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Brasatura

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La brasatura consiste nel collegare pezzi metallici con l'ausilio di un metallo d'apporto senza la fusione dei pezzi da assemblare. Il metallo d'apporto penetra per capillarità fra i pezzi da assemblare.

La brasatura è un procedimento molto antico per unire le parti metalliche, conosciuto già dai Fenici e dagli Etruschi. È molto diffuso ancora oggi sia nell'artigianato che nell'industria.

La brasatura è impiegata specialmente quando:

  • è necessario contenere il riscaldamento del pezzo;
  • i giunti sono costituiti da materiali difficilmente saldabili;
  • I pezzi hanno natura differente e la saldatura è impossibile;
  • L'aspetto estetico del giunto è di importanza prioritaria o indispensabile.

In funzione della temperatura di fusione del metallo d'apporto, possono essere utilizzati diversi mezzi di riscaldamento. La brasatura può essere effettuata sia con mezzi simili a quelli impiegati per la saldatura ossiacetilenica (brasatura al cannello), sia con riscaldamento elettrico (tipiche le saldobrasature usate in elettronica), sia in forno sotto vuoto o in atmosfera controllata, per ottenere giunti di qualità più elevata e più controllabile.

La temperatura di fusione della lega brasante determina la brasatura dolce o la brasatura forte.[1]

I campi di applicazione più importanti (ma non tutti) sono:

I fenomeni fisici attraverso i quali si realizza la brasatura sono la penetrazione capillare, la bagnatura e la diffusione atomica della lega brasante nel pezzo da brasare.

La penetrazione capillare si ottiene creando adeguati meati tra i componenti da unire.

La bagnatura sfrutta la capacità che ha un metallo liquido di appoggiarsi su una superficie con piccoli angoli di contatto.

La diffusione atomica realizza, tramite scambio atomico fra la lega brasante ed il metallo base, l'unione metallurgica.

Brasatura dolce

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È caratterizzata dall'utilizzo di materiali di apporto con temperature di fusione minori di 450 °C. La più conosciuta è la cosiddetta brasatura a stagno ampiamente utilizzata in elettronica. Per tale tipo di brasatura veniva adoperata una lega stagno-piombo con titolo 60/40. In seguito alla normativa RoHS è stata sostituita da leghe stagno-rame (99,3/0,7) e stagno-argento (96/4).

Brasatura forte

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È caratterizzata dall'utilizzo di materiali di apporto con temperature di fusione superiori ai 450 °C. A seconda delle caratteristiche richieste e dei metalli da saldare si ricorre a varie leghe. Leghe a base di argento, rame e zinco con temperatura di fusione fra i 600 e i 700 °C vengono impiegate per la brasatura di acciai al carbonio e di leghe di rame. Il rame si usa per la brasatura di acciaio al carbonio e di acciai inossidabili. Per la brasatura di acciaio inossidabile e leghe ad alto tenore di nichel si adoperano anche leghe a base di nichel.

Saldobrasatura

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È caratterizzata dall'utilizzo di materiali di apporto con temperature di fusione superiori alla brasatura forte e comunque inferiore al punto di fusione del materiale del giunto. La preparazione dei giunti spesso è simile alla saldatura autogena. Le leghe comunemente usate sono ottoni fondenti a temperature relativamente elevate (800˚C). Il processo si basa non sull'attrazione capillare, ma principalmente sulla diffusione atomica della lega d'apporto nella struttura intergranulare del materiale di base.

Leghe brasanti

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Nelle brasature dolci fungono da materiale brasante leghe di stagno, piombo e antimonio. Per le brasature forti si usano leghe di argento, oro, palladio, rame e nickel. Spesso per le brasature che devono essere effettuate a temperature superiori a 1000 °C si utilizza il nickel, solo o in lega binaria o ternaria.

Le caratteristiche fondamentali della lega brasante sono almeno due: deve essere in grado di bagnare il metallo o i metalli base e deve poter salire per capillarità entro meati molto stretti (le dimensioni tipiche di un meato per brasatura si aggirano attorno a 1/10 di mm).

I disossidanti hanno la proprietà di promuovere la bagnabilità rimuovendo gli ossidi che si formano ad alta temperatura. Non sono sostitutivi della pulizia iniziale dei pezzi.

  1. ^ Istituto italiano della saldatura, Saldatura per fusione, vol. 2, Hoepli, 1996, p. 177, ISBN 9788820322083.

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