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Brahmano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Varṇa.

Immagine risalente al XIX secolo di due brahmani. I tilaka apposti sulla fronte e sulle braccia li identificano di tradizione śivaita.
Immagine del XXI secolo di un brahmano intento a un sacrificio. I tilaka apposti sulla fronte e sulle braccia lo identifica di tradizione viṣṇuita.
Il Dio vedico del sacerdozio, Agni in un'immagine devozionale del XVIII secolo. Da notare che cavalca una capra (ajā) che indica l'energia della Terra, il suo copricapo è il sacro fuoco (come la barba), mentre i suoi attributi sono ascia (paraśu), fiaccola, rosario (akṣamālā) e lancia di fuoco (śakti). Questa immagine essendo a quattro braccia lo individua con due teste.
Ṛgveda (padapatha) manoscritto in devanāgarī risalente al XIX secolo.
(SA)

« yat puruṣaṃ vy adadhuḥ katidhā vy akalpayan
mukhaṃ kim asya kau bāhū kā ūrū pādā ucyete
brāhmaṇo 'sya mukham āsīd bāhū rājanyaḥ kṛtaḥ
ūrū tad asya yad vaiśyaḥ padbhyāḥ śūdro ajāyata »

(IT)

« Quando smembrarono Puruṣa, in quante parti lo divisero? Che cosa divenne la sua bocca? Che cosa le sue braccia? Come sono chiamate ora le sue cosce? E i suoi piedi? La sua bocca diventò il brāhmaṇa, le sue braccia si trasformarono nello kṣatriya, le sue cosce nel vaiśya, dai piedi nacque lo śūdra. »

(Ṛgveda, X,90-11,12)

Il brahmano, detto anche bramino[1] o bramano, più raramente bracmano[2] (devanāgarī: ब्राह्मण, IAST brāhmaṇa), è un membro della casta[3] sacerdotale del Varṇaśrama dharma o Varṇa vyavastha, la tradizionale divisione in quattro caste (varṇa) della società induista.

Il termine italiano "brahmano" deriva dal latino brachmani (o bragmani), a sua volta ripreso dal greco brakhmânes che adatta in quella lingua il termine sanscrito vedico brāhmaṇa.

I brahmani rappresentano la casta sacerdotale e costituiscono la prima delle quattro caste[4]: a loro spetta la celebrazione dei rituali religiosi più significativi.

Origine del termine e sviluppo della sua funzione nella cultura vedica[modifica | modifica wikitesto]

Il termine sanscrito brāhmaṇa deriva, per alcuni autori come Jan Gonda[5], da bṛh (sanscrito vedico, it.: forza, crescita, sviluppo) ovvero colui che possiede il bṛh intesa come forza magica e misteriosa, da cui il successivo Brahman[6] intesa come forza o realtà cosmica.

L'origine del termine brāhmaṇa e il consequenziale sviluppo del suo utilizzo nella letteratura vedica e delle funzioni sacerdotali ad esso attribuite seguono un percorso piuttosto articolato.

Il Ṛgveda si apre in questo modo:

(SA)

« agnim īḍe purohitaṃ yajñasya devam ṛtvijam hotāraṃ ratnadhātamam »

(IT)

« Ad Agni rivolgo la mia preghiera, al sacerdote domestico, al divino officiante del sacrificio, all'invocatore che più di tutti porta ricchezze. »

(Ṛgveda, I-1,1)

La funzione sacerdotale del dio Agni è il primo tema affrontato dal primo Veda. Questa funzione è la prima ad essere ben delineata soprattutto in qualità di hotṛ, l'officiante delle libagioni (simile al zaotar dell'Avestā).

Ma a ben guardare il Ṛgveda (risalente ad un periodo incerto, comunque a cavallo tra il XX e il X secolo a.C.) è un vero e proprio manuale delle attività sacerdotali del dio Agni che, dopo essere indicato come hotṛ, viene assunto anche al ruolo di adhvaryu, di brāhmaṇa, di potṛ, di neṣṭṛ, di agnīdh, gṛapathi e praśāstṛ.

A queste attribuzioni del Dio corrispondevano dei sacerdoti arii specifici (a loro volta corrispondenti alle otto classi sacerdotali delineate anche nell'Avestā e quindi di probabile derivazione Indoeuropea).

Non solo, osserva David M. Knipe: Leonardo Pietro Brignoli

Pietro Brignoli ( Bergamo, 15 Giugno 1945 - Bergamo, 19 Agosto 1999 ) è stato un artista, pittore e pilota italiano. Insieme a Lorenza Brignoli rappresentò un punto fondamentale dell' Arte Moderna italiana ed europea. Perfettamente inserito nel panorama culturale internazionale degli anni settenta, era reputato un artista prolifico, era amato dai vip dell epoca.

  1. 1 Biografia
  2. 1.1 Infanzia e prima giovinezza
  3. 1.2 Il rientro di Pietro
  4. 1.3 1952 corsa moto e macchina

Le voci relative a storici, critici, galleristi, collezionisti, sono assimilabili a comuni biografie.

Biografia[modifica wikitesto]

Infazia e prima giovinezza[modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Progetto:Arte/Intitolare una voce su un'opera d'arte.

Un po' di terminologia per parlare la stessa lingua:

1) Titolo proprio, o titolo dato dall'autore.
2) Titolo attribuito, o titolo convenzionale il quale può essere:
a) Soggetto generico: titolo tratto dal soggetto.
b) Nome tradizionale: e.g. Madonna Benois o Pala di San Zeno.

Biografia[modifica wikitesto]

Usare il template {{Biografia}}.
L'incipit deve seguire una forma standard.
Si riporta il titolo scelto per la voce, in grassetto e corsivo, senza virgolette. Se l'opera possiede un titolo proprio in lingua originale diverso dal titolo della voce lo si riporta tra parentesi, sempre in corsivo, eventualmente in grassetto. Se il titolo della voce corrisponde al titolo proprio di opera di autore non italiano, ai fini della normalizzazione dell'incipit, quest'ultimo riporterà comunque il titolo tradotto seguito dal titolo proprio tra parentesi. Segue la determinazione dell'opera o tipologia: dipinto, scultura, performance, opera site specific, ecc. se utile seguita da ulteriori specificazioni. Se pertinenti si indicano tra parentesi le dimensioni in cm, ([...]x[...] cm), altrimenti altri dati tecnici in base alla tipologia. Seguono la responsabilità (autore, scuola di, nome di collettivo, attribuito a, ecc.), la datazione più verosimile e infine la collocazione (quest'ultima con tutti i dati di cui siamo a conoscenza andando dal generale al particolare: è conservata a [localizzazione geografica] presso [museo, collezione privata, ecc.], numero di inventario [(n. inv.)]. [7]

Esempi:

La parte più standardizzata e catalografica della voce si concentra nell'incipit, questo è dovuto al fatto che: Rilevato loop del template: Template:Q

Corpo della voce[modifica wikitesto]

I paragrafi permettono di organizzare e rendere immediatamente rintracciabili le nozioni le quali, trattandosi di voci enciclopediche, provengono da fonti catalografiche e storico-critiche, in modo diretto o indiretto (meglio se diretto). Le parti che seguono descrivono la stesura dei paragrafi nel caso di voci riguardanti o assimilabili a tipologie scultoree o pittoriche. Per le tipologie o forme espressive non riconducibili a queste la scrittura non se ne discosterà molto: si avrà una parte storica intesa come storia dell'opera, una parte descrittiva che riguarderà il soggetto, gli aspetti morfologici, strutturali e funzionali, una parte tecnica. Il paragrafo sullo stile può in alcuni casi identificarsi con la contestualizzazione dell'opera all'interno del corpus autoriale, o all'interno del periodo, movimento, ecc., il momento in cui dopo una parte più analitica si torna ad inserire l'opera nel mondo a cui appartiene.

Storia[modifica wikitesto]

Questo paragrafo, che può essere diviso in sottoparagrafi, deve contenere tutte le tappe significative della storia di un'opera d'arte: il contesto storico e personale dell'artista in cui è nata l'opera, i passaggi di proprietà, le date di musealizzazione ed eventuali trasferimenti, furti o restauri. La sezione dovrebbe inoltre contenere il percorso che ha portato all'attribuzione, gli studi critici fondamentali o che comunque abbiano messo in luce elementi nuovi e significativi.

Descrizione[modifica wikitesto]

Innanzitutto si dovrebbe indicare, se conosciuto, lo stato di conservazione (ottimo/buono/mediocre) e l'integrità (opera interamente originale, opera con integrazioni antiche o recenti, ecc.).

Questo paragrafo deve contenere una semplice descrizione dell'opera e della sua iconografia: dire qual è il soggetto o i soggetti, in che posizione si trovano, qual è l'ambientazione e perché. Spiegare i simboli e gli attributi, citare la presenza di opere accessorie (cornice, predella, piedistallo, ecc.)

Tecnica[modifica wikitesto]

Questo paragrafo deve descrivere, quando sia significativa, la tecnica di esecuzione dell'opera, le particolarità nei materiali, nei pigmenti, nella preparazione.

Stile[modifica wikitesto]

Il paragrafo dovrebbe tenere tutti i discorsi legati allo stile dell'opera. Per esempio per un dipinto parlare di come sono trattate le figure, della luce, del disegno, del colore, delle ombre, delle particolarità della mano dell'artista, del modo di rendere le figure, degli effetti.

Per la scultura si indicherà l'effetto del rilievo, la morbidezza o la secchezza del modellato, gli effetti di movimento, la carica emotiva, la disposizione nello spazio (aperta, chiusa...), ecc.

Quando non è possibile separare la descrizione dalle considerazioni stilistiche il paragrafo si intitolerà "Descrizione e stile".

Retaggio[modifica wikitesto]

Opere derivate e utilizzo come fonte di ispirazione da parte di altri artisti.

Restauro[modifica wikitesto]

In caso di recenti e notevoli restauri si può dilungarsi sugli aspetti tecnici.

Altre immagini[modifica wikitesto]

Gallerie di immagini che non entrano nel corpo della voce per motivi di spazio. Si possono inserire anche foto di altre opere per confronti, sempre che non ci sia spazio tra il testo. Se le immagini sono già presenti su Commons e raccolte in una pagina o categoria, basta un collegamento interprogetto nella sezione Altri progetti.

Sezioni finali[modifica wikitesto]

Rilevato loop del template: Template:Q

Categorie[modifica wikitesto]

Pittura[modifica wikitesto]

Ogni voce di dipinto deve avere almeno tre categorie:

  1. Sull'autore (dipinti di XXX). Se non esiste andrebbe creata (almeno due/tre voci), oppure si può usare temporaneamente una sottocategoria di categoria:dipinti per autore scegliendo quella dello stile del dipinto (es. Categoria:Dipinti di autori del barocco). Una categoria di dipinti per autore deve avere almeno due sottocategorie: una è "Categoria:Dipinti di autori dello stile XXX" e l'altra è la categoria personale col nome e cognome dell'autore (o se è più noto solo lo pseudonimo --> vedere come è intitolata la voce di wikipedia), che va creata se non esiste, e che deve contenere almeno la pagina sull'autore e la sottocategoria "Dipinti".
  2. Sulla sede (dipinti a CittàYYY/Dipinti nel Museo ZZZ). Se non esiste va creata oppure si usa la categoria generica della città. Se non esiste nemmeno questa si può prendere in considerazione di crearla, oppure si deve per lo meno segnare il dipinto nella pagina sulla città/comune/museo in cui si trova, per essere incluso non appena qualcuno creerà la categoria.
  3. Sul soggetto (Dipinti su Apollo, dipinti su Gesù, sacre conversazioni, ecc.). Vedere la Categoria:Soggetti pittorici.

Scultura[modifica wikitesto]

Ogni voce di scultura deve avere almeno quattro categorie:

  1. Sull'autore, che va creata se esistono almeno due/tre voci) o sullo stile. Una categoria per autore deve avere almeno tre sottocategorie: Sculture per autore, Sculture per scuola e quella del nome e cognome dell'autore. Se un autore è anche pittore, architetto, ecc, può essere utile creare un'altra sottocategoria "Opere di".
  2. Sulla sede (es. Categoria:Sculture a Roma, Categoria:Sculture nel Bargello)
  3. Sul materiale: vedi Categoria:Sculture per materiale
  4. Sul soggetto: vedi Categoria:Sculture per soggetto

Altre opere d'arte[modifica wikitesto]

Ogni voce di opere d'arte non comprese sopra deve avere almeno due categorie:

  1. Una sul tipo di oggetto (scegliere da Categoria :Opere d'arte, se mancante crearla ex-novo ispirandosi a quelle presenti)
  2. Una sulla sede (es. Categoria:Opere d'arte a Roma, da creare se assente)

Fusione di sezioni[modifica wikitesto]

In mancanza di informazioni sufficienti a tenere su una sezione, si possono accorpare. Gli accorpamenti più frequenti sono:

Storia e descrizione
Quando si possiedono poche informazioni sulla storia dell'opera d'arte (solo una riga ad esempio) è conveniente metterle insieme alla descrizione, preferibilmente in cima. In genere usato per pagine brevi, questo accorpamento sottintende che nella sezione ci possano essere anche eventuali considerazioni stilistiche o sulla tecnica, senza bisogno di specificarlo nel titolo della sezione.
Descrizione e stile
a volte le considerazioni di stile non sono separabili dalla mera descrizione, perché è più conveniente parlare di tali aspetti via via che ci si sofferma sulla descrizione di un elemento.

Note[modifica wikitesto]

  1. ^ Bramino, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 12 settembre 2015.
  2. ^ Brahmano, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 12 settembre 2015.
  3. ^ Questo termine è di derivazione esclusivamente occidentale (deriva dal lat. castus, puro) fu usato per la prima volta nei confronti del varṇa indiano dai commercianti portoghesi.
  4. ^ Da precisare che nel Ṛgveda non vi è alcun riferimento al primato di questa casta a riprova del fatto che nel primo periodovedico qualsiasi componente della tribù degli Arii poteva candidarsi a questa funzione.
  5. ^ Jan Gonda. Notes on Brahman. Utrecht, 1950.
  6. ^ Da precisare che il sacerdote, il brāhmaṇa, e il Brahmaṇ vengono indicati nello stesso modo, essendo tuttavia il primo di genere maschile, il secondo di genere neutro. Nei Veda non compare mai nella forma neutra ma solo in quella maschile, dal che se ne deriva che lo sviluppo della funzione e lo stesso nome sacerdotale ha preceduto l'indagine speculativa del Brahman, appartenendo quest'ultima alla più tarda letteratura delle Upaniṣad.
  7. ^ Per alcune tipologie la collocazione avrà forma differente. Si pensi ad un happening o ad una performance: si indicheranno i luoghi in cui sono avvenuti/stati rappresentati. Una voce di enciclopedia, sciolta da esigenze catalografiche o collezionistiche potrà considerare opera d'arte l'evento dando tutte le notizie relative alla documentazione se esiste, e indicando se di documentazione si tratta o se dotata di valenze propositive autonome.

Nel pieno del successivo sviluppo vedico (intorno al X secolo a.C.), i compiti di principali officianti (ṛtvij) del rito più importante, il soma (l'haoma dell'Avestā) si distingueranno, tuttavia, in sole quattro qualità sacerdotali: brāhmaṇa, adhvaryu, udgātṛ e hotṛ.

Ognuno di questi quattro sacerdoti veniva coadiuvato da ulteriori tre assistenti (samhita). E, come all'hotṛ veniva assegnato il compito di recitare il Ṛgveda, gli altri tre officianti avevano rispettivamente il compito di recitare: l'adhvaryu lo Yajurveda; l'udgātṛ il Sāmaveda, mentre al ''brāhmaṇa non solo veniva affidata la recitazione del quarto Veda, l'Atharvaveda, ma anche il compito di controllare e soprintendere all'intero rito e il controllo della recitazione degli altri tre Veda rappresentando, l'Atharvaveda, il loro compimento.

Sempre nel Ṛgveda (X-71,11) i compiti dei quattro officianti vengono riassunti nel singolo brāhmaṇa, essendo costui quello che rappresenta l'intero sacerdozio in quanto sa, conosce (vidyā) ed esprime il Brāhmaṇ.

Ne consegue che il brāhmaṇa, il sacerdote della società vedica, è colui che è in grado di conoscere e insegnare la rivelazione cosmica e quindi lo stesso Brahman, che ne rappresenta la parola in formula poetica. Questo sviluppo della letteratura vedica porterà ad identificare nel termine brāhmaṇa gli interi compiti della casta sacerdotale.

Nell'India vedica si celebravano cerimonie pubbliche (śrauta) comprendenti tre fuochi sacrificali e cerimonie private (familiari, grhya) con un singolo fuoco sacrificale. Nel corso del X secolo a.C. venne così a costituirsi una sotto-classe di brāhmaṇa, i purohita, a cui venivano affidati i sacrifici (yajamāna) offerti dalle famiglie. Il purohita divenne di fatto il sacerdote di famiglia, quindi colui che non solo offre le libagioni nei villaggi e nelle case, ma fornisce anche indicazioni etico-religiose e consigli spirituali alle famiglie e agli individui (in qualità di guru o ācārya).

Lo sviluppo delle prerogative sacerdotali e di casta[modifica | modifica wikitesto]

Con i più tardi testi, i Sūtra e i Brāhmaṇa (intesi in questo caso come commentari ai Veda redatti dagli stessi brāhmaṇa), le prerogative e le funzioni sacerdotali dei brāhmaṇa vengono sempre più a delinearsi.

È in questi testi che i brāhmaṇa iniziano a definirsi come l'unica casta collegabile al sacro e con il diritto di celebrare i sacrifici. Nel Śatapatha Brāhmaṇa, (risalente a circa l'VIII secolo a.C.) i privilegi della casta sacerdotale vengono elencati (XI-5,7,1). Partendo dal fatto che essi ritengono di essere i rappresentanti del mondo degli Dèi (XII-4,4,6), i brāhmaṇa rivendicano onori (arcā) e doni (dakśina); il diritto a non subire vessazioni (ajyeyatā), e la condanna a morte (avadhyatā) anche nel caso di accertata colpevolezza[1].

A questi privilegi civili si aggiungeva il fatto che solo essi potevano consumare il soma sacrificale e dividersi i resti del sacrificio (ucchiṣṭa). Persino la consorte e le vacche appartenenti ai brāhmaṇa venivano considerate "oggetti" sacri. In cambio di questi onori i brāhmaṇa si impegnavano a mantenere inalterata la trasmissione dell'antico sapere sacro nel corso dei secoli. I simboli esteriori dell'appartenenza alla casta dei brāhmaṇa erano ben precisati a partire dalle caratteristiche dei loro tumuli che potevano essere eretti fino all'altezza della bocca, essendo quelli degli kṣatriya eregibili fino all'altezza delle ascelle, quelli dei vaiśya fino all'altezza delle cosce, mentre quelli dei śūdra non potevano superare le ginocchia. Così gli ornamenti dei brāhmaṇa erano in oro e argento di prima qualità, la loro iniziazione avveniva di primavera e potevano possedere fino a quattro mogli (la prima moglie doveva essere della stessa casta del marito, Libro di Manu III-12,13), quando gli kṣatriya non potevano averne più di tre, i vaiśya due e i śūdra un solo coniuge.

Si sviluppò quindi un sistema di scuole brahmaniche (śākhā), collegate tra loro, per salvaguardare e trasmettere la tradizione, rigidamente orale, ognuna delle quali era connessa a uno dei quattro Veda. Allo stesso modo queste scuole vantavano di essere l'eredità dei tradizionali Ṛṣi, questi a fondamento dell'interoVeda.

Il brahmano nel periodo Classico e Moderno[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla prima metà del primo millennio a.C., la casta dei brāhmaṇa ha subito la concorrenza delle nuove religioni indiane allora emergenti: il Buddhismo e il Giainismo.

Unitamente a questi nuovi movimenti religiosi, la stessa riflessione religiosa promossa dalle Upaniṣad promuoveva una interiorizzazione dell'attività sacrificale propria fino a quel momento delle funzioni dei brāhmaṇa.

Non solo, gli emergenti movimenti dedicati alla bhakti ponevano la devozione alla divinità e il rispettivo culto (pūjā) al di sopra del sacrificio vedico (yajña).

Questa crisi di valori e di pratiche religiose relativa alle funzioni sacerdotali della casta brāhmaṇa subì un arresto all'inizio del periodo Gupta (III-VI secolo d.C.) quando le attività sacrificali ebbero una discreta ripresa. A questo corrispose la rinascita e la diffusione degli Śrauta-sūtra, raccolte di sūtra basate sulla letteratura vedica e, in particolar modo, sui commentari ai quattro veda, i Brāhmaṇa, che inerivano alle istruzioni sacrificali.

Ma il declino dei sacrifici vedici riprese a partire dal V secolo d.C. provocando un forte cambiamento sociale e di attribuzione di ruolo nella casta dei brahmani. Questi ultimi si distribuivano sempre più sul territorio, fino ai villaggi e alle famiglie presentandosi come una casta separata e collegata in esclusiva col sacro.

Così vennero a delinearsi quei tre "gruppi" sacerdotali che riverbereranno nell'India moderna: i brahmani detti vaidika, strettamente legati alla tradizione vedica e alla letteratura religiosa in lingua sanscrita detta Śruti e quindi alle relative scuole di trasmissione anche cultuale; un gruppo più vasto costituito sempre da brahmani ma dedito a testi e riti relativi alla raccolta religiosa detta Smṛti, quindi agli Itihāsa-Purāṇa, più aperta, quindi, agli idiomi locali quali, ad esempio il tamiḻ o il konkanī; infine un maggiormente diffuso gruppo "sacerdotale" che prescindeva dall'appartenenza castale, includendo anche i fuori-casta, e dedito prevalentemente a culti inerenti alla Dea e alla divinazione, agli esorcismi, alla taumaturgia.

E, nonostante le teologie "induiste" si diversificassero sempre più in differenti e contraddittorie dottrine, a volte avanzate da esponenti di caste differenti da quelle del brāhmaṇa, a lui e solo a lui spettano comunque le relazioni col sacro. L'intramontata letteratura vedica indica solo lui adatto a ciò. Ma il successivo sviluppo medievale fa emergere tre distinti gruppi sacerdotali: il primo, ancora vincolato alla letteratura vedica e al linguaggio sanscrito vedico; il secondo, più grande, pronto ad accogliere la letteratura religiosa successiva come i Purāṇa e gli Āgama e pronto ad accogliere anche gli idiomi locali quali il Konkani, il Tamil, il Bengali, l'Hindi; un terzo gruppo, ancora più grande del secondo, era invece formato da sacerdoti non di casta brāhmaṇa, per lo più illetterati e collegati a riti tribali, sciamanici e culti locali periferici, pronunciati secondo miriadi di dialetti locali e periferici.

Il brahmano nell'Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La pena più grave che poteva essere loro inflitta era la perdita della benda sacra che portavano sul capo, la perdita dei beni e la messa al bando.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. J. Fuller. Servants of the Goddess: The Priests of a South Indian Temple. New York, 1984.
  • A. Babb's. The Divine Hierarchy: Popular Hinduism in Central India New York, 1975.
  • L. P. Vidyārthi, B. N. Saraswati, and Makhan Jha's. The Sacred Complex of Kashi. Delhi, 1979.
  • Frits Staal (a cura di). Agni: The Vedic Ritual of the Fire Altar, 2 voll. Berkeley, California 1983.
  • David M. Knipe. Priesthood: Hindu priesthood. Encyclopedia of Religion Vol. XI. New York, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]