Breil (azienda)

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Breil
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1939
Sede principaleMilano
SettoreOrologeria e gioielleria
Sito web

Breil è un marchio di orologi, gioielli e accessori, di proprietà dell'azienda Binda Italia.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il marchio BREIL nasce nel 1939 grazie alla passione e lungimiranza di Innocente Binda, imprenditore italiano che fonda l'azienda Binda Italia nel 1906. Il nome deriva dall'omonima località nei Grigioni svizzeri, Breil.

A cavallo tra gli anni 70 e 80 BREIL si impone sul mercato grazie alla collezione Manta.[2] Il primo esempio di collezione dal design unisex che riscuote consenso positivo sia fra gli uomini quanto fra le donne. È sempre con questa collezione che BREIL inizia a puntare sulla comunicazione pubblicitaria.[2] Lo fa coinvolgendo Crepax con la sua eroina Valentina, la prima delle tante icone femminili di BREIL. Segue poi Shana che nel 1994 diventa la seconda testimonial.

La combinazione di valori così maschili e così femminili si riflette nella predisposizione di BREIL per uno stile unisex dei suoi prodotti e, non è per un puro caso che BREIL introduce, per primo fra i marchi commerciali del mercato, modelli tipicamente maschili al polso femminile: Shana, Monica Bellucci, Carré Otis indossano orologi Cronografi oversize, dal carattere decisamente sportivo.

Il claim Toglietemi tutto ma non il mio Breil, che firma le campagne si afferma fra i migliori claim di sempre entrando nell'immaginario collettivo fino a diventare un modo di dire utilizzato nel linguaggio comune.

Nel 2001, su sollecitazione della propria consumatrice BREIL propone la prima extension di marca, i gioielli, iniziando il nuovo percorso di lifestyle. Scegliendo l'acciaio quale materiale, BREIL apre di fatto un nuovo mercato, quello del gioiello realizzato in acciaio.

Nel 2004 la collana Snake, capace di vendere quasi 500mila pezzi al suo primo anno, ridefinisce il concetto di gioiello contemporaneo, divenendo il primo gioiello personalizzabile, dove il nodo di chiusura esprime la capacità creativa e la personalità di chi lo indossa.

L'evoluzione di Snake è Bloom, nel 2009, dove BREIL per prima inventa il gioiello multi indosso, ennesima evoluzione dello spirito esplorativo del marchio.

Sempre nel 2013 Breil firma una partnership di prestigio con Abarth per la realizzazione e commercializzazione di cronografi dal design sportivo.

Nel 2016 nasce la linea Breil Stones, che propone gioielli personalizzabili attraverso pietre di diversi materiali, forme e dimensioni.

I risultati di BREIL non sono un caso; ogni nuovo prodotto lanciato sul mercato è frutto di una progettazione italiana rigorosa, eccellenza tecnica e sensibilità estetica che danno vita a collezioni seduttive, d’avanguardia, che esaltano l’essenza della materia attraverso linee originali e inconfondibili, in una continua ricerca di forme, materiali e colori.

Breil si avvale di un Design Team interno specializzato su orologi e gioielli e alcune prestigiose collaborazioni esterne per quanto riguarda i gioielli.

Tappe fondamentali[modifica | modifica wikitesto]

  • 1939 - È di quest’anno il primo orologio a marca BREIL.
  • 1978 - Nasce la collezione Manta.
  • 1994 - È l’inizio di una nuova epoca per lo storico orologio Manta. BREIL ne riattualizza il design, lancia un cronografo dallo stile unisex e inizia la saga di comunicazione.
  • 1996 - L'attenzione di BREIL continua a concentrarsi sulla donna. Midway è il primo Chrono al quarzo del mercato commerciale pensato esclusivamente per il pubblico femminile.
  • 2001 - BREIL lancia una linea di gioielli in acciaio dal design Made in Italy, la linea Breil Jewels.
  • 2006 - BREIL festeggia i 100 anni di Binda creando Breil Anniversary, un’edizione limitata di orologi.
  • 2007 - Viene presentata la nuova linea di occhiali Breil Eyewear.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Binda Corporate Site - Brand - Breil, su bindagroup.com. URL consultato il 4 aprile 2018.
  2. ^ a b Breil, tra passato e futuro con Manta Vintage, su vanityfair.it. URL consultato il 4 aprile 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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