Lavoro Occasionale Accessorio" che è la denominazione giuridicamente corretta
  2. ^ Le prestazioni eseguite dal prestatore di lavoro occasionale sono anch'esse inquadrabili in un contratto di lavoro (che non significa "documentato"), vedi https://www.cliclavoro.gov.it/NormeContratti/Contratti/Pagine/Contratto-di-lavoro-accessorio.aspx
  3. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-03-18/abolizione-voucher-ecco-decreto-legge-114459.shtml?uuid=AEaJuAp
  4. ^ http://soldielavoro.soldionline.it/guide/educational-lavoro/voucher-inps-cosa-sono
  5. ^ https://www.giornaledellepmi.it/i-voucher-per-il-lavoro-indagine-del-centro-studi-cna/
  6. ^ http://www.ilfoglio.it/economia/2016/12/28/news/voucher-cosa-sono-e-perche-e-un-problema-ampiamente-sopravvalutato-112775/
  7. ^ http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5590
  8. ^ Debhorah Di Rosa, Jobs Act, lavoro accessorio: sale il tetto dei compensi, IPSOA, 25 giugno 2015.
  9. ^ https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/11857-lavoro-accessorio-i-nuovi-limiti-per-il-2014.html
  10. ^ http://www.testo-unico-sicurezza.com/divieto-voucher-appalti.html
  11. ^ a b c d e Silvia Favasuli, Jobs Act e buoni lavoro, pericolo precarietà, Linkiesta, 9 ottobre 2014.
  12. ^ INPS-Lavoro Accessorio
  13. ^ Infatti, seppur diffuso, è errato dire "assumere dipendenti mediante voucher": il personale remunerato tramite buono lavoro, infatti, è una categoria contrattuale a se.
  14. ^ Tramite versamento sul conto corrente postale 89778229 intestato ad INPS DG LAVORO OCCASIONALE
  15. ^ Ad oggi è possibile cambiare il voucher cartaceo in denaro contante e attivare la INPS CARD (al costo di 5€) soltanto presso le sedi di Poste italiane
  16. ^ Esistono alcune community che promuovono il lavoro occasionale retribuito tramite buoni lavoro, come UTUM.it
  17. ^ http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5590.
  18. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2016-10-08/voucher-partono-nuovi-obblighi-142117.shtml?uuid=ADrk7CYB
  19. ^ Nota bene: venduto non equivale a utilizzato.
  20. ^ Si veda la nuova formulazione dell'art. 72 del D.Lgs. n. 276/2003 (cosiddetta Legge Biagi), a seguito della novella della legge Fornero, a norma della quale il valore nominale orario deve essere fissato con decreto del Ministero del lavoro, "tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali".
  21. ^ Lavoro accessorio, su Cliclavoro-Portale unico della rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, consultato il 19 ottobre 2015
  22. ^ Voucher e appalti, da firme referendum Cgil a legge, su ANSA, 19 aprile 2017.
  23. ^ http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/07/01/cgil-33mln-firme-per-3-referendum_ce3853a0-b459-41b1-a850-ca1379211953.html
  24. ^ Il quesito del referendum era: «Volete voi l'abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante "Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183"?»
  25. ^ Voucher, governo verso il decreto. Referendum fissato per il 28 maggio, Repubblica, 14 marzo 2017, http://www.repubblica.it/economia/2017/03/14/news/referendum_voucher_data_28_maggio-160513023/ .
  26. ^ L’abolizione dei voucher è legge, in Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2017.
  27. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-05-24/dopo-voucher-pronto-doppio-tetto-222311.shtml?uuid=AElipVSB
  28. ^ http://www.ilgiornale.it/news/politica/governo-cancella-i-voucher-fumo-miliardo-euro-1376368.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]